«Ciò ch'è breve, se breve, è due volte breve»
Julio Cejador y Frauca
da Catalogo e alanisi dei diversi libri di Loomis
in Cronache di Bustos Domecq
di J.L. Borges e A. Bioy Casares
Da tempo voglio fare un post in cui parlo di narrativa breve, molto breve. Rimandavo perché non ho sottomano i miei libri. Scrivere un post sulla brevità senza poter prima neanche riprendere in mano le lezioni americane di Italo Calvino non mi pareva cosa.
(Io e i miei libri ci siamo presi un periodo di separazione, è andata meglio a me: io vivo a casa mia e loro nel box sotto casa, però sento la loro mancanza. Per fortuna, mi hanno detto che presto ritorneranno da me e riprenderemo la nostra convivenza).
Qualche tempo fa leggo un'interessante raccolta di racconti a fumetti di Kevin Huezenga (ne riparleremo) dove uno dei racconti è esplicitamente ispirato a una favola italiana raccolta da Calvino e poi citata in lezioni americane come esempio di essenzialità narrativa. Mi chiedo se sia un invito del destino a parlare qui di narrativa breve, ma resitsto.
Poi il 10 ottobre passo sul blog fantasticiquattro (che adesso si potrebbe chiamare "fanstasticiquarantasette", visto che è un blog morto che - di quando in quando - parla ancora) e trovo un post sui racconti fatti di sei parole. Questo è chiaramente un invito a parlare di narrativa breve, ma resisto.
Mercoledì scorso scopro che, per il numero di novembre, la rivista Wired ha chiesto ad alcuni autori di scrivere racconti di fantascienza di sei parole (tra gli altri Gibson, Sterling ma anche Alan Moore e Stan Lee). A questo terzo invito non resisto. Questo mio post non sarà un gran che, sarà quello che la wiki chiama uno stub, un abbozzo, però intanto lo scrivo. Sempre di più il motto di questo blog deve essere: "il meglio è nemico del bene".
Si potrebbe partire da qui: un racconto di Ernest Hemingway della lunghezza di sei parole:
For sale: Baby shoes, never worn.
Vendesi: scarpe di bambino, mai usate.
Dammi sei parole
I racconti in sei parole sono una sorta di standard della narrativa anglosassone su cui si sono misurati in tanti. Il capostipite parrebbe proprio essere il drammatico racconto di Hemingway. Narra la leggenda che rispondendo in un bar a un suo ammiratore che si lamentava dell'eccessiva lunghezza dei suoi racconti, Ernest smise di sorseggiare la sua birra, ci pensò su un attimo e rispose col succitato racconto (ne esiste una lezione leggermente diversa "For sale: Baby shoes, never used" ma è molto meno accreditata).
La blogosfera è letteralmente infestata da post sui racconti di sei parole che, di solito, producono catene di commenti in cui i lettori propongono uno o più loro micro-racconti. Un tentativo di censirli è impossibile. Comunque qui, qui, qui, qui e qui ne trovate un po'.
Il sunnominato post dei fantasticiquattro ha lanciato il "craze" anche qui da noi, trovate raccolte di racconti di sei parole, in italiano anche qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui.
Six Word Story è anche il nome di uno dei gruppi di Flickr, il sito di social networking in cui si condividono le proprie foto (e in cui molte delle cose interessanti non sono le foto degli utenti, ogni tanto ne parlo qui). Gli utenti del gruppo applicano l'idea delle storie in sei parole per commentare le proprie foto in mostra. Il tutto lo trovate qui.
I racconti di sei parole questa settimana godono di particolare fortuna grazie a Wired che ha chiesto a una trentina abbondante di autori di scrivere un loro racconto di fantascienza in sei parole: qui li trovate raccolti tutti (con un bel po' di "bonus" che nella versione cartacea non ci sono entrati).
I miei tre preferiti:
Dinosaurs return. Want their oil back.
David Brin
Osama’s time machine: President Gore concerned.
Charles Stross
Computer, did we bring batteries? Computer?
Eileen Gunn
A proposito di fantascienza e di racconti brevi come non ricordare la doppia antologia di Urania: 44 microstorie di fantascienza e Microfantascienza: altre 44 storie. Direi che è qui che, ancora ragazzino, per la prima volta mi capitò di leggere della micronarrativa.
Se stiamo a sentire i suoni e non badiamo troppo alla grafia c'è chi ha fatto di meglio, raccontando storie non con sei parole ma con solo cinque sillabe. Mi riferisco al Piccolo sillabario illustrato di Georges Perec e al Piccolo sillabario illustrato della lingua itraliana di Italo Calvino.
Però è vero fino a un certo punto, perché le storie di questi sillabari, per capirle, bisogna che gli autori ce le illustrino ossia ce le spieghino con qualche altra parola in più.
Altrimenti questi racconti risultano un po' ermetici, tipo: "Bab. Ebbi Bob. U." oppure "Ma a me mimo mu".
Be'... per essere un post sulla brevità mi pare già fin troppo lungo (e ancora altro c'è da dire).
More soon...