La tipa di fronte a me ha sette desaparecidos tra i suoi familiari, anche un fratello e una sorella, e ha una nipote - neonata all'epoca della sparizione dei genitori - che non si sa dove sia, probabilmente data in adozione a qualche militare.
I lucciconi non mi sono venuti quando si parlava del passato. I lucconi mi sono venuti quando ha raccontato di un suo recente viaggio a buenos aires (lei ha lì una mamma novantaduenne che ancora non ha rinunciato all'idea di riabbracciare la sua nipotina). Era lì, a spasso nel quartiere che ha lasciato trentanni fa, espatriando. E ha trovato, nel parco davanti a casa, una lapide messa di recente, con l'elenco di tutti quelli del quartiere che sono scomparsi durante la dittatura. Mentre la leggeva le si è avvicinato un ragazzo del posto, avrà avuto sì e no diciotto anni. Il ragazzo non la conosceva, non sapeva che su quella lapide lei stava leggendo il nome di sua sorella, di cognati e cognate, del fratello. Il ragazzo l'ha avvicinata e le ha detto "quelli sono nostri, la lapide l'abbiamo messa noi".
È questo che mi ha fatto venire i lucciconi, sentire raccontare dei ragazzi nati dopo la fine della dittatura che vogliono ricordare, che pretendono una giustizia che è ancora negata.