Già il 7 luglio Francesco Trafiletti capitano della nave “Gustavo” avvista un isolotto che emette fumo, lapilli e cenere, ma è nella notte tra il 10 e l’11 luglio che una scossa di terremoto apre la bocca del vulcano sottomarino e i detriti eruttati vanno a formare un’isola vera e propria, con una superficie di 4 chilometri quadrati e un’altezza massima di circa 65 metri. È nata l'isola Ferdinandea.
L’evento straordinario suscita subito l’interesse di geologi e vulcanologi di mezza Europa. Però gli scienziati non sono i soli che si interessano all’isola. Infatti la sua posizione, nel mezzo del mediterraneo, a metà strada tra la Sicilia e l’isola di Pantelleria, la rende strategica sia da un punto di vista militare che commerciale.
Il comandante inglese Murphey Le Fleming Senhouse sostiene di essere sbarcato sull’isola per primo e di aver piantato lì la bandiera britannica. Ma non c’è nessuna prova e in quei giorni l’attività del vulcano era ancora così intensa da rendere pressoché impossibile uno sbarco. Di sicuro il comandate Michele Fiorini, partito da Sciacca con un peschereccio, riesce a piantare nella sabbia dell’isola un remo (c’è chi dice con la bandiera del Regno delle due Sicilie all’altra estremità) rivendicando allo Stato Borbonico la sovranità sull’isola (mancava una quarantina d’anni all’unità d’Italia). Nel frattempo gli inglesi piantano un’altra bandiera e i due Stati cominciano a litigare.
Per complicare la situazione nel settembre del 1831, col vulcano che si è ormai tranquillizzato, sbarcano sull’isola pure i francesi che hanno modo di perlustrarla e studiarla bene, e – naturalmente – di piantare anche loro una bandiera (questa volta nel punto più alto dell’isola). Così se per i borbonici si chiama Ferdinandea, per gli inglesi è l’isola di Graham, per i francesi è l'isola Julia (o Iulia o Giulia o ancora Julie) e all’isola verranno dati anche i nomi di Nerita, Corrao, Hottam e Sciacca.
Il vulcano si è spento ma la situazione è sempre più incandescente, vengono inviate in zona delle navi da guerra e chissà cosa potrebbe succedere. A questo punto però c’è un nuovo colpo di scena: l’isola infatti toglie tutti dagli impicci scomparendo nel mare, così come era apparsa. Il fragile materiale vulcanico di cui è fatta non resiste alla forza delle onde che in questi pochi mesi l’ha letteralmente consumata. A ottobre è di nuovo un piccolo isolotto e nel dicembre 1831 è completamente sparita.
Ai giorni nostri l’isola è ancora una meta di turismo, ma solo da parte dei subacquei, visto che si trova otto metri sotto il pelo dell’acqua.
Dopo che è rifinita sott’acqua l’isola mica se n’è rimasta lì buona buona. Nel 1846 e nell’agosto del 1863 infatti c’è chi l’ha vista riaffiorare, sia pure per poco. Secondo i vulcanologi, al momento, non si registrano attività tali da far presupporre un suo prossimo ritorno, ma nessuno può escludere che – presto o tardi – il vulcano che l’ha generata torni in attività, regalandoci una nuova isola Ferdinandea.
E se davvero tornasse ci sarebbero ancora dispute sulla sua sovranità? Secondo il Times sì. Nel 2000, in un momento in cui sembrava che i movimenti sismici della zona facessero presagire il riemergere dell’isola, il Times ha pubblicato un articolo intitolato “Un’isola Britannica emerge dalla costa siciliana” rivendicando l’isola come proprietà del Regno Unito. Per la maggior parte degli esperti di diritto internazionale l’isola verrebbe invece assegnata all’Italia. Secondo qualcuno, poi, potrebbe addirittura accampare delle pretese Carlo di Borbone, erede di Ferdinando II, il re di Napoli a cui l’isola fu intitolata. Ma già dal 2000 Carlo, bontà sua, ha fatto sapere che, nel caso l’isola riemergesse, lui non accamperà diritti.