In quale torbido (che sia di presa sul grande pubblico) si può andare a pescare oggidì? Ricordo che quando uscì The Peacemaker al cinema, nel '97, avvertì personalmente la fatica che gli sceneggiatori avevano fatto per tirare fuori la figura del cattivo (un leader bosniaco che vuole emblematicamente vendicarsi delle colpe occidentali, stando però attenti a non esplicitarne l'etnia e dandone comunque un ritratto dolente). Certo, poi è arrivato l'11 settembre e da allora con al-Qaeda si può andare sul sicuro. Però da un lato coi musulmani... insomma... è un argomento un po' delicato. Dll'altro al-Qaeda è un cattivo talmente semplice che è presto diventato più materiale da telefilm (tipo Jag) che non da complessi film di spionaggio.
Restano le multinazionali e la loro sete di guadagno priva di freni etici. Con quelle si può andare via tranquilli.
Visto che stiamo in mezzo ad agosto, mese tradizionalmente votato alla lettura vi segnalerò quattro letture "estive", molto diverse tra loro (ma tutte e quattro ben poco rasserenanti, per questo ho virgolettato estive) che - più o meno in nuce - suggeriscono avvincenti trame per storie tecno-thriller. Questo primo post nasce dalla lettura di un boxino trovato su una rivista uscita da poco.
Il numero di luglio/agosto del "mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità" Valori dedica copertina e ampio dossier all'industria farmaceutica. L'ho comperato da un paio di giorni e ancora devo leggermelo per bene. Comunque l'abbozzo di trama in testa l'ho già.
Si parte dal "movente": stanno andando a scadenza i brevetti di alcuni farmaci storici (antibiotici, antidepressivi...) che in tutti questi anni hanno resto alle multinazionali del farmaco decine e decine di milioni di euro all'anno per ciascun farmaco. Lo scadere dei brevetti comporta la liberalizzazione dell'uso di quelle molecole e quindi la nascita dei relativi farmaci generici, con un crollo dei profitti per le aziende che li hanno commercializzati finora. Nei bilanci si aprono voragini che vanno compensate.
Secondo Valori la strategia di Big Pharma è già quella di "creare malati per vendere più medicine". Ecco, la trama del thriller è tutta qui, nella creazione dei malati per poi potergli vendere le proprie medicine. Ma non malati veri, che quella storia lì è vecchia e già vista (è, per dirne una, l'idea base di Mission: Impossible II di John Woo) io penso piuttosto a malati immaginari.
Prendiamo l'influenza "A" (già "influenza suina") una malattia con la stessa identica sintomatologia della comune influenza ma con un tasso di mortalità di gran lunga inferiore. Pensiamo al putiferio mediatico che ha sollevato e alla psicosi che ne è conseguita. L'influenza "A" ha portato, qui in italia, un aumento del consumo di farmaci antivirali che è arrivato al 2.500% (ossia 25 volte più del giusto, ammesso che il solito fosse il giusto e non già più del giusto pure quello). Il consumo di farmaci legato alla paura di quell'influenza ha registrato un continuo aumento tra aprile e ottobre 2009 portando al paradosso che in piena estate, con i casi d'influenza prossimi allo zero, noi stavamo consumando una quantità di antivirali decupla rispetto all'inverno precedente.
Adesso basta sostituire alla sciatteria dei nostri mezzi d'informazione un piano ben orchestrato dalla lobby farmaceutica o da una particolare casa produttrice, inventarsi una ipotetica pandemia nuova di zecca (o meglio ancora un revival, per esempio la peste che è ancora presente non solo in asia ma anche tra i roditori delle aree rurali statunitensi) e la storia è già impostata.
Nel prossimo post di questa piccola serie vi parlo, brevemente, del secondo elemento più comune nell'universo e del perché potrebbero facilemente esserci cazzi legati ad esso (cazzi nel senso di: "e mo' so cazzi").