Agosto 1984 elena, la mia fidanzata, è in coda con me all'uficio postale di castiglione della pescaia, dobbiamo spedire qualcosa, ma cosa? adesso non me lo ricordo (però me lo chiedo, che è strano che in piene vacanze, due ragazzi di vent'anni, debbano spedire, chessò, una raccomandata). Comunque siamo lì in fila quando elena, guardando distrattamente le buste che il signore in coda prima di noi tiene in mano, riconosce la calligrafia degli indirizzi sulle buste, si gira verso di me e mi sussurra concitata "quello è italo calvino!" io guardo le buste, guardo lui cercando di vedergli qualcosa più della nuca e, in effetti sì, quello è italo calvino.
Il perché elena fosse in grado di riconoscere la calligrafia di calvino è una storia che, prima o poi, mi piacerebbe raccontare. È un segreto. Magari non sarà presto, ma prima o poi vorrei proprio parlarne. Qui.
E quindi siamo lì in coda a dieci centimetri da italo calvino, tutti eccitati, ma visto che siamo a dieci centimetri da lui neanche possiamo parlarne. Io, all'epoca, su calvino avevo già letto parecchio e sapevo che spesso passava l'estate lì, aveva una villa sul mare vicino a castiglione. Anche io passavo tutte le estati lì, questioni di famiglia. Ma che ci potessimo incontrare nel minuscolo ufficio postale di Castiglione era impensabile.
A noi dispiace lasciar scappare calvino così, quindi, sbrigate lui le sue cose, ci precipitiamo allo sportello cercando di fare il tutto prima possibile (no, non è vero, questo non lo ricordo, e potrebbe anche essere che abbiamo direttamente rinunciato a spedire quello che dovevamo) fatto sta che fuori di lì lo pediniamo. Pedinamento breve, calvino s'infila dal macellaio tre vetrine dopo le poste. Noi restiamo fuori guardandoci in faccia concitati e indecisi. Che fare? Abbiamo italo calvino lì dal macellaio e noi che possiamo fare?...
Niente. Non abbiamo fatto niente. Non l'abbiamo neanche visto uscire. Ce ne siamo andati. È che tra le tante cose che avevo letto c'era anche una sua intervista in cui diceva che tra parigi e roma lui preferiva passaggiare per parigi, perché lì non capitava di essere fermato per strada dai fan. E visto che io a calvino volevo bene (e un po' già ero a disagio nei suoi confronti, per quella cosa che ancora non sono pronto per raccontare) ho pensato che era proprio il caso di lasciarlo in pace.
Settembre 1985 italo calvino è sempre a castiglione. Io invece sono a milano, vivo ancora coi miei, in zona fiera. Calvino è colpito da un ictus il 6 settembre, viene trasportato all'ospedale di siena, è in coma, subisce una lunga operazione, si risveglia, non si riprende. Mi dispiace. Mi dispiace così tanto che una mattina (manca ancora qualche giorno alla sua morte, per emoragia celebrale nella notte tra il 18 e il 19 settembre) io prendo e vado nel ufficietto postale che c'è dietro casa, in via sebastiano del piombo. Voglio mandargli un telegramma presso l'ospedale. Ora non ricordo il testo, di certo un segno di vicinanza e partecipazione, a lui e soprattutto a chi gli voleva bene ed era in pena, così, come mi sarà venuto.
L'impiegato delle poste con cui ho a che fare non deve avere molta idea di chi sia calvino però è colpito. Dopo che ho pagato mi guarda e mi dice qualcosa tipo "speriamo proprio che si riprenda questo calvino... questo è già il secondo telegramma che gli mando, stamani". E io sono uscito di lì commosso, pensando a tutto l'affetto che doveva circondare quell'uomo così schivo, se da un piccolo ufficio postale di milano, quella mattina gli avevamo spedito già due telegrammi, aspettando, sperando che guarisse.