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venerdì 26 novembre 2010

una questione di fedeltà

Meteora di fine dei settanta. Tre ellepì e una partecipazione a un'antologia al femminile. Internet mi dice che, dopo una parentesi milanese e abbandonato lo shobiz, è tornata a Roma e si è messa a insegnare musica in una scuola media del Tuscolano. Be', in qualche modo, c'è chi ha continuato a godere delle sua arte.

A me 'sta canzone è sempre piaciuta.


Roberta D'Angelo – Cinecittà ("...Abitare a Cinecittà...", 197 8)



(buonanotte da milano)

venerdì 29 ottobre 2010

coppie che un tempo confondevo...

Paia di cose che un tempo confondevo e che oggi, con un piccolo aiuto dei miei amici, non confondo più.

'sticazzi / me cojoni
Ne avevo parlato un annetto fa su OT (il mio blog di servizio che ho ormai abbandonato per dedicarmi anima e corpo a 403, che è il mio blog padronale) qui a milano si fa spesso un uso improrio della locuzione "'sticazzi" che viene usata con accezione positiva (come a dire "perbacco!") quando invece a roma si usa, a tal scopo, la locuzione "mecojoni" mentre "sticazzi" ha invece significato di disinteresse.

Io per fortuna, in adolescenza, ho avuto amici romani con cui ci si vedeva appena era possibile, per chi non avesse avuto la mia fortuna pubblico questo breve spezzone in cui il regista enzo g. castellari, parlando dei titoli dati ai propri film e grazie soprattutto alla sua intonazione, chiarisce bene la differenza.



bill evans / gil evans
Due capisaldi del jazz, così diversi e con due nomi così fastidiosamente simili, fortuna che conosco personalmente il gotha della critica jazz nostrana.



Quello del concerto con Sting a Perugia è Gil.
Quello noto soprattutto come pianista è Bill.
Quello canadese è Gil.
Quello nella foto a sinistra è Bill.
Quello con la vita sfigata è Bill.
Quello noto come direttore d'orchestra è Gil.
Quello che suona in "Kind of Blue" di Miles Davis è Bill.
Quello che ha arrangiato "Sketches of Spain" di Miles Davis è Gil.
Quello del primo filmato è Bill.





fare outing / fare coming out
In italia, a partire dai giornalisti, si fa un sacco di confusione tra questi due modi di dire che ci arrivano dritti dritti dagli stati uniti e, in particolare, dal movimento per i diritti di gay e lesbche. Ora, farebbe figo dire che a farmi chiarezza tra le due locuzioni fosse stato un amico gay, o un'amica lesbica, o entrambi, ma – in realtà – è stato un amico parecchio etero (e neanche troppo tempo fa).

Si tratta sempre di rivelare l'omosessualità di qualcuno, ma nel primo caso (ignorantemente stra-usato a cazzo dai nostri giornalisti) non si tratta della propria omosessualità ma di quella di un altro che NON vuole che questa venga resa nota. L'outing è un controverso strumento di lotta dei movimenti lgbt, in particolare è spesso usato come mezzo di ritorsione nei confronti di quei politici ufficialmente contrari ai diritti degli omosessuali e, in segreto, omosessuali loro stessi. Parlare di "outing" quando qualcuno confessa la propria omosessualità è sbagliato, in quel caso bisogna dire "coming out".
Naturalemente questo vale anche per l'uso in senso lato del termine, è scorretto dire "farò outing: andavo pazzo per i dischi dei Duran Duran"... per fare davvero outing devi rivelare che a qualcun altro andava pazzo per i dischi dei Duran Duran.

Non è neanche difficilissimo da ricordare se si sa l'inglese, partiamo dal fatto che un gay (o una lesbica) che non ammette pubblicamente la propria omosessualità è detto "closet gay" ossia un gay nascosto nell'armadio. Quando decide di rendere pubblica la cosa si esce fuori dall'armadio si fa quindi "coming out" ("to come out" in inglese vuol dire uscire) mentre se vuole tirare fuori qualcuno a forza da quell'armadio si fa "outing" (da un ipotetico verbo "to out" inventato per la bisogna).

Quindi, la recente notizia che tiziano ferro ha dichiarato la propria omosessualità è il coming out del cantante e non l'outing ("outing" sarebbe stato se un suo amante avesse rivelato il segreto alla stampa a sua insaputa). Ho fatto un piccolo esperimento per vedere se qualche giornalista del Corriere o di Repubblica ha fatto cenno alla cosa col termine sbagliato.

Qui i risultati per il Corriere.it
Qui quelli per Repubblica.it

allegria!

martedì 8 maggio 2007

l'uomo fotocamera
e il bambino che suona il jazz

Non m'interessa molto il dibattito su quanto debba contare ciò che sta dietro un'opera d'arte. Certe cose (libri, quadri, dischi) mi piacciono o non mi piacciono in sé, e non m'importa sapere altro, certe altre mi piacciono molto di più perché ne apprezzo il rapporto con il contesto in cui nascono, di altre ancora apprezzo il gesto "atletico" dell'artista che le ha generate oppure la cervelloticità che ci sta dietro...
Insomma per me è un po' come capita.

Qualche mese fa girovagando per il web finisco qui e ancora non so bene come pormi.
Si tratta di una sezione del sito della Wisconsin Medical Society dedicata all'autismo, con una particolare attenzione a quei malati che tra i sintomi della malattia presentano anche delle capacità fuori dal comune. Trovate un po' di profili nella colonna di destra della pagina (ognuno con relativo filmato wmv preso da un documentario che tratta la questione). C'è di tutto: musica, matematica, arti visive.

Gilles Trehin, francese, da più di vent'anni passa dieci ore al giorno disegnando Urville, una sua città immaginaria, di undici milioni di persone. Di Urville ha anche ricostruito la storia, dalla sua fondazione, nel 1200 avanti cristo, a oggi. È suo il disegno qui a destra. Urville ha anche un sito in varie lingue, qui la versione in italiano, da cui prendo la sua autopresentazione: "il mio nome è Gilles Trehin, sono nato nel 1972, vivo a Cagnes sur Mer, in prossimità di Nizza, nel Sud-Est della Francia. Sembra che io sia autistico, a volte dicono che ho la sindrome di Asperger (chè è quasi la stessa cosa!). Forse è per questo che disegno da quando avevo 5 anni e che ho la passione delle grandi città e degli aerei. A partire dal 1984, ho cominciato a interessarmi della concezione di una città immaginaria che ho chiamato Urville. Questo nome deriva da “Dumont d’Urville”, il nome di una base scientifica nel territorio francese dell’Antartide. Da allora ho disegnato numerose panoramiche di Urville (200) e ne ho descritto la storia, la geografia, la cultura e l’economia. Ho scritto un libro su Urville che è stato pubblicato in Francese e in Inglese. Ho avuto il grande piacere di essere stato invitato a tenere dei convegni per far esistere Urville".
Il sito è sciatto, molti dei disegni sono invece proprio belli.

Matt Savage è un quattrodicenne, musicista professionista sin da quando è bambino. A tre anni gli è stato diagnosticato un disordine dello sviluppo pervasivo (PDD), ci avrà ben ben i suoi cazzi, però riesce a essere il leader di un trio jazz "vero", incide dischi e, ovviamente, la stampa e la tv parlano volentieri di lui.

Infected with Hemiola

Blues in 33/8


Qui c'è un interminabile articolo su Matt (in italiano) tradotto da un vecchio numero di Wired.
Qui invece c'è il suo sito come musicista, si possono ascoltare alcuni estratti dai suoi dischi e si può comperarli.

Stephen Wiltshire, soprannominato "the human camera", ha una memoria fotografica a dir poco impressionante, riesce a ridisegnare a memoria intere aree cittadine. Un numero che ha fatto più volte (vedi filmati sottostanti) è quello di fare un giretto (magari in elicottero) in una metropoli e poi chiudersi in una stanza e ridisegnarla pari pari nei tre giorni successivi.
Stephen Wiltshire ha una propria galleria d'arte a londra e un proprio sito web, qui.

Stephen Wiltshire disegna hong kong a memoria (1' 04"):

Stephen Wiltshire disegna roma a memoria (5' 17"):

Stephen Wiltshire disegna tokio a memoria (7' 20"):

Ancora tokio (6' 20") potete saltare direttamente alla seconda metà:


Davanti a questi casi io non so cosa pensare, da un lato sono davvero ammirato, mi piacciono le immagini avveniristiche della città utopica di Trehin e sono molto impressionato dai panorami ricostruiti da Wiltshire. Mi piacciono le opere in sé e poi trovo torbidamente affascinate l'idea di cosa riesca a fare la mente umana quando la "malattia" permette di canalizzare verso un particolare dono tutte quelle energie che normalmente vengono disperse in un comune vivere.
D'altro canto certe dimostrazioni, come quelle di Wiltshire, mi paiono a cavallo tra l'esibizione circense (e io non amo il circo) e i freak-show ottocenteschi. Mah...

C'è poi da dire che il 90% di chi è affetto da autismo è autistico e basta, senza mostrare alcuna abilità fuori dal comune, altro che rain man che sbanca i casinò! Per chi fosse interessato anche a questi casi meno glamour, quello che sta qui sotto è un filmato realizzato da una madre che prova a immaginare come veda il mondo la propria figlia, affetta da una grave forma di autismo (a me il filmato non ha colpito, ma Giulietta Capacchione di Psicocafé assicura che è bellissimo, e io di quella lì mi fido).

martedì 7 novembre 2006

un posto sicuro

Mi piace l'interazione tra luoghi della rete e luoghi fisici.
Mi piace un certo uso privato, addirittura intimo, dei luoghi pubblici (per esempio per recapitare messaggi o regali, come nella caccia al tesoro privata messa in scena nel film Il mondo di Amelie).
Mi piace Drop Spots.

L'idea è questa: qualcuno trova un buon drop spot (un posto in cui abbandonare qualcosa) ossia un punto nascosto all'interno di un luogo pubblico. Vi nasconde un piccolo regalo e ne segnala l'ubicazione, grazie a Google Map, sul sito dropspots.org. Lo sconosciuto che, senguendo le indicazioni del sito, troverà l'oggetto è invitato a sostituirlo con uno suo.
Una sorta di bookcrossing non limitato ai libri.

In Drop Spots, naturalmente, gli USA la fanno da padroni, però al momento ci sono già tre "molla-posti" anche in Italia: uno a Roma, uno a Palermo e uno a Napoli... Mi sa che d'ora in poi, girando per Milano, farò caso a quale potrebbe essere un buon "molla-posto" qui da me.