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domenica 21 aprile 2013

olio

Il libro da metrò di cui dicevo nel mio post precedente parla quasi solo di collezionisti di francobolli. Quanto segue è uno dei pochi brani dedicati ad altri collezionismi (la traduzione è mia, viene da pagina 111).
E se decidessimo di collezionare queste liste della spesa e di trarre piacere dal farlo? Credevo che quella sarebbe stata la cosa più assurda a cui un collezionista poteva aspirare, quasi oltre i confini della comprensione, e poi ho incontrato qualcuno che collezionava liste della spesa.
Il professor Chris Moulin, neuropsicologo specializzando in Alzheimer all'università di Leeds, all'inizio non parla volentieri di questa cosa. Abbiamo chiacchierato un po' degli esperimenti che ha condotto, progettati per riparare le capacità d'imparare di una persona. Dopo una ventina di minuti, un po' a disagio, ha ammesso di collezionare liste della spesa, in un album, e mi ha raccontato che la sua passione è cominciata dopo aver trovato sul pavimento della clinica della memoria una lista che recitava: "sacchi della spazzatura, clinica della memoria, pranzo". Il suo preferito è un pezzo di carta trovato in un supermercato con sopra una sola parola: "olio".

lunedì 8 aprile 2013

ritorni...

Una volta ho conosciuto una giovane psicologa che aveva appena cominciato la professione. Aveva un solo paziente. Una sola seduta alla settimana. Non è che ci campi.

E così, in attesa di un carnet d'impegni più pieno, aveva trovato un posto di lavoro part time presso un noto sito d'incontri. Mi raccontava che in parte faceva anche lì la psicologa, o vagamente qualcosa del genere, visto che dava consigli on line su come trovare l'anima gemella, in parte faceva cose meno nobili (visto che, a suo dire, ogni dipendente, maschio o femmina che fosse, era obbligato a mantenere cinque diversi profili femminili farlocchi, per dare corda ai molti uomini iscritti al servizio).

 
Fu lei la prima a raccontarmi di come facebook fosse una forte causa d'infedeltà coniugale (argomento poi diventato un classico da giornalismo di costume) con dinamiche peculiari, oggetto di studio anche da parte degli psicologi (quelli veri, non solo quelli dei siti d'incontri).
Io me la ricordo così (e un po' sarà come me l'ha raccontata lei, un po' sarà come me la sono poi raccontata io): grazie a facebook ritrovi i tuoi vecchi compagni di scuola o comunque quelli del tuo giro di allora. Hai così modo di riscoprire vecchie fiamme dimenticate da tempo o, meglio ancora, il tipo o la tipa di cui eri perdutamente invaghito e a cui non hai mai osato dichiararti. Ti pare di conoscerlo, o conoscerla, da sempre (anche se non è mica tanto vero, visto che nel frattempo chissà come si è cambiati, ma pace), è al contempo una novità (ché la tua vita attuale è tutt'altra) e tu, nel frattempo,  magari hai acquisito più sicurezza per provarci con lui (o lei che sia). Hai insomma strumenti diversi da quando te ne stavi lì, senza parole, in ammirazione silente.

Ci si rincontra, da cosa nasce cosa, e patatrak ci si ritrova coinvolti in una relazione extraconiugale e neanche lo si voleva.


Il mio attuale libro da metrò parla soprattutto di filatelia. È un libro inglese, in inglese, di un giornalista (inglese). Sono a metà, ancora non so bene bene dove voglia andare a parare, comunque si tratta in parte di un libro autobiografico, in parte di un reportage sul collezionismo dei francobolli (con qualche, raro, scantonamento sul collezionismo più in generale). Mi piace.
L'autore è un collezionista di francobolli, con una particolare predilezione per i francobolli sbagliati (in genere stampati per errore con un colore in meno, ma non solo). Lo è stato da ragazzo e poi è tornato a esserlo da adulto, seguendo un meccanismo del tutto simile a quello sopra descritto per facebook e le corna da ritorno di fiamma: un'occasione fortuita ti rimette in contatto con una tua vecchia passione (i costosi francobolli fallati) ma oggi hai nuovi strumenti con cui affrontarla (sei un affermato giornalista, quindi guadagni bene, ed esiste internet, quindi è più facile reperire certi pezzi). Nel suo caso il parallelo è ancor più clazante perché il ritorno alla filatelia, mi pare di capire, alla lunga è poi stato una delle cause del suo divorzio (spero che spieghi meglio la cosa nella parte conclusiva del libro).


Perché vi racconto tutto ciò?
Perché a me, nel mio piccolo, sta succedendo qualcosa del genere (più del genere francobolli, che del genere amorazzi su facebook). Forse anche a causa della lettura di questo libro, sono tornato (saltuariamente) a occuparmi di un vecchio amore che avevo del tutto abbandonato: le traduzioni italiane dei lavori di lewis carroll.

Come sempre non ho idea di ché ne sarà, sul breve, di 403... Avrei davvero voglia di scrivere ma c'è sempre qualcosa di meglio da fare (in questi giorni, per esempio, andare a trovare parenti stretti in reparti di terapia intensiva). Spero però di tornarne a parlare qui e del mio attuale libro da metrò e, soprattutto, di traduzioni carrolliane.

mercoledì 12 ottobre 2011

libri da metrò

Ieri ho citato il mio attuale libro da metrò, ogni tanto in queste pagine mi capita. Oggi spiego cos'è per me un libro da metropolitana.

Fondamentalmente è un libro che leggo in metrò (l'avreste mai detto?)

Tutti i giorni lavorativi io ho un paio di viaggi da fare in metropolitana, una mezzoretta cad. con cambio di linea in mezzo. Se non ho troppo sonno leggo un libro. Il candidato ideale per la posizione "libro da metrò" è un avvincente saggio in brossura, dai capitoli corti e autoconclusivi (e non deve essere scritto troppo piccolo).
Deve pesare poco ed essere maneggevole, deve poter essere interrotto, mollato e ripreso, spesso (e devo fare i conti col fatto che son diventato presbite, specie di mattina).

Oltre a quelli che trovate citati in queste pagine pigiando sul tag apposito, questi sono alcuni dei titoli che, più o meno recentemente, hanno rivestito la carica di libro da metrò:



Stewart Copeland – Strange Things Happen (Minimum Fax)
L'ho appena finito e mi sono divertito parecchio. Da ragazzo ho molto amato i Police e Stewart è l'unico dei tre che io abbia continuato a seguire. Leggere i retroscena di un disco che ho amato o di un concerto a cui ho assistito è stato, a tratti, entusiasmante (in pila ho anche quello scritto da Andy Summers – che mi si dice essere anche più divertente – ma è di formato un po' grosso, non so se potrà ambire alla lettura in metrò).



W.G. Clotworthy – Censurato! (Sagoma Editore)
Questo tizio è stato per vent'anni l'uomo che, per conto della rete NBC, bocciava e tagliava gli sketch del Saturday Night Live. Libro tradotto e regalato dal mio amico traduttore (seguendo il tag apposito trovate altri due libri da metrò tradotti e donati da lui, a riguardo è quasi il fornitore ufficiale della mia real casa). Non lo avrei comperato e invece è stato interessante leggerlo.



Simon Garfield – Just My Type (Profile Books)
È in inglese (il che lo rende un po' meno adatto al metrò, specie per via delle mie ossidate sinapsi che mal funzionano durante il viaggio di andata, al mattino) ed è con rilegatura rigida, però è un libro di storia e coriosità tipografiche, era tale la voglia e il piacere di leggerlo che ho fatto volentieri un'eccezione.



Nassim N. Taleb – Il cigno nero (Il Saggiatore)
Best seller di qualche tempo fa che io ho letto un po' in ritardo. Alcune idee sono interesanti, a volte pure affascianti, peccato che l'autore venga fuori dalle sue pagine un po' antipatico (e passi, nenche con Clotworthy ci farei volentieri una vacanza assieme) ma sopratutto che le idee non siano poi tantissime (in compenso mi sono parse ripetute, più volte, per qualche centinaio di pagine. Personalmente mi sarei accontentato di un pamplhet).



Nick Hornby – Una vita da lettore (Guanda)
Una sorta di libro (da metrò) al quadrato: ogni capitoletto è come averne letti due, tre, cinque di libri. Si tratta delle recensioni che Hornby scrive per The Believer (da noi pubblicate su Internazionale) prima o poi mi prenderò anche la seconda raccolta "Shakespeare scriveva per soldi".



Sylvie Coyaud – La scomparsa delle api (Mondadori)
Saggio che parte dalle recenti (e misteriose) sparizioni di api in mezzo mondo per parlare della storia delle api e del futuro del nostro pianeta.
Non propriamente rassicurante, ottima la base per fare un appassionante fanta-thriller catastrofico.

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Naturalmente quella di "librò da metrò" è una carica temporanea, come miss italia o la squadra di calcio campione del mondo, finito di leggerlo il libro torna a essere un libro normale e un nuovo libro da metrò viene nominato.

Caratteristica del libro da metrò è anche quella di venire letto solo in metrò (o in tram, o alla fermata del tram, o in posta facendo la coda, in vero ovunque ma non a casa) perché a casa, ovviamente, leggo tutto quello che non si può leggere comodo in metrò.

(Ora che sapete le cartatteristiche necessarie per ambire alla carica di "libro da metrò", se avrete da segnalarmi dei titoli, ve ne sarò grato)