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lunedì 12 novembre 2012

monday again

La maldestra fatina brasiliana che il lunedì mattina viene a pulire casa mia mentre non ci sono, settimana scorsa non aveva abbastanza da fare (è pericolossima quando non ha abbastanza da fare).

Io, di mio, le avevo anche comunicato di non venire, ché essendo io stato quasi tutta la settimana a luccacomix davvero non c'era molto da pulire, ma lei proprio non lo ha inteso (o non l'ha voluto intendere).

Totale: il disastro.

Le ho appena lasciato questo:


E il problema non sono solo i libri che ci sono in giro (questa volta ne ha occultate alcune decine) ma anche le cose che già sono negli scaffali. In particolare la bizzarra fatina brasiliana ce l'ha con la mia raccolta di albetti di diabolik.

Già tempo addietro, disturbata dal caotico ordine cronologico in cui erano impilati, decise per un più elegante ordine cromatico: tutte gli albi con la costoletta verde assieme, tutti i gialli assieme, tutti i rossi assime e tutti i blu assieme.
Questa volta ha forse pensato che tutti quei colori assieme facessero davvero troppo chiasso (io, in effetti, li avevo – sia pure solo in parte – rimescolati secondo quel pacchiano ordine cronologico) e quindi lei ha deciso di risolvere la questione mettendoli impilati "di piede", vale a dire sdraiati lasciando visibile solo il lato corto inferiore del volumetto, ossia un compatto muro color carta in cui era assolutamente impossibile distinguere un albo dall'altro.

Se va avanti così, un lunedì non vado in redazione, l'aspetto qui a casa, e la meno. Anche se immagino sarebbe un patente caso di violenza domestica.

venerdì 12 ottobre 2012

di cosa...


Di cosa scriverei se avessi un blog?

Innanzitutto di sogni, di come modificarli mentre li si sogna, di come deciderli prima, parlando di un libro per bambini, di jodorowsky, forse di quel guitto di castaneda, di me, di una società giapponese che – tra le altre cose – ha commercializzato, anni fa, un traduttore simultaneo per capire i cani.

Poi parlerei dei beatles (poco) e vi farei sentire un sacco di cover di loro canzoni (che una settimana fa erano cinquant'anni dal loro primo quarantacinquegiri, mica è solo il 50° di diabolik, l'uomo ragno e dello 007 del cinema!) e vi farei sentire pure altra roba uscita nel 1962.

Scriverei di fumetti da far leggere a chi non legge fumetti. Un bel problema.

Magari scriverei pure un po' della galera in cui, settimanalmente, ancora vado (ho anche chiesto alla mia detenuta di scrivermi una cosa).

E poi delle solite cose che mi trascino – dentro la testa – da mesi (o anni): di geografia, di oggetti discontinuati, di campionamenti delle canzoni catalogati secondo quanto grossi sono i tocchi presi, di attrici porno col cancro, di come superman sconfisse il ku klux klan, di libri da metrò che traboccano di storie che non ho il tempo d'inseguire, di donne scienziate che la sapevano lunga, di opere letterarie o filosofiche condizionate dalle dimensioni dei fogli su cui sono state scritte, di funambolismo, del ritorno de "la paura fa '60" e di qualche altra cosa ancora.

Ma io non ho un blog, ho piuttosto qualche linea di febbre e un monte di lavoro arretrato (per un volta neanche tutto per colpa mia) che metà basta.

Però avere un blog a me piacerebbe.


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(e invece non scrivo nulla e vi faccio sentire un brano anni '80 dei frankie goes to hollywood – quelli di "relax" – la cui ritmica è, in parte, fatta coi rutti... tocca accontentarsi)

Don't Lose Whats Left Of Your Little Mind

martedì 28 agosto 2012

chiese chiuse

Una delle cose che più mi hanno sorpreso e irritato della milano d'agosto e del suo essere turista-repellente son state le chiese “chiuse per ferie”, come a dire "il signor gesù cristo è fuori ufficio, rientra il 3 settembre".

Santa maria presso san satiro (piccola e deliziosa con l'abside trompe l'oeil del bramante) chiusa tutto il mese, san bernardino alle ossa (con l'efficace ossario) chiusa nelle settimane centrali (per di più lo diceva un cartello che dopo pochi giorni si è staccato e perso, chi è passato dopo neanche ha saputo perché e per quanto era chiusa).

Ma anche chiese aperte e di notevole importanza, come santa maria delle grazie, chiusa più di tre ore filate per pausa pranzo, che se capiti nel momento sbagliato (come la famigliola giapponese che, in stentato inglese, ci ha chiesto informazioni in piazza cadorna) devi accontentarti di vederla dal di fuori e ciao.

[fonte]
Menzione d'onore, invece, alla cinquecentesca san maurizio al monastero maggiore e ai suoi affreschi coloratissimi, aperta, con depliant illustrati gratuiti e banchetto del touring club all'interno della chiesa con gente, dietro al banchetto, molto desiderosa di rendersi utile (anche un po' contro la tua volontà, perfino).

Bravi!

martedì 6 marzo 2012

tu

Entro nell'ampia sala d'aspetto della dottoressa. Non sto male, devo solo farmi fare la ricetta per la roba che prendo per dormire. Ci sono solo due persone (oggi gira bene) una tipa sui trent'anni e un tipo sui quaranta.
Saluti a mezza voce e poi mi siedo e tiro fuori il mio libro da metrò (che i libri da metrò si possono leggere anche fuori dal metrò, basta non leggerli a casa) dopo poco (che oggi gira bene) si apre la porta dello studio della dottoressa, esce il paziente di prima e entra dentro il tipo quarantenne, restiamo io e la tipa.
Passano sì e no cinque minuti ed entra nella sala d'aspetto una ragazza. È carina, anche lei sulla trentina, capelli castani, corti e ben curati, cappottino. Guarda la tipa, guarda me e poi chiede: «chi è l'ultimo?»

Chi è l'ultimo?!
Come chi è l'ultimo? Ma che cazzo ti frega chi è l'ultimo?...
L'ultimo (che sarei io) è uno dei due che hai davanti: sarai capace di tenere il conto fino a due?
L'ultimo è quello che entrerà per secondo. Hai forse paura che poi s'intrufoli un terzo figuro e ti freghi, approfittando della calca, infilandosi dalla dottoressa tra me e te?

Questo è quello che vorrei dirle.
Anzi no, quello che vorrei davvero risponderle alla domanda «chi è l'ultimo?» è: «tu». Punto.

E invece non le dico nulla e, senza rialzare gli occhi dal mio libro da metrò, alzo invece il ditino indice. Non sia mai che l'ansia di non aver saputo chi era l'ultimo la facesse entrare dalla dottoressa con la tachicardia o la pressione alta.

mercoledì 1 febbraio 2012

lo spread

Non solo ho la casa piena di libri che (ancora? mah...) non ho letto, ma ho il feed reader pieno di articoli che vorrei leggere e che (almeno in parte) non leggerò, come se non bastasse il circuito delle sale cinematografiche, quasi ogni settimana, espelle uno o due titoli che mi avrebbe incuriosito vedere e che invece no (e non parliamo di quanto sono indietro con la musica).

La forbice tra quanto d'interessante prodotto (da loro, da voi, da tutti insomma) e quanto consumato (da me) c'è sempre. In certi periodi si fa sentire di più. In questo periodo si fa sentire moltissimo.

Passerà.

venerdì 16 settembre 2011

e poi...

Sono ormai giorni che Splinder ha i feed fuori uso. Uno aggiorna e nelle blogroll di blogspot che mettono i blog in ordine di aggiornamento tu resti in bassa classifica, come se non aggiornassi da chissà quanto.

E poi dicono che uno si butta su wordpress!

mercoledì 14 settembre 2011

editing minuscolo

Il testo non è mio, quantomeno non è mio il testo di partenza. Si tratta di un testo su cui ho lavorato per conto di un editore. Un editore con la "e" maiuscola, uno dei più importanti d'italia.

Com'è naturale questo testo finisce in mano a un editor, un editor che non conosco e con cui non ho mai lavorato prima. Nel mio testo c'è la locuzione "gioielli della Corona di un Paese straniero". Dopo qualche giorno mi arriva una mail dell'editor in cui, a un certo punto, mi scrive:
ti segnalo che la parola "Corona" è in maiuscolo senza alcuna ragione, quindi correggerei mettendola in minuscolo.
al che, rispondo:
Il maiuscolo viene dal testo originale e, comunque, non è proprio senza ragione, è lì perché si tratta non di una corona come oggetto, ma della Corona in quanto "famiglia reale" (esattamente come, subito dopo, Paese è maiuscolo perché è uno Stato e non una piccola cittadina). In questo senso usano il maiuscolo per "gioielli della Corona" sia le guide Michelin sia il dizionario Garzanti giusto per dirne due.

Io, quindi, lascerei maiuscolo, la scelta comunque spetta a voi.
Se quanto sopra vi sembra che abbia un tono leggermente acido, da maestrino saccente con matita rossoblù, sappiate che è proprio così.

La cosa per me irritante non è che un editor di una delle principali case editrici d'italia, non la sappia, è irritante che non si faccia venire il dubbio, non apra un dizionario e faccia un controllo...
Sono editor anch'io e non è che la sappia così lunga (anzi, spesso non la so) ma almeno ne sono consapevole! (e quindi mi faccio venire dubbi, controllo, e magari scopro che avevo torto).

Se mi fosse stato scritto "l'uso delle maiuscole sa di vecchio, che dici se rendiamo minuscoli sia Corona che Paese?" non ne sarei stato entusiasta ma sarei stato comunque più contento.

Perché avere delle idee diverse dalle mie è comunque meglio che non averne idea.

---
Mentre scrivevo 'sto post l'editor mi ha risposto:
perfetto, allora manteniamo così, grazie per
l'esauriente spiegazione (c'è sempre da imparare!)
Simpatico, adesso non ce l'ho più con lui... (ma con chi sta sopra di lui un po' sì :)


(lo so... là mi faccio delle menate sui gioielli della Corona e qui scrivo in minuscolo italia, può sembrare un filo schizofrenico, ma è la scrittura che cambia voce a seconda del contesto... qua sono io che scrivo in ciabatte, là deve essere una voce anonima e istituzionale, è diverso)

martedì 22 febbraio 2011

di musicassette e poco altro

Se ancora aggiorassi il blog, questa settimana l'avrei aggiornato pochissimo.

Non che proprio non mi siano venute delle idee (ma comunque meno del solito) è che il lavoro è padrone assoluto delle mie giornate.

Però un post sulle musicassette credo proprio che l'avrei fatto.



Io sono cresciuto assieme alle compact cassette, introdotte nel marcato europeo l'anno prima che nascessi (e in quello statunitense il mese prima che nascessi) hanno accompagnato la mia infanzia e soprattutto l'adolescenza.
Non le ho mai amate particolarmente, vuoi mettere la bellezza di un trentatré giri? E se poi volevi saltare una canzone? O risentirne una? Mille volte meglio il vinile.

Ma le cassette erano l'unico modo per farsi le proprie complilation, per registrare dalla radio, per registrare (di sfroso) i concerti a cui andavi, per farsi le proprie compilation con le canzoni registrate dalla radio o ai concerti. E quindi, anche se non le amavo particolarmente, ne ho usate a centinaia.



E sulla creazione delle proprie cassettine antologiche ci sarebbe da scrivere un libro, mica un post. Sull'arte di decidere la sequenza delle canzoni (ne parla anche Nick Hornby in Alta fedeltà), sullo scambio delle cassette con i propri brani preferiti come rito sociale tra adolescenti (ma quante ce ne saremo scambiate io e Carlo? a cementare un'amiciza nata sui banchi di scuola e cresciuta nei negozi di dischi, nei posti da concerto e poi fino in radio), ma anche la cassettina come forma di seduzione (anche questa da me praticata all'epoca e anche di questa ne parla Hornby nel suo romanzo).
Eravamo così abituati a ragionare sulla successione dei brani, sull'effetto che poteva fare giustapporre un pezzo a un altro, che a me non stupisce che poi, già da ragazzini, fossimo in grado di gestire la scaletta di una trasmissione radiofonica come se nulla fosse, era per via delle cassettine, ne sono sicuro (poi essere capaci di condurre, avere il ritmo giusto nel parlare, quella era tutta un'altra questione).

Se aggiornassi ancora il blog mi sarebbe venuta voglia di parlarvene dopo aver visto questo post dal blog di socks-studio, ma mi sarei trattenuto. Per poi cedere dopo quello che ha fatto Carlo sabato scorso.



Primissimi anni '80, gli anni del liceo. Ascolto di tutto, dal punk ai Duran Duran, ma i miei gruppi preferiti sono Police ed XTC. Una volta sento, e registro al volo, alla radio un brano dal titolo sconosciuto di un gruppo sconosciuto. Identici ai primi XTC, identici. Però non sono loro, la voce non è loro e poi noi la discografia degli XTC la sappiamo a memoria. Il brano finisce in una cassetta che faccio a Carlo. Da allora né lui né io abbiamo avuto pace (certo, abbiamo anche fatto altro nella vita, tipo che Carlo si è pure sposato nel frattempo, lavoriamo entrambi, abbiamo messo su case, disfatto giù case e rimesso su case, per dire, però quel rovello, in fondo, restava).
Anni fa grazie all'internet avevo anche capito chi era il gruppo, come s'intitolava il brano e che era un 45 uscito nel 1981 mai stampato su ellepì. All'epoca però né sul web, né sul mulo ce n'era traccia. Tornai a fare altro. Sabato Carlo se n'è ricordato e visto che oggidì è pieno di blog, specie su blogspot, che pubblicano mp3 di ogni cosa. Ho potuto finalmente riascoltare quella canzone (ché la mia cassetta è dispersa da tempo).


qfeel - Doctor On The Radio (1981)


Che poi la versione che avevo registrato io era comunque un po' diversa, specie nel finale, ma quello doveva essere un promo per le radio che davvero non troveremo mai e poi mai.

Galavanizzato dalla scoperta di Carlo, mi sono ricordato di un'altra canzone. Quella invece era sfacciatamente "alla Police". Di quella non ho neanche mai avuto una registrazione radiofonica su cassetta. Me la ricordavo così, per averla sentita un paio di volte, sempre nel 1981 (roba strana la memoria, specie la mia). Oggidì recuperarla è stato un attimo.


The Producers – I Love Lucy (da "The Producers", 1981)


Infine, visto che sto qui a parlar di musica derivativa dagli XTC mi pregio di pubblicare un brano dal primo EP dei Denovo, questo data 1984 e l'ispirazione gruppo inglese è evidente.


Denovo – Niente insetti su Wilma (1984)


Ecco, se ancora aggiornassi il blog, questa settimana non averi parlato di molto altro. Be', sì, ovviamente me la sarei presa coi nostri giornalisti che non perdono occasione di dimostrare quanto sciattamente facciano il loro lavoro. Ché nell'affittopoli milanese è saltato fuori il nome di Sergio Bonelli tra i beneficiati dal Pio Albergo Trivulzio (per un appartamento di 85 mq) e tutti giù a dire che si trattava dell'editore di Tex e Dylan Dog, un'idea grottesca sotto mille punti di vista per chiunque ci abbia mai avuto a che fare, con Bonelli. Poi non è compito dei giornalisti saperlo (che è un'idea grottesca) il loro compito però sarebbe verificare le cose come stanno (e sarebbe bastata una telefonata in casa editrice) e quindi raccontarlo ai lettori, nello specifico non c'era niente da raccontare ai lettori, si trattava di una banale omonimia. Buffoni (e pure "cialtroni", stavolta il tag lo metto per loro).
Me la sarei anche presa con l'ATM, la municipalizzata che qui a milano si dovrebbe occupare dei trasporti, che riesce a fare brutta figura anche quando estende la rete del metrò di due nuove fermate, ma vi va bene che, per davvero, non aggiorno e quindi non l'ho fatto e non lo fo.

Poi di sicuro non vi avrei parlato di ricette di cucina (anche se un po' avrei voluto), di Laurie Anderson e Art Spiegelman (ma questo forse prima o poi lo faccio), avrei continuato a non parlarvi degli interessantissimi libri da metro che continuo a leggere con diletto (sia pure, ormai, davvero solo in metrò) e forse non vi avrei neppure parlato Vincent Connare: l'uomo che inventò il Comic Sans.

Però, naturalmente, mi sarei occupato dei PostSecret, benché anche questa settima li abbia trovati poco interessanti (comincio a pensare sia colpa mia).

Ce n'è uno che dice che trova le biblioteche sessualmente eccitanti, e a me ne ha fatto venire in mentre un altro che pubblicarono quattro anni fa, lo avevo messo qui giù nei commenti (e me lo sono pure ricordato, roba strana la memoria).
Restando in tema (biblioteche, non sesso) ce ne sono due (uno e due) che parlano di post-it messi apposta nei libri che si restituiscono alle biblioteche (bella l'idea, brutte le cartoline relative).
Ce n'è pure uno che arriva da Orvieto.

Ma non ce n'è nessuno che mi piaccia davvero.
Per disdegnoso gusto, pubblico il segreto più stupido della settimana (e, almeno fin qui, dell'anno).



mi siedo sul cesso di lato


Di postsecret la prima volta ho parlato qui.


segreti della settimana (77)

lunedì 21 febbraio 2011

domenica notte

Mezzanotte e passa, sto per decidere di andare a letto e, finalmente, chiudere questo fine settimana e sono preoccupato perché casa mia non è abbastanza sporca.

Che già sono stati due giorni lavorativamente difficili, ho scoperto di essere lungo di una trentina di tavole nella sceneggiatura che sto scrivendo (è una roba un po' tecnica, in linguaggio non tecnico la si può riassumere così: "cazzi!").

I PostSecret di oggi neanche non mi sono piaciuti tanto (ma ne riparliamo domani, se ce la fo) e l'unico raggio di sole del week end è stato Carlo, che ha trovato una canzone che stavamo cercando dal 1981, quando eravamo compagni di banco al liceo (ma anche di questo ne riparliamo domani, se ce la fo).

Per ora mi limito a tirar giù madonne per quelle trenta tavole da tagliare (ma dove?!) e per il fatto che domani casa mia non sarà abbastanza sporca. 

Il fatto è che domattina, mentre sono in redazione, viene a sistemare casa la maldestra (e fantasiosa) fatina brasiliana. E quella, se non ha abbastanza da fare, non è che se ne va a casa prima che tanto io non ci sono e chissene accorgerebbe. No, piuttosto quella s'inventa le cose da fare.
Lunedì scorso, che pure casa non era abbastanza sporca, lei ha deciso di riordinare camera mia, ossia ha preso tutti i libri che erano in giro (i libri "correnti", quelli che sto leggendo, sfogliando, leggiucchiando, consultando, o anche solo che ho appena comprato e neanche ho aperto, insomma quelli) in tutto una quindicina e li ha messi "a posto". Ossia li ha messi nelle mie librerie dove c'erano dei buchi...
Dopo una settimana ancora non li ho ritrovati tutti.

Anche questa domenica vado a letto che casa non è abbastanza sporca.
E io tremo.

giovedì 28 ottobre 2010

l'età del consenso

Ché in italia non ha interesse nessuno a dirlo, ma qui un/una maggiorenne (foss'anche un settantenne) che andasse a letto con una/un minorenne (se sopra i quattordici anni) in genere NON commette nulla d'illegale.
Le testate vicine a berlusconi non lo dicono perché sarebbe visto come una conferma di quanto disse all'epoca veronica lario a proposito del marito, ossia, in soldoni, che è un uomo malato che pensa solo alla figa. Non hanno interesse a dirlo le testate lontane da berlusconi perché, visto che il presidente del consiglio di sicuro va con le minorenni, il fatto che molta della popolazione italiana sia convinta che sia una cosa illegale gli fa gioco. Le testate estranee o cerchiobottiste, m'immagino, che non vogliano parere schierate (o magari valutano che si abbiano meno ascolti/lettori a smorzare i toni).

Ciò detto, io penso che il fatto che uno dei principali interessi del mio capo di governo sia andare a troie (minorenni e non) anche coi miei soldi (dei voli di stato, degli appalti gonfiati...) non sia una buona cosa, e non lo sarebbe neanche se lo facesse anche solo coi suoi di soldi, per ovvie questioni legate alla sua ricatabilità e all'agenda delle sue priorità (in cui sospetto che, prima del bene del Paese, non solo venga il pararsi il culo rispetto ai processi che ha in corso, ma venga pure l'andare a puttane).

Questo però non cambia il fatto che in italia l'età del consenso sia fissata ai quattordici anni, con qualche eccezione in su e in giù. Visto che mi fa fatica spiegarlo io lo faccio spiegare dalla wiki, che a riguardo non mi pare dica cazzate.

In Italia (sebbene a causa di errate informazioni circolanti tra i media sia diffusa la convinzione che esista un reato di pedofilia che commetterebbe un maggiorenne di qualsiasi età che avesse rapporti sessuali con un minorenne di qualsiasi età), l'età del consenso è fissata a 14 anni, ma può salire o scendere a seconda dei casi. Infatti sale a 16 anni se uno dei due partner ha qualche forma di autorità o convivenza sul/la partner più giovane, ad esempio nel caso di insegnanti, catechisti, educatori, fratelli e/o sorelle maggiori, assistenti sociali, medici curanti e pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni. L'età sale a 18 anni (seppur con pene previste minori rispetto agli altri casi) se il fatto è compiuto dal genitore (anche adottivo), da un parente o dal tutore, o da una persona che convive con questi, nei confronti di un minore cha ha comunque compiuto 16 anni ed avviene abusando dei poteri connessi alla propria posizione; scende, invece, a 13 anni se i due partner sono entrambi minorenni, a condizione che vi sia una differenza d'età non superiore a 3 anni.

E per chiudere (che questo è un blog sia di ammaestramento sia d'intrattenimento) il video di "Small Town Boy", canzone dei Bronski Beat, tratta dal loro primo disco "The Age of Consent" del 1984.


lunedì 25 ottobre 2010

sotto il lenzuolo

Ieri, poco prima che la mia televisione smettesse di funzionare per sempre (credo per pudore), ho fatto zapping tra un po' di telegiornali, ché non volevo crederci che i principali tg d'Italia stessero mandando in onda le registrazioni audio degli interrogatori relativi all'indagine sull'omicidio di sarah scazzi. E non solo li mandavano, ma li mandavano così, come se fosse giusto o naturale, come se fosse normale disporre dell'audio degli interrogatori di un'indagine ancora in corso. Non che poi li abbia ascoltati, quegli interrogatori, l'ho già detto altrove, dei protagonisti di questa triste vicenda a me non interessa nulla. Quello per me è un dramma e un orrore privato, che riguarda la famiglia in cui si è consumato e gli inquirenti che devono stabilire dinamiche e colpe.

A me interessa molto di più il dramma e l'orrore dell'eco che questo fatto di nera sta mostrando nella nostra società. L'orrore dei "turisti" che invadono avetrana (in una sorta di grottesco pellegrinaggio – ma verso il male – che non  sfigurerebbe in un libro di Ballard) protagonisti di innumerevoli servizi "telegiornalistici" che, anche quando hanno un taglio di vaga riprovazione, non fanno altro che dare spazio e visibilità a simili comportamenti, di fatto spingendo altri a emularli. L'orrore dei "turisti" intervistati, che si dichiarano sdegnati, addolorati e vicini a sarah e alla sua famiglia, ma nel dirlo non riescono sempre a nascondere l'accenno di un sorriso soddisfatto ed emozionato, perché sono stati intervistati dalla televisione.

L'orrore di un'opinione pubblica superficiale e guardona che, seduta davanti al televisore, odia un uomo che gli è sconosciuto sulla base dei titoli di apertura dei tg, che lo condannano... titoli che però, la settimana dopo, passano con lievità a condannare prima entrambi, poi solo sua figlia, poi di nuovo entrambi. Con una simile "ruota della fortuna" applicata anche ai vari, possibili, moventi.

L'orrore di tutti i principali mezzi di comunicazione (telegiornali e siti di quotidiani) che diffondono, senza alcun pudore, senza alcuna giustificazione, le parole dei presunti assassini, le domande e le risposte su sarah. Per me quelle parole non sono una notizia, la notizia è che quelle parole io le possa ascoltare così facilmente, anzi che io debba fare una certa fatica per non ascoltarle, quelle parole, visto che tutti i tg serali sui cui sono passato le hanno mandate in onda.

E di quella notizia, di quella vera, stamattina ho cercato traccia. Repubblica e Corriere hanno in home il rimando ai filmati con l'audio delle registrazioni, ma non una parola su come l'audio sia arrivato a loro (per un attimo, data la capillare diffusione di quelle voci, ho anche pensato che potessero essere stati gli inquirenti, ufficialmente, a consegnarle alla stampa, ovviamente è un'assurdità, ma anche tutto il resto ormai mi sembra un'assurdità).
Sui siti di Unità e Manifesto in home non si parla di registrazioni (e meno male che non ci sono, peccato che non si parli neanche delle testate che le hanno messe) alla fine, grazie a un post del Post finisco su questo editoriale di mario calabresi, direttore della Stampa. Un editoriale che spiega come anche alla Stampa abbiano "avuto" quelle registrazioni e come, assieme alla redazione, lui abbia deciso di non metterle on line. Vi copio l'attacco.

Esiste un gesto antico di pietà che mi torna in mente continuamente in questi giorni, è quello di coprire il corpo di chi è morto in un luogo pubblico. Lo si fa con un lenzuolo bianco, una coperta, un qualunque indumento che protegga almeno il volto e il busto di chi ha perso la vita rimanendo esposto su un marciapiede, in mezzo alla strada, su una spiaggia o in un campo.

È un gesto codificato dal mondo greco, almeno venticinque secoli fa (anche Socrate si copre il volto mentre muore), e non serve soltanto a proteggere i morti dallo sguardo dei vivi ma anche noi stessi, i vivi, dalla vista della morte. È il limite del pudore, del rispetto, è il simbolo della compassione e della capacità di fermarsi.

Oggi si è fatta strada in Italia una strana concezione dell'informazione che si potrebbe sintetizzare in un gesto: quello di sollevare il lenzuolo e spingere tutti a fissare quello che c’è sotto. Molti restano incollati all’immagine terribile, altri sfuggono, alcuni cominciano a provare disgusto.

Ieri mattina - grazie al lavoro dei nostri giornalisti - abbiamo avuto gli audio degli interrogatori di Avetrana, le voci di Michele e Sabrina Misseri, con la confessione dettagliata e tormentata da parte dello zio dell’omicidio di Sarah Scazzi. Non era mai capitato di avere la possibilità di ascoltare in tempo reale un interrogatorio, divulgato fuori da ogni regola prima ancora dei rinvii a giudizio e di qualunque decisione della magistratura.

Ci siamo chiesti cosa farne e se metterli subito sul sito web, sicuri di fare un record di contatti. Ne abbiamo discusso e abbiamo deciso di buttarli, perché non aggiungevano nulla a quello che avete già letto fino a oggi, perché non servivano a chiarire nulla e perché potevano essere utili solo a solleticare le morbosità, a infilare la testa più in fondo nel pozzo.

L'articolo continua qui.

Sono pienamente d'accordo con calabresi. Gran parte di ciò che è successo a partire dalla notizia dell'uccisione di sarah si può sintetizzare con l'empio gesto del sollevare il lenzuolo, dello sbirciare e del voler far sbirciare gli altri. E l'orrore peggiore che ci è stato mostrato siamo soprattutto noi, questa società che, chi più chi meno, tutti contribuiamo a creare. Sotto quel lenzuolo ci siamo anche noi.

venerdì 8 ottobre 2010

questioni di famiglia

Che se io registrassi le telefonate tra me e miei familiari (specie mia sorella, ma mica solo lei) e pubblicassi qui gli mp3 penso potrei avere successo (non lo farò). È che in questo periodo giù in toscana ci stanno capitando disgrazie su base quotidiana, e noi ormai – dato lo sbalorditivo e grottesco accavallarsi di sciagure grandi e piccole – ci se le racconta e si ride (si ride perché siamo spiritosi, non perché siamo esauriti, cioè esauriti siamo esauriti e questo aiuta, ma si ride soprattutto perché siamo spiritosi).

Solo ieri al cane di famiglia è stato diagnosticato il cancro e la nipote grande è caduta e si è rotta una vertebra. Questo solo ieri.

Però ci si telefona e si ride.
(ché non ci sarà la salute ma lo spirito, almeno quello, non manca)

giovedì 12 febbraio 2009

think no evil...

"Sarebbe bello poter escludere con un semplice gesto tutto ciò che è sgradevole" questo leggo stamattina in un post di Shapa.
E subito mi viene da pensare a quale possa essere il gesto in questione. Scartata l'inelegante via simbolica, penso che forse un solo gesto non basta a escludere proprio tutto, forse ce n'è bisogno almeno di un paio. E mi vengono in mente le tre scimmiette, quelle che si tappano occhi, orecchie e bocca. Queste qui, insomma:




"Non vedo, non sento e non parlo" questa è la dida che associo a questa immagine. Subito dopo, ovviamente (che io son fatto così), mi chiedo quale sia l'origine di questa immagine. Mi rivolgo con fiducia a quel vertiginoso oracolo che è google e, con un paio di clic, ne vengo a capo.
(Nel caso interessi: qui o più spicciamente qui).

Ormai sono lontano dal punto di partenza, e riscopro una cosa che forse sapevo già e che avevo dimenticato. E così riscopro che è solo qui da noi, in italia, che le tre scimmiette hanno questo significato un po' vigliacco e omertoso.
Nell'originario giappone (ma vale anche nella cultura anglosassone e - m'immagino io - ovunque nel mondo) l'invito delle sagge scimmie è a non parlar male, a non ascoltare il male e a non guardare con occhio melevolo (speak no evil, hear no evil, see no evil) mica a starsene zitti, così, del tutto.

Ed ecco che io non riesco a dare ascolto ai precetti delle tre scimmiette giapponesi e – sia che questo fraintendimento origini dalla proverbiale italica ignoranza, sia che da noi farsi i cazzi propri sia considerato più saggio e meritevole dell'agire benevolmente – a me viene da pensar male, di noi.

E, alla fine, son qui a scriver male della mia gente.

(vabbe', buon anno e ben ritorvati qui)

mercoledì 8 agosto 2007

casa dolce casa

Ecco, tornare in questa casa senza acqua calda, senza la possibilità di farmi un piatto di pasta - e chissà per quanto tempo - non è stato il massimo della gioia. Se poi si pensa che nei pochi giorni in cui sono stato via, piuttosto che niente, passando di notte da un posto che si chiama Curreggio, sono stato pure tamponato da un tipo che sta a Gattinara e che mi ha danneggiato non poco l'auto, si può capire quanto il mio umore sia pericolosamente vicino a quello di SadKermit.

(SadKermit è identico a Kermit del Muppet Show solo che è molto molto triste, beve e si droga).



QUI il video di SadKermit che canta e suona Hurt di Nine Inch Nails (questo è un video "vero" non di montaggio come quello qui sopra).

QUI gli mp3 di queste e altre interpretazioni strappalacrime della rana triste (sì, c'è anche Hallelujah di Leonard Cohen).

lunedì 27 novembre 2006

baluardi della laicità

La televisione la guardo davvero di rado e quasi sempre per me è un'agnizione.
L'ultima volta avevo scoperto che sono in commercio bambole affette da malattie croniche. Oggi vedo un pezzo dell'odierna puntata dei Simpson (su... Italia uno!) e, nel finale, Homer e Marge Simpson devono combattere una lotta contro il tempo per scongiurare un dramma, ossia che i loro tre figli vengano... battezzati dai Flanders, gli insopportabili vicini (a cui i tre pargoli sono stati temporaneamente affidati dai servizi sociali).

Il battesimo (diciamo pure visto in un'ottica bigotta e conformista) inteso come sciagura.

La televisione la guardo davvero di rado, e quindi posso facilmente sbagliarmi, ma perché ho l'impressione che i Simpson rappresentino la punta di diamante del pensiero laico della tv italiana?

Probabilmente perché non sono un prodotto della tv italiana (e le serie si comperano a pacchetto, non è che una singola puntata puoi non comperarla).



Certo, una volta comperata la puntata si può anche decidere di non mandarla in onda... però quelli sarebbero soldi buttati via e buttare i soldi è peccato (e poi non è che la gente i Simpson li pigli sul serio, per altro giustamente).

domenica 26 novembre 2006

minorca, 23 aprile 1756

Voi non avete idea di quanto ci ho messo a trovare in Rete qualche immagine decente della fortezza di San Felipe presso Port Mahon nelle Baleari (dominio inglese caduto in mano francese nel 1756 nell'ambito della guerra dei sette anni).
Mi c'è voluta un'ora per trovare qualcosa di appena appena accettabile (e io a cercare le cose sono pure bravo). Il fatto è che in giro c'è pochissimo e poi quel posto ha un puttanaio di nomi diversi: ha un nome storico in quanto roccaforte (San Felipe o Saint Philip) però poi è diventata una cittadina (che ufficialmente si chiama El Castel, ma i locali la chiamano con un altro nome, Villacarlos, e comunque prima si chiamava Georgetown) e se ne sta all'imboccatura del porto di Mahon (che in ogni caso in catalano si dice Mahó).
Speravo di trovarne qualche foto ma alla fine sono giunto alla conclusione che la fortezza non esiste più, in compenso ho trovato tante di quelle mappe e planimetrie dei bastioni che potrei tappezzarmici casa, ma di stampe o dipinti della fortezza solo qualche piccola, parziale o confusa schifezza.
E poi dicono che internet al giorno d'oggi si trova di tutto... (il che sarà anche vero per la pornografia, ma come ti metti a cercare fortezze inglesi settecentesche cinte d'assedio dall'esercito francese casca subito l'asino).