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giovedì 12 agosto 2010

tre trame thriller e una no: 3. virus letale

Io spesso sono prevenuto. Per esempio sono prevenuto nei confronti dei blog scritti in bianco su fondo nero. Se apro per caso un blog che non conosco e ha il template col fondo nero, facile che lo richiuda prima di aver capito bene di che si tratta. Non proprio come i blog pieni di glitter, ma poco ci manca.

Giavasan è un blog scritto bianco su nero. Givasan io continuerei a seguirlo anche se fosse in giallo su fucsia e pieno di glitter (anche se non dico che non mi costerebbe un po' di fatica). Lo seguo da tempo e ci ho scoperto parecchie cose interessanti, piccole e grandi. Questo mio post è - sostanzialmente - un link a un suo post.

Le trame che fin qui ho abbozzato, non sono vere trame, sono spunti, poco più che McGuffin. Quella di oggi invece è una trama fatta e finita, un tecno-thriller a cui manca solo il finale. Si tratta della storia di Confliker, un virus o più precisamente un worm che, silenzioso e intelligentissimo, si sta facendo largo nella rete, e che ha già infettato milioni e milioni di computer. È la stroria di chi lo sta contrastando e cerca di scoprirne l'autore (o gli autori). Una storia avvincente, con buoni e cattivi, mosse e contromosse. Una storia che è stata raccontata da The Atlantic (qui) e che Giavasan si è preso la briga di tradurre (sforbiciando e integrano) in italiano, la trovate qui.

Lo so, è lunga (e purtroppo in bianco su fondo nero) ma se siete interessati un minimo a internet, all'informatica o a possibili intrighi internazionali, vale decisamente la pena. Una lettura estiva che, malgrado la stagione, qualche brivido riesce a metterlo.
A me (che neanche uso computer windows) ne ha messi.
(E non è colpa del fatto che oggi qui a milano piove a dirotto che io la lessi a maggio questa storia).

Come già detto manca solo il finale, che potrà essere catastrofico o meno.



La mappa delle aree raggiunte dal worm in data 1 aprile 2009 (fonte).

Manca solo l'ultima puntata di questa piccola serie di post. Non sarà uno spunto propriamente thriller e forse non sarà per domani, vedremo. Ma oggi, nel pomeriggio, se lo gradite, vi posto un pazzo con la chitarra.

mercoledì 11 agosto 2010

tre trame thriller e una no: 2. l'elio e le storie tese

Vagolando per la rete, qualche mese fa sono incappato in un articolo on line di seedmagazine.com, un articolo che parla del secondo elemento chimico più diffuso nell'unverso: l'elio (il primo è l'idrogeno).



Avessero chiesto a me a cosa serve l'elio io avrei risposto a gonfiare i palloncini in primo luogo e a fare le voci buffe dopo averlo inalato in secondo. Pare invece che ci siano anche altri impieghi, lo si usa per fabbricare fibre ottiche, microchip e semiconduttori, come combustibile per razzi e dentro gli acceleratori di particelle. E, nonostante sia il secondo elemento più diffuso nell'universo, qui sulla Terra è piuttosto raro. L'unico posto in cui ce n'è in quantità sono gli Stati Uniti (che hanno anche una specie di "banca dell'elio" la Federal Helium Reserve, un deposito nato nel 1925 per questioni militari, in previsione di una flotta di dirigibili che non si è mai veramente fatta e che oggi si dimostra una risorsa strategica per il Paese).
Sì, perché secondo Seed Magazine l'elio è destinato a diventare molto più prezioso dell'oro. Non solo le riserve terrestri sono limitate e collocate prevalentemente negli USA (sottoforma di depositi sotterranei, come il metano) ma, a differenza dell'oro che può essere (ed è) riutilizzato all'infinito, l'elio dopo l'uso si disperde, prima nell'atmosfera, poi sale sale e finisce nello spazio. Insomma l'elio non si riesce a riciclare e prima o poi (qualche decina d'anni, tipo quarant'anni) finirà. Anche perché economie emergenti come la Cina e l'India stanno aumentando il loro bisogno di elio a un ritmo vertiginoso.

Questo in due parole lo spunto, ma per chi mastica l'inglese consiglio la lettura dell'articolo originale, è breve e ne dice un po' di più di quanto ho sunteggiato qui.

Quale può essere la trama del film? Be'... da qualche parte nel mondo (meglio se un posto un po' sfigato, come certe repubbliche asiatiche ex sovietiche) qualcuno scopre un enorme giacimento di elio. Questo potrebbe muovere parecchi interessi, sia di corporation che di governi (la Cina potrebbe essere molto interessata, ma anche gli USA che rischierebbero di vedere compromessa una posizione finora predominante).
In alternativa si potrebbe pensare a qualcosa legato alla Federal Helium Reserve, tipo un remake di Goldfinger (il film di 007, non l'omonimo libro di Ian Fleming che la trama è un po' diversa) in cui l'FHR prende il posto di Fort Knox e lo scopo dei cattivi è quello di dirtruggerlo.

Per chi invece di questi scenari futuribili se ne frega il giusto e vuole continuare a pensare all'elio come a quel gas che se inalato fa fare le voci buffe ho trovato un video che fa proprio al caso suo.



Domani, circa ora di pranzo, un'altra puntata di questa piccola serie di post. Pralerò di un virus, ma non quello dell'influenza "A", un altro che potrebbe essere perfino più pericoloso :)

martedì 10 agosto 2010

tre trame thriller e una no: 1. bad medicine

Da quando è andata giù la cortina di ferro scrivere thriller spionistici è un bel problema. Il socialismo reale avrà anche avuto qualche difetto ma almeno aveva il merito di essere una buona fonte d'intrighi internazionali e di cattvi da film e da romanzo.
In quale torbido (che sia di presa sul grande pubblico) si può andare a pescare oggidì? Ricordo che quando uscì The Peacemaker al cinema, nel '97, avvertì personalmente la fatica che gli sceneggiatori avevano fatto per tirare fuori la figura del cattivo (un leader bosniaco che vuole emblematicamente vendicarsi delle colpe occidentali, stando però attenti a non esplicitarne l'etnia e dandone comunque un ritratto dolente). Certo, poi è arrivato l'11 settembre e da allora con al-Qaeda si può andare sul sicuro. Però da un lato coi musulmani... insomma... è un argomento un po' delicato. Dll'altro al-Qaeda è un cattivo talmente semplice che è presto diventato più materiale da telefilm (tipo Jag) che non da complessi film di spionaggio.

Restano le multinazionali e la loro sete di guadagno priva di freni etici. Con quelle si può andare via tranquilli.

Visto che stiamo in mezzo ad agosto, mese tradizionalmente votato alla lettura vi segnalerò quattro letture "estive", molto diverse tra loro (ma tutte e quattro ben poco rasserenanti, per questo ho virgolettato estive) che - più o meno in nuce - suggeriscono avvincenti trame per storie tecno-thriller. Questo primo post nasce dalla lettura di un boxino trovato su una rivista uscita da poco.



Il numero di luglio/agosto del "mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità" Valori dedica copertina e ampio dossier all'industria farmaceutica. L'ho comperato da un paio di giorni e ancora devo leggermelo per bene. Comunque l'abbozzo di trama in testa l'ho già.
Si parte dal "movente": stanno andando a scadenza i brevetti di alcuni farmaci storici (antibiotici, antidepressivi...) che in tutti questi anni hanno resto alle multinazionali del farmaco decine e decine di milioni di euro all'anno per ciascun farmaco. Lo scadere dei brevetti comporta la liberalizzazione dell'uso di quelle molecole e quindi la nascita dei relativi farmaci generici, con un crollo dei profitti per le aziende che li hanno commercializzati finora. Nei bilanci si aprono voragini che vanno compensate.
Secondo Valori la strategia di Big Pharma è già quella di "creare malati per vendere più medicine". Ecco, la trama del thriller è tutta qui, nella creazione dei malati per poi potergli vendere le proprie medicine. Ma non malati veri, che quella storia lì è vecchia e già vista (è, per dirne una, l'idea base di Mission: Impossible II di John Woo) io penso piuttosto a malati immaginari.

Prendiamo l'influenza "A" (già "influenza suina") una malattia con la stessa identica sintomatologia della comune influenza ma con un tasso di mortalità di gran lunga inferiore. Pensiamo al putiferio mediatico che ha sollevato e alla psicosi che ne è conseguita. L'influenza "A" ha portato, qui in italia, un aumento del consumo di farmaci antivirali che è arrivato al 2.500% (ossia 25 volte più del giusto, ammesso che il solito fosse il giusto e non già più del giusto pure quello). Il consumo di farmaci legato alla paura di quell'influenza ha registrato un continuo aumento tra aprile e ottobre 2009 portando al paradosso che in piena estate, con i casi d'influenza prossimi allo zero, noi stavamo consumando una quantità di antivirali decupla rispetto all'inverno precedente.

Adesso basta sostituire alla sciatteria dei nostri mezzi d'informazione un piano ben orchestrato dalla lobby farmaceutica o da una particolare casa produttrice, inventarsi una ipotetica pandemia nuova di zecca (o meglio ancora un revival, per esempio la peste che è ancora presente non solo in asia ma anche tra i roditori delle aree rurali statunitensi) e la storia è già impostata.

Nel prossimo post di questa piccola serie vi parlo, brevemente, del secondo elemento più comune nell'universo e del perché potrebbero facilemente esserci cazzi legati ad esso (cazzi nel senso di: "e mo' so cazzi").