Non mi ero mai posto il problema né della sua dizione corretta, né della sua origine (che, quando si tratta di parole e frasi è vero che tendo a farmi domande di ogni tipo, ma mica sempre sempre).
Poi questa frase mi torna in mente un paio di settimane fa riguardo a uno di quei tanti, bei, post che non scriverò (quantomeno non presto) cui accennavo l'altro giorno. E visto che io quei post qui nel blog non li scrivo, ma dentro la mia testa sì, ecco che si è rivelato indispensabile scoprire com'è che sta la questione del martello.
A una prima ricerca la citazione mi perde un po' di fascino ma si fa più immediata nel suo significato: "per un uomo con un martello tutto assomiglia a un chiodo" o più prosaicamente "se il nostro solo strumento è un martello, ogni problema assomiglierà a un chiodo da battere". Prime attribuzioni trovate: Mark Twain, Jane Fonda e Bill Gates (mai, mai, mai fidarsi di internet se non siete un po' sgamati, è un consiglio).
Poi, cercando meglio, salta fuori la verità, si tratta di quella che gli studiosi chiamano legge dello strumento, che evidenzia come l'eccessiva familiarità con strumenti consolidati tenda a deformare la nostra percezione dei nuovi problemi o, comunque, a influenzare il modo in cui cerchiamo di risolverli.
Il concetto è stato espresso dal filosofo Abraham Kaplan (è lui che parla di legge dello strumento) in suo libro del 1964 in questa forma: "dai a un ragazzino un martello, e lui troverà che tutto ciò in cui s'imbatte ha bisogno di una martellata" ma la citazione più diffusa a riguardo si deve a un altro Abraham, lo psicologo Abraham Maslow, ed è tratta da un libro del 1966: "penso che si abbia la tentazione, se l'unico strumento che si ha è un martello, di trattare tutto come se fosse un chiodo" (per entrambi la mia fonte è il wiktionary che, spesso, è accurata).
Risolta la questione io però continuo a preferire la frase che mi ricordavo io: "quando sei un martello, tutti ti sembrano dei chiodi" certo, fa molto più John Rambo che non Abraham Maslow e credo sia per questo che mi piace di più.
Restando sempre in zona martelli ma virando decisamente la rotta, chiudo il post con la canzone che – in un certo qual modo – gli dà il titolo.
Gioiosa canzone pacifista e anti segregazionista, scritta da Pete Seeger: If I Had a Hammer è stata, negli anni, incisa da numerosi artisti. Le due versioni più note sono forse quella di Trini Lopez (1963) e del trio Peter, Paul and Mary (1962):
Della canzone esiste una notissima "traduzione" italiana, grande successo del 1964 di Rita Pavone. Di per sé una canzone anche divertente ma, confrontando testo e intenzioni con l'originale, passa un po' l'allegria.
Insomma da "I'd sing out love between my brothers and my sisters" a "un colpo sulla testa a chi non è dei nostri e così la nostra festa più bella sarà"...
imbarazzo...