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lunedì 24 settembre 2012

morti senza tomba

Siamo nei primi Ottocento e al marchese Busca gli viene di comperarsi un mummia, in egitto. Naturalmente si compera il set completo: mummia, parte di sotto del sarcofago, parte di sopra del sarcofago e il suo bravo papiro con sopra il libro dei morti. Il tutto (c'è scritto sul papiro) appartenuto allo scriba Pthames. Un'altra cosa che il merchese si era comprato era villa arconati a castellazzo di bollate, giusto qui fuori milano. Ci abitava con la famiglia e la mummia di Pthames se la teneva lì con loro.


Poi il marchese Busca era morto e tutto quanto (villa, mummia e sarcofago) era andato in eredità al figlio (marchese Busca pure lui, a quel punto).
Al nuovo marchese Busca, dopo un po', l'avere in casa la mummia dello scriba Pthames non parve una grande idea. Vabbe' che la casa era grande, ma dividerla con un morto imbalsamato, vecchio di secoli e secoli, al figlio del marchese Busca doveva fargli impressione. Decise quindi di regalare la mummia all'ospedale ciceri-agnesi fatebenesorelle che, in seguito, si unì all'ospedale maggiore di milano. Quelli dell'ospedale si tennero la mummia (con sarcofago e papiro) per qualche decennio. La usavano per farci cose, tipo studi anatomici o forse anche come ingrediente (perché le mummie grattugiate si usavano in farmacopea).
Poi, si sa, le mummie non sono molto di compagnia, e anche a quelli dell'ospedale la mummia dello scriba Pthames venne a noia. Anche loro volevano disfarsene.
Era un morto e, quindi, i pragmatici medici dell'ospedale maggiore pensarono di trattarlo da morto: spedendolo al cimitero (con sarcofago annesso? questo non lo so).

E adesso arriva l'eroe di questa storia: un anonimo impiegato comunale del camposanto, quello a cui arrivò in carico la mummia. Io me lo immagino con occhialini, regolamento alla mano e forte accento milanese: «la legge parla chiaro: i morti in entrata devono viaggiare con relativo certificato di morte, altrimenti nisba. Io d'irregolari, nel mio cimitero, non ne seppellisco! E morta lì!»

E per fortuna che a quelli dell'ospedale, davanti a tanta intransigenza burocratica, non venne in mente di redigerlo loro un certificato di morte per quel poveraccio di Pthames (che, morto, si vedeva benissimo che era morto e loro medici erano medici).
Pensa che ti ripensa decisero di affidare mummia e sarcofago alle civiche raccolte archeologiche e numismatiche di milano e tutto finì lì, dritto filato in un magazzino del comune (il papiro col libro dei morti, curiosamente, no... quello mi risulta essere attualmente nell'archivio del policlinico) finì lì senza che un qualche egittologo gli desse un'occhiata.


Poi, quando si pensò di tirar fuori la famosa mummia del marchese Busca (ossia dello scriba Pthames) e il suo bel sarcofago: il panico.
Sembrava che i pezzi si fossero persi per strada, agli occhi degli studiosi erano svaniti nel nulla. Nel magazzino di pezzi di sarcofagi ce n'erano probabilmente a uffa, ma delle due metà di quello di Pthames neanche l'ombra: tristezza.
Finché un egittologo capì l'arcano: il set mummia, pezzo di sotto del sarcofago e pezzo di sopra del sarcofago non si riusciva a mettere assieme semplicemente perché, per davvero, non era mai esistito. Quelli entrati in magazzino erano pezzi spaiati, perché il marchese Busca (padre, quello che si era comprato il tutto) si era fatto buggerare da qualche tombarolo egiziano che aveva preso il davanti di un sarcofaco (di cui non c'era il retro), il dietro di un sarcofago (di cui non aveva il davanti) e ci aveva schiaffato dentro una mummia anonima (senza sarcofago), tutta roba che neanche i secoli combaciavano, aggiungendo poi al patchwork il libro dei morti di un tal Pthames (alla fin fine, solo questo appartenuto per davvero allo scriba Pthames, chiunque egli fosse).

Per un po', quindi, i tre pezzi furono esposti separati al museo egizio di milano (quello di cui ho parlato nel post prima di questo). Separati perché non ci azzeccavano nulla gli uni cogli altri.
Da un po' di tempo però sono esposti vicini, con una bella spiega che dice il perché sono esposti vicini. Che poi, detta meglio (e senza gli errori che ci avrà messo la mia memoria) la spiega è proprio la storia che ho messo in questo post.

domenica 23 settembre 2012

il museo egizio di milano

A rosalia, la mia ospite, glielo avevo proposto anche un paio d'anni fa di vedere il museo egizio di milano. Me lei niente. Quella il museo egizio di milano non lo vuole vedere. Ormai me ne sono fatto una ragione. E così, approfittando degli ultimi giorni di musei aggratis, in agosto, ci sono andato per conto mio (trascinandoci un'altra amica) subito dopo che quella se n'era tornata nella sua terra.

[fonte]
Sapevo di esserci stato da ragazzo ma non ricordavo quasi nulla, con tutto che quello che c'è da ricordare non è poi così tanto. Stiamo parlando di uno stanzone, neanche troppo grosso, posto sotto il museo civico di arte antica del castello sforzesco.
"Il terzo museo egizio italiano, dopo torino e firenze" non oso immaginare il quarto quanto sia grande, forse è una scatola.

Il museo egizio di milano però è piccolo ma compiuto, la collezione abbastanza varia e i pezzi (alcuni davvero belli) sono ben spiegati.
Ci sono sculture, oggetti di uso quotidiano, vasi canopi, un po' di sarcofagi, un libro dei morti (a frammenti, ma ben illustrato) e ci sono pure due mummie. Una è la "mummia del marchese Busca".
C'è scritto così sulla targhetta: "mummia del marchese Busca" e tu ti chiedi com'è che il marchese Busca sia andato a mummificarsi in egitto, ma poi leggi la spiega e scopri che no, capisci che la mummia era di proprietà del marchese Busca e ci rimani un po' deluso. Però se continui a leggere la spiega non sei più così deluso, perché la storia della mummia del marchese Busca è comunque interessante e, visto che a me ha proprio appassionato, ve la racconto nel prossimo post, dal titolo: "morti senza tomba".

[fonte]
Il museo comunque a me è piaciuto (magari la prossima volta ci rirpovo a portarci rosalia).

sabato 22 settembre 2012

fine della vacanza (o quasi)

Rieccomi. Ho da finire di parlarvi delle mie vacanze. In vero, tutte le cose importanti, nella mia settimana agostana di turismo milanese, ve le ho già raccontate. Certo, qualche truciolo è rimasto fuori: la visita al duomo e a qualche altra chiesa, il salto per mangiare all'ultimo piano de La Rinascente e la successiva fuga spaventati dai panini a 11 euro cad. Le cartoline che ho scritto e che non ha ancora spedito (cinque settimane dopo?! Ohibò) domani le cerco, che neanche so dove bene le ho messe, e presto le spedisco. Promesso.

Non ho neanche scritto dei fuochi d'artificio a parco sempione la notte di ferragosto. Tra i più belli che abbia mai visto (ma io non sono così bravo da fare un post in cui colle parole riesco a farvi vedere i fuochi d'artificio, tocca accettarlo).

Però, dopo che la mia ospite è partita, sono andato a vedermi ancora un altro museo per conto mio (sindrome postagonistica? terapia a scalare? mah...).

Prossimamente ve ne parlo.

[fonte]
Lo so, chiamare “truciolo” la visita al duomo di milano è un po' da imbecilli, mi ero fatto prendere la mano, scusate.

sabato 1 settembre 2012

con leonardo e michelangelo

Questa cosa che i musei civici milanesi ad agosto erano aggratis ci ha permesso lo spreco e lo spreco, a volte, è una bella cosa. L'entrare in un museo per vedere solo un dinosauro o l'andare in un altro solo per vedere una statua ti lascia addoso una sensazione di lusso.
Lo abbiamo fatto con la pietà rondanini al castello sforzesco, di tutto il museo di arte antica abbiamo visto solo quella, che non c'era tempo e ci aspettavano al cenacolo vinciano. E così abbiamo visto la statua incompiuta di michelangelo e, subito dopo, il cenacolo di leonardo: lusso!

(per il cenacolo però abbiamo però dovuto pagare e prenotare con ampio anticipo)


La pietà rondanini è una cosa strana, perché c'è sia questa povera donna che sorregge il corpo del figlio che gli hanno appena ammazzato (insomma roba pesa) sia quel grande artista di michelangelo al lavoro. Che a scriverne lui, l'autore, la faceva quasi facile:

Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.

Ma a vedere questo pezzo di pietra con ancora addosso i dubbi e i ripensiamenti dello scultore sembra che l'operazione di togliere il marmo in eccesso non fosse poi questa gran passeggiata neanche per lui.


Sul cenacolo, sinceramente, mi sento di non avere molto da dire. A parte che per otto euro a testa di biglietto, per visite di 15 minuti, potrebbero tenere i cessi un po' più in grazia d'iddio (che però è una cosa un po' prosaica da dire su un simile capolavoro).

Forse posso dire che a me, che sono uno a cui certe cose gli vanno un po' spiegate, l'installazione di peter greenaway attorno al cenacolo, che ho visto qui a milano quattro anni fa, ha un po' cambiato la percezione di quest'opera.
Greenaway si è come messo lì a scrivere percorsi all'interno del dipinto leonardesco, usando la luce. Mi ci a ha portato a spasso, lì dentro.
Da allora ho visto il cenacolo, quello vero, un paio di volte ed è stato come tornare a visitare un posto (bello) in cui sei stato assieme a un amico che, intanto che eravate là, ti ha raccontato cosa ci trova lui in quel posto là. Insomma, ha cambiato (ampliato?) la mia percezione dell'opera. L'immaginario di greenaway si è confrontato col mio e ha vinto :)

Nel titolo di questo post sono stato tentato di mettere un qualche riferimento alle tartarughe ninja, poi però ho pensato che non potevo essere così pirla.

venerdì 31 agosto 2012

il museo della scienza e della tecnologia

Il museo della scienza e della tecnologia di milano, dice che è il più grande d'italia. Ok, però io, penso, che sia anche il meno interattivo d'europa.

Lewis carroll faceva chiedere ad alice che senso avesse un libro senza dialoghi e figure, la stessa cosa io la penso dei musei scientifici riguardo all'interattività e quello di milano ha tre cose in croce che il visitatore può tirare, pigiare, ascoltare e muovere e però quasi la metà è rotta (qui sotto un mio parziale reportage a rifguardo).


Per il resto il museo mi è parso caotico e mal disposto, polveroso e spesso noioso...

Posso salvare giusto l'hangar delle locomotive (in cui si moriva dal caldo, forse per restare in tema di vaporiere) e quello con le navi e gli aerei (dove invece c'era l'aria condizionata, forse per restare in tema di venti in quota e brezze marine) e li salvo soprattutto perché a me piacciono le cose GROSSE.

A proposito di cose grosse non ho capito perché non si poteva entrare a visitare il sommergibile enrico toti. Mah...


Comunque, il toti, vederlo girare, lentissimo, per le strade di milano quella notte d'agosto del 2005 è stata un'esperienza. E io c'era.

giovedì 30 agosto 2012

milano

Milano è più bella di come la si pensa. Ma è una bellezza discreta, che abbisogna che, un po', la si vada a cercare. Mentre roma, firenze, venezia son lì a gridare ai quattro venti la loro bellezza, milano è più discreta, necessita di un po' più di attenzione.

E poi necessita anche di molta buona volontà se la si vuole vedere in agosto, perché la città i turisti non li vuole, non sa cosa farsene. E fa poco o niente per accoglierli. Puoi vagare a piedi, nell'afa, per intere zone in cui non c'è neanche un bar aperto. E intendo in centro, perfino accanto a Sant'Ambrogio – per dire – non in qualche periferia desolata. Che, anzi, essendo ormai molti i bar delle periferie gestiti da inaffaticabili cinesi è più facile trovare il sedici agosto roba aperta là che nei pressi delle mete turistiche blasonate.

E oltre alle difficoltà che impone al turista milano ha, a monte, anche il problema di restare antipatica (al resto d'italia ma, spesso, anche a se stessa). Gli anni '80 che, con la loro ignorante superficialità, vedevamo in questa città la loro capitale “morale” non ci hanno fatto bene.
Gli anni '90 dopo la breve illusione che mani pulite potesse essere l'inizio di un nuovo, e migliore, corso ci hanno portato l'inizio di un'era più ignorante e superficiale di quella passata. Insomma, non stupisce che milano non goda di buona stampa.

È tutto vero, però milano resta bella, anche molto bella, bisogna solo prestarle l'attenzione necessaria.

[fonte]

e quindi uscimmo...

Nicaragua, siamo in una riserva naturale sulla costa pacifica, usciamo dalla pineta e arriviamo sulla spiaggia che è notte, tra poco vedremo le testuggini depore le loro uova lì, a dieci centimetri da noi. Gli alberi finiscono e all'improvviso si apre il cielo sopra di noi, io guardo quelle centinaia di stelle, così tante da togliere il fiato, e penso: "il planetario!"

I planetari moderni nascono nel 1923, il planetario ulrico hoepli di milano è del 1929, all'epoca era ancora una novità. La macchina, il cuore del planetario, è stata poi cambiata nel 1968 e da allora basta. Qualche tempo fa, per un po', si era parlato di ammodernarlo, ma i soldi non son saltati fuori e ora si è smesso di parlarne.
Io sono arrivato a milano nel 1969 che ero all'asilo, l'unica volta che sono stato al planetario è stato pochi anni dopo, all'elementari. Ci sono tornato questo agosto, su desiderio della mia ospite (grazie rosalia!)
Me lo ricordavo benissimo.
Mi ricordavo l'ombra della grande e complessa macchina di ingranaggi e lenti al centro della sala semisferica, mi ricordavo il profilo della città che orna tutto il perimetro della sala, mi ricordavo quella sensazione magica di quando la cupola in muratura sopra la tua testa scompare per lasciar posto al cielo stellato.
Pura emozione infantile. Anche oggi.

Nel corso della settimana di vacanza ci siamo pure ritornati (per dire quanto ci ha convinto) e, nonostante il fatto che con un titolo diverso ci abbiano propinato sostanzialmente la medesima "osservazione guidata del cielo" di un paio di giorni prima, la magia è rimasta la stessa.

Ci tornerò, presto.


Prima di andare al planetario abbiamo fatto un salto al museo di storia naturale (nei medesimi giardini di porta venezia). La mia ospite non è una fan della tassidermia, quindi non è che l'abbiamo visitato davvero (ché vedere le bestie impagliate a lei faceva tristeszza). Però, visto che i musei civici in agosto erano tutti gratis, siamo entrati per andare a vedere un altro dei ricordi della mia infanzia: il triceratopo. Non è un triceratopo vero e neanche uno scheletro di triceratorpo, ma una ricostruzione in scala uno a uno della bestia, così come doveva essere.

Se l'emozione del planetario era lì, intatta ad aspettarmi dopo quarant'anni, non posso dire altrettanto del triceratops horridus che abita accanto. Ovviamente lo ricordavo più grande, molto più grande, "adesso" ha le dimensioni di un elefante obeso, da piccolo mi sembrava grande come una casa.
Anche perché al tempo del suo arrivo stava in una sala tutta per sé, che lui occupava per intero (certo, una sala piccina, posso dire adesso) oggi invece coabita con altri colleghi dinosauri e lo scheletro del T-Rex, lì a due passi, fa sicuramente più effetto.

Ah, tornando ai planetari. Ho scoperto che l'italia è piena di planetari: ce ne sono a roma, a torino, a venezia, a modena, a firenze, a lecco, a ravenna, a cagliari e chissa quanti altri. Sarei curioso di sapere come sono, come funzionano e se hanno dentro tutta la magia che ha il nostro qui a milano.

mercoledì 29 agosto 2012

sant'ambrogio

La basica di sant'ambrogio è un altro di quei posti che farei miglior figura a non dire che in tutti questi anni l'avevo vista solo da fuori.
Ora che l'ho vista anche da dentro posso dirlo: bella, è bella però...

Però, vabbe' che tiene un altare tutto d'oro masssello e argento, ma delle due l'una: o ci metti attaccato il lastrone di vetro antiproiettile spesso così, oppure ci metti le transenne da concerto che non ti fanno avvicinare al palco a meno di cinque metri... altrimenti mettici una bella copia e ciao, che diamine!


Il post su sant'ambrogio m'è venuto un po' corto, lo so, ma oggi ho un po' di febbre.

the ikea experience

Un bravo tour operator non deve limitarsi a proporre mete scontate e buone per tutti. Quindi sì, l'accademia di brera, sì il museo del novecento, ma alla mia amica ospite ho proposto anche un giro all'ikea.

Lei vive in un posto in cui l'ikea non c'è e non ci aveva mai messo piede prima e io penso che farsi un giro, almeno una volta, all'ikea, aiuti a capire un po' di più la nostra contemporaneità (per non parlare poi dei biscotti all'avena ricoperti di cioccolato, in vendita alla bottega svedese, che quelli aiutano a capire un po' di più quanto possa essere gioiosa la vita).

"The ikea expirience" (e il nome del pacchetto che ho dato all'escursione) prevedeva: giro all'esposizione di mobili, pranzo al self service ikea, piccoli acquisti nel mercato al piano sotto l'esposizione (piccoli acquisti io, non la mia ospite) e giro alla bottega svedese (per i biscotti e per – essendo lei una intenditrice – un sacchetto di patatine al gusto di cipolla e panna acida).

C'è da dire che, nella settimana di ferragosto, tutta milano doveva essersi chiesta "dove possiamo passare mezza giornata in un posto coll'aria condizionata e dove si può anche mangiare bene e a poco?" e tutta quanta si doveva essere risposta "all'ikea!".
Ma l'ikea è spaziosa e ci siamo stati tutti. Certo, se avessimo voluto mangiare all'una avremmo fatto più di mezz'ora di coda, ma noi volevamo mangiare alle due e ce la siamo cavata con una dozzina di minuti.

Salmone marinato e affumicato d'antipasto, le classiche polpettine tonde (köttbullar) con patatine, salsina e marmellata di mirtilli sopra. Mezzo dolcino a testa e via! Fatta anche questa immancabile tappa dell'ikea experience.

Dei biscotti non vi parlo che poi sennò sembro pagato.


E, visto che io sono un tour operator coscenziosissimo, per dare un'esperienza concreta e completa alla mia turista ho comperato un tavolinetto Lack nero (5,99 euro). Mica perché ne avevo davvero bisogno (per quanto abbia la casa grande e un tavolinetto in più fa sempre comodo) ma perché così la mia ospite ha potuto godersi tutta la trafila: la scatola piatta da portare a casa, le istruzioni pittografiche da seguire e la soddisfazione di veder nascere un pezzo d'arredo sotto i propri occhi.

The ikea experience.

martedì 28 agosto 2012

chiese chiuse

Una delle cose che più mi hanno sorpreso e irritato della milano d'agosto e del suo essere turista-repellente son state le chiese “chiuse per ferie”, come a dire "il signor gesù cristo è fuori ufficio, rientra il 3 settembre".

Santa maria presso san satiro (piccola e deliziosa con l'abside trompe l'oeil del bramante) chiusa tutto il mese, san bernardino alle ossa (con l'efficace ossario) chiusa nelle settimane centrali (per di più lo diceva un cartello che dopo pochi giorni si è staccato e perso, chi è passato dopo neanche ha saputo perché e per quanto era chiusa).

Ma anche chiese aperte e di notevole importanza, come santa maria delle grazie, chiusa più di tre ore filate per pausa pranzo, che se capiti nel momento sbagliato (come la famigliola giapponese che, in stentato inglese, ci ha chiesto informazioni in piazza cadorna) devi accontentarti di vederla dal di fuori e ciao.

[fonte]
Menzione d'onore, invece, alla cinquecentesca san maurizio al monastero maggiore e ai suoi affreschi coloratissimi, aperta, con depliant illustrati gratuiti e banchetto del touring club all'interno della chiesa con gente, dietro al banchetto, molto desiderosa di rendersi utile (anche un po' contro la tua volontà, perfino).

Bravi!

il museo del novecento

Del museo del novecento mi avevano parlato male persone fededegne.
Io ci sono appena andato e mi è piaciuto, parecchio.

Per di più quest'estate tutti i musei civici milanesi erano aggratis (sponsor: Eni) e lo era anche questo, ciò nonostate il 16 agosto non c'era dentro nessuno e visitarlo. No, dai, proprio nessuno no. C'eravano noi e qualche d'un altro (ma pochi, anzi poche, quasi solo donne, mah).

Il Quarto Stato

Arrivo e ad accoglermi ci sono i contadini de "il quarto stato" di pelizza da volpedo ed è un bell'incontro che, almeno in parte, mitiga quel brutto senso da "vorrei tanto essere il guggenheim di newyork ma purtroppo sono il museo del novecento di milano" che mi comunica la struttura dell'arengario che hanno tutta risistemata per l'apertura di questo museo a fine 2010.
E con quei contadini è un bel ritrovarsi perché li avevamo incontrati, giusto un paio di giorni prima, a brera dove è esposta "fiumana" opera incompiuta del pelizza, chiaramente prova generale per quello che poi sarà il suo quadro più famoso.

Fiumana
Poi per me, anche per quella cosa che dicevo ieri sull'arte moderna e la mia infanzia passata fra quelle figure, tutto il museo è stata una festa (una festa e una scoperta, che un po' di quella gente non c'era nei libroni dell'arte moderna della fabbri).

Se mi devo portare via, nella testa, un solo quadro (che i post dei blog devono stare leggeri, che poi magari i già pochi lettori s'annoiano) mi porto un altro dei classici della mia infanzia: "bambina che corre sul balcone" di giacomo balla, che era uno che dello scomporre e fissare il movimento su tela per un po' ne ha fatto una missione (e, prima o poi, riuscirò a vedere di persona anche il suo "le mani del violista").


Che poi io mica mi son portato via solo la figlia di balla che se ne corre sul balcone! Mi son portato via anche parecchia altra roba (un elenco delle opere esposte lo si trova qui, giusto per dare una scorsa ai nomi): mazzi di quadri di boccioni, una saletta dedicata quasi tutta a quel simpaticone di piero manzoni (con l'immancabile e sempre divertente merda d'artista), c'era anche uno dei libri cancellati di isgrò (che io mi sono pure fotografato – metto la mia foto sotto – ché i libri cancellati et similia sono una mia piccola ossessione, penso che ne riparleremo).

Mo' però mi fermo davvero.


Ma allora, perché le mie fonti fededegne mi avevano parlato male del museo del novecento che a me è piaciuto parecchio?

Io credo proprio che sia perché loro non l'hanno visto mezzo vuoto come noi e, a ragionarci, con quelle salette piccine, certi passaggi stretti, basta un po' di gente e non vedi più nulla e, insomma, un museo che ci si deve augurare che non ci vada nessuno che altrimenti non si vede nulla, in effetti, non pare una bella pensata.

Quindi, fate bene i conti e – se volete fare un salto lì, che io lo consiglio – fate in modo di andarci un giorno poco trafficato (tipo non nei finesettimana).

lunedì 27 agosto 2012

la pinacoteca di brera

La pinacoteca di brera io non l'avevo mai vista. Lo so, sarebbe meglio non dirla una cosa così. Sarebbe meglio dire: “erano anni che non visitavo la pinacoteca di brera”, ma non sarebbe il vero.
Lo stabile lo conoscevo perché da ragazzo ero stato più volte a consultare libri alla biblioteca nazionale braidense, un paio di volte sono stato pure all'orto botanico retrostante, ma la pinacoteca mai.


Ora dirò un'ovvietà: come per tutti i grandi musei (e per grandi intendo anche estesi) per godersela, brera, bisogna avere il coraggio di tagliar corto, di saltare anche intere sale, se è il caso. Ché tutta quella pittura veneta, lombarda ed emiliana del quattro-cinquecento sì, è bella, ma dopo un po' sortisce soprattutto l'effetto di far stare strette nella testa le immagini dei quadri che davvero vuoi portarti via di lì.
Che poi quei quadri non sono solo i “greatest hits” del museo (così a spanne: il cristo morto del mantegna, la pala montefeltro di piero della francesca, lo sposalizio della vergine di raffaello e il bacio di hayez) certo, sono pure quelli ma, personalmente, mi sono portato via con estrema soddisfazione anche l'enorme predica di san marco ad alessandria d'egitto di gentile e giovanni bellini (una tela di quasi 28 metri quadri, grande come un monolocale, una specie di cinemascope di inizi cinquecento), il trittico di camerino del crivelli (che a me è piaciuto più della più nota madonna della candeletta, sempre sua, esposta nella stessa sala) e pascoli di primavera di segantini (che un bel quadro divisionista fatto bene su di me ha sempre il suo fascino) più un bel po' di altri, ma in un post a modo deve starci poca roba e quindi chiudo qui.

Atto di civiltà il fatto che il biglietto vale tutto il giorno e quindi ci vai di mattina, esci per mangiare un boccone (che brera è una delle poche zone di milano con bar e ristoranti aperti verso ferragosto) e poi rientri a vederti la barcata di sale che ancora ti restano da vedere.

Infine un discorso a parte, per me, va fatto per le tre opere di boccioni presenti nella collezione jesi: rissa in galleria, la città che sale bozzetto per un quadro omonimo che sta al MoMA e l'autoritratto.
Da bambino, io sono cresciuto esplorando la biblioteca paterna e, in particolare, i volumoni della fratelli fabbri dedicati all'arte moderna. Gardavo le figure. Non ho mai letto nulla che non fossero le didascalie, quindi la mia ignoranza né è uscita pressoché intatta, però per anni ho passato lì i miei pomeriggi, dentro l'arte moderna (mica tutti i pomeriggi, uscivo anche per andare ai giardinetti o nei campi di mais verso chiaravalle a guardare i ratti che popolavano le fogne a cielo aperto che l'irrigavano) dicevo, per anni ho passato i miei pomeriggi lì, a guardare quelle figure: boccioni, balla, pollock, duchamp, kline, mondrian, oldenburg, warhol, lichtenstein, mirò, jasper jones, kandinsky, rauschenberg, rothko... non ne so nulla, nulla di nulla, ma quando incappo in uno dei loro quadri, mi sembra di essere tornato a casa.
E a brera, nella sala della collezione jesi, c'è un pezzetto di casa mia.

domenica 26 agosto 2012

uno vive a milano...

Uno vive a milano da quando ha cinque anni e per il fatto che ha tutto lì, a portata di metrò, niente. Non ci va. O ci va poco e raramente. Che, se non viene qualcun altro da fuori, niente. Bisogna andare a ripescare i ricordi di quando ti ci hanno portato che eri alle elementari o, se ti va bene, alle medie.
Ecco, io – con tutto che vivo qui da più di quarant'anni – si può dire che milano l'avevo vista da bambino.

Durante la settimana di ferragosto ho avuto il raro bene di avere un'amica ospite. Veniva da lontano, era stata a milano un paio di volte e solo per lavoro, anche lei – come me – apprezza il turismo cittadino. E quindi era deciso: avremmo fatto una settimana di vacanza turistica a milano, di quelle con almeno una cosa da vedere la mattina e una al pomeriggio e poi, magari, anche qualcosa da fare alla sera. E così, grazie a lei, ho potuto godere di una cosa che, a milano, io non ho mai avuto: i giorni contati.

Ché non è una vacanza se non hai i giorni contati, se non hai i giorni contati è un soggiorno, è un erasmus, è viverci.

[fonte]
Prossimamente ci sarà qualche post queste mie vacanze milanesi.

sabato 18 agosto 2012

turisti a casa propria

Sono assente pure dai commenti perché sono nel mezzo di una settimana di turismo... a Milano.

La settimana di turismo implica necessariamente l'accesso a internet limitato allo stretto indispensabile (controllare la posta una volta al giorno quando si rientra a casa la sera e stop).

I pezzi forti di oggi dovrebbero essere il Cenacolo Vinciano e la Pietà Rondanini (che qui si va sul classico, altro che vacanze intelligenti e mete alternative!)... comunque quando torno dalle vacanze vi racconto un po' com'è questa Milano di cui si fa questo gran parlare.

[fonte]