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martedì 13 ottobre 2015

viuleeenza!

Lo dico sempre: non esiste il pubblico di Diabolik, nel senso che non esiste un lettore tipo, ma piuttosto un arcipelago di gruppi di lettori diversi tra loro e dai gusti, a volte, anche contrastanti.

Non a caso, nell'annuale sondaggio promosso dai fan del Diabolik Club, quasi sempre le storie che vengono votate come più piaciute si ritrovano anche tra quelle votate (ovviamente da altri) come piaciute di meno. Ci sono i lettori che amano soprattutto l'azione, quelli che apprezzano le trame intricate, quelli a cui le trame intricate danno il mal di testa, quelli a cui una storia romantica ogni tanto fa proprio piacere e quelli che invece no, di storie romantiche non ne vogliono sentire parlare. Tante isole diverse, tante popolazioni con proprie idee e preferenze.
Uno dei temi su cui c'è maggior dibattito è il sangue.

In questo post parlerò, brevemente, dell'albo in edicola il mese scorso (“Morte in alto mare” n. 9/2015) spolierando molto poco e della prima storia che ho sceneggiato per Diabolik (“Il diamante nero” n. 1/2008) *SPOILER*ando invece parecchio. Siete avvisati.

Ma prima, due pillole di storia: all'inizio della sua vita editoriale Diabolik era più feroce, uccideva con leggerezza, anche quando non era necessario. Questa prima fase però durò poco, le sorelle Giussani cominciarono a correggere il tiro già verso la metà degli anni ’60, in coincidenza con l’arrivo della “banda dei K” come la chiamavano loro (Kriminal, Sadik, Satanik, Killing... etc...). Le autrici infatti preferirono non mettersi in competizione sul piano del sangue con gli epigoni nati dal successo di Diabolik e, anzi, temendo che alla lunga i lettori si sarebbero stufati si allontanarono dal taglio da feuilleton granguignolesco dei primi numeri, cambiando lo strillo sopra la testata da “il fumetto del brivido” a “il giallo a fumetti”.
Da allora altre trasformazioni ci sono state e, progressivamente, Diabolik ha ridotto ancora il numero di omicidi perpetrati. Continua a uccidere ma solo quando è strettamente necessario (e/o quando la vittima è, agli occhi di Eva, Diabolik o dei lettori, una merdaccia d'uomo).

 

A oggi dobbiamo quindi affrontare un pubblico composto (schematizzando parecchio) o da nostalgici della prima (al massimo della seconda) ora che vorrebbero un Diabolik più sanguinario di quello attuale o da lettori arrivati dopo (un dopo relativo, si parla anche di vent'anni fa e più) che davanti a un Diabolik “troppo cattivo” storcono il naso.

Con questo ho avuto modo di farci i conti già dalla prima sceneggiatura che ho scritto per la serie.
Quella storia ruota attorno a una pietra “maledetta” (il diamante nero che dà il titolo all'albo) che pare proprio portare una jella mortale ai suoi proprietari. E, in effetti, alla coppia di ricconi che ne entra in possesso a inizio albo capita ogni tipo d'incidente (con guardie del corpo morte e ferite e, alla fine, pure con uno dei due che ci rimette le penne). Una delle sfighe avviene al porto di Ghenf: un gruista muore per un infarto e il container che stava spostando, ormai senza controllo, quasi li spiaccica (e, comunque, ammazza uno dei loro guardaspalle).

Un po' prima del finale, però, scopriamo che dietro a tutti quei guai apparentemente dovuti al caso (o alla scalogna che porta il diamante nero, a seconda che si sia superstiziosi o meno) c'era in realtà Diabolik, che perseguiva un suo machiavellico piano. Come d'abitudine, il lettore viene messo a giorno di come sono andate davvero le cose da un lungo spiegone con generoso uso di flashback. Questo un passaggio:

Disegni di Enzo Faciolo (elaborazione digitale di Paolo Tani)
Be'... a causa della tavola qui sopra abbiamo ricevuto lamentele (più d'una e parlo anche di lettere cartacee, che costa fatica scriverle e imbucarle) che trovavano sbagliato che Diabolik uccidesse un innocente lavoratore portuale (per l'onesto guardaspalle spiaccitato, invece, neanche una piega).
A questi lettori che si aspettano dal nostro protagonista che uccida solo in modo “giusto” (o quasi) si affiancano quelli (e non son pochi, specie sui social) che ci chiedono un Diabolik più violento e spietato. Insomma è un po' un casino.

Anche per questo scrivere Diabolik (e qui più che scrivere il singolo albo intendo scrivere la serie, i vari soggetti e curare la programmazione) è come decidere un menù che, nei limiti del possibile, deve tenere conto dei tanti gusti dei nostri ospiti. I vari ingredienti (sangue, romanticismo, colpi complessi, Ginko, fughe...) vanno dosati e alternati cercando un punto di equilibrio. Quindi questo vuol dire che in una serie dai margini stretti come Diabolik (le nostre storie sono necessariamente meno varie di quelle di Dylan Dog o di Zagor) dobbiamo lo stesso stare molto attenti alla varietà delle avventure che proponiamo. Il che non è facilissimo e non sempre ci riesce al 100%, per esempio lo scorso albo è stato il terzo consecutivo in cui non appariva Ginko e questo a molti nostri lettori dà fastidio (per fortuna l'ispettore c'è, e con un ruolo importante, nell'albo di ottobre attualmente in edicola, mancherà di nuovo a novembre, farà una comparsata a dicembre e sarà essenziale nella storia di gennaio che, soprattutto, vedrà il ritorno della sua compagna Altea – altro “ingrediente” che ci richiede una particolare attenzione, di Altea però magari ne parlo un'altra volta).

Ma torniamo al sangue. In redazione probabilmente io sono quello più vicino ai lettori che ce ne chiedono di più e, visto che Diabolik è sempre un lavoro corale più che un “album solista”, questo porta a interessanti dibattiti che mi vedono coinvolto assieme a Mario Gomboli (direttore, editore, capo-soggettista, insomma capo) e Licia Ferraresi (responsabile della revisione delle sceneggiature, soggettista a sua volta, mia capa nel lavoro di editing delle storie). Il fatto di essere dispari è una benedizione. Nei casi più controversi decidere a maggioranza è facile.

Tornando all'albo di ottobre, “Morte in altro mare”, questa volta non è stato molto controverso il caso su cui abbiamo dibattuto mentre era ancora in fase di soggetto. Soggetto, per l'appunto, di Ferraresi/Gomboli (poi sceneggiato da Diego Cajelli).

Diabolik (a cui girano i coglioni non poco perché un colpo filato liscio come l'olio ha poi avuto un guaio inaspettato) si trova a interrogare un poliziotto a libro paga di una banda di criminali. Il Nostro ha urgentemente bisogno di informazioni sui loro traffici e, essendo Diabolik, riesce a sapere tutto e subito. Saputo quanto vuole, deve muoversi in fretta e non può permettere che il tizio avverta i malviventi che lui è sulle loro tracce. Quindi è ovvio che l'agente corrotto non sopravviverà all'incontro col Re del Terrore.
A noi però restava da decidere se sarebbe stato ucciso a sangue freddo oppure se gli avremmo fatto tentare una reazione disperata (magari tirando fuori una pistola nascosta da qualche parte) a cui Diabolik avrebbe reagito lanciando il suo pugnale.

Da un lato c'è qualche nostro lettore (e pure qualcuno della redazione :) che non ama vedere Diabolik uccidere un uomo disarmato, d'altro canto quell'uomo disarmato era anche un poliziotto corrotto e però – a quanto ne sappiamo – né lui né i malviventi che lo pagano hanno commesso reati cruenti, del resto l'ucciderlo a sangue freddo sarebbe stato perfettamente in linea con il modus operandi di Diabolik. Perché è a noi autori (e a parte dei lettori) che interessa che la vittima uccisa a sangue freddo sia, in qualche modo, una canaglia, per quanto riguarda Diabolik è vero che nel tempo ha ridotto il numero di omicidi ma lo ha fatto solo perché si è reso conto che per lui è più conveniente uccidere solo quando necessario (perché è capitato che certi suoi omicidi “evitabili” gli si siano poi ritorti contro come boomerang sotto forma di parenti vendicativi o altri impicci). Insomma, se Diabolik deve uccidere a freddo un innocente gruista lo fa senza problemi, figuriamoci uno sbirro (venduto o meno che sia).

Be', come dicevo questa volta alla fin fine scegliere non è stato difficile e come ammazzare il poliziotto è stato deciso all'unanimità. Qui sotto potete vedere come ce la siamo cavata.

Tavola a matita di Angelo Ricci per “Morte in alto mare”
trucioli e sfridi 2

sabato 3 ottobre 2015

persi e ritrovati (2)

Dicevo ieri de “La principessa sposa” di William Goldman. Le finte storie – dell'autore e del libro – me ne hanno fatti venire in mente altri due, di libri. Il primo non l'ho letto, nel secondo non c'è molto da leggere perché il libro è scomparso o almeno così sostiene l'autore (che però dice di non essere l'autore).

Se Goldman è uno sceneggiatore cinematografico Chuck Barris è un autore televisivo. Ha inventato qualche format di successo (per esempio il gioco delle coppie, nel 1965) e ha scritto un'autobiografia, nel 1984 a 55 anni, che s'intitola “Confessioni di una mente pericolosa” e che è famosa soprattutto per via del film del 2002 esordio alla regia di George Clooney. Io ho visto il film.


L'ho so che il film non è aderentissimo al libro, lo ha sceneggiato quel grancristo di Charlie Kaufman e ci ha messo un bel po' del suo. Però sia nel libro che nel film c'è questa cosa che si dice che Chuck Barris, intanto che faceva l'affermato autore televisivo, è stato assoldato dalla CIA e, in veste di agente, ha assassinato parecchie persone in giro per il mondo.

La cosa notevole è che Barris non ha mai ammesso che quella parte della sua “autobiografia non autorizzata” è del tutto inventata (come sembra plausibile e come la CIA ha seccamente e ufficialmente dichiarato, ma questo vorrebbe dir poco). A me questa cosa che uno racconta la sua vita, racconta un sacco di cose vere, ma poi ci infila anche un'enormità, con ogni probabilità falsissima, come quella di essere stato un assassino per conto della CIA mi è sempre piaciuta. Chuck Barris invece sospetto che di suo non sia un tipo molto piacevole, ma bisognerebbe conoscerlo di persona, o almeno leggere il libro, che però è uscito nel 2003 (anche questo, come la prima edizione di quello di Goldman, per Sonzogno a seguito del film, anni dopo l'uscita originale) ed è fuori catalogo.
Mi chiamo Andrea Pasini, nei primi anni Novanta ho iniziato a sceneggiare fumetti grazie a Enrico Lotti. Io ero un grafico, lui un collega giornalista che aveva appena cominciato a scrivere storie per Bonelli. Ho collaborato a Martin Mystère per tutto quel decennio. Verso la fine del '94, attraverso un ex compagno del mio primo liceo (l'Einstein qui a Milano), vengo in contatto col S.I.S.De.
Il giorno del mio trentesimo compleanno sono entrato a libro paga dell'agenzia alle dipendenze Ministero dell'interno (agenzia che proprio quel giorno lì era su tutti i giornali per le condanne del processo sui suoi fondi neri). Ho partecipato a molte operazioni in Italia e a qualcuna all'estero – in Somalia (a seguito del fallimento della missione ONU), in Albania (con agenti del SISMI, a latere della missione Alba dell'esercito), in Bosnia (in tre occasioni distinte) – ma anche in Paesi alleati che, per ora, preferisco non nominare.
Sono stato un operativo fino al novembre del 2001 e ho imparato parecchio su tecniche di combattimento, armi ed esplosivi, tutte cose che mi sono tornate utili durante la mia collaborazione con Diabolik. Collaborazione iniziata nel '99 e molto intensificata negli ultimi dieci anni. Al momento, oltre che come autore, lavoro per Diabolik anche come redattore.
Figata! Ma l'ha già fatto Chuck Barris.

Domani vi dico di quell'altro libro, quello che è scomparso o almeno così sostiene l'autore (che però dice di non essere l'autore).

venerdì 11 settembre 2015

è lui o non è lui?...

A Diabolik lavoriamo con “soggetti” molto dettagliati, altrove li si chiamerebbe trattamenti. Anche una quindicina di pagine dattiloscritte per una storia a fumetti di 120 tavole (in realtà 119) in formato pocket. Ciò nonostante il passaggio dal soggetto alla sceneggiatura non è mai meccanico e immediato.

Comincio, con questo post, quella che nelle intenzioni vorrebbe essere una serie che parla – in modo pratico – di scrivere fumetti, raccontando di questioni concrete. Saranno quindi testi che partono da storie che ho scritto (ovvero contribuito a scrivere) per Diabolik. Saranno densi di SPOILER (quindi siete avvisati) ma il lettore del post non dovrà per forza aver letto gli albi in questione per capire di cosa parlo.

Partiamo dall'albo di agosto scorso (“Uno dei tre", soggetto di Mario Gomboli e Tito Faraci da un'idea di Alessandro Mainardi e sceneggiatura mia e di Rosalia Finocchiaro – le storie di Diabolik sono opere corali, mai album solisti) quindi se lo avete sul comodino in attesa di leggerlo non proseguite oltre (oppure proseguite e 'sticazzi).

Diabolik si accinge a prendere il posto di un altro ladro (e al lettore non diciamo chi sia) deve prendergli una collana che quell'altro ha da poco rubato. Stacco. Assistiamo a tre scene di rapimento: tre tizi, uno dopo l'altro, vengono rapiti per ordine di un tale e rinchiusi, assieme, in una cella. Quindi ci viene spiegato che cosa sta succedendo: i tre tizi sono tre ladri, tra di loro c'è il responsabile di un furto, fatto mesi prima, ai danni del tale, ossia del rapitore (un colpo a causa del quale la figlia del tale è stata ammazzata). Il tale è disposto a tutto pur di scoprire quale dei tre ladri è il responsabile di quel colpo e, se non salterà fuori in qualche modo di lì a dodici ore, per sicurezza li farà ammazzare tutti e tre.


La situazione, perciò, è questa: uno dei tre ladri è, in realtà, Diabolik ma grazie alle sue maschere perfette non possiamo sapere quale dei tre sia. Il problema di Diabolik è uscire vivo da quella cella, il nostro problema, da sceneggiatori, era invece gestire la cosa senza che il lettore sgamasse quale dei tre fosse Diabolik prima del tempo (ossia del finale).

Il che è più facile a dirsi che a farsi. Perché se Diabolik con maschera avesse pensato “Maledizione! sono prigioniero e non posso avvisare Eva!” avremmo scoperto subito tutte le nostre carte. Del resto non far pensare mai a Diabolik cose “diabolike” era impensabile e, infatti, da soggetto era previsto che Diabolik rimuginasse un po' sulla sua situazione (in primis per confermare al lettore che sì, uno dei tre era proprio lui).


Qui sopra (e giù sotto) vedete come ce la siamo cavata. In primo luogo con inquadrature che tagliassero via la testa di Diabolik. Perché fosse possibile, però, abbiamo dovuto vestire i tre prigionieri nello stesso modo. E, per giustificarlo, abbiamo pensato a questo: visto che il rapitore vuole far sentire i rapiti come dei veri e propri prigionieri, non solo gli fa portar via orologio ed altri oggetti personali (cosa narrativamente indispensabile per evitare che a Diabolik rimanesse addosso il radio orologio) ma li costringe pure a indossare una tuta uguale per tutti. Come fossero uniformi da carcerato.

Nella seconda vignetta della tavola qui sopra si usa un altro espediente che, in genere, però adoperiamo per un diverso scopo.
Come ogni fumettista sa bene, gestire una lunga scena di dialogo è sempre problematico. Il rischio “du` maroni” è costantemente dietro l'angolo. Molto spesso ci si trova a dover ravvivare visivamente una sequenza in cui due personaggi, magari chiusi in una stanza, se la contano su interminabilmente. Tanto può fare l'abilità registica del disegnatore, alternando primi piani a inquadrature più ampie dell'ambiente, ovviamente campi e controcampi aiutano e di sicuro aiuta anche il far fare qualche gesto ai personaggi (versarsi da bere e poi bere, accendersi la pipa e poi fumarla). Ma, se le chiacchiere persistono, una bella inquadratura di alleggerimento dell'esterno dello stabile (o dell'auto, o della nave) in cui avviene il dialogo (con un balloon proveniente dall'interno) darà al lettore (e al disegnatore) una vignetta di tregua.

Visto che, di solito, in un fumetto non sentiamo la voce dei personaggi una simile inquadratura va minimamente gestita in modo da non creare confusione su chi dice cosa (per esempio facendoci chiaramente continuare la battuta di un personaggio iniziata nella vignetta precedente) però, in qualche raro caso, è possibile sfruttare ai fini del racconto proprio il fatto che il lettore non sappia a chi appartenga il fumetto in questione (ed è ciò che abbiamo fatto questa volta).


Nel primo soggetto che scrissi per Diabolik (era il ‘99) usai questo escamotage per perpetrare un inganno al lettore. Leggendo, doveva sembrarci scontato che una certa battuta andava attribuita a un certo personaggio e invece, nel finale, avremmo capito che era stata detta da un altro (e ciò cambiava, e di parecchio, tutta la dinamica del finale). Ne ero tronfiamente fiero. Poi, in fase di sceneggiatura, il soggetto venne pesantemente modificato e tutta quella parte fu espunta. È da allora che sto aspettando l'occasione buona per riusare quel trucco.

Le matite delle vignette qui sopra sono di Matteo Buffagni con chine di Giorgio Montorio (personaggi) e Luigi Merati (sfondi) – come dicevo prima le storie di Diabolik sono opere corali, mai album solisti.
trucioli e sfridi 1

mercoledì 9 settembre 2015

rieccomi... per ora

Ci sono molte ragioni per cui questo blog è abbandonato a se stesso, alcune sono endemiche (la mia pigrizia, il fatto che il concepire qualcosa mi appaga quasi quanto l'averla fatta davvero, le mille robe da fare, la pigrizia), altre dovrebbero essere oggetto di analisi terapeutica (e, a volte, lo sono). Ma uno dei motivi principali del languire di quattrocentotré è che io scrivo per lavoro.

Ora, questo non è per dire che io scrivo solo se mi pagano (però, lo ammetto, questa cosa che mi pagano per scrivere è un buon aiuto contro la pigrizia) ma è per dire che quando non scrivo qui io non è che non scrivo niente. Scrivo (leggo, correggo e riscrivo) sempre, a volte anche più di quanto vorrei. Ed è quasi sempre a causa di Diabolik.

Andrea Pasini “Diabolik torna indietro” inchiostro su carta (particolare)
Da tanto tempo il maledetto criminale si ruba tanto del tempo che dedico alla scrittura e, alla fine, non me ne avanza poi molto per fare dell'altro. Certo, fossi meno pigro sarebbe un'altra storia, ma se fossi meno pigro voi stareste leggendo i rovelli di qualcun altro e ciao.

Ma visto che, periodicamente, capita che questo posto mi manchi e che la voglia di scriverci ancora si è riproposta anche in questo inizio d'anno, ho pensato una cosa. Ho pensato che, forse, se qui, quando capita, mi metto a parlare di quello che scrivo di là, per Diabolik, magari poi mi vengono da scrivere anche altre cose. E, pure se così non fosse, a me parlare del mio lavoro per Diabolik piace sempre e quindi già fare solo quello, qui su 403 potrebbe andar bene. Niente discorsi su i massimi sistemi, solo chiacchiere di bottega su aspetti piccini e concreti del mio scrivere fumetti.

Dai, ci provo.
Tra un paio di giorni il primo post, qui.

sabato 12 luglio 2014

la dura vita dei personaggi

Sto lavorando a un soggetto per il "Maledetto Criminale", sappiamo bene come inizierà, abbiamo un'idea abbastanza precisa di come andrà a finire, ma siamo ancora in una fase in cui tutto il corpo centrale della vicenda è ancora da articolare in dettaglio e, quindi, ho appena scritto questa nota di lavorazione:
Forse però la presenza nella storia di questo Giorgio non è più necessaria (vedi mie considerazioni al punto 14) nel caso si decidesse di farlo sparire penso che Rita (o, in alternativa, Anna) dovrebbe cambiare sesso.
Come l'ho scritta mi è subito venuta in mente questa striscia di Tom Gauld che avevo pubblicato anni fa:


I personaggi di un romanziere indeciso conversano...

K – Ciao Brian!
B – Non sono più Brian, in questa bozza sono Ben. Sono stato Susan per attimo, ma non parliamone.
– Io sono ancora Keith ma lui contina a cambiarmi la moglie. Mi confonde parecchio.
– Già.
– E ci va anche bene: hai sentito di Muriel?
– No.
– Cancellata completamente! E tutte le sue battute buone date al barista nel capitolo due!
– È orribile!

martedì 19 novembre 2013

scrivere in versi

Ieri ho dovuto scrivere una scena in cui una donna adulta scoppia a piangere.

Ci sono volte in cui invidio chi scrive Topolino. In pratica tutte le volte che in Diabolik ho problemi con le onomatopee.

Fate piangere un personaggio disney: BWAAAAAA! SOB! SIGH! e infine SNIF...

Fate piangere un personaggio di Diabolik, se ha meno di un anno, ok: UEEEE! ma se ne ha trentacinque?

Sì, ci sono volte in cui invidio, decisamente, chi scrive Topolino.


venerdì 8 novembre 2013

tre universi

Tra le tante cose successe mentre questo blog era a nanna c'è stata l'uscita del numero ottocento di Diabolik. Sceneggiato da me. Per quella storia ho scritto un "dietro le quinte" pubblicato sulla pagina facebook (qui e qui) e sul sito di Diabolik (qui, in pdf). Copincollo da lì:
Durante il furto ai danni di Van Groot, parlando alla radio con Eva, davanti al guardiano legato e imbavagliato, Diabolik deve far credere che in quel momento sono due i ladri che stanno mettendo a segno il colpo. Dovendo dare un nome a queste due persone che, in realtà, erano una sola mi è venuta in mente una bella copertine della collana fantascientifica “Urania” e precisamente quella del romanzo “Universo” (“Urania 378” del 1965) di Robert A. Heinlein. Lì c'è un mutante a due teste che gioca a scacchi da solo e le due teste sono quelle di Joe e Jim Gregoy, nomi di battesimo che ho dato anche ai due ladri immaginari interpretati da Diabolik.

Joe-Jim Gregory è una mia vecchia ossessione, e non tanto per via del romanzo (che pure ricordo con affetto) quanto piuttosto per via dello splendido ritratto che ne ha fatto Karel Thole su quella copertina.

Sempre mentre 403 sonnecchiava mi sono comperato il volume Lizard, uscito ad aprile scorso, che raccoglie le tre storie di "Roy Mann" di Sclavi/Micheluzzi. La prefazione (del mio amico Spari) si apre con questa citazione:
Se ci sono infiniti universi allora devono esistere tutte le possibili combinazioni, quindi, in un certo senso, in un posto o nell'altro tutto deve essere vero. Voglio dire che scrivere un racconto di finzione deve essere impossibile, perché, per strane che possano sembrare le cose raccontate, possono in realtà verificarsi altrove.
(Fredric Brown, Assurdo universo)
Da ragazzo la lettura di "Assurdo universo" fu per me (e immagino per molti) una rivelazione, qualcosa che avrebbe lasciato un segno duraturo. Uno degli ultimi soggetti per Martin Mystère che pensai prima di passare a occuparmi d'altro – e che quindi non ebbe seguito – traeva (vaga) ispirazione dal romanzo di Brown e (più puntuale) dalla "bibbia" di Martin Mystère, ossia da quell'insieme di regole da rispettare proponendo un soggetto per la serie e il mio proposito era di infrangerne il maggior numero possibile (ché se ne infrangi una è un errore, ma se le infrangi tutte è virtuosismo).

Pensando a questi due "universi" che hanno contato nella mia giovinezza me n'è venuto subito in mente un terzo, che ha lasciato un segno ancor più nitido e duraturo di Brown. Quell'universo lo incontrai non in un romanzo ma in un racconto. Comincia così:
L'universo (che altri chiamano la Biblioteca) si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in numero di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella di una biblioteca normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un'altra galleria, identica alla prima e a tutte.
Così come tutti gli universi di Fredric Brown anche tutti i libri della Biblioteca di Babele di Borges hanno la caratteristica di esaurire ogni possibilità del reale. A questa somiglianza non avevo mai pensato.

giovedì 16 maggio 2013

il rumore del treno

Sembra una sciocchezza, ma scrivere i rumori dentro i fumetti mica è sempre facilissimo.
Certo, ci sono delle onomatopee che sono ormai canonizzate per tutti i fumetti (o quasi): CRASH, WROOOM, BANG.
Poi ci sono onomatopee specifiche o semi-specifiche, per esempio GULP è disneyana o, comunque, da fumetto umoristico, da noi di Diabolik non si usa, mentre SWIISSS (il sibilo del pugnale in volo) è talmente specifica del maledetto criminale che, quando si è dovuto scegliere un nome per la testata della terza ristampa della serie, gli si è dato proprio quel nome lì.

Quindi ci sono le onomatopee che vanno decise di volta in volta. Qualcosa che cade a terra può fare TOC, TUMP, THUD, STOK, SBRAAANG a seconda di che cosa è, di quanto è grande, da quanto in alto cade.
O quelle che, qui a Diabolik, variano da autore a autore (le pale di un elicottero, le raffiche di una mitraglietta silenziata...).

Infine quelle che ti devi inventare, perché vengono usate di rado e non ti ricordi una storia dove ne hai già vista una (con un collega diaboliko una volta ci siamo confessati che entrambi abbiamo pensato di censirle tutte, di fare un dizionarietto con tutti gli effetti sonori usati nelle storie del maledetto criminale... sarebbe utile e curioso, ma son ottocento numeri, c'è sempre qualcosa di più urgente da fare, come si fa...).


La scena è questa: due auto a un passaggio a livello che sta chiudendosi, la prima scatta e riesce a passare, la seconda no: sono stati seminati!
Gli occupanti escono, almeno per capire quale direzione ha preso l'altra auto superata la ferrovia, ma tutto quello che riescono a vedere è il convoglio merci che sfreccia, fragoroso, a pochi metri da loro.

Ma questo fragore com'è?

WRUUUUUUUUU?
FRRRUUUUUUUUUSH?
TUTUN-TUTUN?

WUSH WUSH?

Le ultime due sono di una mia amica, sempre lei mi ha proposto il filmato qui sopra.

Il dibattito è ancora aperto.

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Come già ho anticipato nei commenti questo blog, col prossimo post (di domani) chiude per un po'. L'annuncio di domani serve solo a chi necessita di comunicazioni ufficiali ché altrimenti i blog semplicemente abbandonati gli fanno tristezza. Rispetto a queste ultime settimane comunque non cambierà nulla :)

mercoledì 6 febbraio 2013

il re del torrone

Il maledetto criminale vive in un mondo tutto suo ma, occasionalmente, fa delle capatine anche nel nostro, di mondo. La sua geografia e la nostra si sovrappongono soprattutto in occasione di albetti “fuori collana” celebrativi di un qualche evento.

L'estate scorsa ne ho sceneggiato uno, la prima storia breve di Diabolik scritta da me (ma non solo da me visto che col soggetto io non ci ho avuto a che fare ed è stato firmato – un po' come certe canzoni di sanremo – da Marco Cottarelli, Michele Ginevra, Valentina Mauri e Mario Gomboli).

Adessso, per chi ha gli occhi buoni, le sedici paginette “Uno stradivari per Eva” sono leggibili on-line sul sito ufficiale di Diabolik. I disegni (realizzati all'epoca a velocità supersonica, ché si era in un ritardo pazzesco) sono di Giorgio Montorio.

Della scrittura di quell'albetto ricordo con divertimento parecchie cose: i reportage telefonici di Michele Ginevra che andava su e giù per le scale del Torrazzo per spiegarmi bene come erano fatti certi passaggi, il fatto che la storia l'ho scritta in pochissimo tempo (abituato a trame complesse di 119 tavole, scriverne una di sole 16 è stata una sorta di vacanza) e pure il fatto di aver potuto usare come documentazione una mia tumblerata di qualche mese prima.


In realtà la vera ragione di questo post è che, parlando di Diabolik e Cremona, ho potuto usare come titolo un nomignolo che, da sempre, diamo al Re del Terrore in redazione (specie sotto Natale). E quando mai mi ricapitava un'occasione così?

lunedì 4 febbraio 2013

addirittura magro


Avete presente quel programma tivù in cui secondo i miei familiari più stretti paio "addirittura magro"?

Adesso potete vederlo anche voi grazie al sito della rai: qui.
(e potete vedere anche tutte le altre puntate andate in onda sinora)

Ah, ci vuole installato microsoft silverlight e prima del programma c'è la pubblicità.
Questo non è il migliore dei mondi possibili, ma già lo sapevamo.

venerdì 18 gennaio 2013

platino, diamanti e pipì...

Lavorando per il "maledetto criminale" si fanno interessanti scoperte, per esempio che il platino è appena tornato a costare un po' più dell'oro (dall'aprile scorso costava un po' meno, ma hanno chiuso qualche miniera in sudafrica, la produzione è calata ed è tornato a cosatare un poco di più).

I diamanti non stanno passando un gran momento, alla fine dell'anno scrorso sono state annullate un paio d'aste di diamanti grezzi, tenute dalle società minerarie che li estraggono, a causa dei prezzi che sono scesi nel corso dell'estate.

Sui diamanti, in particolare, mi sto facendo una piccola cultura (grazie anche alla mia consulente gemmologa! Che so che mi legge: Grazie consulente gemmologa!)

È che sto scrivendo di un commerciante che ne colleziona pure, di diamanti, ma solo se sono sopra i sessanta carati (forse sopra i settanta, devo ancora decidere). Per intenderci, stiamo parlando di cose del genere (questo ne pesa 69,42):


No, Diabolik non sta per fare un colpo ai danni di Liz Taylor, buonanima, era solo per dare l'idea del mondo in cui mi sto muovendo in questi giorni.

Che poi si tratta di una delle cose belle del mio mestiere, che prima di scrivere qualcosa ti devi documentare. Non vi dico il godimento ai tempi di martinmystère, prima di ogni sceneggiatura c'era un mesetto di lavoro degno di una testi di laurea. Divertimento puro.

Poi vi dovrei raccontare del mio nuovo libro da metrò, divertente, curioso ed istruttivo, anche quello è cominciato in mezzo all'oro e al platino, ma dopo qualche capitolo mi sono ritrovato a sguazzare tra fosforo e urina, mah...

Il libro è "Favole periodiche". Ma se ne riparla.

domenica 30 dicembre 2012

strani giorni

Due giorni fa, venerdì, mattina. Sono davanti alla stazione di siena, sto aspettando il torpedone che mi riporterà a milano. Ho una valigia coi vestiti e due valigie piene di libri, birra artigianale (toscana) e vino rosso (australiano, cileno e francese), ho anche una grossa borsa di plastica con dentro un mappamondo e una pentola in coccio in cui si possono cuocere solo patate (io sotto natale ricevo regali così).
Non sono il solo che aspetta alla fermata, saremo una decina.

Arriva un tizio vestito di blu, ci guarda e chiede: "è già passato il pullman per milano?"
Noi rispondiamo: "no".
E lui: "bene, sono il vostro autista, quando arriva il pullman ditegli che sono al bar".
E se ne va.

Due giorni fa, tarda mattinata. A milano una mia amica è alla cassa del teatro elfo-puccini. Compera due biglietti per sabato sera, lo spettacolo è «Alice Underground» di ferdinando bruni da lewis carroll. Alla cassa si sbagliano e le danno i biglietti per l'altro spettacolo che danno all'elfo. Lei non se ne accorge.

Due giorni fa, sera. Su Rai 5, ore 22:45, va in onda la seconda puntata di un programma tv: «Fumettology» è dedicata a diabolik. Dopo la sigla ci sono le sorelle giussani in uno spezzone di repertorio, poi un pezzetto d'intervista a giuseppe palumbo, sorridente e serafico, dice con calma quel che deve dire, poi c'è un pezzetto d'intervista a patricia martinelli, sorridente e affabile, poi un pezzetto con mario gomboli, calmo, sicuro e simpatico, quindi un pezzetto con tito faraci, uno tranquillo, che sa il fatto suo, a un tratto appare un esagitato che gesticola e parla concitato... sono io.

Il programma va avanti tutto così, brevi spezzoni delle varie interviste agli autori del maledetto criminale giustapposti tra loro a ritmo serrato. Sono tutti rilassati (dopo di me appaiono anche enzo facciolo, alfredo castelli e andrea carlo cappi) io sono l'unico che non se ne sta fermino al posto suo e che parla con giusto quel filo di enfasi di troppo.
E comunque, a me, vedermi parlare nella televisione fa strano, sarà che non sono abituato né a parlare nella televisione né a guardarmi.

Due giorni fa, sera. A trasmissione ancora in corso mi arriva un sms di mia nipote grande che mi sbertuccia un po': "zio famoso" seguito da una schiera di punti esclamativi e una faccina per chiarire che non dice sul serio.

Due giorni fa, tarda notte. Mi arriva una mail di mio babbo, non solo mi ha visto in tv lui, ma anche la mamma ha resistito sveglia (lei di solito è a dormire per le nove) la mail è piena di complimenti. Cose del tipo: "in televisione sembri addirittura magro" (cit.).

Ieri pomeriggio, venerdì. Una mia amica mi dà il suo regalo di natale: due biglietti per «Alice Underground» all'elfo-puccini. Poi lei parte per la svizzera. Neanche io mi accorgo che, in realtà, i biglietti sono per l'altro spettacolo.

Oggi pomeriggio, sabato. Me ne accorgo. Sento il teatro ed è impossibile cambiarli (lo sarebbe comunque, ma per di più «Alice Underground» è esaurito) non che non mi vada di vedere paolo poli (che è l'altro spettacolo) è che so che l'amica che me li ha regalati quando lo scoprirà ci rimarrà malissimo.

Stasera. Io e un'altra amica andiamo a vedere «Aquiloni» di paolo poli, basato sulle poesie di giovanni pascoli e vario canzonettame d'epoca e non (veramente di tutto, da addio lugano bella a la cucaracha passando per tripoli, bel suol d'amore e parecchie che non ho mai sentito in vita mia). Un buono spettacolo, a tratti sorprendente (poi stendiamo un velo pietoso sul fatto che io possa trovare sorprendente non solo lo spettacolo ma anche il pascoli, perché non amo ostentare la mia ignoranza).
Paoli poli non lo vedevo da più di dieci anni e, devo dire, che i suoi 83 anni se li porta magnificamente. Ed è impeccabile sia in completo, con bastone e cilindro, sia vestito da sciantosa.

Domani, domenica. Dovrò dire all'amica del regalo che ho gradito anche se c'è stato, come dire, uno scambio di pacchetti e lei – che su quel regalo ci aveva ragionato bene – si dispiacerà... e alle 17:30 danno in replica, sempre su Rai 5, «Fumettology».
La mamma ha già detto che lei, cascasse il mondo, mi riguarda.
Io, approfitto del fatto che non ho l'antenna tv, e farò altro (tanto ho il dvd).

("Addirittura magro", tsk!)

mercoledì 7 novembre 2012

1962

Sei giorni fa era il compleanno del maledetto criminale, il primo numero di Diabolik era in edicola il primo novembre del 1962. Tra le strane conseguenze di questo fatto è che sono immerso, da qualche giorno, nella musica uscita quell'anno, nei quarantacinque giri pubblicati nel 1962. Ancora epoca di twist, con prime avvisaglie di beat. Magari se ne riparla, così vi spiego che sto facendo.

Pino Donaggio – La ragazza col maglione

«la gente ride perché perché / la sua eleganza non sa capir /
però io l'amo, perché è moderna»


Giorgio Gaber – Trani a gogo

«un vecchio a tresette ha perso il paltò /
l'ha perso con me, nel trani a gogo»

È tardi, dovrei essere a dormire da un po', non posso star qui a farla lunga, ma ci sarebbero cose da dire, per esempio quanto doveva essere strano nel '62, per una ragazza, girare con su un maglione, oppure raccontare cosa erano, qui a milano, i "trani" ossia mescite di vino a buon mercato (vino pugliese, di Trani appunto, non il più costoso sulla piazza). Oppure parlare di Pino Donaggio, che oggi è molto più famoso come compositore di colonne sonore che non per questi suoi primi dischi da cantante o ancora di Gaber e di quello che si poteva ascoltare a Milano nei primi anni '60 (gran belle cose).

Ma è tardi, dovrei essere a dormire da un po' ché domani il maledetto criminale mi terrà impegnato con ben altre faccende e poi, non dimentichiamoci, che 'sto blog è morto (o, quantomeno, è più morto che vivo).

Ah, Shapa, puoi provare a immaginare quanto mi sia costato postare solo due canzoni, una buona mezzora l'ho passata a decidere quale potesse essere una terza che ci stesse bene in mezzo, ma poi ho deciso che devo proprio smetterla con questa fissa di voler postare le cose o singole o a tre alla volta.

giovedì 18 ottobre 2012

colpo di scena!

Oggi pomeriggio sto armeggiando con i vari pezzi di un soggetto per diabolik in cui c'è un grosso colpo di scena a un terzo dalla fine (o meglio, io spero di riuscire a farlo cadere a un terzo dalla fine, non è detto, se gira male potrebbe finire prima e mene dispiacerei). I colpi di scena – in relatà – sarebbero due, ma non sono ancora sicuro se riusciremo a farli arrivare al lettore in due momenti diversi, sarebbe bello ma non è così facile.

Mentre son qui che sposto indagini, aggiungo fughe e ipotizzo omicidi. Faccio una pausa e scorazzo svagato un po' per l'internet e qui trovo un bel filmato che coi colpi di scena ha il suo bel accheffare.

Il filmato lo metto qui sotto. Occhio che, se masticate l'inglese e ancora non lo avete visto, può rovinarvi il colpo di scena che sta alla fine de l'impero colpisce ancora.

È un filmato che spiega bene perché, in un certo tipo di storie, sarebbe bene riuscire a tenersi un buon colpo di scena per il finale.


(nella nostra storia forse il colpo di scena non è proprio così forte epperò sarà pure un po' prima del finale, io già mi accontenterei di riuscire a piazzarlo nell'ultimo terzo di storia e neanche è detta)

lunedì 15 ottobre 2012

un post lungo in cui parlo di gioielli

(il post è lungo ma parlo di gioielli poco, usando quasi solo una parola)

Scrivere diabolik e avere un'amica che la sa lunga di oreficeria è un'arma a doppio taglio (che, trattandosi di diabolik... anche un'arma a doppio taglio può venir comoda).

Da un lato, su tutta una serie di domande tecniche, mi risparmio le ore di ricerca su internet. D'altro canto vengo regolarmente sbertucciato ogni qual volta il maledetto criminale ruba un gioiello brutto o, peggio, ogni qual volta mettiamo in scena qualcosa che – agli occhi di un esperto – risulta inesatta o poco probabile.

L'amica non sta a milano e però mi segnala che, a milano, c'è una mostra di gioielli artigianali.

– «nel caso tu ci vada, poi mi racconti com'è?»
– «ora ci penso, eh...»

Quando dico "ora ci penso" in genere intendo "no! no! neanche morto! te lo scordi! no!" poi però ci ho pensato per davvero e ho pensato che: a) poteva essere carino andarci per gentilezza, visto che lei non poteva e le avrebbe fatto piacere farlo, b) poteva essere carino andarci per documentazione, ché magari trovavo qualche gioiello interessante da far rubare a diabolik, c) poteva essere carino andarci per esperimento, così poi magari ci avrei fatto un post per 403.

Ho chiesto a un'amica (un'altra, che invece sta a milano) se le andava di accompagnarmi e si è fatto. Si doveva fare venerdì, ma poi ero malaticcio e si è fatto ieri. La mostra era questa qui, oggi chiudeva.

Entrando nella palazzina liberty, che ospitava una trentina di artigiani-orafi-espositori, la prima cosa che ho pensato erano due cose: "non ce la farò mai a spiegare a quella ciò che sto vedendo, mi mancano terminologia e competenze" e anche "quanto sono brutti questi gioielli".
Alla fine del giro la pensavo uguale, anzi di più.

Oltre al mostra c'era anche un concorso a tema (lo fanno ogni anno) me lo aveva detto l'amica (la prima amica, quella che la sa lunga di oreficeria).

– «c'è anche un concorso a tema»
– «e il tema di quest'anno qual è? la crisi? ahahah!»
(che io, alle volte, sono spiritosissimo, e quindi ci sono rimasto di sale alla risposta)
– «be', sì, quasi... il tema è “a milano con grinta verso il futuro”»
– «caspita!»

Ora vi metto qui il gioiello che ha vinto l'anno scorso, che il tema era diverso, ma lo stile, il genere, è un po' quello lì.


Non so a voi, ma a me viene in mente la parola "kitsch".
Quanti gioielli avrò visto alla palazzina liberty ieri? 300? 400? ecco, me ne saranno piaciuti neanche dieci.
Epperò non erano tutti uguali, le personalità dei vari artigiani si distinguevano con chiarezza. Ma per quasi tutto la parola che mi veniva era "kitsch".

Alla fine della mostra né io e né la mia amica, l'altra amica, quella milanese (ahahah, quella milanese! questa la capisce solo lei, scusate) sapevamo per quale gioiello votare (anche se un impressionante bracciale in oro massello rappresentate il duomo di milano a scala 1:72 ci aveva tentato entrambi). Poi per fortuna l'ultimissimo gioielliere non era male e la sua opera in concorso (che per fortuna non c'entrava col tema, ma ci aveva una fantasiosa spiega per farcela entrare elegantemente a forza) era votabilissima, così abbiamo votato quella. Salvati in extremis (che non votare pareva brutto).
Però di gioielli da far rubare a diabolik non ne ho trovati, piuttosto meglio i gioiellazzi che gli facciamo rubare di solito (anche se la mia amica, quella non milanese, poi magari mi scherza e mi dice che sono grossolani).

Ecco, la mia amica non milanese, quella che ne sa di oreficeria, con lei poi è stato un po' un guaio. Perché l'ho detto che, al momento, l'unica parola che mi veniva da dire era "kitsch" e anche dopo non è che me ne siano venute molte altre, così alla sera, quando al telefono le ho raccontato cosa avevo visto e perché non mi erano piaciuti i gioielli (magari mi avevano divertito, ma non credo che i gioielli fossero contenti di avermi divertito) be' è stato un po' un guaio.

Non so se vi è mai capitato di provare a spiegare, a uno che la sa, una cosa di cui voi non sapete: è un tormento. È un tormento per te ma lo è anche, e soprattutto, per l'altro, per quello che la sa e non può farti le domande da fare, perché tanto tu non le capisci. A me capita a volte col computer, mi chiama l'amico che non capisce di computer e ha un problema e, a volte, non capisce neanche il problema e prova a spiegarmelo e io delle volte mollo tutto e vado a casa sua perché tanto è impossibile capirsi.

Ieri sera mi è successo il contrario, la povera amica voleva sapere e io niente, ero tanto volenteroso quanto inutile.

– «ma com'erano 'sti gioielli?»
– «kitsch»
– «kitsch come?»
– «ah, ognuno a modo suo, ma tutti comunque kitsch»
– «ho capito kitsch, ma come erano fatti, che aspetto avevano?»
– «kitsch»

Ho anche provato a spiegarle usando strumenti culturali a me più prossimi, tipo la musica, ma mica ha funzionato.

– «l'impressione è come se padroneggiassero benissimo la tecnica... ma si facessero guidare soprattutto da quella nella composizione... come certi chitarristi»
– «eh?»
– «ma sì, ci sono un sacco di chitarristi rock (jazz rock poi non parliamone) che fanno pezzi pieni di note, barocchi, quasi inascoltabili, che piacciono un frego agli altri chitarristi o aspiranti tali, ma che sono brutti da ascoltare se non t'interessa la tecnica, ecco quei gioielli oggi erano un po' così, più assoli che canzoni, mi sono spiegato?»
– «no, mi spiace, lo sai che a me... la musica...»
– «lo so... ma è come se invece di fare una bella canzone, semplice, quelli facessero complicati assoli, tutti pieni di note, insomma kitsch, hai capito?»
– «ti prego, lascia perdere...»

Insomma è stato come cercare di spiegare per telefono a un norvegese una mostra fotografica sui fiordi (e senza sapere il norvegese).


(però questa cosa di fare cose che di mio non farei e poi parlarne sul blog potrebbe essere una moda che prende piede)

(certo, se avessi per davvero un blog)





(kitsch)

(nulla, mi sembra di averlo scritto poche volte kitsch)

giovedì 7 giugno 2012

ma è morto 'sto blog?

Me lo si chiede nei commenti. La risposta è: chissà...

Sicuramente è morto ray bradbury e spiace. Come ha detto una volta un amico mio "nessuno è così vecchio da non poter vivere ancora un pochino". Per il vecchio ray oggi avrei ripostato un video che già postai un paio d'anni fa, ma poi l'ha fatto Spari per me, grazie Spari.

Quanto al blog, che dire? Scrivere per 403 non mi viene facile in 'sto periodo. Il fatto è che – lavoro a parte – la mei attività intellettuali sono pressoché azzerate. Ormai mi sono trasferito a clerville e non torno qui neanche per i finesettimana.

Non che abbia molto da lamentarmi, sabato pomeriggio in realtà sarò a cremona per l'innaugurazione di questa cosa qui. Il centro fumetto andrea pazienza pubblica per l'occasione un albetto inedito di diabolik e l'ho sceneggiato io (e poi giorgio montorio l'ha disegnato) non avevo mai scritto una storia corta del maledetto criminale e mi sono divertito (dovevo fargli rubare uno stradivari).

È uscito il nuovo numero della rivista on-line quaderni d'altri tempi (non conoscevate "quaderni"? ora per vostra fortuna la conoscete). Quelli di quaderni son gente avanti coi tempi, quest'anno sono i cinquant'anni di diabolik e loro dedicano un numero a eva kant (che fa i cinquant'anni l'anno prossimo). Quelli di quaderni son gente strana, hanno fatto un'intervista doppia a me e a cajelli, però io mica lo sapevo che era così, io avevo capito che era un'intervista a me e un'altra a diego, che se l'avessi saputo mi sarei messo d'accordo con lui, almeno sulla lunghezza delle risposte (che così pare che lui è uno taciturno e asciutto e io uno che non la finisce mai di parlare, che poi io, in realtà, sono uno che non la finisce mai di parlare, è vero, ma lui, in realtà, non è poi così taciturno, dannazione!). Comunque il tutto non mi pare venuto fuori male.

Oggi poi, tra l'altro, ho scritto due dietro le quinte per altrettanti albi di diabolik firmati (o co-firmati) da me (uno è quello attualmente in edicola). Che come impegno e divertimento (almeno per me) è come se avessi scritto due bei post per 403. Insomma, scrivere per 403 proprio non mi viene facile in 'sto periodo.

swiisss!

martedì 29 maggio 2012

la prima volta

È successo che una mia breve serie di post su Diabolik e il mondo che lo circonda, scritti in origine per 403 (e poi serializzati nella pagina facebook del medesimo) ha visto la via della carta a stampa all'interno di questo ricco e bel volume edito dal Comicon di Napoli.


È la prima volta che qualcosa scritto qui è poi andato da qualche altra parte.
Il prossimo tragurado sarà farmi pagare per qualcosa scritto per 403, aggratis.

A proposito di questo blog, ho aggiunto una voce nella colonnina qui a destra, si tratta dei link a due mei tumblr: l'off topic di cui già dissi e favorisca documenta. Un tumblr che non conto di aggiornare spesso e che nasce da una mia ossessione per i documenti cartacei.

giovedì 15 marzo 2012

diabolik vince sempre

Io spero di arrivare vivo ai 50 anni di Diabolik... che noi stiamo cominciando a festeggiare ora ma che, per davvero, cadono a novembre. E spero che, prima, non si cada noi, sul campo (ché il lavoro straordinario si accumula con l'ordinaria ammistrazione che, quando hai a che fare col "maledetto criminale", tanto ordinaria non è mai e qui non si sta tirando il fiato da un po', e poi dicono che trascuro 403).

20 teche realizzate fatikosamente
Un primo punto fermo di questo cinquantesimo anno lo porremo domani, con l'inaugurazione a Cartoomics della mostra "50 anni vissuti diabolikamente". Una mostra che è costata al mio capo lacrime, sudore e sangue e di cui io, per ora, ho visto solo le prime tre teche (su venti che sono). Veramente belle, non vedo l'ora di vedere tutte le altre.

Domani spero di fare almeno una scappata, ché la curiosità è parecchia ma ho una sceneggiatura da chiudere e finché non è chiusa non posso uscire dalla redazione. Poi sabato in fiera c'è il "Diabolik Day" con varie iniziative e, almeno, il pomeriggio di sicuro sarò lì.

Quest'anno avrei tanto voluto non saltare la fiera del libro per ragazzi a bologna, ma Diabolik – si sa – vince sempre...

mercoledì 29 febbraio 2012

complicati compleanni

Ne capita uno ogni millequattrocentosessantuno individui, il rapporto è, grossomodo, questo.

Parlo di gente come Goacchino Rossini, Khaled o il pittore Balthus, tutta gente che compie gli anni (o l'avrebbe compiuti) proprio oggi (e a Rossini google dedica il suo doodle odierno). Gente rara, con un compleanno "vero" ogni quattro anni.

E poi c'è qualcuno che, paradossalmente, il prossimo novembre compirà 50 anni ma che, ciò non di meno, oggi festeggia comunque il proprio compleanno.
Basandosi su quanto raccontato dalle sorelle Giussani, Diabolik aveva circa 22 anni quando fuggì dall’isola di King e si recò in Oriente. Pertanto ai tempi del primo episodio, IL RE DEL TERRORE, ne aveva più o meno 25.
Convenzionalmente si calcola che Ginko ne abbia un paio di più e Eva Kant qualcuno in meno. Sta di fatto che se per loro il tempo scorresse allo stesso ritmo del nostro, i tre sarebbero oggi ultra settantenni. Ma fortunatamente così non è per i nostri protagonisti: per una scelta preveggente delle storiche autrici si è stabilito che Diabolik sia nato il 29 febbraio e quindi festeggi il compleanno solo negli anni bisestili. Così lui, come tutti suoi compagni di avventura, invecchia di un solo anno per ogni quattro “ufficiali”, e da quando è arrivato a Clerville è passato poco più di un decennio.
La fonte sono le "faq" della casa editrice Astorina.


Di mio sono sempre stato incuriosito da questo giorno così incerto. Non vi pare un tema così tanto alla 403?... A me parecchio. E non fosse il periodo che è, credo che oggi vi avrei proposto e propinato più e più post a tal proposito.

Ma è il periodo che è e mi limiterò a ricordare che, nel 2000 e nel 2001, dedicai al 29 febbraio due storie di Martin Mystère di cui, incidentalmente, ho parlato in un mio vecchissimo post (se andate a leggerlo vi avviso sin d'ora che il telefilm incorporato non è più in linea e che di Karl Schaefer, in tutti questi anni di 403, non ho mai più parlato).

venerdì 24 febbraio 2012

il covo di diabolik su facebook

Dopo aver fieramente ignorato (o quasi) l'esistenza di facebook fino a oggi, mi ritrovo all'improvviso a farci i conti.

È che l'astorina ha, in fine, varato la pagina ufficiale di diabolik e io sono uno dei due referenti in redazione di chi la sta curando e quindi sto scoprendo un po' di cose di questo importante social network di cui si fa un gran parlare.


La prima è che, tecnicamente, facebook è un po' un colabrodo. La dico grossa, ma in certi momenti mi ricorda splinder. Messaggi privati temporaneamente inaccessibili, gente che ha cliccato "mi piace" sulla pagina che dopo un po' viene cancellata dal sistema senza che abbia cliccato "non mi piace più", post che - se privi di immagini - mi dice che li ha pubblicati e invece li vedo solo io mentre se poi gli metto un'immagine allora li vedono tutti e altri problemi variamente bizzarri.

Gli strumenti di analisi forniti a chi pubblica una pagina "prodotto/servizio" sono invece interessanti, facebook sa parecchie cose dei suoi utenti e quindi può darti in tempo reale la composizione anagrafica e geografica di chi visita la tua pagina, di chi condivide elementi della tua pagina, di chi clicca mi piace e un po' di altre robette interessanti.

Altre cose le sapevo di già, anche senza aver frequentato molto. Per esempio che facebook è il regno della mancanza di memoria. Gli strumenti che ti fornisce il sito, per analizzare l'impatto di un tuo post, smettono di considerarlo dopo 28 giorni dalla pubblicazione, e son già tantissimi.
E, visto che per facebook, stiamo producendo contenuti di un certo interesse (nel senso che interessano e piacciono a me :) stiamo approntando una nuova sezione del sito diabolik.it per archiviare questi contenuti a futura memoria (per il sito è in programma una radicale ristrutturazione, ma avverrà più avanti, l'area "backstage" invece l'inaugureremo già settimana prossima).

Altre ancora le sto scoprendo strada facendo, per esempio che i "mi piace" salgono più lentamente di quanto mi sarei immaginato (ho pure perso una quasi-scommessa a riguardo). Certo non è una regola generale, nel caso di Diabolik di fan page già attive, e da tempo, ce n'è più d'una e quindi è una nicchia ecologica già presidiata, in cui farsi spazio è cosa che, evidentemente, richiede il suo bravo tempo, anche se chi si sta occupando della nostra pagina sta facendo, a mio avviso, un ottimo lavoro e – va da sé – i contenuti che possiamo mettere in campo noi, che diabolik lo facciamo, non hanno rivali ;)

Dei materiali che sto producendo e che mi diverte produrre ve ne riparlo presto, molto presto.