Esco per un paio di commissioni, già che son fuori decido di fare un salto al supermercato, che manco da un po'. Entro con l'idea di comprare quelle cose che in casa di un uomo non possono mancare, tipo altra birra o un po' di pancetta affumicata. Faccio il mio giro in fretta, non c'è casino, esco, torno verso casa.
Oggi a milano c'è vento, è strana. Rientrando mi viene sete, tolgo dal sacchetto un tetrapack di succo d'arancia fresco, apro il tappo, bevo. Sono arrivato al solito pezzo di marciapiede che c'è di fronte al carraio di casa e lì mi rendo conto che alla fine ho comperato arance, succo d'arancia, insalata mista, insalata soncino e radicchio, i grissini quelli buoni... insomma tutta roba sana che più sana non si può. E l'ho fatto senza neanche accorgermene, sovrappensiero.
Il fatto è che, tempo fa, ho promesso a un'amica che col nuovo anno si cominciava dieta insieme, poi però in 'sti ultimi giorni son successe cose e a me questa faccenda della dieta mi è passata di mente. O almeno mi pareva così, ma da qualche parte in testa doveva essere rimasta, visto che poi, alla fine, ho preso solo robe da dieta.
Birra e pancetta però le ho prese, sia chiaro, che in fondo ero entrato per quelle.
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sabato 2 gennaio 2010
giovedì 6 settembre 2007
stamani, sul tardi
Pubblicato da
andrea 403
Esco di casa per andare al super qui a fianco. Attraverso la strada, sono proprio in quel pezzo di marciapiede di fronte al mio carraio dove l’altra volta mi sono accorto che stavo parlando da solo e qui incrocio un gruppetto di tre persone. Al centro c’è un uomo, abbastanza giovane, molto alto, che mi ricorda mio cugino.
Sono distanti il giusto da poter gettar loro alcune occhiate attente senza che questo mi paia sconveniente. Sono stupito. Il fatto è che quello in mezzo mi ricorda tanto mio cugino ma non assomiglia a mio cugino. Neanche cammina come mio cugino. Non gesticola o si veste come mio cugino. Mio cugino è pelato, quello ha tanto di barba e capelli, folti, per dire. Perché mai deve ricordarmi mio cugino?!
Un momento prima di perderli di vista, capisco. Ho appena incrociato il cantante jovanotti. E non l’ho riconosciuto subito, perché ho pensato prima a mio cugino. È che mio cugino, per il modo che ha di parlare, mi ha sempre fatto pensare a jovanotti e, evidentemente, vedendolo, il mio cervello ha fatto, lestamente, la connessione jovanotti-mio-cugino-luca senza prendersi la briga di relazionarmi sui singoli passaggi e comunicandomi solo la conclusione: “mio cugino luca”.
La prima cosa che ho pensato è stata: “in quel pezzetto di marciapiede a me capitano cose strane”.
La seconda cosa che ho pensato è “beh… non lo facevo poi così alto”.
La terza cosa che ho pensato è stata che cos’è che volevo mangiare per pranzo che omai ero arrivato al super.
Sono distanti il giusto da poter gettar loro alcune occhiate attente senza che questo mi paia sconveniente. Sono stupito. Il fatto è che quello in mezzo mi ricorda tanto mio cugino ma non assomiglia a mio cugino. Neanche cammina come mio cugino. Non gesticola o si veste come mio cugino. Mio cugino è pelato, quello ha tanto di barba e capelli, folti, per dire. Perché mai deve ricordarmi mio cugino?!
Un momento prima di perderli di vista, capisco. Ho appena incrociato il cantante jovanotti. E non l’ho riconosciuto subito, perché ho pensato prima a mio cugino. È che mio cugino, per il modo che ha di parlare, mi ha sempre fatto pensare a jovanotti e, evidentemente, vedendolo, il mio cervello ha fatto, lestamente, la connessione jovanotti-mio-cugino-luca senza prendersi la briga di relazionarmi sui singoli passaggi e comunicandomi solo la conclusione: “mio cugino luca”.
La prima cosa che ho pensato è stata: “in quel pezzetto di marciapiede a me capitano cose strane”.
La seconda cosa che ho pensato è “beh… non lo facevo poi così alto”.
La terza cosa che ho pensato è stata che cos’è che volevo mangiare per pranzo che omai ero arrivato al super.
martedì 27 febbraio 2007
oggi
Pubblicato da
andrea 403
Faccio un salto al supermercato qui dietro, mi procuro qualcosa per il pranzo. All'uscita mi avvicina un giovane, chiaramente "matto", che mi chiede qualcosa relativamente a un funerale che si terrebbe nella chiesa di fronte.
La chiesa è chiusa e non si sta tenendo proprio alcun funerale e purtroppo non si capisce bene cosa voglia sapere il matto. Non è per nulla agitato, ma si esprime in modo troppo sconnesso. Non si capisce. Non gli sono d'aiuto. Saluto gentilmente e me ne vado un po' impacciato, lui già non fa più caso a me...
Mentre mi allontano penso che magari potevo provare a capire meglio cosa voleva. Altri due passi e l'ho dimenticato.
Vado verso casa con le mie borse, e mi cade l'occhio su una mamma che sta facendo scendere dall'auto i suoi due figli. È bella, ha l'aria stanca. Intanto che passo l'osservo forse più del giusto, ma lei non ci fa caso.
La supero e la mia mente è già via, mi sto immaginando uno scambio di battute tra me e lei in cui le spiego perché mi sono soffermato a guardarla e mi scuso se l'ho infastidita, m'immagino alcune sue possibili risposte, ne scelgo una che faccia procedere bene il dialogo e ragiono un po' sulla mia replica.
Sono quasi davanti al carraio di casa e mi rendo conto che sto parlando da solo, la voce è bassa ma il dialogo immaginario con la mamma senza nome l'ho recitato a un volume di certo udibile. Mentre apro il cancello torno a pensare che era meglio restare a parlare col matto.
Sempre che il matto parli volentieri con qualcuno che parla da solo per strada.
La chiesa è chiusa e non si sta tenendo proprio alcun funerale e purtroppo non si capisce bene cosa voglia sapere il matto. Non è per nulla agitato, ma si esprime in modo troppo sconnesso. Non si capisce. Non gli sono d'aiuto. Saluto gentilmente e me ne vado un po' impacciato, lui già non fa più caso a me...
Mentre mi allontano penso che magari potevo provare a capire meglio cosa voleva. Altri due passi e l'ho dimenticato.
Vado verso casa con le mie borse, e mi cade l'occhio su una mamma che sta facendo scendere dall'auto i suoi due figli. È bella, ha l'aria stanca. Intanto che passo l'osservo forse più del giusto, ma lei non ci fa caso.
La supero e la mia mente è già via, mi sto immaginando uno scambio di battute tra me e lei in cui le spiego perché mi sono soffermato a guardarla e mi scuso se l'ho infastidita, m'immagino alcune sue possibili risposte, ne scelgo una che faccia procedere bene il dialogo e ragiono un po' sulla mia replica.
Sono quasi davanti al carraio di casa e mi rendo conto che sto parlando da solo, la voce è bassa ma il dialogo immaginario con la mamma senza nome l'ho recitato a un volume di certo udibile. Mentre apro il cancello torno a pensare che era meglio restare a parlare col matto.
Sempre che il matto parli volentieri con qualcuno che parla da solo per strada.