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mercoledì 20 ottobre 2010

amare le città, amare le parole

All'inzio sembra che il protagonista (nonché narratore) della canzone abbia una perversione sessuale di tipo geografico (con particolare predilezione per le città sarde) poi sembra che sia piuttosto una perversione su base lingustica. Poi però quando tira fuori la planimetria si capisce che la perversione è proprio geografica con selezione a monte di tipo linguistico.



Si tratta della versione demo della canzone "Plafone" di Elio e le storie tese, cantata qui da Rocco Tanica poi, sul disco, dopo una lunghissima intro strumentale (chiaro omaggio alle sonorità prog della Premiata Forneria Marconi) verrà cantata da Antonella Ruggero con un testo tutto diverso (lì si parla di cantare sotto la doccia, andando a prendere note altissime, e dei danni che può fare ai condomini il proprio impianto idraulico casalingo se trascurato).

Che io un po' il maniaco della canzone lo capisco, che anche a me piacciono molto le parole sdrucciole (non quanto a lui, sia chiaro), forse perché hanno un bel ritmo, forse perché in italiano suonano al contempo esotiche e normalissime.

In ogni caso io penso che chi ha tirato giù il testo per il video qui sopra abbia sbagliato il finale, l'ultima parola del testo non è l'Aquila ma l'Afiga (per altro che cosa può importare alla fidanzata del maniaco se lui apprezza o meno l'Aquila? Molto di più le gioverebbe che lui si eccitasse anche con la di lei intimità).

Infine, come bonus, la versione ufficiale del brano:


Elio e le storie tese (feat. Antonella Ruggiero) – Plafone
(da "Studentessi", 2008)


(ah, ma ci avete fatto mai caso che "sdrucciola" è una parola sdrucciola, "piana" è una parola piana, mentre "tronca" non è una parola tronca, a me non sembra giusto)