Recent Posts
venerdì 18 marzo 2011
dove penso alla patria (e ho un po' di mal di gola)
E poi, sempre prima di aprire gli occhi (che io mi alzo piano quando vo al lavoro, figuriamoci quando è festa), mi sono chiesto come cazzo ero riuscito a prendermi il mal di gola e, soprattutto, mi sono detto che io sono contento di abitare nello stesso posto dove ci sono napoli, palermo, bressanone, barletta, roma (giusto per nominare qui solo un po' di posti dove sono stato e mi sono sentito a casa, ma io ne ho pensati di più, che sono molti di più).
Poi mi sono alzato... però, mentre mi lavavo i denti, mi sono anche detto che sì, sono proprio contento di abitare nello stesso posto in cui ci sono napoli, palermo, bressanone, barletta e roma, però, se fosse lo stesso posto in cui ci sono anche barcellona, londra, lisbona o soustons (paesi baschi francesi), non è che sarei meno contento... e che, in fin dei conti, io, di mio, mi sono sentito a casa anche quella volta – tanto tempo fa – che sono stato a managua...
Però alle olimpiadi io tengo all'italia, è un po' strano.
Poi, finito di lavarmi i denti, ho constato che il mal di gola non c'era più, era una cosa passeggera.
(non è che ho ripreso a postare – per carità! – è questa settimana che è strana)
giovedì 17 marzo 2011
aspettando la fine
Solo che divago solo per sentieri buî. Un po' è che non vedo l'ora di essermi liberato da tutti questi impegni lavorativi che mi tolgono il fiato (e manca tanto, uh se manca tanto!) un po' è che le notizie dal giappone e, ancora di più, dalla libia mi opprimono.
Penso a Bengasi difesa da ragazzini poco più che quindicenni, male armati, ai giornalisti e fotografi che in queste ore l'abbandonano di corsa, alla croce rossa che se n'è andata ieri... e così anche quando faccio una pausa dal lavoro (una pausa, che splendido eufemismo) mi imbatto, volente o nolente, in storie di suicidi collettivi, in siti che – grottescamente – truffano la gente povera (di spirito e di pecunia) e finisco in questi recessi oscuri dell'internet, quale che sia il mio punto di partenza: una bella canzone, una pagina buffa.
In questi giorni il lato oscuro mi attrae a sé.
E così mentre guardo con preoccupazione ai miei poveri lettori di lunedì prossimo, mi viene da fare un post con un paio di filmati musicali, in teoria per alleggerire. Ma com'è, come non è, alla fin fine anche questi due filmati non sono molto rassicuranti (nulla in confronto ai suicidi di massa, però).
Si tratta di due video che sono accomunati dall'andamento narrativo. In entrambi c'è una situazione iniziale che lentamente monta in suspense e si protrae fin quasi alla fine del filmato, in entrambi lo spettatore è portato a chiedersi come andrà a finire?, com'è che i personaggi ne verranno fuori? E in entrambi i casi il finale, a sorpresa, è ottenuto con uno scamotaggio (due bei trucchi, per non parlar delle canzoni, a mio avviso belle pure quelle).
Entrambi funzionano meglio se ve li vedete in grande.
Radiohead - Just (1995)
Se non masticate l'inglese o non vi va di leggere i sottotitoli
questo lo potete anche saltare.
Foo Fighters - The Pretender (2007)
Il primo escamotage è di tipo narrativo e mi è tornato in mente, anni dopo, quando ho visto "Lost in Translation" che, pur non avendo un finale a sorpresa come questo clip qui dei Radiohead, usa lo stesso espediente per chiudere la storia.
In quello dei Foo Fighters invece si risolve tutto in modo grafico e surreale, con un improvviso scarto rispetto alla prospettiva, concretamente realistica, di venire riempiti di mazzate da parte dei celerini.
Mi sarebbe piaciuto metterne tre in fila, di video musicale con questo andamento narrativo, ma un terzo proprio non mi è venuto in mente.
mercoledì 16 marzo 2011
sbadato sbadato
Forse è il mio super io che cerca di tenermi concentrato sul lavoro e lascia altrove i possibili elementi di distrazione.
Però, se è così, devo trovare il sistema di dimenticare l'internet sul metrò, la prossima volta che lo prendo.
lunedì 14 marzo 2011
tanta gente, tanta tanta gente
Coincidenze – Anni fa un noto editor di una nota testata a fumetti mi raccontava di un noto disegnatore che, secondo lui (e lo diceva un po’ per scherzo ma un po’ forse no), soffriva di sdoppiamento di personalità, solo che non se ne accorgeva nessuno perché entrambe le personalità erano persone normali, entrambi dei bravi disegnatori (questo però comportava che a volte portasse in redazione tavole disegnate “dall’altro” con curiose conseguenze quando gli si faceva notare che in quelle pagine qualcosa non andava: lui, invece di correggerle, semplicemente le stracciava dicendo “chissà cosa avrò avuto in mente quando l’ho disegnata?”).
Nel fine settimana avevo da rivedere una sceneggiatura, non mia, il cui soggetto è, in parte, opera mia. Nella storia, a un certo punto, c’è un personaggio che soffre di sdoppiamento di personalità. Una cosa classica, perfino banale: trauma infantile, personalità primaria normale e buona, personalità alternativa violenta e cattiva.
Proprio in una pausa di lettura della sceneggiatura leggo Catastrofe (un tumblr che io amo) che linka un post del blog Bizzarro Bazar con un’intervista a una ragazza che soffre di Disturbo Dissociativo di Identità detto anche Disturbo della Personalità Multipla (insomma la roba autentica che sta alla base della storia che stavo correggendo).
Per leggere il post bisogna scaricare un PDF (7.8 MB) e ne vale la pena. Il caso della ragazza è, ai miei occhi, molto particolare, innanzitutto perché in lei non c’è una personalità dominante o primaria, non c’è una vera lei a cui si aggiungono-sostituiscono delle personalità alternative “minori”. Leggere la sua intervista è stato come leggere un racconto di fantascienza in cui parla (con un’unica voce) un’identità collettiva.
Leggere le parole di qualcuno che, parlando di sé, deve dire “noi” (perché parla a nome di tutti e non c’è un unico sé a cui far riferimento) anche a causa del fatto che spesso alcune delle sue personalità sono compresenti, e l’intervistatore ha di fronte realmente un gruppo e non una sola personalità (per quanto temporanea) facente parte del gruppo.
Leggere di quella ragazza è stato così straniante che ho anche pensato potesse essere una bufala, un esercizio di stile. Allora ho fatto una piccola ricerca per vedere se esistevano in linea altre testimonianze italiane di prima mano. Ho trovato pochissimo: questa paginetta di Third Eye e un blog, vissuto troppo poco, tenuto da Third Eye assieme ad altre due persone dissociate (quindi per un totale, teorico, di alcune decine di autori diversi :)
I racconti coincidono, la mia impressione è che sia tutto autentico e che la ragazza intervistata da Bizzarro Bazar sia, a mio avviso credibilmente, davvero un “sistema” (o una “famiglia”) di 27 diverse personalità, fino a oggi riscontrate.
Leggendo questa intervista mi hanno colpito molte cose, qui però ne dico solo due:
La prima è la condizione atroce di almeno un paio delle sue personalità. Quelle che lei dice vivere nella propria “discarica emotiva”, ossia personalità create per scaricare in loro tutta una serie di traumi e sentimenti negativi. Mi sono parse personalità che vivono una condizione da incubo, con un carico di odio e aggressività nei confronti delle altre che – di fatto – le hanno rinchiuse in un mondo di rabbia e frustrazione, facendone “urne di dolore e di rancore” (e infatti sono pericolose, anche molto pericolose, perché spesso vogliono fare del male agli altri “alter” che abitano quel corpo, e hanno proprio quel corpo, a loro disposizione, per far loro del male).
La seconda è il fatto che quella ragazza ha un compagno da circa due anni. Il che, immagino, sia cosa assai complicata, avendo lei undici diverse personalità femminili, una asessuata, otto infantili e, soprattutto, sette personalità maschili di cui almeno una, lei dice, dichiaratamente omofoba (l'omofobia non è mai bella cosa, ma nello specifico sarei probabilmente omofobo anch’io se mi facessero fidanzare, e fare sesso, con un ragazzo – per quanto buono e comprensivo – contro la mia volontà).
Più ancora mi ha incuriosito la figura del fidanzato, mi sono chiesto come possa essere la sua vita, i suoi sentimenti, come possa reggere al fidanzamento con una comitiva di persone così diverse, “lei” del proprio compagno ne parla così:
il suo obiettivo è far sì che ognuna di noi si senta amata. Questo lo fa incorrere nella repulsione di taluni e nell’apprezzamento di altri. Tiene un comportamento molto rispettoso e confidenziale verso le differenti personalità, ottenendo di potersi relazionare con vere e proprie persone differenti. Spensieratezza, complicità, inimicizia. Nell’arco di due anni di fidanzamento ha imparato a distinguere i vari sguardi, comportamenti e toni di voce, riuscendo il più delle volte a identificarne il mandante.
Sebbene il suo amore non venga corrisposto da ogni singola identità, può vantare di avere istituito svariati rapporti di amicizia, di fiducia e persino qualche flirt.
Non si tratta di un coro unanime, ma vogliamo affermare di essere profondamente legati a lui.
E il mio primo pezzo si chiude così.
---
The babies of ’46 – leggo questo post del Post che sunteggia un articolo di Nature. Più di 5.300 bambini nati in Gran Bretagna in una data settimana di marzo del 1946 sono stati (e sono tuttora) oggetto del più vasto e più lungo studio demografico, mai realizzato, sul corso della vita umana. Per 65 anni (li compiono giusto in questi giorni) è stato registrato tutto quello che gli è capitato, clinicamente rilevante o meno, e questi dati sono stati elaborati da parecchi ricercatori nel corso dei decenni. Ne sono venute fuori prove statistiche di ipotesi tristemente ovvie:
I bambini nati in circostanze socioeconomiche migliori sono stati i più portati ad avere successo a scuola o all’università, a sfuggire alle malattie cardiache, a rimanere in forma e mentalmente brillanti e, per adesso, in generale a sopravvivere.
oppure fatti un po’ misteriosi:
Le bambine che pesano di più alla nascita sono più a rischio, decenni dopo, di tumori al seno; donne con quoziente intellettivo più alto vanno in menopausa più tardi;
o ancora cose un po’ controintuitive:
un’infanzia felice porta a una maggiore percentuale di divorzi in età adulta […] L’ipotesi è che bambini più felici diventino adulti più sicuri di sé stessi e che quindi più facilmente hanno il coraggio di rompere una relazione problematica.
Ora che i bambini del 1946 sono in età pensionabile, alla ricerca si aprono le porte di nuove indagini, quella sulla vecchiaia. Si spera che nuove frontiere del sapere verranno superate grazie a loro. Per il momento però c’è altro che li attende:
cinque enormi feste di compleanno, in cui i soggetti dello studio si incontreranno fra loro per la prima volta nelle loro vite. L’idea era stata scartata precedentemente nel timore che la reciproca conoscenza dei soggetti potesse in qualche modo influenzare le loro vite, e quindi falsare gli studi: come dice Wadsworth [il capo progetto negli anni ‘70/’80/’90]: “In fondo eravamo preoccupati che qualcuno potesse abbandonare il suo partner e fuggire assieme a qualche altro soggetto”. Ma a 65 anni il rischio è ormai considerato accettabile.
Ho fatto un po’ di fantasie su “la coorte del 1946” (come la chiama Nature) mi piace molto l’idea che persone diversissime possano essere legate da qualcosa (in questo caso per tutta una vita) che va al di là degli usuali legami a cui siamo abituati. Secondo me è un bel materiale narrativo di partenza. Ma mi fermo qui. Senza neanche partire. Ché io ‘sto blog mica lo sto aggiornando davvero e, per un blog non aggiornato, mi pare che questa settimana io abbia scritto anche troppo.
---
PostSecret – continua la sequenza di settimane in cui i segreti mi dicono poco o nulla (la mia teoria a riguardo, l’ho espressa lunedì scorso). Della serie “a volte ritornano” questa settimana c’è un nuovo PostSecret che cita il verso in cui mettere il rotolo della carta igienica (ne ricordo un altro del 2007), ma non m’interessa. L’unico che ho trovato un po’ interessante è questo:
Da quando hai dichiarato che non sei circonciso…
Ho dovuto ripensare tutte le mie fantasie.
Craig Ferguson
Io neanche so chi sia Craig Ferguson, né me ne fotte. Ma mi diverte l’idea di qualcuna, con alle spalle anni di dettagliate fantasie sessuali a riguardo, che poi deve mettersi lì a rivederle e correggerle a seguito di un’intervista letta da qualche parte, o di qualcosa del genere.
Sarà che – tra le varie cose – sono un editor e a me, in genere, tocca di rivedere e correggere altro.
Di PostSecret la prima volta ho parlato qui.
segreti della settimana (80)
mercoledì 9 marzo 2011
sbadato
Faccio le mie quattro ore in redazione e poi me ne ritorno a casa. Come salgo sul metrò ricordo di aver lasciato la fotocamera sulla scrivania. Son giorni così. Poco male, l'avevo tirata fuori per fare una foto che neanche ho fatto. Faccio pochissime foto, di certo fino a domani non mi servirà.
Arrivo a casa, recupero il cellulare e controllo: nessuna chiamata in più, nessun sms in più. Non mi sorprende.
Data la simmetria delle due dimenticanze, l'uguale gesto di riprendersi l'oggetto lasciato dall'altra parte, mi sono immaginato domattina, mentre recupero la macchinetta, a controllare se dentro c'è qualche foto in più e trovarcela.
Scattata da qualcuno mentre non c'ero.
Non sarebbe male.
(no, non m'immagino una cosa alla "amici miei", pensavo a qualcosa di più poetico)
lunedì 7 marzo 2011
come Y ma in Z
Quindi, se ancora aggiornassi il presente blog, settimana scorsa un paio di post – forse – le avrei pure fatti.
(Purtroppo il lampo già passato, sorry!)
Kenningar & high concept pitches – l'altro giorno mi è venuta in mente un'analogia tra analogie. In particolare ho notato una certa somiglianza tra un particolare tipo di metafora usato, dopo l'anno mille, dai poeti norreni e un altro usato, ai giorni nostri, dai cineasti hollywoodiani.
Mi è capitato in metropolitana. Il mio libro da metrò di questi giorni s'intitola Made to Stick (Why do some ideas survive and others die?) dei fratelli Chip e Dan Heath, sono a meno di un terzo e fin qui mi pare proprio buono. È un libro che in effetti è uscito anche in italiano (ma lo presi in inglese, per cui giocoforza cito dall'edizione originale, che fa pure più figo) e che insegna a metter giù le proprie idee in forma più efficace, in modo che quando le si comunica agli altri queste facciano più presa ("to stick" qui sta per "restare impresso").
Nel capitolo dedicato alla sintesi (che l'essere sintetici è uno dei dei trucchi per comunicare idee che rimangano in testa) gli autori parlano degli "high-concept pitches" usati nell'industria cinematografica statunitense. Un high concept pitch è una singola frase che racchiude il nucleo fondamentale del film in lavorazione.
Queste frasi non sono necessariamente delle metafore, ricordo di aver parlato millanta anni fa con un agente che si chiama Ervin che aveva per le mani un high-concept pitch che suonava così: "cowboy and aliens" (sintetico, efficace e non è una metafora) credevo che il progetto si fosse perduto per strada (io ne ho sentito parlare negli anni '90), ma ho fatto un controllo adesso, per questo post, e ho scoperto che alla fine il film si è fatto, esce questa estate, sono contento per Ervin.
Un high-concept pitch è uno strano oggetto, è una sola frase, ma può valere un mucchio di soldi. Se è sufficientemente forte può smuovere finanziamenti, convincere star a partecipare a un progetto, suscitare abbastanza attenzione per mettere in moto quella mastodontica macchina che è il cinema mainstream hollywoodiano. Secondo gli autori di Made to Stitck serve anche a imboccare la rotta giusta nelle prime fasi di lavorazione. Insomma sono solo parole, ma in certi momenti possono sembrare parole magiche.
Ho un divagato, dicevo che un high-concept pitch non necessariamente è una metafora ("un alieno, perso, diventa amico di un ragazzino, solo, per tornare a casa" non lo è) ma per comodità spesso lo sono: si descrive un film che ancora non c'è come un film precedente con qualcosa di diverso. Nel libro vengono fatti un paio di esempi, voi potete provare a indovinare di quali film si tratta (è abbastanza facile):
Le soluzioni sono questa 1, questa 2 e questa 3 (ma spero che, a parte la prima, non abbiate neanche avuto bisogno di controllare).
Questo tipo di definizioni a me, per prima cosa, ha fatto venire in mente quella splendida definizione di Friendfeed che lo descrive come "Facebook senza i gattini" (di chi cazz'è questa definizione? Io continuo a trovarla seguita da "cit." tra parentesi, e nessuno che si prenda il disturbo di dire da chi è cit. la prima occorrenza che ho trovato è questa, ma anche qui c'è il cit., ma qui magari il cit. si riferisce solo ai gattini, mah...).
La seconda cosa che gli high-concept pitches mi hanno ricordato sono le kenningar.
Le kenningar sono figure proprie della poesia medioevale norrena, insomma scandinava. Una kenning è una frase usata al posto di un'altra o, più spesso, di una singola parola. È una sorta di definizione metaforico-enigmistica ("il bosco della mascella" invece di dire "la barba") usata al posto della parola originale, anche per questioni metriche e di allitterazione.
Ve ne riporto qualcuna così potete vedere se anche voi ci trovate una certa somiglianza con "lo Squalo" in un'astronave.
gallo dei morti - l'avvoltoio
tempesta di spade - la battaglia
mela nel petto - il cuore
rupi delle parole - i denti
pesce della battaglia - la spada
sole delle case - il fuoco
delizia dei corvi - il guerriero
rugiada della pena - le lacrime
campo del vichingo - il mare
frumento dei lupi - il morto
bronzo delle discordie - l'oro
signore degli anelli - il re
birra dei corvi - il sangue
Da notare come "guerriero" e "morto" siano, in buona sostanza, sinonimi (robe da vichinghi).
Sia per le kenningar sia per gli high-concept pitches la formula mi pare che sia: definisco X (la parola da sostituire nel poema oppure il film che vado a produrre) come Y (un'altra parola, un altro film) ma in (o con, o senza, o di, o per...) Z (ossia qualcosa che modifica la parola o il film che uso per definire X).
Ora, il fare una similitudine, una metafora, con annesso correttivo è pratica comunissima anche nella lingua di tutti i giorni (basti pensare a quando si dice "in gonnella" o "con le tette" per indicare una versione femminile di qualcuno: "Rambo con le tette", "Sherlock Holmes in gonnella") però a me pare che non capiti spesso d'incappare in interi repertori di metafore costruite tutte in quel modo lì.
E questo primo pezzo l'ho finito.
Ah no, tutto ciò che so sulle kenningar l'ho letto da ragazzino in "Storia dell'eternità" di J.L. Borges, anche gli esempi sono andato a prenderli lì. Ci tenevo a dirlo.
---
Siti inventati – è appena uscito "Il gioiellino", secondo lungometraggio di Andrea Molaioli. Il film racconta del crac Parmalat attribuendolo a una società alimentare fittizia, la Latte Leda.
In concomitanza all'uscita del film è stato anche messo in linea un finto sito internet della ditta: www.latteleda.it e a me, lo scoprirlo, mi ha fatto subito venire il mente il sito della Lacuna Inc. (già www.lacunainc.com) su cui capitai prima (!) dell'uscita di "Eternal Sunshine of the Spotless Mind" (metto il titolo inglese perché "Se mi lasci ti cancello" – contrariamente al film – l'ho sempre trovato pessimo) e la cosa mi fece abbastanza impressione (visto che non sapevo ancora nulla del film e quello era un sito che pubblicizzava un servizio di rimozione dei ricordi che non vogliamo più portare con noi).
Il fatto è che il sito della Lacuna è stato cancellato e ora digitandone l'indirizzo si viene ridiretti sulla pagina del sito Universal dedicata al film in questione.
Stronzi.
---
Ghost-trainspotting – ieri, domenica 6 marzo, era la IVa Giornata delle Ferrovie Dimenticate. Se, nel frattempo, il mio lampo d'ingegno non si fosse estinto mi sarei sicuramente fatto una cultura a riguardo visitando i siti: Ferrovie Dimenticate, o Ferrovie Abbandonate, o ancora Binari Morti, oppure Ferrovie Dismesse.
Ma non l'ho fatto.
---
PostSecret – per questa settimana, per quanto mi riguarda, the winner is:
Quando quelli dei lavori stradali mi fanno guidare sul lato opposto della strada,
io faccio finta di essere in Inghilterra.
Sul lato di guida avrei da raccontarvi – da sempre – una bella storia, molto alla quattrozerotré. Chissà...
Di PostSecret la prima volta ho parlato qui.
segreti della settimana (79)
venerdì 4 marzo 2011
di segreti un po' più sciapi e di auto un po' tamarre
Da un lato ho troppo lavoro a cui badare, dall'altro però approfitto del troppo lavoro per evitare di avere una vita.
E con un cervello monofunzionale che post puoi sperare di fare? Al massimo post come quello di ieri, lontano non si va.
Neanche PostSecret in questo periodo suscita in me particolare interesse. Su questo ho la mia brava teoria.
C'è chi (alessandro... marco...) pensa che PostSecret non sia mai stato molto interessante e io, semplicemente, abbia in fine visto la luce (ancorché tardiva). Io penso piuttosto che una delle cose che, in genere, più mi piacciono di quei "segreti" è il loro essere più che storie indizi di storie. Dei PostSecret mi è sempre piaciuta la loro capacità di generare narrazioni nella mente di me lettore.
Probabilmente la sopraggiunta monofunzionalità della mia mente fa sì che, almeno per ora, questa capacità io l'abbia smarrita e che quindi i segreti mi dicano meno.
Non che abbia smesso di apprezzarli del tutto, però.
Continuo a pensare a cosa la mia famiglia dovrà fare
con la collezione di pornografia di mio padre quando morirà.
Mi imbarazza.
PER ANNI DA ADULTA
andavo a dormire nel letto...
e mi svegliavo nell'armadio.
PERCHE'?
La mia compagna di stanza al college andò a letto col mio fidanzato.
Dopo le restrinsi i vestiti.
Lei credeva di essere ingrassata.
Quest'ultima mi sembra una vendetta alla Amélie Poulain.
Restando in tema "tradimenti", questa settimana c'è anche un segreto arrivato da Cagliari (qui e qui) brutta cartolina, buon lavoro di bricolage, triste storia e pessimo marito.
Di postsecret la prima volta ho parlato qui.
segreti della settimana (78)
----
Ieri sera ero al concerto di Joan As Police Woman, pubblico variamente trentenne con qualche punta verso l'alto (per esempio io). Ero lì con un'amica più giovane di me e ho scoperto che lei non aveva idea di cosa fosse una dune buggy.
È che a un certo punto Joan ha raccontato che a scuola (verso i dieci undici anni) il suo insegnante di musica era un tipo eccentrico, guidava una dune buggy, e faceva suonare all'orchestra di violini degli studenti "How Deep Is Your Love" dei Bee Gees.
Barbara, la mia amica, non sapeva cosa fosse una dune buggy. E io ho pensato che probabilmente è una cosa molto generazionale, almeno per noi italiani, che le dune buggy le abbiamo viste poco (in genere in qualche posto di mare, tipo della riviera romagnola) e solo fino a metà degli anni settanta o poco più.
Chiudo con un brano, lo so che qualcuno di voi preferirebbe un brano di Joan As Police Woman o, al limite, "How Deep Is Your Love" dei Bee Gees, ma io la chiusa di questo post voglio dedicarla alle dune buggy: a chi se le ricorda e a chi non sa cosa siano.
Oliver Onions – Dune Buggy
(dal film "Altrimenti ci arrabbiamo", 1974)
(ed essendo le dune buggy auto un filo tamarre, il brano mi pare giusto questo)
giovedì 3 marzo 2011
truppe scelte, ma di una certa età
E subito mi è venuto in mente qualcosa di simile a The Crimson Permanent Assurance (il corto Terry Gilliam che fa da prologo a Il senso della vita dei Monty Python): là degli impiegati assicurativi si davano alla pirateria, nella mia fantasia invece un gruppo di commendatori milanesi (tutti con pelata e pancetta) si dà ad azioni di guerriglia.

lunedì 28 febbraio 2011
la strategia delle camicie
Allora io, temendo la maldestra e ingegnosa fatina brasiliana, ieri ho lavato una cifra di camicie così, almeno, domattina quella avrà parecchio da stirare.
Poi c'è da dire che pure i PostSecret di questa settimana non mi dicono un granché, e oramai mi sono convinto che sia colpa mia. Ma di questo riparliamo.
Ah, ogni tanto qualcosa di buono succede anche da queste parti. Stasera alessandro ha aperto la sua trasmissione a radio popolare con una cover dei beatles che non conoscevo, fatta da una band nata dalla fusione di un gruppo rock ungherese e un quartetto vocale femminile folk russo (ma con un cantante-chitarrista irlandese, sia pur trapiantato in ungheria) che si è messa insieme ad agrigento – in una notte stellata – nel 1989.
Baba Yaga – Back in USSR
martedì 22 febbraio 2011
di musicassette e poco altro
Non che proprio non mi siano venute delle idee (ma comunque meno del solito) è che il lavoro è padrone assoluto delle mie giornate.
Però un post sulle musicassette credo proprio che l'avrei fatto.
Io sono cresciuto assieme alle compact cassette, introdotte nel marcato europeo l'anno prima che nascessi (e in quello statunitense il mese prima che nascessi) hanno accompagnato la mia infanzia e soprattutto l'adolescenza.
Non le ho mai amate particolarmente, vuoi mettere la bellezza di un trentatré giri? E se poi volevi saltare una canzone? O risentirne una? Mille volte meglio il vinile.
Ma le cassette erano l'unico modo per farsi le proprie complilation, per registrare dalla radio, per registrare (di sfroso) i concerti a cui andavi, per farsi le proprie compilation con le canzoni registrate dalla radio o ai concerti. E quindi, anche se non le amavo particolarmente, ne ho usate a centinaia.
E sulla creazione delle proprie cassettine antologiche ci sarebbe da scrivere un libro, mica un post. Sull'arte di decidere la sequenza delle canzoni (ne parla anche Nick Hornby in Alta fedeltà), sullo scambio delle cassette con i propri brani preferiti come rito sociale tra adolescenti (ma quante ce ne saremo scambiate io e Carlo? a cementare un'amiciza nata sui banchi di scuola e cresciuta nei negozi di dischi, nei posti da concerto e poi fino in radio), ma anche la cassettina come forma di seduzione (anche questa da me praticata all'epoca e anche di questa ne parla Hornby nel suo romanzo).
Eravamo così abituati a ragionare sulla successione dei brani, sull'effetto che poteva fare giustapporre un pezzo a un altro, che a me non stupisce che poi, già da ragazzini, fossimo in grado di gestire la scaletta di una trasmissione radiofonica come se nulla fosse, era per via delle cassettine, ne sono sicuro (poi essere capaci di condurre, avere il ritmo giusto nel parlare, quella era tutta un'altra questione).
Se aggiornassi ancora il blog mi sarebbe venuta voglia di parlarvene dopo aver visto questo post dal blog di socks-studio, ma mi sarei trattenuto. Per poi cedere dopo quello che ha fatto Carlo sabato scorso.
Primissimi anni '80, gli anni del liceo. Ascolto di tutto, dal punk ai Duran Duran, ma i miei gruppi preferiti sono Police ed XTC. Una volta sento, e registro al volo, alla radio un brano dal titolo sconosciuto di un gruppo sconosciuto. Identici ai primi XTC, identici. Però non sono loro, la voce non è loro e poi noi la discografia degli XTC la sappiamo a memoria. Il brano finisce in una cassetta che faccio a Carlo. Da allora né lui né io abbiamo avuto pace (certo, abbiamo anche fatto altro nella vita, tipo che Carlo si è pure sposato nel frattempo, lavoriamo entrambi, abbiamo messo su case, disfatto giù case e rimesso su case, per dire, però quel rovello, in fondo, restava).
Anni fa grazie all'internet avevo anche capito chi era il gruppo, come s'intitolava il brano e che era un 45 uscito nel 1981 mai stampato su ellepì. All'epoca però né sul web, né sul mulo ce n'era traccia. Tornai a fare altro. Sabato Carlo se n'è ricordato e visto che oggidì è pieno di blog, specie su blogspot, che pubblicano mp3 di ogni cosa. Ho potuto finalmente riascoltare quella canzone (ché la mia cassetta è dispersa da tempo).
qfeel - Doctor On The Radio (1981)
Che poi la versione che avevo registrato io era comunque un po' diversa, specie nel finale, ma quello doveva essere un promo per le radio che davvero non troveremo mai e poi mai.
Galavanizzato dalla scoperta di Carlo, mi sono ricordato di un'altra canzone. Quella invece era sfacciatamente "alla Police". Di quella non ho neanche mai avuto una registrazione radiofonica su cassetta. Me la ricordavo così, per averla sentita un paio di volte, sempre nel 1981 (roba strana la memoria, specie la mia). Oggidì recuperarla è stato un attimo.
The Producers – I Love Lucy (da "The Producers", 1981)
Infine, visto che sto qui a parlar di musica derivativa dagli XTC mi pregio di pubblicare un brano dal primo EP dei Denovo, questo data 1984 e l'ispirazione gruppo inglese è evidente.
Denovo – Niente insetti su Wilma (1984)
Ecco, se ancora aggiornassi il blog, questa settimana non averi parlato di molto altro. Be', sì, ovviamente me la sarei presa coi nostri giornalisti che non perdono occasione di dimostrare quanto sciattamente facciano il loro lavoro. Ché nell'affittopoli milanese è saltato fuori il nome di Sergio Bonelli tra i beneficiati dal Pio Albergo Trivulzio (per un appartamento di 85 mq) e tutti giù a dire che si trattava dell'editore di Tex e Dylan Dog, un'idea grottesca sotto mille punti di vista per chiunque ci abbia mai avuto a che fare, con Bonelli. Poi non è compito dei giornalisti saperlo (che è un'idea grottesca) il loro compito però sarebbe verificare le cose come stanno (e sarebbe bastata una telefonata in casa editrice) e quindi raccontarlo ai lettori, nello specifico non c'era niente da raccontare ai lettori, si trattava di una banale omonimia. Buffoni (e pure "cialtroni", stavolta il tag lo metto per loro).
Me la sarei anche presa con l'ATM, la municipalizzata che qui a milano si dovrebbe occupare dei trasporti, che riesce a fare brutta figura anche quando estende la rete del metrò di due nuove fermate, ma vi va bene che, per davvero, non aggiorno e quindi non l'ho fatto e non lo fo.
Poi di sicuro non vi avrei parlato di ricette di cucina (anche se un po' avrei voluto), di Laurie Anderson e Art Spiegelman (ma questo forse prima o poi lo faccio), avrei continuato a non parlarvi degli interessantissimi libri da metro che continuo a leggere con diletto (sia pure, ormai, davvero solo in metrò) e forse non vi avrei neppure parlato Vincent Connare: l'uomo che inventò il Comic Sans.
Però, naturalmente, mi sarei occupato dei PostSecret, benché anche questa settima li abbia trovati poco interessanti (comincio a pensare sia colpa mia).
Ce n'è uno che dice che trova le biblioteche sessualmente eccitanti, e a me ne ha fatto venire in mentre un altro che pubblicarono quattro anni fa, lo avevo messo qui giù nei commenti (e me lo sono pure ricordato, roba strana la memoria).
Restando in tema (biblioteche, non sesso) ce ne sono due (uno e due) che parlano di post-it messi apposta nei libri che si restituiscono alle biblioteche (bella l'idea, brutte le cartoline relative).
Ce n'è pure uno che arriva da Orvieto.
Ma non ce n'è nessuno che mi piaccia davvero.
Per disdegnoso gusto, pubblico il segreto più stupido della settimana (e, almeno fin qui, dell'anno).
mi siedo sul cesso di lato
Di postsecret la prima volta ho parlato qui.
segreti della settimana (77)
lunedì 21 febbraio 2011
domenica notte
Che già sono stati due giorni lavorativamente difficili, ho scoperto di essere lungo di una trentina di tavole nella sceneggiatura che sto scrivendo (è una roba un po' tecnica, in linguaggio non tecnico la si può riassumere così: "cazzi!").
I PostSecret di oggi neanche non mi sono piaciuti tanto (ma ne riparliamo domani, se ce la fo) e l'unico raggio di sole del week end è stato Carlo, che ha trovato una canzone che stavamo cercando dal 1981, quando eravamo compagni di banco al liceo (ma anche di questo ne riparliamo domani, se ce la fo).
Per ora mi limito a tirar giù madonne per quelle trenta tavole da tagliare (ma dove?!) e per il fatto che domani casa mia non sarà abbastanza sporca.
Il fatto è che domattina, mentre sono in redazione, viene a sistemare casa la maldestra (e fantasiosa) fatina brasiliana. E quella, se non ha abbastanza da fare, non è che se ne va a casa prima che tanto io non ci sono e chissene accorgerebbe. No, piuttosto quella s'inventa le cose da fare.
Lunedì scorso, che pure casa non era abbastanza sporca, lei ha deciso di riordinare camera mia, ossia ha preso tutti i libri che erano in giro (i libri "correnti", quelli che sto leggendo, sfogliando, leggiucchiando, consultando, o anche solo che ho appena comprato e neanche ho aperto, insomma quelli) in tutto una quindicina e li ha messi "a posto". Ossia li ha messi nelle mie librerie dove c'erano dei buchi...
Dopo una settimana ancora non li ho ritrovati tutti.
Anche questa domenica vado a letto che casa non è abbastanza sporca.
E io tremo.
lunedì 14 febbraio 2011
segreti bollenti
E così, mi sono portato avanti e anche per questa settimana il blog è fatto :)
Ti porto il caffè ogni Mercoledì per la nostra riunione settimanale di reparto.
Non ti sei ancora accorto dei miei messaggi.
Attenzione, la bevanda che sei
in procinto di gustare è bollente.
Di postsecret la prima volta ho parlato qui.
segreti della settimana (76)
domenica 13 febbraio 2011
visto che... - 1
Che un blog dormiente che aggiorna una volta alla settimana mi pare comunque più sveglio di parecchi blog non dormienti che seguo o seguirei, se facessero il bene di aggiornare.
(ah, visto che ieri – quando è stato il momento di rileggere e taggare il post che ho fatto – avevo la febbre, l'ho fatto oggi, ho fatta anche qualche aggiunta. La febbre nel frattempo è passata)
sabato 12 febbraio 2011
la memoria degli oggetti
Prima di sostituire i mio spazzolino da viaggio penso a tutti i bei posti dove è stato
----- Email -----
io penso a tutte le cose che hanno visto i miei occhiali
ogni volta che ne prendo di nuovi.
Do via i mie vecchi vestiti non in base a quanto siano usati,
ma per quanto sono stati dolorosi i ricordi di quando li indossavo.
Ho conosciuto una che non metteva più i vestiti che aveva addosso quando le erano capitato cose brutte brutte. Non era superstizione, era proprio la memoria degli oggetti.
Di postsecret la prima volta ho parlato qui.
segreti della settimana (75)
----
Anche questa volta mi pregio di presentarvi una sintetica rassegna di post fantasma (ossia quelli che forse avrei fatto questa settimana se il presente blog venisse aggiornato).
Storie senza parole – È il passo successivo alle storie di poche parole. Ho comperato un bel libro pop up, una copia per me, una per una mia amica di sei anni. Ogni doppia pagina è dedicata a una fiaba (ma una è dedicata a una rilettura fantastica della Madama Butterfly) e non c'è neanche una parola scritta. L'idea è che o il lettore le storie le sa già, o c'è qualcuno che gliele racconta mentre sfoglia con lui il libro, oppure se le inventa per conto proprio.
Il libro è questo qui sotto (ma io l'ho preso in edizione italiana, Rizzoli, che così il titolo è tradotto :)
Il etait une fois - Benjamin Lacombe By BCWALL from B&C on Vimeo.
Il coniglio non è incluso nella confezione (almeno non nell'edizione italiana) e bisogna stare un po' attenti quando si richiudono le pagine.
A proposito dell'edizione italiana: quelli della rizzoli non è che avessero da tradurre molto. Giusto i titoli delle favole e poco altro (l'ho detto che è un libro senza parole). Be' sono riusciti a cannare il titolo della prima fiaba "Poucette" che loro hanno tradotto "Pollicino", quando non c'è bisogno di sapere il francese per capire quella è una bambina e che la fiaba in questione quindi è "Pollicina" (il tag "cialtroni" questa volta lo metto per loro).
Siamo in mano alla sciatteria.
Googleganger – Quattro giorni fa Word Spy (io amo Word Spy) se n'è uscito con la definizione di questa nuova parola: "A person who has the same name as you, and whose online references are mixed in with yours when you run a Google search on your name" come a dire un tuo omonimo la cui esistenza (in rete) ti scassa i maroni quando fai egosurfing, oppure un omonimo della persona che vuoi googolare che ti rende tutto più difficile. Si tratta di una portmanteau word tra google e doppelgänger.
Io ho un googleganger che fa il consigliere comunale a Forlì per l'UDC (non mi è andata neanche troppo male, ché posso sperare che non diventi molto più famoso di così). E tempo fa avevo accennato al fatto che un mio caro amico (ormai morto) aveva un googleganger (ma non sapevo si potesse dire così) che fa con successo il direttore di coro e che è nato a milano (come era nato il mio amico) e nel 1964 (proprio come era nato lui). L'altro giorno ascoltavo Rotoclassica, una trasmissione di radio popolare e mi è venuto un mezzo colpo, perché parlando di un disco appena uscito hanno cominciato a tessere le lodi di quanto fosse stato bravo Marco Berrini a dirigere quel dato coro spagnolo, facendo cantare tutti in un perfetto venziano (ché il mio amico Marco Berrini era un figo, ma una cosa del genere mica sarebbe stato capace di farla).
Lo so che quella è la radio e non google, e quindi con googleganger non c'entra. Ma a me ha fatto impressione lo stesso.
Transnistria – Se ancora aggiornassi avrei sicuramente dedicato un post a una nazione dell'est europeo che sembra uscita da un film di Peter Sellers, che esiste dal 1990 e che non conosce pressoché nessuno. Io l'ho appena scoperta grazie al mio amico Ipofrigio, che facendo il traduttore, scopre un sacco di cose e le più mirabilanti poi le racconta a me. Se mai tornerò ad aggiornare, un post alla Pridnestrovskaia Moldavskaia Respublica credo proprio che andrebbe fatto.
Channel 403 – Grazie a questa segnalazione di Inkiostro credo proprio che avrei fatto una puntata della mia televisione multispecialistica su web, dedicandola tutta a un pezzo musicale di Steve Reich e vi avrei messo questo fimato, questo, naturalmente quello segnalato da Inkiostro da cui è partito tutto e sicuramente anche questo (che, lo so, è tecnicamente una chiavica, ma come mi sarei potuto trattenere dal pubblicare la performance di un gruppo che si chiama Grodner 4Klang e le Schiaffeggiatrici Ladine – il tag "erotismo tirolese" lo metto loro).
Quello che no – Di sicuro ci sarebbe stata un bel po' di cose che, anche se ancora aggiornassi, non avrei pubblicato lo stesso. Un bel post sui miei nuovi libri da metrò su cui sto scoprendo cose interessantissime, il ritorno di fiamma per due miei vecchi amori: Usagi Yojimbo di cui mi sono appena comperato questi due splendidi volumoni che raccolgono i primi dieci anni delle sue avventure e, soprattutto Laurie Anderson, di cui magari non vi parlerò la prossima volta. Non vi avrei detto della morte di Tura Satana, che se anche mi è dispiaciuto, qui gli annunci mortuari qui si dedicano solo a chi ha contribuito alla mia formazione (o a gente che ho conosciuto di persona) Tura non rientra in nessuna delle due categorie. Forse non avrei postato nulla neppure di musica balcanica, che sta riempiendo con i suoi strumenti a fiato e i suoi ritmi bislacchi (per le nostre orecchie) le mie giornate.
Registro Pubblico delle Opposizioni – Infine. Il nome è assurdo, comunque se funziona davvero è cosa sacrosanta. Se hai un numero di telefono pubblico, di quelli che stanno sull'elenco del telefono e quindi di quelli, sventuratamente, prede del telemarketing, da qualche giorno è possibile iscriversi al Registro Pubblico delle Opposizioni (è cosa lesta e facile, si può fare anche online) e nessuno può più legalmente telefonarti per proporti di cambiare gestore telefonico oppure per venderti casse di vino o di olio (a meno che non abbia lasciato tu il tuo numero a qualcuno autorizzando il trattamento dei tuoi dati in questo senso). Io mi sono iscritto qualche giorno fa e ora risulto iscritto al registro (ci mettono un paio di giorni a inserirti) adesso vediamo se smetteranno di rompermi i coglioni.
Se aggiornassi ancora il blog a questa cosa avrei dedicato un post, ma visto che mi pare una bella cosa, questa ve l'ho raccontata tutta per esteso lo stesso.
giovedì 3 febbraio 2011
terapia a scalare
Quindi la mia selezione dei segreti usciti domenica scorsa forse è il caso che la posti.
Non ce la faccio a cancellare i miei parenti morti dalla rubrica.
Io sono messo anche peggio di così. A me capita pure col cancellare gli sms... e neanche solo dei morti. In più il mio è un cellulare con poca memoria e lo spazio è quindi sempre meno e io giro con una sorta di biblioteca/micro-cimitero tascabile di messaggi ricevuti sia da persone che frequento e a cui voglio bene sia da persone che, per un motivo o per l'altro, non fanno più parte della mia vita. Mah...
Ho mandato sms sconci a un ragazzo in chiesa!
Questa la pubblico solo per la gioia che mi ha dato ritrovare un neologismo di word spy da qualche altra parte (che io word spy lo leggo sempre appassionatamente ma la stagrande maggioranza di quelle parole mica che poi la ritrovo in giro, di solito)
Uso di nascosto la sua carta fedeltà del supermarket
perché amo quando
la cassiera mi chiama Signora M***r
La parte migliore della giornata è quando uso il tuo numero di telefono...
così quando mi ringraziano, mi chiamano come se fossi tua moglie
Questi due segreti pressoché identici mi fanno pensare che:
1. Safeway deve essere parecchio diffuso negli stati uniti (e, in effetti, è al terzo posto nelle catene di supermarket in nord america).
2. Deve essere abbastanza diffusa anche la condizione del non essere spostata, nolentemente, con l'uomo che si ama.
3. Questa coincidenza deve aver colpito Frank, che ha pubblicato entrambi le cartoline (e, in effetti, ha colpito anche me).
Ho chiesto a mamma se
preferiva che mi rasassi
la testa o mandassi una foto
delle tette a Postecret
Questa mi pare il trionfo dell'uso improprio di PostSecret ché, chiaramente, non si tratta di un segreto. Mi pare piuttosto un ricatto/braccio di ferro tra figlia e madre. Perché se riesco a capire il desiderio di raparsi a zero i capelli, già la gioia del mandare prova fotografica delle proprie poppe al blog di Frank mi è meno presente (specie lasciando la decisione alla mamma).
Di postsecret la prima volta ho parlato qui.
segreti della settimana (74)
----
Se aggiornassi ancora un blog, questa settimana vi avrei (lungamente) annoiato su quanto io sia sempre più intollerante rispetto alla sciatteria di certi sedicenti giornalisti, non avendo un blog da aggiornare me ne sono (brevemente) lamentato nel blog di qualcun altro.
Se aggiornassi ancora un blog mi sarei pubblicamente dispiaciuto della morte di John Barry. Cinque premi oscar, numerose canzoni e temi indimenticabili e un posto di rilevo nel mio olimpo personale dei compositori.
Lui è famoso soprattutto per le prime colonne sonore dei film di James Bond (Goldfinger e Diamonds Are Forever, entrambi interpretati da Dame Shirley Bassey, Thunderball cantata da Tom Jones - ma io ce l'ho anche cantata da Tony Dallara e pure da Celentano - You Only Live Twice, intepretata da Nancy Sinatra e molta altra roba) ma non ha fatto solo quello, proprio no (cito solo Un uomo da marciapiede e Nata libera l'amore per "Nata libera" mi sa che è una cosa parecchio generazionale, molti di voi neanche sapranno chi era Elsa).
Qui mi piace ricordarlo con due temi strumentali, uno tratto da "Dalla Russia con amore" che s'intitola semplicemente 007.
Il secondo è l'indimenticabile sigla d'inizio della serie tv "Attenti a quei due" ("The Persuaders").