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mercoledì 9 settembre 2015

rieccomi... per ora

Ci sono molte ragioni per cui questo blog è abbandonato a se stesso, alcune sono endemiche (la mia pigrizia, il fatto che il concepire qualcosa mi appaga quasi quanto l'averla fatta davvero, le mille robe da fare, la pigrizia), altre dovrebbero essere oggetto di analisi terapeutica (e, a volte, lo sono). Ma uno dei motivi principali del languire di quattrocentotré è che io scrivo per lavoro.

Ora, questo non è per dire che io scrivo solo se mi pagano (però, lo ammetto, questa cosa che mi pagano per scrivere è un buon aiuto contro la pigrizia) ma è per dire che quando non scrivo qui io non è che non scrivo niente. Scrivo (leggo, correggo e riscrivo) sempre, a volte anche più di quanto vorrei. Ed è quasi sempre a causa di Diabolik.

Andrea Pasini “Diabolik torna indietro” inchiostro su carta (particolare)
Da tanto tempo il maledetto criminale si ruba tanto del tempo che dedico alla scrittura e, alla fine, non me ne avanza poi molto per fare dell'altro. Certo, fossi meno pigro sarebbe un'altra storia, ma se fossi meno pigro voi stareste leggendo i rovelli di qualcun altro e ciao.

Ma visto che, periodicamente, capita che questo posto mi manchi e che la voglia di scriverci ancora si è riproposta anche in questo inizio d'anno, ho pensato una cosa. Ho pensato che, forse, se qui, quando capita, mi metto a parlare di quello che scrivo di là, per Diabolik, magari poi mi vengono da scrivere anche altre cose. E, pure se così non fosse, a me parlare del mio lavoro per Diabolik piace sempre e quindi già fare solo quello, qui su 403 potrebbe andar bene. Niente discorsi su i massimi sistemi, solo chiacchiere di bottega su aspetti piccini e concreti del mio scrivere fumetti.

Dai, ci provo.
Tra un paio di giorni il primo post, qui.

giovedì 10 luglio 2014

woh-oh-oh geno-o

Ho appena cominciato a vedere "Ashes to Ashes" sequel/spin off di quella bella cosa che è stata la serie inglese "Life on Mars".
Là era Manchester e gli anni '70 qua è Londra e gli anni '80... Visto che negli anni '80 io c'ero (saltuariamente anche a Londra) questa mi sta facendo un'impressione strana... in primo luogo d'imbarazzo (c'è più di un motivo per essere imbarazzati dagli anni '80) però qualche cosa da ricordare con piacere e affetto c'è, per esempio un po' di quella musica.

"Ashes to Ashes" è pieno zeppo di musica e, trattandosi di Londra, la musica non è solo nella colonna sonora ma è pure sui muri (fu una delle cose che più colpirono arrivato a Londra da ragazzino: il centro della città tappezzata dai manifesti dei 45 giri in uscita) e nella trama del telefilm. Questo secondo episodio, quello che ho visto stasera, in qualche modo ruota attorno a "We are all prostitutes"del Pop Group ma non si fa mancare nulla: da "Fade to grey" dei Visage a "(We don't need no) fascist groove thang" degli Heaven 17 epperò il leitmotiv della puntata è questa canzone qui:


I Dexys Midnight Runners (ma del gruppo originario era rimasto solo il leader Kevin Rowland) qui da noi avrebbero poi fatto il botto un paio di anni dopo con "Come On Eileen" ma "Geno" secondo me resta la loro meglio (e gran parte di quel loro primo album lo apprezzo molto ancora adesso).

---
Ah, per chiunque fosse ancora in ascolto: ben ritrovati...

sabato 2 novembre 2013

bù!

sono tornato
almeno per un po'
sempre solo per un po', dai, lo sappiamo)

e lunedì qui vi faccio un regalo che hanno fatto a me

per oggi basta così, che poi non digerite

[fonte]
ah, buon due novembre a tutti!

sabato 3 agosto 2013

il niente e il nulla

Egregio Signor Sjöstrand,
in risposta alla Sua gentile lettera del 5 marzo, Le dico qual è la mia opinione su "niente" e "nulla" (sperando che non sia smentita dai miei stessi testi).
"Niente" è soprattutto voce della lingua parlata, (almeno nell'Italia settentrionale). "Nulla" è voce più letteraria e colta, e come tale risponde alla nozione metafisica di «nulla», per esempio nella filosofia esistenzialistica («l'essere e il nulla») e anche in espressioni comunemente usate come «sprofondare nel nulla».
Quasi potrei dire che il significato delle etimologie si è andato scambiando: "niente" oggi significa "nullam rem", è la negazione di qualcosa, ha cioè una connotazione concreta; mentre "nulla" oggi significa "nihil ente", è la negazione di ciò che è, ha una connotazione astratta, filosofica.

Italo Calvino, lettera dell'1/4/1965
Da qualche tempo, prima di dormire, leggo un paio di pagine del Meridiano dedicato alle lettere di Italo Calvino. Quelle parole di quell'uomo così garbato, così acuto, ma soprattutto così garbato, mi distendono. Ed essendo un tomo di oltre 1500 pagine, mi rassicura e conforta l'idea che mi terrà compagnia ancora a lungo.

La citazione qui sopra viene da pagina 860 ed è l'incipit di una lettera a un traduttore svedese. Calvino pativa parecchio a vedersi tradotto (non tanto in svedese, lingua che non conosceva, quanto nelle lingue che un po' padroneggiava) ed era quindi sempre molto disponibile nel confronti dei suoi traduttori. Era lui a incoraggiarli a fargli domande, le più numerose e dettagliate possibili.

Come ho letto questo passo, mi è parso l'ideale da pubblicare in un blog che di niente e di nulla sta facendo una scorpacciata.

In attesa che 403 torni più bello e più superbo che pria, vi auguro un buon agosto.

venerdì 17 maggio 2013

1.000 e non più 1.000

È sempre successo: a dei momenti di relativa attività questo blog alterna periodi (anche lunghi) in cui non scrivo, non aggiorno, alle volte neanche ci penso a 403.

Ecco, adesso è uno di questi momenti e, curiosamente, cade in corrispondenza di un traguardo tondo tondo dato che questo che state leggendo è il millesimo post di errore 403.

(ehm... mi faccio i complimenti da me? mah...)

Io avrei pure lasciato passare la nottata così, senza star lì a cinquantarla più di tanto, ricominciando a pubblicare col millesimo post e via! Ma visto che al mio più antico lettore fanno tristezza i blog non aggiornati e non formalmente chiusi, volentieri gli vengo incontro chiudendo 403 fino a data da destinarsi.
D'altronde, da queste parti, è un periodo in cui ogni minima energia scrittoria vuole proprio essere dedicato al lavoro.

Arrivederci!

Quando tornerò vi parlerò sicuramente di Lewis Carroll (Ipofrigio mi ha fatto un regalo per 403 con cui, quando sarà, conto di riprendere le trasmissioni), magari parlerò di geografia (ho da più di un anno un post in sospeso su questo libro e da mesi e mesi, un paio di pagine alla volta, sto leggendo quest'altro, splendido, libro di Judith Schalansky, magari mi viene la voglia di dirvene), sicuramente parlerò di fumetti (quello, di riffa o di raffa, per forza).

Ma, nel frattempo, tacerò.
(almeno qui, di persona mi resta sempre un po' difficile)

lunedì 28 gennaio 2013

ti denunzio 2

Ecco, è bastato nominare fabrizio corona e gli accessi di 'sto blogghino si sono impennati (soprattutto attraverso Liquida.it). Certo, la scarsità di commenti resta sempre il punto debole di 'sto posto, ma forse dovrei comunque prendere in considerazione la possibilità di dare una svolta decisamente gossip a 403...

Infervorato (?!) da questa botta di vita, ne ho approfittato per aggiungere i bottoni social (così potrete condividere le mie perle di saggezza sulla vostra rete di contatti sociali con un solo clic) e quel widget che alla fine del post te ne suggerisce altri attinenti.
I bottoni, almeno con facebook, funzionano. I post che vengono suggeriti invece non centrano una sverza col post a cui si giustappongono, ma immagino che LinkWithin abbia bisogno di tempo per leggersi e studiarsi ben bene 403 che, anche se aggiorno poco, tra il lusco e il brusco, saremo presto al millesimo post da queste parti qui.

Già che ci sono, ne approfitto per dire che il titolo del post di stamani è tratto da questo brano musicale qui sotto.
A suo modo un classico.


... e con il ricavato della denunzia io mi faccio le vacanze.

martedì 29 maggio 2012

la prima volta

È successo che una mia breve serie di post su Diabolik e il mondo che lo circonda, scritti in origine per 403 (e poi serializzati nella pagina facebook del medesimo) ha visto la via della carta a stampa all'interno di questo ricco e bel volume edito dal Comicon di Napoli.


È la prima volta che qualcosa scritto qui è poi andato da qualche altra parte.
Il prossimo tragurado sarà farmi pagare per qualcosa scritto per 403, aggratis.

A proposito di questo blog, ho aggiunto una voce nella colonnina qui a destra, si tratta dei link a due mei tumblr: l'off topic di cui già dissi e favorisca documenta. Un tumblr che non conto di aggiornare spesso e che nasce da una mia ossessione per i documenti cartacei.

mercoledì 28 marzo 2012

avevo un blog...

Tra il 2006 e il 2009 ho tenuto su splinder un blog d'argomento fumettistico. Non mi ci sono mai messo con la debita costanza. In tutto sono stati una sessantina di post, scomparsi nel nulla con la sparizione della vecchia piattaforma.

Ora quei post li ho importati qui su 403, e li ho taggati con questa etichetta: and.splinder.com, che poi era l'url del vecchio blog.

sabato 11 febbraio 2012

directory listing denied

C'è stato un perido in cui io ero pagato (anche) per bighellonare in rete alla ricerca di cose eccentriche, sorprendenti o interessanti. Roba da non credere.

Per dirla con uno degli ultimi neologismi raccolti da wordspy: ero un cyberflaneur, ma pagato per esserlo.
In realtà ero uno dei redattori della rivista Macworld Italia, assieme a marco aka ipofrigio (già mio compagno delle medie) e a enrico, direttore della testata (e già mio vecchio socio di sceneggiature) che mi aveva voluto lì con loro quando avevo deciso di prendermi una (lunga) pausa dallo scrivere fumetti.

Non ricordo come nacque l'idea di una rubrica, in chiusura di giornale, che si occupasse di quanto più strambo ci venisse in mente. Ricordo però che titolo e sottotitolo li inventò enrico: "Terminal – il miglioramento prima della fine".
Ai testi c'ero quasi sempre io (ma col saltuario contributo degli altri due) e all'impaginazione il nostro grafico mauro (anche lui un mio ex compagno di scuola, giusto per dire quanto mi sentivo a casa in quel posto lì).
La rubrica era comunque sempre firmata da un eteronimo: Massimo Bizarro.

È durata qualche anno (e, verso la fine, ha avuto anche una versione estesa sulla testata cugina PC World Italia, lì s'intitolava "Reset" e me la impaginavo da solo, ma era più bravo mauro, va detto).

Si parlava delle cose più oscure o anche solo curiose che avessero a che fare con la tecnologia e/o con la rete (questo post, per dire, è stato ripreso da una puntata di Terminal) e io mi divertivo un sacco. E ve l'ho detto che mi pagavano pure?

Poi spesso le cose belle finiscono, e per Macworld non c'è stato nemmeno il miglioramento prima della fine, anzi. Noi ce ne siamo andati e dopo qualche tempo smise pure di esistere la testata.

Uscito ormai da qualche mese dalla redazione ho aperto questo questa cosa, sì, insomma, ho aperto 403 (che all'inzio mi faceva impressione avere un blog e lo chiamavo 'sta cosa) l'ho aperto soprattutto per avere una ragione per continuare a navigare alla ricerca di cose eccentriche, sorprendenti o interessanti e per avere un posto dove riporle una volta trovate (poi, col tempo, 403 è diventato anche altro, soprattutto altro).


Con queste premesse, quando ho dovuto decidere il nome del blog, ho pensato alle mie scorribande nell'internet, alla ricerca di bit da dare in pasto a Terminal e allora l'ho chiamato "errore 403".
Che io all'epoca (e anche molto prima di Terminal) di errori 403 ne ho beccati tanti, da navigatore. Specie nei primi anni del web, quando i siti che trovavi in giro erano molto più spartani di adesso. Modificando a mano le url delle pagine in cui finivi, capitava spesso di trovare directory senza il file "index.html" che ti permettevano di vedere tutto l'albero dei loro contenuti, con cartelle e sotto cartelle e, magari, di accedere pure a file che il webmanager neanche pensava che fossero in linea.
Quando dall'altra parte trovavi un tecnico un po' più scafato, capitava che il suo server ti rifilasse un errore 403 ogni qual volta cercavi di ficcare il naso dove lui non voleva.

Lo so, quello che ho appena scritto, ancorché esrpresso a spanne, è un po' tanto tecnico, ma in soldoni vuol dire che all'origine del nome di questo posto c'è un messaggio d'errore ("accesso negato" o "indice della directory negato" o "privilegi non sufficienti") che a me ricorda i bei tempi in cui giravo la rete ficcando il naso un po' ovunque, anche dove non mi era permesso farlo.

In più di cinque anni di vita di questo blog non credo di aver mai raccontato il perché si chiama così. L'ho recentemente fatto in una mail al mio consulente (vedi il post precedente) e così ho pensato che anche i miei 25 lettori era giusto sapessero.

[fonte]
Certo, in 'sto modo ho tolto il fascino del mistero attorno al nome di 'sta cosa.
Pace.

sabato 17 dicembre 2011

prove tecniche di template

Forse ho trovato un abitino per quattrozerotré abbastanza elegante da non farmi rimpiangere il template fai-da-te che avevo arrangiato su splinder. Si chiama Extreme Georgia e io mi sono limitato a cambiare i colori dei link e dei titoli (l'arancione io non lo porto, che mi sbatte un po', preferisco il blu).

La prossima novità (ma chissà quando) dovrebbe essere il trasloco degli archivi. Per il momento, però, mi pare che la vera novità sia che tutta la roba flash (divshare, youtube, vimeo...) qui non sia più visibile. Magari è una sorta di maldestro benvenuto di blogspot per non farmi sentire troppo la mancanza di splinder e dei suoi disservizi.

Speriamo passi.

lunedì 24 gennaio 2011

closing time – almeno un mese lontano da qui

Capita che ho troppo lavoro da fare (e per certi versi meno male!) ho bisogno di avere la testa sgombra il più possibile e avere aperta 'stacosa di 403 non m'aiuta.
Finisce che da una parte mi distraggo e dall'altra, tanto, le cose più interessanti che penso per questo blog mi restano sulla punta della lingua, che non ho tempo di fare le ricerche che dovrei o di mettere giù i pezzi come dio comanda.



[foto di Bryan Thomas]


Quindi per ora chiudo. Mi prendo un mese di aspettativa dalla blogosfera e poi vedremo. Ci si rilegge qui, al più tardi, sabato 26 febbraio 2011 (se non volete segnarvi la data sul calendario feedatemi che è più comodo) e così vi dirò come staranno andando le cose, se ripiglio, se non ripiglio, se mi ripiglio, se a casa stanno tutti bene, cose così.
Non ho ancora capito se, nel frattempo mi andrà di postare almeno la mia selezione settimanale di postsecret, lo capirò strada facendo.

I commenti ogni tanto li controllerò ma non certo su base quotidiana, se dovete dirmi qualcosa evitate accuratamente i PVT e piuttosto sentitevi liberi di usare la posta elettronica (per i più distratti: l'indirizzo è qui nella colonnina di sinistra, in alto).

Vi avverto che tra un paio di giorni poi conto di fare una cosa: ribalto il blog.

Visto che non aggiornerò, invece che tenere questa dinamica impaginazione con i post dal più recente al più vecchio, metterò una più museale sequenza che parta dal primo post del settembre del 2006 e vada avanti. Prendetelo come un invito a ravanare un po' nei vecchi post di quattrozerotre (sempre che non abbiate di meglio da fare cosa che, di tutto cuore, vi auguro). I miei post degli inizi non sono tutti imperdibili (ancor meno di quanto non lo siano i post degli ultimi giorni), ma ogni tanto qualcosa di buono c'è stato.

Be', qui per un po' si chiude voi, se potete, statemi bene.
Io, anche se non sempre è facile, ci proverò.


Semisonic – Closing Time ("Feeling Strangely Fine", 1998)



Closing time - one last call for alcohol, so finish your whiskey or beer.
Closing time - you don't have to go home but you can't stay here.




(che, in realtà, qui ci potete stare tutto il tempo che vi pare, semplicemente non vi verranno serviti nuovi post fino a data da stabilirsi)

domenica 21 novembre 2010

il ritorno di catia gazzotti

403 esiste da poco più di quattro anni, se dovessi dire quale degli oltre 500 post da allora pubblicati è il mio "long seller" direi che, di sicuro, è uno del dicembre 2006 intitolato "Catia Gazzotti, Patrizia Barnaba e Renata Gastaldo".

Dalla pubblicazione ogni mese, piovesse o facesse bello, c'è qualcuno che è finito qui con uno dei nomi del titolo come chiave di ricerca. È l'unico mio post che, a distanza di anni, viene ancora commentato (e, di sicuro, è anche il mio post che abbia ricevuto più commenti in assoluto).



È anche l'unico che abbia (sia pure velatamente) ricevuto nientepopòdimeno che una minaccia di querela (in realtà non proprio il post bensì un paio di commenti, per altro recenti, apparsi sotto lo stesso... poi è tutto finito bene, ci siamo chiariti, evviva).

Ecco, da almeno un paio d'anni quel post era mutilo dei brani musicali che lo concludevano (ché andò alle cozze lifelogger, il server che li ospitava) e la mia proverbiale pigrizia mi ha impedito, fino a oggi, di ricaricarli.

Ora sono ricaricati.

Il post è QUI.

venerdì 24 settembre 2010

editor severo fin nel subconscio...

Arrivo in redazione con un'idea per un post. Una cosa veloce che oggi qui c'è da lavorare parecchio. Lo butto giù in fretta, viene comunque lunghetto. La resa non è quella che avrei sperato, ma oggi qui c'è da lavorare parecchio e i miei cinque lettori se lo faranno andar bene com'è, che almeno l'idea è buona. Ho un po' di finestre aperte (per i link da mettere nel post e per verificare quei due o tre dati che cito). Il post è concluso. Prima di dargli una letta rapida e pubblicarlo chiudo qualcuna delle finestre che ho in giro.

Chiudo anche quella del post. Che, ovviamente, non è salvato.
È escluso che mi rimetta a scriverlo, almeno per oggi.

Il fatto è che il mio lavoro di oggi in redazione consiste, soprattutto, nel leggere e correggere una sceneggiatura che ha scritto un'altra persona, che necessita un discreto lavoro di editing, che mica si può pubblicare una storia così, un po' tirata via. E ho pensato che forse (ma l'ho pensato così, solo per consolarmi che avevo chiuso una finestra con un post finito, mi sa) forse io quella finestra l'ho chiusa perché sapevo che quel post poteva essere scritto meglio e invece oggi non avevo il tempo per farlo meglio, e mentre il bloggher che è in me voleva postare lo stesso – che al blog più gli dai da mangiare e meglio sta – l'editor che è in me ha approfittato di una distrazione del bloggher e gli ha chiuso la finestra. Che mica si può pubblicare una storia così, un po' tirata via.

Poi ho pensato che la verità vera è che forse sono un po' rincoglionito.

mercoledì 22 settembre 2010

oggi - 1

Oggi, in ordine cronologico, ho: messo in piedi un piano per rubare una parure di brillanti che è fallito all'ultimo momento, organizzato una rete di ricatti, ucciso non so neppure io quanti tizi, fatto arrestare una delle coppie criminali più famose della storia, organizzato due fughe spettacolari, fregato per l'ennesima volta un celeberirmo ispettore di polizia e, infine, ho fatto inaugurare un piccolo museo da un gran fanfarone.

Avrei pure un sacco di cose da raccontare a questo blog (di gemelli tedeschi, di formiche, di lourdes, di campionamenti muscali, di parole che non esistono) ma oggi, se sto ancora davanti al mac a scrivere, mi sa che vomito (e a quel punto la tastiera non funziona più e quindi niente blog comunque, bleah)

(e mi figuro che domani non andrà meglio di oggi)

mercoledì 15 settembre 2010

sei libri con le figure (anzi sette)

C'è questa bambina in ospedale da un po'. Ha sei anni e ancora non sta male. Presto lo starà.
Credetemi, voi questa cosa non volete sentirla raccontare e, anche se fosse, io questa cosa non voglio raccontarvela. E infatti non ve la racconto. Se è per questo in questi giorni non vi racconto molto altro, ossia è proprio per questo che da un po' di giorni non vi racconto molto altro, non ci ho la testa. Ché la mia testa è in ospedale (e spesso sta là anche tutto il resto).

Comperare libri mi fa bene, credo c'entri qualcosa con le endorfine, la dopamina, non so di preciso, bisognerebbe chiedere a un'endocrinologo appassionato di librerie. Comunque sabato ho passato il pomeriggio a comperar libri per questa bambina (e l'ho fatto più per me che per lei).
A milano abbiamo un'ottima libreria per ragazzi in via tadino, ma io non volevo andare in un posto pieno di cose belle, sceglierne un po' e tornarmene a casa. L'effetto sarebbe durato meno. Allora sono andato in centro con questa idea: battere un po' di librerie grosse e generaliste a caccia di libri per bambini che so già che mi piacciono. Meno la gioia della scoperta e più la gioia della caccia, quindi.

Mi sono passato al setaccio il reparto ragazzi di quattro grosse librerie, ci ho speso un bel pezzo del pomeriggio, e alla fine ho comperato due libri bellini, due libri selvatici e due libri da maltrattare. Un libro invece non l'ho comperato, ma solo perché era rovinato.

I due libri bellini sono:

Fabian Negrin – Favole al telefonino (Orecchio Acerbo) ve ne ho già parlato qui.
Questo l'ho preso perché mi pare un libro che possa germogliare nella fantasia di chi lo legge, fornendo i semi delle storie, delle figure per quelle storie, e lasciando al lettore (piccolo e grande) d'immaginarsi dettagli e sviluppi.




Bruno Munari – Nella nebbia di Milano (Corraini)
Io a parlare bene di Munari oggi non ci riesco, è come parlar bene degli spaghetti, è come parlar bene delle vacanze, io oggi proprio non sono così brillante. Tra le tante cose che è stato Munari (pittore, designer, bella persona, grafico editoriale, insegnante...) è stato anche un autore di libri, molti per ragazzi. Molti splendidi.
"Nella nebbia di Milano" è quello a cui sono più affezionato, non pretendo che sia il più bello (per quello c'è solo l'imbarazzo della scelta) ma io ci sono affezionato.
È un libro che comincia e finisce nella nebbia, il tutto grazie alle pagine stampate su carta da lucido che ti fanno avanzare, velo dopo velo, in mezzo alla foschia di milano per poi arrivare a un cuore coloratissimo e pieno di buchi (per guardare da una pagina all'altra) e di fantasia.
Lo so, dico cose confuse, ma io parlare di Munari oggi non son capace, ve l'ho detto (e l'illustrazione qui sotto nemmeno la prendo dal libro, ma da una mostra dedicata al libro).




Poi ho pensato che vanno bene i libri bellini, che ti metti lì e li ammiri, che ti lasci rapire. Ma se sei una bambina di sei anni all'ospedale, magari a volte puoi avere voglia di strappazzarlo un libro, di prenderlo a matitate, di avere un rapporto un po' più muscolare con lui. E allora le ho preso:

Taro Gomi – (Ancora) scarabocchi tutti diversi (Corraini)
Seconda raccolta monstre di pagine (360 e passa) in grande formato da disegnare, completare, scarabocchiare, colorare (la prima è in ristampa). Il libro suggerisce una traccia (minimale, sempre discreta) e al "lettore" è dato il compito di farselo lui il libro... insomma se il libro di Negrin ti fa lavorare dentro, con quelli di Gomi tocca anche metterci l'olio di gomito.
Era da qualche anno che aspettavo l'occasione per regalarlo a qualcuno.




Hervé Tullet – Pasticci e colori (Rizzoli) quelli della Rizzoli devono aver capito che l'internet è una moda che non dura, visto che il loro catalogo online – le poche volte che lo consulto – non perde occasione per deludermi (di questo libro trovate un'immagine della copertina a una risoluzione che fa vomitare, una scheda con tre dati in croce di cui uno – il numero di pagine – è clamorosamente sbagliato e nessuna descrizione).
Ve lo descrivo io: è come il libro precedente ma molto più fighetto, formato più largo e poche pagine (ma a colori e molto più disegnate). Insomma se sfogliando il libro di Gomi è chiaro che si sta sfogliando un libro di tracce, sfogliando questo libro si protrebbe anche pensare di essere già a posto così. Alla fine qui il lettore collabora con l'autore e quello che viene fuori è un'opera a quattro mani (mentre in scarabocchi tutti diversi Taro Gomi alla fine sparisce lasciando tutta la scena al "lettore").




Infine, trattandosi di una bambina un po' selvaggia ho pensato che potesse farle piacere leggere di altre creature selvaggie (la frase che precede è vera, ma è anche una cazzata messa lì tanto per introdurre gli ultimi due libri che ho preso, perché questi due libri quì, anche a un bambino tutto a modino io penso piacerebbero lo stesso):

Maurice Sendak – Nel paese dei mostri selvaggi (Babalibri)
Io sono sicuro che Spari saprebbe dirvi molto meglio di me che figata sia questo picture book. Spero anche che molti di voi sappiano già che figata sia questo picture book. Gli altri che non lo sanno potrebbero procurarselo e scoprirlo da soli che figata sia questo picture book (che arrivato a questo punto del post sono un po' stanco, e per essere uno che in questi giorni non ha voglia di scrivere qui, mi pare di aver scritto già un frego).
Nel paese dei mostri selvaggi è l'avventura che ogni bambino vorrebbe vivere, io di sicuro l'avrei voluto, se non lo conoscete fatevi un favore e scopritelo da soli che figata sia (se siete sulle spese e non vi spaventa leggere il testo in inglese – che di testo ce n'è poco poco qui – bookdepository ve lo manda a casa per 5 euro e 75).




Pablo Prestifilippo  – Manuale dei calzini selvaggi (Orecchio Acerbo) ve ne ho già parlato al termine di questo post qui.
Nel mio personale manuale di zoologia fantastica i calzini selvaggi hanno un posto d'onore, sono una delle invenzioni più belle in cui mi sono imbattuto negli ultimi diecianni.




Il libro che non ho preso (ché l'unica copia che ho incontrato era troppo rovinatella) e questo:

Peter Newell – Il libro sbilenco (Orecchio Acerbo) pubblicai il book-trailer qui.
Un libro che è un incubo per i librai, ché ha una forma diversa da tutti gli altri, fatta apposta per non stare bella composta negli scaffali. Un libro che con la semplice trasformazione da rettangolo a parallelogramma riesce a fondere forma e contenuto in una storia che in discesa è un aeroplano!



Di visite in ospedale ce ne saranno ancora e ancora. Se qualcuno di voi ha voglia di suggerirmi un suo libro del cuore tra quei libri con le figure mi farà piacere (ah, Ma tu lo sai cos'è un vombato? gliel'ho già regalato in altra, ben più lieta, occasione).

venerdì 10 settembre 2010

ciao!

Non lo so. Nei prossimi giorni facile che non posto nulla. Vedremo. Ci sono questioni lavorative e personali che premono e la testa per i post mi sa che proprio non la trovo (con tutto che di storie da raccontare ce ne sono sempre e io sono pure in arretrato).

In ogni caso sono qui. Non vado via. Leggo la posta e leggo i commenti (e rispondo pure). Non perdiamoci di vista.


Quartetto Cetra – Ciao Mama

lunedì 16 agosto 2010

mmm...

Ho ricominciato a lavorare a una sceneggiatura che devo consegnare tra poco. Finché non fai nulla non haI davvero la percezione di quanto ti manca ancora da fare, ma quando cominci a lavorare è come se - da un momento all'altro - la meta (ossia quelle 120 tavole fatte e finite) ti si allontani di colpo.

Tutto questo per dire che da ieri ho ripreso a lavorare e quindi da queste parti posterò un po' meno. Tempo fa me l'ero cavata con le repliche di qualche post di OT (il mio blog di servizio) a cui ero particolarmente affezionato. Questa volta mi gira meno bene ché anche OT è da tempo trascurato. Per oggi riciclo (rimaneggiandolo un po') un articolo scritto tempo fa per un mensile per ragazzi. Poi vedremo. Si naviga a vista.


venerdì 13 agosto 2010

ah... - 2

Piccola comunicazione di servizio per i mie tre (due?) lettori. Per ferragosto sto preparando qualcosa di speciale che solo chi mi leggerà quel giorno lì avrai il bene di ammirare. Il 14 sarà troppo presto, dalla mezzanotte del 15 troppo tardi. Siete avvisati.

venerdì 6 agosto 2010

chi c'è, c'è...




Questo blog, almeno per ora, non va in vacanza.
Nei prossimi giorni quindi parleremo di:

Scienziate ammirevoli
Catene di eventi improbabili
T-shirts
Un delitto perfetto
Favole corte e favole molto corte
La Madonna di Lourdes
Fatti veri da cui tirar fuori thriller di successo
e, naturalmente, di Felice Andreasi (e di molto altro ancora).

Il tutto non necessariamente in quest'ordine e inframezzato da buona musica (magari buona mica sempre sempre, di sicuro insolita)...



(bonus: vacanze sull'isola dei gabbiani, la sigla)

giovedì 10 dicembre 2009

ultime dal carcere

Io tutte le settimane vado in una prigione a fare una specie di fumetto/fotoromanzo assieme a due detenuti: un detenuto e una detenuta.

L'altro giorno al femminile c'è stata un'ispezione a sorpresa anti-droga, la detenuta era tutta contenta.

È che lei ama molto gli animali e uno dei cani dell'unità cinofila è stato un po' con lei a farsi fare le coccole. In galera per chi ama gli animali non è facile, che mica ti fanno tenere chessò un gatto. Un cane poi neanche a pensarci, com'è che faresti a portarlo fuori a fare pipì che tu puoi uscire solo se c'è con te un agente? (e lì le guardie, poracce, sono sotto organico, che a volte non ce n'è neanche per portare i detenuti dal dottore, figuriamoci pisciare il cane).

Lei una volta ha allevato in cella una cucciolata di lumachine (ed erano tante, eh) ma poi le ha liberate.

Il mio detenuto, invece, è stato intervistato da canale 5, per matrix.

È andata in onda un paio di giorni fa. Lui non era neanche tanto dispiaciuto però mi ha detto che quello che ha detto lui, quelli lo hanno tagliato e montato in modo da fargli dire un po' quello che volevano loro (tipo che lui dalla galera non vuole uscire).
Ridendo ha commentato che non è giusto, che così poi rischia che sui giornalisti finirà col dire quello che dice sempre Berlusconi.




Intanto stiamo ingegnandoci per capire se e come i miei due detenuti possono scrivere su 'sto blog, vi tengo informati.


senza passare dal via (10)