Di cosa scriverei se avessi un blog?
Innanzitutto di sogni, di come modificarli mentre li si sogna, di come deciderli prima, parlando di un libro per bambini, di jodorowsky, forse di quel guitto di castaneda, di me, di una società giapponese che – tra le altre cose – ha commercializzato, anni fa, un traduttore simultaneo per capire i cani.
Poi parlerei dei beatles (poco) e vi farei sentire un sacco di cover di loro canzoni (che una settimana fa erano cinquant'anni dal loro primo quarantacinquegiri, mica è solo il 50° di diabolik, l'uomo ragno e dello 007 del cinema!) e vi farei sentire pure altra roba uscita nel 1962.
Scriverei di fumetti da far leggere a chi non legge fumetti. Un bel problema.
Magari scriverei pure un po' della galera in cui, settimanalmente, ancora vado (ho anche chiesto alla mia detenuta di scrivermi una cosa).
E poi delle solite cose che mi trascino – dentro la testa – da mesi (o anni): di geografia, di oggetti discontinuati, di campionamenti delle canzoni catalogati secondo quanto grossi sono i tocchi presi, di attrici porno col cancro, di come superman sconfisse il ku klux klan, di libri da metrò che traboccano di storie che non ho il tempo d'inseguire, di donne scienziate che la sapevano lunga, di opere letterarie o filosofiche condizionate dalle dimensioni dei fogli su cui sono state scritte, di funambolismo, del ritorno de "la paura fa '60" e di qualche altra cosa ancora.
Ma io non ho un blog, ho piuttosto qualche linea di febbre e un monte di lavoro arretrato (per un volta neanche tutto per colpa mia) che metà basta.
Però avere un blog a me piacerebbe.
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(e invece non scrivo nulla e vi faccio sentire un brano anni '80 dei frankie goes to hollywood – quelli di "relax" – la cui ritmica è, in parte, fatta coi rutti... tocca accontentarsi)
Don't Lose Whats Left Of Your Little Mind
