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giovedì 5 luglio 2007

Barbara M. Roberts (e Philip K. Dick)

prima parte

Lo scorso gennaio ho scoperto che la bambola Barbie non solo ha un nome completo di cui Barbie è un vezzeggiativo, ma che ha pure una sorta di rudimentale biografia (completa di curriculum di studi). È da allora che vorrei scriverne, ma il tempo necessario per "processare" tutte le informazioni che ho recuperato mi pare troppo, sinceramente preferisco dissiparlo in altri modi.
Quindi questo non è un post ma l'abbozzo di un post.

1. Barbie
La Barbie® nasce nel marzo del 1959 a opera di Ruth Handler (co-fondatrice della Mattel) e suo marito Elliot Handler. Da qui si potrebbe seguire la storia del giocattolo, del suo successo, di come abbia avuto abiti firmati anche da gente come Christian Dior e via discorrendo. Una strada interessante che però non seguirò. Per questo attacco di post m'interessa di più il personaggio.



2. Barbara Millicent Roberts
Barbara ha frequentato la Willows High School a Willows, Wisconsin e la Manhattan International High School a New York. Ha una marea di amici e amiche, ha un sorta di eterno fidanzato con cui non ha mai figliato. Ha avuto almeno trentotto animali più o meno domestici (tra cui un panda e una zebra) e quando il suo cane fa la cacca in giro lei, civilmente, la raccoglie (lo segnalavo QUI).
Barbara ha una fraccata di sorelle: Skipper (comparsa nel 1964), i gemelli Tutti e Todd (1966), Stacie (1992), Kelly (1995), e la piccola Krissy (1999) però dei genitori neanche l'ombra (e questo avvicina un po' il mondo di Barbie a quello della Disney, dove pullulano fratelli, zii e nipoti e latitano i genitori).

QUI un dettagliato elenco, dalla Wiki in inglese, di tutti i personaggi dell'affollatissimo mondo di Barbara.



3. Ken Carson
Come appena accennato, Barbara ha anche avuto una vita sentimentale in tutti questi anni (sia pure non troppo movimentata) nel 1961 è infatti apparso Ken, e la loro relazione è durata senza troppi scossoni molto molto tempo. Poi la Mattel ha annunciato la loro separazione il 13 febbraio del 2004, ma a quanto pare nel 2006 sono tornati assieme. La Barbie come soap-opera.
Anche Ken, come Barbie, ha degli amici, il suo migliore amico si chiama Alan ed è sposato con un'amica di Barbie con cui ha pure figliato.
Ogni saga che si rispetti ha una piccola parte di pubblico che si affeziona di più a qualche comprimario che non ai protagonisti (da ragazzino io ero così, specie nei romanzi capitava spesso che mi appassionassi ai comprimari). Ovviamente c'è pure qualcuno che si è appassionato a Ken, per esempio i tipi del sito man behind the doll (ovviamente di Ken esistono innumerevoli versioni).



Del fascino dei personaggi minori si potrebbe riparlare, prima o poi (mettendoci dentro pure l'elogio dello spin off).

4. Della Duck e Sherlock Holmes
Quella delle relazioni e parentele tra personaggi fittizi è una strada molto interessante ma che oggi non seguirò. L'impresa sarebbe titanica e questo post ha altre vie da esplorare.
Qui mi piace citare solo due autori: il primo è il disneyano Don Rosa che si è fatto un culo così per ricostruire/inventare l'albero genealogico della famiglia dei paperi Dinsey, da cui si scopre che la mamma di Qui, Quo, Qua è una certa Della Duck, sposatasi (?) con papero ignoto e probabilmente morta (a proposito dell'orrore del mondo Disney per i rapporti genitori-figli).



Il secondo è William S. Baring-Gould, studioso di Sherlock Holmes che ha scritto una "biografia non autorizzata" di un altro famoso investigatore, Nero Wolfe, ricostruendone le origini e rivelando che sarebbe addirittura figlio illegittimo di Sherlock, avuto con Irene Adler (avversaria di Holmes nel romanzo Uno scandalo in boemia). La storia dei grandi detective della letteratura come soap-opera.

5. Lilli
Se vogliamo risalire alle origini di Barbie (il giocattolo, non il personaggio) bisogna spostarci in Germania e andare a cercare in qualche negozio di modernariato qualche esemplare della bambola Lilli.
Ispirata a un personaggio a fumetti tedesco la bambola (estremamente simile alla successiva Barbie) fu in produzione dal 1955 al 1964. Fu anche venduta negli USA col nome Lilli Marlene (nel tentativo di sfruttare la popolarità dell'omonima canzone).
In ogni caso Ruth Handler, prima di "inventare" la Barbie, comprò alcuni esemplari di Lilli nel 1956 durante un suo viaggio in Europa.



6. Bratz
Se Lilli è l'antenata della Barbie, probabilmente le Bratz sono tra le sue discendenti.
Barbie è spesso vista come una sorta di modello femminile algido e inarrivabile. In tempi recenti il mercato ha cercato di occupare la nicchia ecologica occupata dalla Barbie con una specie di bambola forse più in sintonia coi tempi. Bambole che proponessero modelli femminili molto più concreti e raggiungibili. Le Bratz appunto.
Per chi non lo sapesse le Bratz sono un po' come delle Barbie, ma col testone più grosso, vestite da adolescenti e, in buona sostanza, conciate un po' da zoccole.
Io non ho nulla contro chi si concia da zoccola, però a voler essere seri - e non è certo questo l'ambito per esserlo - io vedo anche nelle Bratz un pericolo legato a molta della comunicazione attuale, ossia il rischio di sessualizzazione del mondo preadolescenziale e infantile.
È escluso che se ne parli qui e ora, ma se siete interessati alla questione QUI trovate un bel post di Psicocafé che può essere un buon punto di partenza per affrontarla.




Per oggi mi fermo, domani prossimamente la seconda e ultima parte del post (quella in cui dico le cose più interessanti e in cui comparirà anche Dick).

Per chiudere un link a bambole & co., il sito di Mistergiuseppe, un appassionato collezionista di Barbie e bambole affini.



Qui oltre a una serie di informazioni esaustive, a reperti storici come i disegni tecnici per l'ottenimento dei brevetti relativi alla bambola e a una guida su come fotografare le bambole in questione, ci sono ovviamente molte foto di bambole, tutte bellissme, e anche delle "fotostorie" interpretate da bambole. Alcune esplicitamente lesboerotiche.
Che non siano solo le bambine a giocare con le bambole è cosa nota, io non sono molto interessato all'aspetto fetish che può avere la Barbie, però capisco che a qualcuno possa interessare, vedi per esempio QUI.


mercoledì 4 ottobre 2006

primi videogame: dalle origini ai giorni loro


Non sono un appassionato di videogiochi. Mai lo fui. A me giocare coi videogiochi, nel migliore dei casi, annoia.
Però sono affascinato dall'archelogia informatica. I primi computer, le prime interfacce, i primi videogiochi. Mi piace molto l'iconicità di certe immagini, come il campo di gioco di Pong o gli alieni di Space Invaders. Il testo che segue (che è poco più di una scusa per mettere in fila qualche immagine del PDP-1 e di Spacewar) assieme a quello del prossimo post sull'argomento, si basa su una mia prefazione di un volume di Diabolik uscito in allegato a Repubblica, qui ampiamente rimaneggiata.



Nel 1962 alcuni studenti del M.I.T. (Stephen "Slug" Russell, Martin Graetz e Wayne Witanen, aiutati da qualche amico) creano un programma in grado di far muovere, attraverso due piccole leve, dei puntini luminosi sullo schermo rotondo di un computer PDP-1 (il primo computer commerciale a usare un video e una tastiera, look da fantascienza anni '50, delizioso). È nato Spacewar, un rudimentale videogioco di ambientazione spaziale che attraverso arpanet (la rete militare e universitaria poi diventata internet) si diffonde nell’ambiente delle università americane.


Datare la nascita dei videogiochi non è però cosa semplice. Per alcuni si deve risalire al 1958 quando il fisico Willy Higinbotham usò un elaboratore elettronico per realizzare una simulazione del tennis (Tennis for two) che impiegava un oscilloscopio, lo scopo ultimo però non era quello di giocare ma di rendere la sua materia un po’ più attraente per gli annoiati allievi.
Altri ancora ritengono che il primo videogame sia stato il leggendario Pong. Non è così, è però vero che prima dell’arrivo di Pong quasi nessuno sapeva dell’esistenza dei videogiochi. Per tutti gli anni ’60 infatti Spacewar sarà giocato solo da quei pochi studenti universitari che potevano mettere le mani su un computer PDP-1, per vedere un videogioco fuori da un’università o da un laboratorio di ricerca bisognerà attendere gli anni ’70.


QUI un trovate lunghissimo articolo (in italiano, che comunque no, non ho letto) sull'origine di Spacewar scritto da Graetz, uno dei suoi creatori.

Computer Space, il primo videogame a gettone per sale giochi, è del 1971. Fortemente ispirato a Spacewar, Computer Space manca il successo poiché troppo macchinoso per un pubblico abituato a i semplici flipper meccanici. Ma il boom dei videogiochi è ormai dietro l’angolo e il 1972 sarà l’anno di Pong e di Odissey.

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