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domenica 18 ottobre 2009

baluardi delle libertà individuali

Oggi pomeriggio ho visto un film su Italia Uno. Non era un bel film, mi pareva un film per ragazzini fatto con professionalità ma di una discreta pochezza. Un prodotto più televisivo che di sala, e non dei migliori, non brutto ma diciamo proprio un filmetto qualunque. S'intitola D.E.B.S. spie in minigonna, è del 2004.

La storia è presto detta: le ragazze di uno speciale college americano sono tutte allieve spie alle dipendenze del governo (e sono tutte fighe). Combattono la criminalità. Ma la migliore di tutte (quella bionda, alta, al centro della locandina) s'innamora dell'oggetto della loro indagine, la persona che sta al vertice di una super organizzazione criminale. Questo le causerà parecchi guai - in primo luogo con le sue amiche - anche se alla fine l'amore (e l'amicizia) trionferà. Fine.

Il fatto è, però, che anche la persona di cui s'innamora la biondona è una gran bella ragazza, e così la biondona si scopre lesbica (mentre la criminale, di esserlo, lo sapeva già). Dopo alcune (un po' scipite) traversie la criminale - per amore - smette di essere una criminale e la spia smette di essere una spia (che poi neanche ci teneva). Fine.

La cosa notevole è che il tema omosessualità viene trattato con assoluta noncuranza. Senza alcuna strizzatina d'occhio allo spettatore maschio (e sarebbe stato facile essendo tutte le interpreti giovani e fighe) e senza atteggiamenti apologetici o barricaderi (che l'autrice poi ha girato qualche episodio di The L world e quindi il rischio magari c'era). La scoperta dell'omosessualità della protagonista è messa in scena come se fosse una cosa normale e il punto fosse un altro (perché il punto della trama è un altro, non una femmina che s'innamora di una femmina, ma una rappresentante della legge che s'innamora di una criminale). E la cosa davvero notevole è che - a parte la tematica lesbica, trattata impeccabilmente - il film è un film superficiale. Un film qualunque.

E io ho pensato due cose:

1. che, nel pomeriggio del sabato, ci vuole un bel coraggio per programmare - qui in italia - un film per ragazzi che ruota attorno a una storia d'amore lesbica (trattata, per di più, in modo non problematico). E Italia Uno da questo punto di vista a me aveva già dato le sue belle soddisfazioni (ma stavolta anche di più).

2. che questo è un altro di quei casi in cui vedo bene la differenza tra il mondo com'è e come vorrei che fosse.
Che io vorrei tanto poter dire che oggi pomeriggio su Italia Uno c'era un film un po' del cazzo che ho cominciato a vedere per sbaglio ma poi ho spento subito e sono andato a fare la spesa. E invece devo dire che oggi pomeriggio su Italia Uno c'era un film che ho cominciato a vedere per sbaglio e che mi ha colpito, che quando ho capito dove andava a parare la trama sono rimasto lì fino alla fine - che poi la spesa sono andato a farla alle quattro col supermercato pieno - per vedere come veniva gestito il ginepraio in cui l'autrice  si stava andando a cacciare (con la brillante soluzione di non consideralo un ginepraio, neanche un po').

Insomma, io vorrei tanto vivere in un posto dove D.E.B.S. non fosse, almeno per me, argomento di conversazione (e di ammirazione), un posto in cui questo post (e neppure il film, un ottimo film sull'omosessualità abilmente travestito da teen-spy-movie qualunque) non avrebbe nessuna ragion d'essere.

lunedì 27 novembre 2006

baluardi della laicità

La televisione la guardo davvero di rado e quasi sempre per me è un'agnizione.
L'ultima volta avevo scoperto che sono in commercio bambole affette da malattie croniche. Oggi vedo un pezzo dell'odierna puntata dei Simpson (su... Italia uno!) e, nel finale, Homer e Marge Simpson devono combattere una lotta contro il tempo per scongiurare un dramma, ossia che i loro tre figli vengano... battezzati dai Flanders, gli insopportabili vicini (a cui i tre pargoli sono stati temporaneamente affidati dai servizi sociali).

Il battesimo (diciamo pure visto in un'ottica bigotta e conformista) inteso come sciagura.

La televisione la guardo davvero di rado, e quindi posso facilmente sbagliarmi, ma perché ho l'impressione che i Simpson rappresentino la punta di diamante del pensiero laico della tv italiana?

Probabilmente perché non sono un prodotto della tv italiana (e le serie si comperano a pacchetto, non è che una singola puntata puoi non comperarla).



Certo, una volta comperata la puntata si può anche decidere di non mandarla in onda... però quelli sarebbero soldi buttati via e buttare i soldi è peccato (e poi non è che la gente i Simpson li pigli sul serio, per altro giustamente).