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sabato 22 ottobre 2011

fermami se la sai già

1987, il quarto disco degli Smiths esce che il gruppo è già, di fatto, sciolto. Tra i quattro singoli previsti ce n'è uno dal titolo bello lungo "Stop Me If You Think You've Heard This One Before" sono state anche già fatte le riprese del video, ma in patria quel quarantacinque giri non uscirà.
Il testo poco prima di arrivare a metà recita: "e il dolore è abbastanza da far sì che un timido buddista pelato rifretta e pianifichi una strage" ("a mass murder") solo che proprio quell'estate, a Hungerford, una cittadina dell'Inghilterra del Sud, un ventisettenne armato di due fucili semiautomatici e una pistola uccide sedici persone e ne ferisce quindici, prima di spararsi a sua volta. La BBC decide che, a causa di questo tragico avvenimento, non trasmetterà la canzone degli Smiths i quali scelgono quindi di non pubblicare il singolo nel Regno Unito (uscirà comunque in parecchie altri parti in giro per il mondo).
The Smiths – Stop Me If You Think You've Heard This One Before
("Strangeways here we come", 1987)


Per la BBC questa sorta di bigottismo non è certo stato un caso isolato, per dire, io ho una copia dell'album d'esorido dei Massive Attack su cui il nome del gruppo è solo "Massive" perché, essendo uscito nel 1991, durante la prima guerra del golfo, l'emittente britannica aveva chiarito bene (se non ricordo male) che non avrebbe mai mandato in onda un gruppo che avesse come nome "Attacco Massiccio".

2007, vent'anni dopo la mancata uscita del singolo degli Smith ci pensa il dj e produttore Mark Ronson a far finire quella canzone nella top ten del Regno Unito. È l'anno del secondo album a suo nome, un album tutto fatto di cover. Un album ottimo, che ho ascoltalto e riascoltato fin quasi a consumarlo. Tra i brani scelti da Ronson c'è anche "Stop me" una versione giusto un filo rimaneggiata rispetto al pezzo di Morrisey e Marr. A cantarla è l'australiano Daniel Merriweather.

Mark Ronson – Stop Me ("Version", 2007)

Nella versione di Ronson però, alla fine, appare un pezzo di testo nuovo: "lasciami libero, perché non lo fai? / esci dalla mia vita, perché non lo fai? / perché tu non mi ami davvero, no / tu mi lasci appeso a un filo". Solo che questo testo non è poi così nuovo, visto che viene dritto dritto da una canzone, portata al successo dalle Supremes, che apre un loro album uscito esattamente quarant'anni prima, nel 1967 (ma c'è da dire che il singolo è dell'ottobre dell'anno prima).

The Supremes –You Keep Me Hangin' On
("The Supremes Sing Holland-Dozier-Holland", 1967)

Io alla musica della Motown le ho sempre voluto bene. E penso che quando si è un po' giù si può sempre contare sulla musica della Motown per stare un filo meglio (certo, forse vale solo per me, voi però magari provateci).

Sempre quell'anno lì, il 1967, quella canzone lì le Supremes la pubblicano anche in italiano (ai tempi si usava, lo faceva anche Stevie Wonder). A me pare che il testo italiano sia un po' moscio e che il terzetto capitanato da Diana Ross lo proponga senza molta convizione. Meglio la versione inglese.

The Supremes – Se il filo spezzerai (1967)

Ma "Se il filo spezzerai" non è la sola traduzione italiana di questa canzone, ben più famosa è "Chi mi aiuterà", la versione che i Ribelli pubblicano alla fine dello stesso anno, reduci dal successo di "Pugni chiusi" (canzone che aveva visto il debutto nel gruppo di Demetrio Stratos).

I Ribelli – Chi mi aiuterà (1967)

Se vi siete entusiasmati per quanto l'arrangiamento nostrano dei Ribelli differisce dalla versione originale del terzetto vocale di Detroit, aspettate un attimo riponete trombette e coriandoli e sentite qua:

Vanilla Fudge – You Keep Me Hangin' On (1967)

Eh già, il nostrano arrangiamento molto deve a quello psichedelico pubblicato oltre oceano, sempre quell'anno, dai Vanilla Fudge. Però Demetrio Stratos aveva una voce che levati!...

E per finire questa lunga deriva partita nel 1987 e arrivata nel 1967, passando dal 2007, vi pubblico un'altra versione di "You Keep Me Hangin' On" che tanto quelli poco ossessivi a questo punto del post li ho già persi da mo'. Si tratta sempre della band di Carmine Appice e soci, ma qui il pezzo dura quasi il triplo, essendo che è preso dal loro ellepì di esordio.

Vanilla Fudge – You Keep Me Hangin' On ("Vanilla Fudge", 1967)

giovedì 12 febbraio 2009

think no evil...

"Sarebbe bello poter escludere con un semplice gesto tutto ciò che è sgradevole" questo leggo stamattina in un post di Shapa.
E subito mi viene da pensare a quale possa essere il gesto in questione. Scartata l'inelegante via simbolica, penso che forse un solo gesto non basta a escludere proprio tutto, forse ce n'è bisogno almeno di un paio. E mi vengono in mente le tre scimmiette, quelle che si tappano occhi, orecchie e bocca. Queste qui, insomma:




"Non vedo, non sento e non parlo" questa è la dida che associo a questa immagine. Subito dopo, ovviamente (che io son fatto così), mi chiedo quale sia l'origine di questa immagine. Mi rivolgo con fiducia a quel vertiginoso oracolo che è google e, con un paio di clic, ne vengo a capo.
(Nel caso interessi: qui o più spicciamente qui).

Ormai sono lontano dal punto di partenza, e riscopro una cosa che forse sapevo già e che avevo dimenticato. E così riscopro che è solo qui da noi, in italia, che le tre scimmiette hanno questo significato un po' vigliacco e omertoso.
Nell'originario giappone (ma vale anche nella cultura anglosassone e - m'immagino io - ovunque nel mondo) l'invito delle sagge scimmie è a non parlar male, a non ascoltare il male e a non guardare con occhio melevolo (speak no evil, hear no evil, see no evil) mica a starsene zitti, così, del tutto.

Ed ecco che io non riesco a dare ascolto ai precetti delle tre scimmiette giapponesi e – sia che questo fraintendimento origini dalla proverbiale italica ignoranza, sia che da noi farsi i cazzi propri sia considerato più saggio e meritevole dell'agire benevolmente – a me viene da pensar male, di noi.

E, alla fine, son qui a scriver male della mia gente.

(vabbe', buon anno e ben ritorvati qui)