Stamattina esco di casa, cammino lesto verso la fermata del tram perso nei miei pensieri e incrocio un tizio dall'aria simpatica con coppola, occhialini e barba corta brizzolata.
Mi guarda dritto negli occhi, sfodera un largo sorriso come se fosse un mio amico contento di vedermi e prorompe in un sonoro: “buongiorno!”
Io, sorpreso, sorrido di rimando e dico pure io “buongiorno!”
Nessuno dei due ha rallentato, quindi c'incrociamo e ci perdiamo di vista in un attimo.
La prima cosa che ho pensato, subito dopo, è stata: “ma tu chi sei? ma chi ti conosce?”
Poi ho pensato: “vabbe', almeno era un matto allegro...”
Ma, a quel punto, mi è venuto in mente Miracolo a Milano, quando lui esce dall'orfanotrofio e saluta tutti: “buongiorno!” finché incrocia un grigissimo milanese che non capisce e che gli chiede se si conoscono e visto che no, gli chiede che cosa volesse dire allora con quel buongiorno...
E io mi sono sentito un po' (solo un pochino, eh) quel grigissimo milanese e mi sono detto che – matto o non matto – stamattina qualcuno mi aveva augurato una buona giornata e io l'avevo augurata a lui, e che dovevo solo essere contento.
Stamattina sono salito sul tram ringraziando Cesare Zavattini.
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