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giovedì 3 novembre 2011

l'incostanza delle parole

Quando ero ragazzo io, il linguaggio informatico cominciava a uscire dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori, a scuola avevo uno Spectrum Plus, il mio amico carlo - ben prima di me - aveva uno ZX81, Vic20 e Commodore64 spopolavano. E poi l'incontro col primo personal IBM appena entrato nel mondo del lavoro, per passare poco dopo al mio primo Mac (sempre al lavoro, che per averne uno in casa che sostituisse il mio Olivetti M24 ce ne sarebbe voluto di tempo).

Il quel periodo la parola "default" la si usava solo nella locuzione "di default" che voleva dire "automaticamente", "in automatico" e dall'ambito strettamente informatico a volte tracimava nel linguaggio di tutti i giorni "appena torno a casa, di default, mi tolgo le scarpe". Non era necessariamente una posa, era che molti di noi (e io anche meno di altri) erano proprio immersi in quel linguaggio lì, tanto che sentirsi dire
 da un amico, al cinema, "shifta di un posto" era una cosa normale e comprensibilissima.

Oggidì quando sentiamo nominare la parola "default" in automatico ci viene da pensare subito a qualcosa d'altro, anche a me. E io ho un po' nostalgia di quando "il default" non aveva ancora sostituito "di default". 

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Quando ero ragazzo, e anche bambino, un "intrigante" era, né più né meno, una "persona che cerca di ottenere vantaggi o favori con intrighi o raggiri", la Milady dei Tre Moschettieri era un'intrigante, per dire.

Oggidì non faccio pari a sentir parlare di cose e situazioni (e pure persone) che sono imtriganti, ma nel senso di "interessanti, affascinanti e attraenti". E io, tutte le volte che lo sento dire, penso a Milady e ai suoi loschi piani.

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Quando ero ragazzo io si diceva "squillo di lusso" e a nessuno sarebbe mai venuto in mente di tirare fuori ricche carte da cento mila lire per scoparsi qualcosa del genere: