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martedì 18 gennaio 2011

and your love is like an oil-well

Che poi non vi ho detto, ma l'altra sera il concerto del gruppo del mio amico è stato notevole. Eravamo in un posto minuscolo (non credo di aver mai visto un concerto in un posto così piccolo) io ero in prima fila ed ero più vicino ai sassofonisti di quanto non lo fosse il pianista alla mia destra, per dire. Gran bella esperienza, gran bella musica.

E come ultimo bis hanno pure fatto una loro versione di un brano che mi piace molto, questo qui:


Art Ensemble of Chicago – Theme De Yo Yo
("Les Stances a Sophie", 1970)



Ah, il bassista dei Tracesberiana suona ancora il basso, mica canta, si erano sbagliati a scrivere.

martedì 7 dicembre 2010

perle ai porci

DivShare ti permette di prendere il codice embedded postato da qualcuno e ripostartelo. Era da tempo che aspettavo l'occasione per utilizzazionare questa importante funzionalità, e mi viene data da Ipofrigio che posta il seguente brano, disdegnandolo, in occasione della prima della scala. Io invece 'sto brano lo trovo deliziosamente "camp", e lo riposto convinto.


Sten Kenton –   Ride of the Valkyries ("Kenton Wagner", 1964)     
 

giovedì 2 dicembre 2010

buonanotte dalle tiptons

Negli ultimi dieci anni non so neanch'io quante volte le ho viste dal vivo. Tante volte e mai abbastanza. Quattro sassofoniste e un batterista (adesso, che prima era una batterista, che ancora prima era una percussionista, che ancora rimpiango, la percussionista e nel pezzo di stanotte suona ancora la percussionista). Loro vengono dagli Stati Uniti (Seattle e New York) ma sono molto legate all'italia e sono spesso qui.

Il brano della buonanotte di oggi è di un paio di album fa.


Tiptons – 12 Days ("Drive", 2005)


Ah, il loro nome se lo sono scelto in omaggio a Billy Tiptons, di cui ho parlato qui (e a fine post ho parlato anche di loro, anche se da allora la formazione è cambiata un paio di volte – ma Amy, Jessica e Tina son sempre al loro posto).

(l'ho già detto che rimpiango l'uscita dal gruppo della percussionista, vero?)

venerdì 29 ottobre 2010

coppie che un tempo confondevo...

Paia di cose che un tempo confondevo e che oggi, con un piccolo aiuto dei miei amici, non confondo più.

'sticazzi / me cojoni
Ne avevo parlato un annetto fa su OT (il mio blog di servizio che ho ormai abbandonato per dedicarmi anima e corpo a 403, che è il mio blog padronale) qui a milano si fa spesso un uso improrio della locuzione "'sticazzi" che viene usata con accezione positiva (come a dire "perbacco!") quando invece a roma si usa, a tal scopo, la locuzione "mecojoni" mentre "sticazzi" ha invece significato di disinteresse.

Io per fortuna, in adolescenza, ho avuto amici romani con cui ci si vedeva appena era possibile, per chi non avesse avuto la mia fortuna pubblico questo breve spezzone in cui il regista enzo g. castellari, parlando dei titoli dati ai propri film e grazie soprattutto alla sua intonazione, chiarisce bene la differenza.



bill evans / gil evans
Due capisaldi del jazz, così diversi e con due nomi così fastidiosamente simili, fortuna che conosco personalmente il gotha della critica jazz nostrana.



Quello del concerto con Sting a Perugia è Gil.
Quello noto soprattutto come pianista è Bill.
Quello canadese è Gil.
Quello nella foto a sinistra è Bill.
Quello con la vita sfigata è Bill.
Quello noto come direttore d'orchestra è Gil.
Quello che suona in "Kind of Blue" di Miles Davis è Bill.
Quello che ha arrangiato "Sketches of Spain" di Miles Davis è Gil.
Quello del primo filmato è Bill.





fare outing / fare coming out
In italia, a partire dai giornalisti, si fa un sacco di confusione tra questi due modi di dire che ci arrivano dritti dritti dagli stati uniti e, in particolare, dal movimento per i diritti di gay e lesbche. Ora, farebbe figo dire che a farmi chiarezza tra le due locuzioni fosse stato un amico gay, o un'amica lesbica, o entrambi, ma – in realtà – è stato un amico parecchio etero (e neanche troppo tempo fa).

Si tratta sempre di rivelare l'omosessualità di qualcuno, ma nel primo caso (ignorantemente stra-usato a cazzo dai nostri giornalisti) non si tratta della propria omosessualità ma di quella di un altro che NON vuole che questa venga resa nota. L'outing è un controverso strumento di lotta dei movimenti lgbt, in particolare è spesso usato come mezzo di ritorsione nei confronti di quei politici ufficialmente contrari ai diritti degli omosessuali e, in segreto, omosessuali loro stessi. Parlare di "outing" quando qualcuno confessa la propria omosessualità è sbagliato, in quel caso bisogna dire "coming out".
Naturalemente questo vale anche per l'uso in senso lato del termine, è scorretto dire "farò outing: andavo pazzo per i dischi dei Duran Duran"... per fare davvero outing devi rivelare che a qualcun altro andava pazzo per i dischi dei Duran Duran.

Non è neanche difficilissimo da ricordare se si sa l'inglese, partiamo dal fatto che un gay (o una lesbica) che non ammette pubblicamente la propria omosessualità è detto "closet gay" ossia un gay nascosto nell'armadio. Quando decide di rendere pubblica la cosa si esce fuori dall'armadio si fa quindi "coming out" ("to come out" in inglese vuol dire uscire) mentre se vuole tirare fuori qualcuno a forza da quell'armadio si fa "outing" (da un ipotetico verbo "to out" inventato per la bisogna).

Quindi, la recente notizia che tiziano ferro ha dichiarato la propria omosessualità è il coming out del cantante e non l'outing ("outing" sarebbe stato se un suo amante avesse rivelato il segreto alla stampa a sua insaputa). Ho fatto un piccolo esperimento per vedere se qualche giornalista del Corriere o di Repubblica ha fatto cenno alla cosa col termine sbagliato.

Qui i risultati per il Corriere.it
Qui quelli per Repubblica.it

allegria!

domenica 24 ottobre 2010

four brothers

Comperare una tromba o un trombone, se sei un nero, negli anni Venti in America, non è facile, è roba che costa cara. Una chitarra, magari, sì ma per il resto meglio usare un kazoo. Certo, non suona come gli ottoni, ma è economico e poi quello che conta nella musica è l'anima che ci metti, il senso del ritmo che hai.

Poi un giorno (cazzarola!) ti succede pure che lo perdi il tuo kazoo. E, allora, con i tuoi fratelli, un po' per scherzo e un po' per necessità ti metti a fare la tromba con la bocca, aiutandoti con le mani e, cazzarola, funziona!
Dicendo fratelli non intendevo "fratelli neri", intendevo proprio fratelli fratelli, stessa madre e stesso padre. A quel punto cambia tutto, un fratello può fare la seconda tromba e, per quel che costa, un altro può fare il trombone. La chitarra, vera, per fortuna già c'è e cantare in famiglia si è sempre cantato.

È così che nascono i Mills Brothers: John Jr. , Herbert, Harry e Donald Mills. Un gruppo vocale che si esibisce la prima volta nel 1928 e che è ancora oggi in attività (con gli eredi, che l'ultimo dei fratelli, Donald, è morto una decina d'anni fa a ottantaquattr'anni).

Io, tanto tempo fa, un loro ciddì me lo sono pure preso, e ora potrei farvi ascoltare qualche brano, ma secondo me questi qui è meglio se ve li faccio vedere, che così si capiscono e si apprezzano più cose. E visto che Canale 403 è una televisione d'intrattenimento, oltre che di ammaestramento, in questa quarta puntata della mia tv personale per ogni filmato dei Mills ci appaio un altro filmato, che in qualche modo c'entra.

Buona visione e buon ascolto.

13 Mills Brothers – I Ain't Got Nobody i quattro fratelli alle prese con uno standard in un raro filmato dei primi anni trenta. Come d'uso all'epoca, il testo scorre in sovrimpressione e una pallina vi indica cosa cantare, e così il mio blog oltre che multimediale diventa pure interattivo.


14. Louis Prima – Just a Gigolo/I Ain't Got Nobody ho sempre amato questo cantante italo-americano e la prima volta in vita mia che ho ascoltato una versione di "Ain't Got Nobody" era fatta da lui, all'interno dell'azzeccatissimo medley (sia musicale, che come contenuti) che Prima faceva assieme alla sua interpretazione di una vecchia canzone italina di Daniele Serra.



15 Mills Brothers – Carvan tempo fa ho visto un documentario molto interessante sul ruolo dei neri nelle pellicole americane, dagli inizi del cinema fin quasi ai giorni nostri. Personaggi neri di un qualche rilievo sono stati quasi sempre assenti nelle storie di Hollywood e, per molti anni, i negri apparivano solo con personaggi marginali, stereotipati ritratti in modo spesso razzista e macchiettistico. Il filmato che segue (tratto da film a me sconosciuto) mostra abbastanza bene quello che intendo, tutti i personaggi sono mostrati secondo la classica caricatura che vede il nero buffo, animalesco, campagnolo e affamato mangiatore di cocomeri! Però questo filmato mostra altrettanto bene quanto l'abilità dei fratelli Mills consentisse loro fare a meno di trombe e tromboni.


16 Duke Elligton – Caravan lo stesso brano eseguito (nel 1952) dall'orchestra del suo autore, con un dispendio di mezzi decisamente maggiore.



17 Mills Brothers – Tiger Rag tratto dal film del 1932 "The Big Broadcast" noto anche come "Hold that tiger".


18 Dastardly e Muttley e le macchine volanti (sigla d'inizio) serie a cartoni di Hanna e Barbera, anche di questo brano avrei il disco originale, ma anche in questo caso m'immagino che siate più contenti di vedervi il filmato. Io ho trovato che, musicalmente parlando, tra "Hold That Tiger" dei Mills e "Stop the Pigeon!" delle macchine volanti, ci fosse più di una vaga somiglianza. Insomma la tigre e il piccione (nonostante siano divisi da più di trentacinque anni) potrebbero essere fratelli pure loro.



canale 403 (4)

giovedì 21 ottobre 2010

rumori ma con swing


Dean Eliott And His Swinging Big Big Band – Lonesome Road
(da "Zounds! What Sounds!", 1962)


Folgorato sulla via di casa, fermo a un semaforo, Dean Elliot sente i rumori di un cantiere edile e capisce che quei suoni hanno ritmo! E si chiede come sarebbero stati se, oltre al ritmo, qualcuno gli avesse aggiunto delle melodie. Questo album è la risposta che Elliot si è dato. Ventun'anni prima degli Art of Noise (ma cinquant'anni dopo Luigi Russolo).

Io però questo brano non ce l'ho sul disco originale, ma nel primo volume della capitale antologia di Re-Search "Incredibly Strange Music", se ne riparlerà.

are the stars out tonight?

Altra buonanotte luuunga stanotte (poco più di dieci minuti)... Una versione per brass band di una vecchia canzone firmata negli anni '30 da Warren e Dubin.


Lester Bowie's Brass Fantasy – I Only Have Eyes For You
(dall'omonimo disco del 1985)


Però questo disco io lo comperai solo nel 1997, durante una memorabile giornata milanese interamente dedicata alle spese, si era decisa una cifra ed, entro sera, inevitabilmente doveva essere andata, non l'ho mai più fatto in vita mia (c'erano un paio di cose da festeggiare, non ultima il fatto che in quel periodo ero proprio ricco, almeno per i miei standard).

lunedì 11 ottobre 2010

jazz di sera

Son giorni in cui qualcun altro fa i miei post (be', più o meno i miei) prima di me. Ieri ipofrigio, ospite a casa mia nel pomeriggio, mentre io ero in galera (che a lui ancora l'internet non gliel'hanno ridata e quindi viene qui da me a guardare la posta quando io sono altrove), ha aggiornato il suo Jazz nel pomeriggio caricando un brano di Annie Ross preso da un mio disco che lui non ha (probabilmente l'unico disco jazz che io ho e lui no).
Non solo quel ciddì lo avevo già tirato fuori perché avevo intenzione di fare un post sulla cantante inglese in questione, ma marco ha scelto lo stesso brano che avevo in animo di pubblicare io: "I Fell Pretty", rifacimento di una delle canzoni di "West Side Story". Visto che mi piace parecchio la ripubblico qui, e ne approfitto per metter su qualcosa d'altro di Annie.


Annie Ross – Twisted ("King Pleasure Sings/Annie Ross Sings", 1952)



Annie Ross e Jerry Mulligan – I Feel Pretty
(da "Sings A Song With Mulligan!", 1958)



Lambert, Hendricks, & Ross – Summertime
(da "Lambert, Hendricks, & Ross!", 1959)




Lambert, Hendricks, & Ross – Main Stem (da "Sing Ellington", 1960)



Lambert, Hendricks, & Ross – Come On Home (da "High Flying", 1962)


Il vocalese è un genere di jazz cantato: si prende un brano jazz strumentale e si sostituisce la voce allo stumento solista che esegue la melodia, scrivendo a posta le parole che il brano originariamente non ha. Magari avete presente "Birdland" fatta dai Manhattan Tranfer (originariamente dei Weather Report) ecco è quella roba lì. A parte "I Feel Pretty" e "Summertime" il resto è vocalese.

"Twistet" è stato inciso nell'anno dell'osordio discografico di Annie, aveva 22 anni e ha scritto lei le parole per questo brano che il sassofonista Wardel Gray aveva pubblicato un paio di anni prima. Io però il brano l'ho scoperto solo nel 1997 quando me lo sono trovato in una raccolta della rivista Musica Jazz dedicata al vocalese e nei titoli di testa del film di Woody Allen "Harry a pezzi".

Di "I Feel Pretty" ho già detto e ha già detto marco (ma quanto mi piace "West Side Story"! Troverò modo di riparlarne).

Apprezzo moltissimo Gershwin ma non amo particolarmente "Summertime", però fatta così mi piace (e poi è particolarmente corta :) Le note del disco mi dicono che questa versione è basata sulla registrazione del brano fatta da Miles Davis e Gil Evans.

"Main Stem" è, ovviamente una composizione di Ellington (dato il disco da cui è tratta) con parole aggiunte da Jon Hendricks.

Infine un brano tratto dal settimo (e ultimo) disco del trio: "Come On Home" del pianista Horace Silver (sempre con testo aggiunto a opera di Jon Hendricks).

martedì 21 settembre 2010

come on, boys, let's have a ball!

Questo l'ho appena segnalato io nei commenti da Ipo e subito dopo ho pensato: perché i suoi lettori devono goderne e i miei no? Ecco, prendete e godetene tutti: questo è Cab Calloway.



Cab Calloway and the Nicholas Brothers – Jumpin Jive
(dal film "Stormy Weather" 1943)

lunedì 20 settembre 2010

buonantotte da ella...


lunedì 21 dicembre 2009

when the cold bites, when the frost stings...

Rientro a casa dopo un giorno d'assenza e mi fiondo al computer senza neanche togliermi il cappotto per controllare urgentemente l'estratto conto, che ho il sospetto che mi abbiano clonato il bancomat. Poi forse è no, vedremo domani in banca. Intanto che smanetto al Mac mi accorgo di una cosa strana: sono lì ancora tutto intabarrato e ho lo stesso un po' freddo. Mi viene un dubbio. Scendo a vedere il termostato: 11 gradi. 11 gradi in casa (che fuori siamo più vivicini ai meno 11). Vado a vedere la caldaia e, ovviamente, è in blocco. Fortuna che riparte subito. Poi però devo scappare che ho un impegno (un attimo dopo scoprirò pure che anche l'auto non mi funziona più, ma pace, si vede che oggi gira così).

Rientro in serata e il termostato è salito a 13. Fa ancora un po' freschino. Lesto, elaboro un piano per riscaldare l'atmosfera: 1. tiro su la temperatura dell'acqua nei tubi dell'impianto, 2. accendo il camino a palla (facendo fuori in cinque ore un quinto della mia scorta di legna) e 3. estrema ratio: John Coltrane.






Be'... devo dire che alla fine ha funzionato il giusto, soprattutto Coltrane.

(la verità vera sarebbe: "soprattutto il camino", ma chiudere con "soprattutto Coltrane" mi suonava molto più figo)

martedì 8 maggio 2007

l'uomo fotocamera
e il bambino che suona il jazz

Non m'interessa molto il dibattito su quanto debba contare ciò che sta dietro un'opera d'arte. Certe cose (libri, quadri, dischi) mi piacciono o non mi piacciono in sé, e non m'importa sapere altro, certe altre mi piacciono molto di più perché ne apprezzo il rapporto con il contesto in cui nascono, di altre ancora apprezzo il gesto "atletico" dell'artista che le ha generate oppure la cervelloticità che ci sta dietro...
Insomma per me è un po' come capita.

Qualche mese fa girovagando per il web finisco qui e ancora non so bene come pormi.
Si tratta di una sezione del sito della Wisconsin Medical Society dedicata all'autismo, con una particolare attenzione a quei malati che tra i sintomi della malattia presentano anche delle capacità fuori dal comune. Trovate un po' di profili nella colonna di destra della pagina (ognuno con relativo filmato wmv preso da un documentario che tratta la questione). C'è di tutto: musica, matematica, arti visive.

Gilles Trehin, francese, da più di vent'anni passa dieci ore al giorno disegnando Urville, una sua città immaginaria, di undici milioni di persone. Di Urville ha anche ricostruito la storia, dalla sua fondazione, nel 1200 avanti cristo, a oggi. È suo il disegno qui a destra. Urville ha anche un sito in varie lingue, qui la versione in italiano, da cui prendo la sua autopresentazione: "il mio nome è Gilles Trehin, sono nato nel 1972, vivo a Cagnes sur Mer, in prossimità di Nizza, nel Sud-Est della Francia. Sembra che io sia autistico, a volte dicono che ho la sindrome di Asperger (chè è quasi la stessa cosa!). Forse è per questo che disegno da quando avevo 5 anni e che ho la passione delle grandi città e degli aerei. A partire dal 1984, ho cominciato a interessarmi della concezione di una città immaginaria che ho chiamato Urville. Questo nome deriva da “Dumont d’Urville”, il nome di una base scientifica nel territorio francese dell’Antartide. Da allora ho disegnato numerose panoramiche di Urville (200) e ne ho descritto la storia, la geografia, la cultura e l’economia. Ho scritto un libro su Urville che è stato pubblicato in Francese e in Inglese. Ho avuto il grande piacere di essere stato invitato a tenere dei convegni per far esistere Urville".
Il sito è sciatto, molti dei disegni sono invece proprio belli.

Matt Savage è un quattrodicenne, musicista professionista sin da quando è bambino. A tre anni gli è stato diagnosticato un disordine dello sviluppo pervasivo (PDD), ci avrà ben ben i suoi cazzi, però riesce a essere il leader di un trio jazz "vero", incide dischi e, ovviamente, la stampa e la tv parlano volentieri di lui.

Infected with Hemiola

Blues in 33/8


Qui c'è un interminabile articolo su Matt (in italiano) tradotto da un vecchio numero di Wired.
Qui invece c'è il suo sito come musicista, si possono ascoltare alcuni estratti dai suoi dischi e si può comperarli.

Stephen Wiltshire, soprannominato "the human camera", ha una memoria fotografica a dir poco impressionante, riesce a ridisegnare a memoria intere aree cittadine. Un numero che ha fatto più volte (vedi filmati sottostanti) è quello di fare un giretto (magari in elicottero) in una metropoli e poi chiudersi in una stanza e ridisegnarla pari pari nei tre giorni successivi.
Stephen Wiltshire ha una propria galleria d'arte a londra e un proprio sito web, qui.

Stephen Wiltshire disegna hong kong a memoria (1' 04"):

Stephen Wiltshire disegna roma a memoria (5' 17"):

Stephen Wiltshire disegna tokio a memoria (7' 20"):

Ancora tokio (6' 20") potete saltare direttamente alla seconda metà:


Davanti a questi casi io non so cosa pensare, da un lato sono davvero ammirato, mi piacciono le immagini avveniristiche della città utopica di Trehin e sono molto impressionato dai panorami ricostruiti da Wiltshire. Mi piacciono le opere in sé e poi trovo torbidamente affascinate l'idea di cosa riesca a fare la mente umana quando la "malattia" permette di canalizzare verso un particolare dono tutte quelle energie che normalmente vengono disperse in un comune vivere.
D'altro canto certe dimostrazioni, come quelle di Wiltshire, mi paiono a cavallo tra l'esibizione circense (e io non amo il circo) e i freak-show ottocenteschi. Mah...

C'è poi da dire che il 90% di chi è affetto da autismo è autistico e basta, senza mostrare alcuna abilità fuori dal comune, altro che rain man che sbanca i casinò! Per chi fosse interessato anche a questi casi meno glamour, quello che sta qui sotto è un filmato realizzato da una madre che prova a immaginare come veda il mondo la propria figlia, affetta da una grave forma di autismo (a me il filmato non ha colpito, ma Giulietta Capacchione di Psicocafé assicura che è bellissimo, e io di quella lì mi fido).

giovedì 12 ottobre 2006

in scena, per 54 anni, senza staccare un giorno

La vità di Billy Tipton non ha nulla di particolare. Buon sassofonista prima, cantante garbato e anche pianista poi, entra a lavorare nel mondo della musica alla fine degli anni '30. Avrà una lunga carriera come jazzista, in trio, in quartetto e anche da solo.
Senza arrivare mai al grande successo Billy vivrà di incisioni e soprattutto di serate fino a tutti gli anni settanta (in realtà il combo di cui è leader nel '58 ha anche l'occasione di conquistare la fama nazionale, ma Tipton sceglie diversamente, rifiutando un'importante scrittura a Reno e originando una crisi che porterà allo scioglimento del gruppo).
Negli anni '80 lavorerà, un po', come agente di altri artisti. Ma gli ultimi anni della sua vita saranno i più mesti. Senza un soldo, senza una famiglia (con alle spalle cinque matrimoni, tre figli) finirà i suoi giorni da solo, in una roulotte nella periferia di Spokane, stato di Washington. Il 21 gennaio del 1989 Tipton muore, a 74 anni, per le conseguenze di un'ulcera.
Se in vita Billy Tipton non ha mai guadagnato gli onori della stampa nazionale, con la sua morte arriva anche la fama a livello mondiale. Lo sbigottito medico legale che si occuperà di refertarne il decesso, scoprirà infatti che Billy Tipton era in realtà una donna. Dorothy Lucille Tipton ha infatti finto di essere un uomo per oltre 50 anni, e non lo ha fatto solo col pubblico, ma ha finto anche con i colleghi, le mogli e i figli...

La vità di Dorothy Lucille Tipton è una vita straordinaria. Quando nei primi anni '30 ha già scoperto da tempo il suo amore per il sassofono e il suo essere lesbica, la speranza di lavorare come musicista nelle orchestre dell'epoca è inesistente. Fa anche qualche provino, è pure brava, però la risposta è invariabilmente la stessa: questo non è un lavoro, o un ambiente, adatto a una donna, ci dispiace. Dorothy non si perde d'animo, se quello che vuol fare non è un lavoro adatto a una donna, allora lei sarà un musicista uomo, ci è pure portata (per entrambe le cose).
Grazie alla complicità delle due cugine presso la cui famiglia la giovane Dorothy vive, nasce Billy Tipton, un personaggio che presto s'imporrà alla realtà facendo scomparire del tutto Dorothy. L'aspetto più incredibile di questa vicenda riguarda sicuramente la vita privata di Dorothy/Billy, con le sue cinque mogli e tre figli (adottivi) avuti con l'ultimo matrimonio.
All'indomani della morte la stampa si scatena alla ricerca di parenti e amici da intervistare, molti preferiscono tacere, quelli che non lo fanno si dividono in due netti schieramenti: coloro che affermano di non aver mai saputo nulla di "Dorothy" e coloro che dicono di aver saputo. Tra coloro che nulla avevano capito anche qualche moglie e uno dei tre figli. Documenti falsi e la storia di un incidente d'auto che avrebbe leso genitali e torace del povero Tipton avrebbero fornito la copertura alla sua storia, anche per gli affetti più cari.
Il finale è triste, tutto il can can sollevato dopo la morte di Tipton porta a tali divisioni tra i parenti che perfino le sue ceneri vengono divise tra i due schieramenti: una parte agli inconsapevoli, una parte ai consapevoli.

Per per oltre mezzo secolo Billy Tipton è stato in scena, e non solo quando era su un palco, ma anche nella vita privata. Evitando i medici per cinquant'anni, comprimendosi il seno con una fascia, cambiando spesso città, forse rinunciando deliberatamente al grande successo per paura che la fama avrebbe portato con sé troppi rischi di uno smascheramento.
In scena ogni giorno, tutto il giorno, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Per 54 anni.
Altro che i reality show!

La vicenda di Billy Tipton ha avuto una notevole fortuna: rappresentata in tre commedie e in un musical è anche servita da spunto alla scrittrice Jakie Kay per il suo romanzo Trumpet (La Tartaruga, 2000).

Io questa storia invece l'ho scoperta solo qualche anno fa grazie a un gruppo di musiciste con base a Seattle: le Tiptons. Nate attorno alle due figure forti di Amy Denio e Jessica Lurie, sono originariamente un quartetto di sassofoni col nome di Billy Tipton Memorial Saxophone Quartet e poi allargano la formazione (a una percussionista) e accorciano il nome.
Le Tiptons sono; Amy Denio: sax alto, voce, Jessica Lurie: sax alto e tenore, voce, Tina Richerson: sax tenore, voce, Tobi Stone: sax baritono, voce, Faith Stankevich: batteira (ha recentemente sostituito la percussionista Elizabeth Pupo-Walker)
Sono bravissime. E hanno pure una predilezione per l'Italia (solo negli ultimi tre anni ho visto qui quattro loro concerti, uno più bello dell'altro). Tra fine ottobre e i primi di novembre dovrebbero essere di nuovo in Europa, se passano dalle parti di casa vostra vale sicuramente la pena che le andiate a vedere (ma non è necessario che vi fidiate di me, in rete ci sono prove inoppugnabili della cosa, continuate a leggere).

Link
QUI trovate la storia di Billy Tipton ben raccontata da Rosanna Fiocchetto. Nella parte finale dell'articolo l'autrice accenna brevemente a molti altri casi storici di donne che hanno assunto identità maschili (soprattutto in ambiti religiosi e militari, ma non solo). Molto molto interessante.

QUI una timeline fotografica della vita di Tipton. È tratta dal sito della studiosa Diane Middlebrook che a Billy Tipton ha dedicato una biografia. Nel sito anche file audio con la voce e la musica di Tipton.
La biografia di Tipton è inedita in italia, della Middlebrook l'editrice Le Lettere ha pubblicato la biografia della poetessa Anne Sexton.

QUI la storia di come la scoperta del Billy Tipton Memorial Saxophone Quartet prima, della storia della vita di Billy Tipton poi, e quindi la lettura del libro di Jackie Kay abbia aiutato una tipa, Giulia, nel suo percorso per diventare Eugenio.

QUI la pagina MySpace delle Tiptons. Dove è possibile ascoltare (e scaricare!) quattro loro brani. Ascoltate almeno "12 Days", per favore.
Ah, le Tiptons sono così ganze che hanno dedicato una canzone a una delle città invisibili di Italo Calvino, Zemrude, anche questa la trovate in linea.

QUI il sito delle Tiptons.
QUI la pagina MySpace di Amy Denio.
QUI il sito di Amy Denio.
QUI la pagina MySpace di Jessica Lurie.
QUI il sito di Jessica Lurie.
QUI la pagina MySpace di Tobi Stone.