Recent Posts

Visualizzazione post con etichetta barbie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta barbie. Mostra tutti i post

martedì 31 luglio 2007

Barbara M. Roberts e Philip K. Dick - 1

seconda parte
(mi è venuta un po' lunghetta, che faccio?... lascio?)

QUI avevo cominciato a parlare della Barbie finalmente riprendo e chiudo quella linea di pensieri.



7. Sarah, Cindy e le altre
Regno Unito: Sarah Burge, 46 anni, madre di tre bambini, va in un supermercatino e compra degli alcolici. La cassiera le chiede di provare di essere maggiorenne, perché a suo dire non lo sembra. Sarah, deliziata, estrae la patente e riesce a far diventare questa stronzata una notizia (per esempio QUI). Il fatto è che non c'è di mezzo solo una cassiera stordita (certo, c'è anche quella) ci sono anche 180.000 sterline spese in chirurgia estetica. La signora Burge è stata soprannominata da Sky News "The Real Life Barbie".
Cindy Jackson poi ha fatto di questa cosa di essere una bambola vivente una professione, con un libro autobiografico all'attivo e parecchie ospitate TV. Anche qui cospicui investimenti in chirurgia plastica e la Barbie come modello.


Se vi è venuto da pensare "ma queste qui sono matte" potreste non avere tutti i torti... La sindrome della Barbie già non è bella cosa quando ne sono vittima le ragazzine, ma una donna adulta che si sottopone a decine di interventi chirurgici per assomigliare a una bambola dalle proporzioni irragionevoli è un po' preoccupante.


Il fatto che la Barbie sia un modello di fisico diseducativo è oggetto di polemiche da sempre. Nel tentativo di smorzarle un po', la Mattel ne ha recentemente modificato le proporzioni fianchi/punto vita. Barbie resta comunque un sogno (incubo) irraggiungibile (quello stacco di coscia non lo si può avere neanche assumendo Kappler come personal trainer).




8. Barbie astronauta
Ma Barbara M. Roberts (che poi è il nome completo di Barbie) è però una figura complessa e contradditoria. Perché è vero che da un lato ha fatto del male alla "causa femminile" esaltando uno stile di vita wasp e alto borghese e - soprattutto - un modello di bellezza del tutto irrealisitico.
D'altro canto però i lavori proposti dalla Barbie (e conseguentemente i modelli femminili proposti alle bambine che ci giocavano) attraverso le varie "edizioni" della bambola, hanno rappresentato spesso modelli estremamente emancipati.


La Barbie non è la bambola-neonata-cicciobello che ribadisce il ruolo di femmina-fattrice che avrà un domani la bimba che ci gioca. Barbie è una bambola adulta e grazie a lei il domani che può immaginare per sé la bimba che ci gioca è un domani del tutto parificato a quello maschile (a volte fin troppo).


E se è vero che negli anni '60 la bambola si presentava come Barbie-hostes, Barbie-modella e Barbie-infermiera nel 1973 aveva fatto carriera e si proponeva come chirurgo (e comunque è stata astronauta già nel '65, quattro anni prima di Neil Armstrong e due dopo Valentina Vladimirovna). In seguito l'abbiamo vista nei ruoli più svariati (ha alle spalle quasi un centinaio di carriere, ormai): paleontologa, pilota (sia d'aereo che di corse automobilistiche), insegnate di spagnolo e del linguaggio dei segni, chef, vigile del fuoco, pediatra e regista cinematografica. È stata ufficiale militare (ha partecipato anche a Desert Storm!) contraddittoriamente è stata "ambasciatrice per la pace", si è candidata più volte alla presidenza degli Stati Uniti e nel 2000 è stata pure eletta.
Certo, la vita che stata è data da immaginare alle tante generazioni di bimbe che hanno giocato con la Barbie è sempre rimasta saldamente dentro i binari di un mondo consumistico e borghese... ma un mondo ben poco maschilista.


Era il 1963 quando questo aspetto proiettivo - in cui chi gioca con la Barbie s'immagina/entra-in una propria vita futura/alternativa - colpì Philip K. Dick al punto da concepire Perky Pat.

9. Philip K. Dick
Sto leggendo (e magari se ne riparla) un bel libro che parla di fumetti (con qualche divagazione) l'ha scritto un tipo che conosco e che la sa lunga il giusto.
Cito da lì: «sono convinto che non esista, nella seconda metà del ventesimo secolo, narratore più influente di Dick (allo stesso modo, durante la prima metà del secolo, penso che quel ruolo sia stato magnificamente assolto da Kafka).»
Io non ne so abbastanza per dargli torto o ragione. Di sicuro Dick ha influenzato me e parecchio. Da ragazzino l'incontro con lui ha cambiato in modo permanente il mio immaginario, quanto lo hanno combiato l'incontro con Borges e Calvino. E posso dire che in effetti non ha cambiato solo il mio. Nel cinema - per esempio - alcune narrazioni-paranoiche di grande successo come Matrix o Truman Show senza Dick sarebbero state inconcepibili (in particolare il nucleo narrativo di Truman Show è preso di peso da: Time Out of Joint, cito il titolo originale perché in Italia questo libro di Dick ha avuto tre traduzioni con tre titoli diversi. Dovrebbe essere vietato per legge).


Essendo questo mio, un post che tira via veloce, neanche ci provo a parlare davvero di Dick. Su Philip K. Dick si potrebbe scrivere altro che un post, si potrebbe scrivere un intero blog, se ne potrebbe scrivere più d'uno. Anzi c'è pure chi questi blog già li scrive.
QUI Total Dick-Head.
QUI Which PKD Story Are We In Today ? un blog che collega le notizie del giorno ai vecchi testi dickiani. Di fatto un'opera di glorificazione della potenza anticipatrice della narrativa di quell'uomo lì.

10. Perky Pat
«The Days of Perky Pat si è presentato in un lampo nella mia mente quando ho visto le mie figlie giocare con le bambole di Barbie. Chiaramente, quelle bambole dall'anatomia ipersviluppata non erano state create a uso e consumo dei bambini; o, per essere più precisi, non le avrebbero dovute creare a quello scopo. Barbie e Ken erano due adulti in miniatura. L'idea era che fosse indispensabile comperare un'infinità di nuovi vestiti per quelle bambole, se Barbie e Ken dovevano continuare a vivere nel lusso al quale erano abituati. Ebbi visioni di Barbie che di notte entrava nella mia camera da letto per dirmi: "Ho bisogno di una nuova pelliccia di visone". [...] Ho sempre pensato che Ken avrebbe dovuto comperarsi i vestiti con i suoi soldi.»

Philip K. Dick - Le presenze invisibili (terzo volume) - mondadori
(nota al racconto I giorni di Perky Pat)



11. Leo Bulero e Palmer Eldritch
Perky Pat è una bambola che appare prima nel racconto I giorni di Perky Pat e poi nel romanzo Le tre stimmate di Palmer Eldritch. Visto che sono pigro copincollo dalla wiki: "Si è sempre affermato che questo sia un romanzo delirante, caotico, disordinato, e che alla fine non si capisca bene cosa succeda e quale sia il destino dei protagonisti. In realtà non è così."
già...
"La vicenda è incentrata sulla concorrenza tra due imprenditori, Leo Bulero e Palmer Eldritch: il primo vende ai coloni terrestri su Marte del plastici di case terrestri con riproduzioni in miniatura di mobili ed elettrodomestici nei quali posizionare la bambola Perky Pat (evidentemente ispirata da Barbie). Così facendo, e grazie all'uso di una droga illegale ma tollerata dalle autorità, il Can-D (sempre smerciata da Bulero), i coloni terrestri possono immaginare di essere di nuovo sulla Terra a vivere una vita spensierata (le donne incarnate nella bella e giovane Perky Pat, gli uomini incarnati nel suo aitante e ricco amico Walt), e così rimuovere la deprimente e desolata vita sul pianeta rosso."
Palmer Eldritch è invece una figura molto più complessa di Leo Bulero, lasciamo stare, nel caso leggettevi il libro, è un po' delirante, caotico e disordinato ma ne vale la pena.
Nel racconto I giorni di Perky Pat il meccanismo è analogo, la bambolina-pseudo-barbie serve allo stesso scopo, ma la situazione desolante è qui, sulla Terra, una Terra ormai irrimediabilmente devastata, dove Perky Pat è l'icona di un paradiso perduto di normalità. Questa idea mi pare particolarmente potente: la normalità vista come struggente sogno proibito in cui rifugiarsi grazie a un'esistenza virtuale.


Un altro film fortemente derivativo rispetto all'immaginario dickiano è eXistenZ (1999) di David Cronemberg in cui il regista canadese ad un certo punto fa mangiare ai suoi personaggi il cibo di un take away che si chiama "Perky Pat's".

10. Second Life
La prima volta che ho sentito parlare di Second Life io ho pensato a Philip K. Dick e poi a Perky Pat. Non sarò mica stato l'unico.
A differenza dei mondi di Dick, però, a me Second Life non interessa. Non mi è mai interessato. Mi pare un po' una puttanata. Magari da ragazzino non ci sarei andato uguale, ma almeno l'avrei considerato qualcosa d'interessante. Ora mi pare solo un po' una puttanata.
Però l'idea di un gioco di simulazione che non simula nulla di particolare e senza neppure uno scopo preciso mi pare una brutta copia degli incubi di Dick. Qualche tempo fa ho letto un post di Pensavopeggio che mi ha colpito. Copincollo (che è corto):
Lui - Non capisco quelli che vanno su Second life per fare le stesse cose che farebbero nella vita reale. Su Second life bisogna andarci per fare qualcosa di fichissimo, qualcosa di improbabile, qualcosa che nella realtà non ti riuscirebbe mai…
Lei - tipo comprare una casa.
Come con Perky Pat: la normalità vista come struggente sogno proibito in cui rifugiarsi grazie a un'esistenza virtuale.


QUI Secon Life Italia (che anche noi ci abbiamo diritto).
QUI Get a First Life (che se no è come avere la seconda casa senza avere la prima).

11. Barbie
Questo post era già abbozzato quando, attraverso il blog di un amico mio, scopro un articolo del Corriere on line in cui si suona le campane a morto per Second Life, ormai non se lo filerebbero più in molti. E dove vanno secondo il Corriere tutte le e-ragazzine? Ma nel nuovo mondo virtuale di Barbie, naturalmente: barbiegirls.com "In soli due mesi il sito ha già raccolto tre milioni di registrazioni".


QUI l'articolo del Corriere (da qualche parte mi pare di aver letto però che Repubblica è pro-Second Life, mentre il Corriere è da qualche tempo anti-Second Life... vabbe' chissenefrega).

Insomma, siamo partiti da Barbie, siamo passati a Philip K. Dick attraverso Percky Pat, da qui a Second Life e adesso si torna a Barbie (ancorché virtuale e ancora in versione beta). Il cerchio è chiuso.


Life in plastic
is fantastic

giovedì 5 luglio 2007

Barbara M. Roberts (e Philip K. Dick)

prima parte

Lo scorso gennaio ho scoperto che la bambola Barbie non solo ha un nome completo di cui Barbie è un vezzeggiativo, ma che ha pure una sorta di rudimentale biografia (completa di curriculum di studi). È da allora che vorrei scriverne, ma il tempo necessario per "processare" tutte le informazioni che ho recuperato mi pare troppo, sinceramente preferisco dissiparlo in altri modi.
Quindi questo non è un post ma l'abbozzo di un post.

1. Barbie
La Barbie® nasce nel marzo del 1959 a opera di Ruth Handler (co-fondatrice della Mattel) e suo marito Elliot Handler. Da qui si potrebbe seguire la storia del giocattolo, del suo successo, di come abbia avuto abiti firmati anche da gente come Christian Dior e via discorrendo. Una strada interessante che però non seguirò. Per questo attacco di post m'interessa di più il personaggio.



2. Barbara Millicent Roberts
Barbara ha frequentato la Willows High School a Willows, Wisconsin e la Manhattan International High School a New York. Ha una marea di amici e amiche, ha un sorta di eterno fidanzato con cui non ha mai figliato. Ha avuto almeno trentotto animali più o meno domestici (tra cui un panda e una zebra) e quando il suo cane fa la cacca in giro lei, civilmente, la raccoglie (lo segnalavo QUI).
Barbara ha una fraccata di sorelle: Skipper (comparsa nel 1964), i gemelli Tutti e Todd (1966), Stacie (1992), Kelly (1995), e la piccola Krissy (1999) però dei genitori neanche l'ombra (e questo avvicina un po' il mondo di Barbie a quello della Disney, dove pullulano fratelli, zii e nipoti e latitano i genitori).

QUI un dettagliato elenco, dalla Wiki in inglese, di tutti i personaggi dell'affollatissimo mondo di Barbara.



3. Ken Carson
Come appena accennato, Barbara ha anche avuto una vita sentimentale in tutti questi anni (sia pure non troppo movimentata) nel 1961 è infatti apparso Ken, e la loro relazione è durata senza troppi scossoni molto molto tempo. Poi la Mattel ha annunciato la loro separazione il 13 febbraio del 2004, ma a quanto pare nel 2006 sono tornati assieme. La Barbie come soap-opera.
Anche Ken, come Barbie, ha degli amici, il suo migliore amico si chiama Alan ed è sposato con un'amica di Barbie con cui ha pure figliato.
Ogni saga che si rispetti ha una piccola parte di pubblico che si affeziona di più a qualche comprimario che non ai protagonisti (da ragazzino io ero così, specie nei romanzi capitava spesso che mi appassionassi ai comprimari). Ovviamente c'è pure qualcuno che si è appassionato a Ken, per esempio i tipi del sito man behind the doll (ovviamente di Ken esistono innumerevoli versioni).



Del fascino dei personaggi minori si potrebbe riparlare, prima o poi (mettendoci dentro pure l'elogio dello spin off).

4. Della Duck e Sherlock Holmes
Quella delle relazioni e parentele tra personaggi fittizi è una strada molto interessante ma che oggi non seguirò. L'impresa sarebbe titanica e questo post ha altre vie da esplorare.
Qui mi piace citare solo due autori: il primo è il disneyano Don Rosa che si è fatto un culo così per ricostruire/inventare l'albero genealogico della famiglia dei paperi Dinsey, da cui si scopre che la mamma di Qui, Quo, Qua è una certa Della Duck, sposatasi (?) con papero ignoto e probabilmente morta (a proposito dell'orrore del mondo Disney per i rapporti genitori-figli).



Il secondo è William S. Baring-Gould, studioso di Sherlock Holmes che ha scritto una "biografia non autorizzata" di un altro famoso investigatore, Nero Wolfe, ricostruendone le origini e rivelando che sarebbe addirittura figlio illegittimo di Sherlock, avuto con Irene Adler (avversaria di Holmes nel romanzo Uno scandalo in boemia). La storia dei grandi detective della letteratura come soap-opera.

5. Lilli
Se vogliamo risalire alle origini di Barbie (il giocattolo, non il personaggio) bisogna spostarci in Germania e andare a cercare in qualche negozio di modernariato qualche esemplare della bambola Lilli.
Ispirata a un personaggio a fumetti tedesco la bambola (estremamente simile alla successiva Barbie) fu in produzione dal 1955 al 1964. Fu anche venduta negli USA col nome Lilli Marlene (nel tentativo di sfruttare la popolarità dell'omonima canzone).
In ogni caso Ruth Handler, prima di "inventare" la Barbie, comprò alcuni esemplari di Lilli nel 1956 durante un suo viaggio in Europa.



6. Bratz
Se Lilli è l'antenata della Barbie, probabilmente le Bratz sono tra le sue discendenti.
Barbie è spesso vista come una sorta di modello femminile algido e inarrivabile. In tempi recenti il mercato ha cercato di occupare la nicchia ecologica occupata dalla Barbie con una specie di bambola forse più in sintonia coi tempi. Bambole che proponessero modelli femminili molto più concreti e raggiungibili. Le Bratz appunto.
Per chi non lo sapesse le Bratz sono un po' come delle Barbie, ma col testone più grosso, vestite da adolescenti e, in buona sostanza, conciate un po' da zoccole.
Io non ho nulla contro chi si concia da zoccola, però a voler essere seri - e non è certo questo l'ambito per esserlo - io vedo anche nelle Bratz un pericolo legato a molta della comunicazione attuale, ossia il rischio di sessualizzazione del mondo preadolescenziale e infantile.
È escluso che se ne parli qui e ora, ma se siete interessati alla questione QUI trovate un bel post di Psicocafé che può essere un buon punto di partenza per affrontarla.




Per oggi mi fermo, domani prossimamente la seconda e ultima parte del post (quella in cui dico le cose più interessanti e in cui comparirà anche Dick).

Per chiudere un link a bambole & co., il sito di Mistergiuseppe, un appassionato collezionista di Barbie e bambole affini.



Qui oltre a una serie di informazioni esaustive, a reperti storici come i disegni tecnici per l'ottenimento dei brevetti relativi alla bambola e a una guida su come fotografare le bambole in questione, ci sono ovviamente molte foto di bambole, tutte bellissme, e anche delle "fotostorie" interpretate da bambole. Alcune esplicitamente lesboerotiche.
Che non siano solo le bambine a giocare con le bambole è cosa nota, io non sono molto interessato all'aspetto fetish che può avere la Barbie, però capisco che a qualcuno possa interessare, vedi per esempio QUI.