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venerdì 17 novembre 2006

venerdì 17

Il venerdì 17 è un giorno così sfigato che - proprio come nella nota battuta - nella gara della sfiga arriva secondo, molto staccato dal venerdì 13 che, essendo giorno infausto per la cultura anglosassone, spopola nel mondo. Mentre venerdì 17 - miserello - porta sfiga solo qui in Italia.
Poi, visto che un pochetto colonia culturale noi la siamo, da queste parti ha cominciato a portare sfortuna anche venerdì 13 (mentre un tempo era solo il cenare in 13 che non andava bene). Insomma, ci tocca pure doppia razione di malasorte.
Venerdì 17 è così sfigato che la Wikipedia in italiano ha una voce dedicata alla supersizione del 13 (triscaidecafobia) ma niente del genere riguardo al 17 (anche se in fondo alla voce sul 13 trovate qualche info anche sul 17).



Se sono superstizioso io? Neanche un po', il che è un bene, perché è risaputo che la supersizione non è affatto una sciocchezza. A crederci, il venerdì 17 (come a tutto il resto), porta davvero una sfiga della madonna.

Buon venerdì 17...

lunedì 13 novembre 2006

Virginia Mountweazel, 3 Lye Close, Bristol



La rubrica di Tullio De Mauro sul numero di Internazionale attualmente in edicola è dedicata alla parola inglese esquivalience.
Esquivalience significa "ostinato rifiuto delle proprie responsabilità ufficiali" e con questa accezione la si può trovare, per esempio, citata nel New Oxford American Dictionary. Solo che non è vero.
Esquivalience è una parola che i signori del New Oxford American Dictionary hanno inventato di sana pianta per ragioni loro (che poi spiego). Dopodiché capita che adesso, con questi chiari di luna, sempre più spesso, esquivalience venga usata come se fosse una parola vera (specie per parlare di George W. Bush, mi dice il De Mauro).

Sempre il De Mauro cita una parola che si era inventato lui per gioco: orchidorragia ossia "nel linguaggio medico, rottura di coglioni"... uno scherzo tra redattori dell'Enciclopedia italiana che per distrazione (e forse negligenza) ha rischiato di vedere la pubblicazione. La parola non fu pubblicata, venne beccata all'ultimo, però in qualche modo è riuscita a sopravvivere e, per misteriose ragioni, il neoDizionario ne riporta il significato (sia pure in modo eufemistico).

Esquivalience, orchidorragia, sono parole speciali, parole che hanno un significato ma che, a differenza di tutte le altre, nascono con uno scopo altro rispetto all'esprimere quel significato.
E le parole o non hanno un significato, e nascono per uno scopo che non sia quello semantico (artistico, musicale, mnemonico, magico... possono essere password o nomi in codice) oppure, se sono nomi comuni, che nascono con un significato, in genere il loro scopo originario è proprio quello di veicolare detto significato.
A dar retta all'Accademia della Crusca, in questa ristretta categoria di "parole per caso" ce ne può stare almeno un'altra: perplimere. Però io credo che non sia proprio così. Ne riparleremo presto (per questo post c'è già troppa carne al fuoco, vedrete).

Torniamo a esquivalience: cosa può spingere gli stimati redattori di uno stimato dizionario a inserire, consapevolmente, una voce falsa tra quelle vere?

Parole trappola
La spiegazione è semplice: protezione del copyright.
Il modo più semplice per dimostrare che il proprio lavoro di enciclopedista è stato copiato da qualcun altro è quello di mostrare nell'opera plagiaria gli stessi errori che ci sono nella propria.
Se io faccio un dizionario e poi ne esce un altro che contiene (proprio come il mio!) le parole casa, piede, abbambinare, sparuto, incunabolo e mamma, non è che posso pensare che questo secondo dizionario mi abbia copiato. Ma se nel mio dizionario alla lettera A c'erano quindici refusi e una definizione sbagliata e nel nuovo dizionario ritrovo i quindici refusi tali e quali e la stessa imprecisa definizione, non solo ho il dubbio, ma anche le prove che sia avvenuto un plagio.
Per questa ragione gli estensori delle opere di consultazione giungono, talvolta, a inventarsi completamente dei termini, in questo modo se un concorrente li inserisce è caduto nella trappola e tocca che paghi pegno.

E non pensate che le trap word siano le uniche copyright trap esistenti. Le trap street le usano i cartografi e sono ancora più frequenti e di ancor più antica tradizione.
Anche in questo caso, il modo migliore per dimostrare che una certa carta geografica è mia è quello di inserire qui e lì qualche luogo di mia invenzione, una forma "commerciale" di geografia fantastica.

La pratica è abbastanza diffusa ma, ovviamente, trovarne esempi (in rete o altrove) non è facile, una parola-trappola (o una strada-trappola) funziona finché nessuno ne conosce la natura, sono a tutti gli effetti delle spie, una volta che sia saltata la loro copertura sono bruciate e vanno sacrificate (a meno che, come esquivalience non abbiano cominciato ad avere un'altra vita, un'altra attività oltre a quella di spia).

La più nota "persona trappola" è sicuramente Lillian Virginia Mountweazel, nata in Ohio nel 1942, progettista di fontane prima, fotografa poi, morta tragicamente all'età di 31 anni a causa di un'esplosione mentre stava lavorando a un servizio per la rivista Combustibles.
In realtà Lillian Virginia è un'entrata fittizia (del 1975) della New Columbia Encyclopedia.

Altre "persone trappola" sono quelle inserite dagli editori di elenchi telefonici negli USA nel tentativo di proteggersi dal furto dei dati a opera della concorrenza. Decine e decine di persone fantasma, senza consistenza, senza un'esistenza ma con indirizzo e numero di telefono.

Un po' di strade fittizie le trovate elencate qui all'interno del progetto OpenStreetMap, una sorta di Wikipedia cartografica.
Qui possiamo passeggiare per Lye Close a Bristol, per Moat Lane o per Torrington Place entrambe a Finchley, Londra (N3). Ma possiamo passeggiarci solo qui, perché sono tutte trap street di varie mappe commerciali.




Reference
QUI un articolo del New Yorker (agosto 2005) dedicato all'argomento.

Il mese scorso si è occupato della cosa anche il New Scientist (ma bisogna essere abbonati paganti per leggere tutto l'articolo).

Qui un altro articolo (Chicago Tribune, settembre 2005) sull'esquivalience affair.

Qui la puntata (agosto 1991) di Straight Dope dedicata alle strade fantasma causa copyright trap. (Come? Non conoscete The Straight Dope?... male...)


Note
Honeytoken. In informatica è qualcosa che assomiglia alle trappole di cui parlo qui. Ho letto di sfuggita e capito ancor più di sfuggita.

Pensando a entrate fittizie in una enciclopedia che poi s'impongono alla realtà non è che si può evitare di pensare a Tlön, Uqbar, Orbis Tertius mirabile racconto di Jorge Luis Borges.
Qui oppure qui il testo, in italiano, del racconto di Borges.
Qui un sito italiano tutto dedicato al mondo di Tlon.
Qui l'approfondito articolo di Wikipedia (in inglese).

Altra cosa che mi viene in mente, la carriera di "Stronzo Bestiale" un fittizio ricercatore che ha firmato alcuni lavori scientifici. La storia la racconta Umberto Eco da qualche parte (non ricordo bene dove, di sicuro in un libro che se ne sta nel mio box al posto della mia auto). In rete se ne parla un po' ma molto poco.

La donna trappola è un volume a fumetti della bella Trilogia di Nikopol di Enki Bilal, Non c'entra nulla con questo post.

Nelle opere di consultazione finiscono delle voci fittizie anche per altre ragioni che non siano la difesa del copyright (errori e scherzi le cause più comuni). Questo è un altro bel tema, vasto, di cui non mi occuperò. Non qui almeno. Però già che ci sono adesso vi segnalo ancora un paio di link sull'argomento.

Dord è una parola che non esiste che, nel 1934, si è ritrovata nell'edizione del Webster's New International Dictionary. Qui tutta la storia.

Appleton's Cyclopædia of American Biography è un'enciclopedia in sei volumi, pubblicata a New York tra il 1887 e 1889, che raccoglie e propone biografie di Americani illustri. È nota soprattutto perché circa duecento di queste biografie sono di persone mai esistite. Qui la storia raccontata dal Museum Of Hoaxes (come a dire, il museo delle bufale).

La voce della Wikipedia dedicata alle voci fittizie ha una ricchissima sezione di esempi... ora però devo proprio fare dell'altro, me la leggerò in un altro momento...

sabato 14 ottobre 2006

web, ricerche e ketchup (di ketchup poca, grazie)

Quando io ho cominciato a scrivere fumetti, il web non esisteva proprio. Sarebbe nato qualche anno dopo. E quando ho cominciato a scrivere fumetti, io ho cominciato (grazie e assieme al mio amico della carta carbone) scrivendo Martin Mystère. Un fumetto che, in genere, richiede un puntiglioso lavoro documentario. Ho sceneggiato per Martin durante tutto l'arco degli anni '90, il web l'ho visto arrivare da sceneggiatore avido di fonti documentarie. Gli argomenti su cui indagare, i più disparati. Tanto per dire negli anni ho (assieme a svariati amici coautori) scritto storie sulle macchie di Rorschach, su M.C. Escher, sui "mondo movies", su Jorge Luis Borges, sull'isola dei morti di Böcklin, su Lewis Carroll, sull'isola di San Giulio, su Santa Caterina di Bologna, sul trono di James Hampton, sul 29 febbraio, su Arnold Schönberg. La maggior parte prima dell'arrivo del web e, beh, è forse inutile dire che tra il reperire informazioni "ante web" e il farlo "post web" c'è stato l'abisso.
Però non è che il web sia la soluzione di ogni problema del ricercatore. Il web è infido. Ti può dare informazioni incomplete, a volte anche sbagliate, a volte contraddittorie, può darti troppe informazioni o troppo poche. Inoltre, se poi quelle informazioni devi pubblicarle a stampa, è sempre bene avere pezze d'appoggio di una certa autorevolezza e in genere il web (wikipedia in testa) non può garantire autorevolezza.
Adesso, per lavoro, devo scoprire l'origine della ketchup, per il momento ho scoperto che non è facile...

Ora, non è che c'è proprio qualcuno che vuole davvero che io faccia questa ricerca. È che per questo testo (un articolo) che devo scrivere ho una certa libertà di scelta e c'è un punto in cui mi sembra giusto raccontare l'origine della parola ketchup.

Mi rivolgo con fiducia alla wikipedia italiana e trovo:
"Il ketchup è una salsa di origini orientali, il nome deriverebbe, infatti, dalla parola malese kecap, una salsa a base di pesce azzurro macerato e fermentato."
È risaputo che le wiki mondiali pubblicano spesso senza coordinazione alcuna tra loro e che quella in inglese è in genere la più ricca:
"It originated in Eastern Asia; the word ketchup is used in Chinese, Malay and Indonesian (e.g., kecap manis)" mmm....
Pur essendo io un disastro in francese, faccio comunque un salto sulla wiki francese e - sorpresa - non solo vi trovo l'articolo più lungo ma l'etimo che mi dà è pure un po' diverso:
"Les Anglais qui voyageaient en Orient à cette époque rapportèrent dans de petits tonneaux une sauce piquante que les chinois nomment Ké Tsiap (茄汁)".

Abbandono la wiki e mi inoltro nel mare aperto del web.
QUI mi si dice: "Infatti il termine "ketchup" è preso in prestito dal malese kecap, che in origine fu una salsa a base di pesce (soprattutto acciughe) fermentato."
QUI mi si dice: " En effet, c’est au 18e siècle que des navigateurs anglais ont rapporté d’Orient des tonnelets de sauce piquante que les Chinois appelaient "Ke Tsiap". e QUI: "l’origine le ketchup est... chinois. Au XVIIe siècle les anglais ramenèrent d’Asie du "Ke Siap".
Insomma, la pagina in italiano conferma l'etimo della wiki italiana e quelle francesi confermano la francese, così non mi si aiuta...

Già questa pagina franco-canadese mi sembra un po' meno derivativa dalla wiki: "Selon les historiens, l’origine du Ketchup remonterait à l’époque de l’Empire romaine, alors qu’une sauce nommée “garum” était faite à base d’entrailles de poissons séchés. Le mot plus connu “ketchup” proviendrait plutôt d’un mot chinois “kôe-chiap” ou “kêtsiap,” une sauce faite à base de saumure de poisson mariné ou de crustacés." Fermo restando che il francese mi è lingua presché ignota, a naso, questa mi sembra abbastanza attendibile.

Decido di proseguire per un'altra via. Dalla lettura degli articoli sulla ketchup risulta evidente come la Heinz sia stata l'artefice del successo commerciale della salsa rubra, già da fine '800. Faccio quindi una ricerca nei varî siti Heniz nazionali. Il rischio è che raccontino una storia addomesticata pro domo loro, però sull'etimo potrebbero essere sinceri.
Il sito belga della Heinz conferma quanto già sostenuto da altri: "Le Ketchup était, à l'origine, fait en Chine, à partir du jus de poisson conservé et pas à base de tomates. Le nom 'ketchup' proviendrait donc d'un mot chinois 'Kê-tsiap' qui signifie 'la saumure de poisson conservé'."
Per sicurezza faccio un salto su quello italiano è qui ogni mia certezza cade: "Ketchup è una parola strana la cui origine non è stata ancora accertata dai linguisti.
Alcuni la collegano al Francese escabeche che, nonostante suoni completamente differente, pare sia il nome di una marinata o di una salsa da cucina. Altri invece pensano che derivi da dal cinese ketsiap che si riferisce ad una salamoia di pesce sottaceto. Secondo un dizionario del XVII secolo, comunque, catchup è una forte salsa tipica dell’India orientale (in alcune zone degli USA, infatti, ketchup si scrive ancora “catsup” o “catchup”).
La migliore definizione è forse quella fornita dall’edizione del 1831 del “Domestic Chemist”, secondo la quale è una salsa il cui nome può essere pronunciato da chiunque ma scritto da nessuno.


Basta, abbandono la ketchup su internet.
In realtà sarebbe sufficiente consultare i miei tre dizionari etimologici per vedere quale sia la lezione più diffusa tra i nostri linguisti. Purtroppo però tutti i miei libri sono in ordinate scatole di cartone, a riempire il mio box. Ma a me non la si fa, ho sempre un asso nella manica io, in questo caso nella persona dell'amica a cui già chiesi le attestazioni in lingua italiana di "stronzata" e "cazzata".
Tutti dovrebbero avere una cara amica che lavora in un posto dove si fanno dizionari conto terzi.

Ah... io (per simpatia con la maionese e la senape) continuo a dire e scrivere la ketchup la ketchup... ma Giorgio De Rienzo è molto chiaro: "Nei dizionari italiani "ketchup", che è sostantivo inglese invariabile, è classificato come sostantivo invariabile maschile." ehm... sarà bene tenerlo presente...

lunedì 25 settembre 2006

piglia, pesa, incarta e porta a casa

Nel mio post sulle lamette dicevo che il nome dell'inventore del rasoio di sicurezza lo si trova giusto nella Wikipedia e sbagliato nell'Enciclopedia Britannica. Wikipedia è così orgogliosa di ciò (e di altre analoghe cose) che ha dedicato una delle sue voci proprio a questo: Wikipedia: Errors in the Encyclopædia Britannica that have been corrected in Wikipedia.
Sicuramente non è così, sicuramente sono io che coltivo la perfidia come passatempo, però mi piace pensare che gli estensori della succitata voce l'abbiano pensata non solo con legittimo orgoglio, ma anche con una punta di soddisfatta malignità.

Se siete appassionati di errori in famose opere di consultazione dovete assolutamente visitare l'Internet Accuracy Project (però, se siete davvero appassionati di errori in famose opere di consultazione dopo sarebbe il caso di far visitare voi da uno bravo, davvero).