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martedì 24 ottobre 2006

canten tucc:

Torno a scrivere prendendo spunto dal sito Chi era costui? ricchissima raccolta di lapidi commemorative sparpagliate sui muri del capoluogo lombardo...

Quest'oggi altri tre stranieri passati di qui.



Per questioni di lavoro, nel 1894 la famiglia di Albert Einstein si trasferisce in Italia, prima a Milano poi a Pavia (affittando una casa in che cent'anni prima aveva ospitato Ugo Foscolo), quindi nuovamente a Milano. Albert ha quindici anni e resta in Germania presso dei parenti per finire gli studi e poi nel 1895 è anch'egli in Italia. Dopo un anno sarà in Svizzera, sempre a studiare, e tornerà in Italia per le vacanze estive ancora per qualche anno a seguire. Nel 1902 suo padre morirà prematuramente e verrà sepolto presso il cimitero monumentale di Milano.



La biografia di Ho Chi Min mi era abbastanza nota e, conoscendo la lapide in questione, sapevo anche dei suoi soggiorni milanesi negli anni '30, però quella lapide di via Pasubio è la mia unica fonte... di Ho Chi Min milanese purtroppo non so altro (e credo sarebbe invece interessante il saperne).



La permanenza milanese di Ernest Hemingway è la più nota. Durante la prima guerra mondiale, ancora diciottenne, si offre volontario come autista di ambulanze. La mattina del 7 giugno 1918 Hemingway arriva alla stazione di Porta Garibaldi e assume il suo incarico presso la Croce Rossa. Raggiunge il fronte e l'8 luglio le schegge di una granata austriaca raggiungono lui e lo feriscono a un piede e a un ginocchio. Torna a Milano, ricoverato in un ospedale militare. Qui, tra un'operazione chirurgica e l'altra, conosce e s'innamora di Agnes von Kurowsky, una delle crocerossine che lo accudiscono. Per chi mastica l'inglese la loro storia è raccontata qui per sommi capi. Questa vicenda personale sarà anche l'ispirazione per il suo romanzo Addio alle armi del 1929.


Il giovane Ernest in uniforme da autista della Croce Rossa.



Il titolo di questo post è tratto da quella che è probabilmente la più famosa canzone milanese di tutti i tempi: O mia bèla Madunina scritta negli anni '30 da Giovanni D'Anzi (anche a lui la sua bella lapide, ovviamente). Il testo della canzone l'ho trovato sempre molto interessante (qui c'è una sorta di stele di rosetta, col testo in milanese grafia tradizionale, in milanese grafia moderna e in inglese). In particolare i versi:

Canten tucc: "Lontan de Napoli se moeur",
ma poeu vegnen chi a Milan!
(Cantano tutti "Lontano da Napoli si muore",
ma poi vengono qui a Milano!)


li trovo notevoli. Ci vedo l'invidia di chi si sente formicuzza contrapposta alla cicala... (e però poi la cicala invece di patire gli stenti dell'inverno, viene ammirata in tutto il mondo per la sua arte e bellezza).

lunedì 16 ottobre 2006

buon non complenno a te

Oggi Dino Buzzati compie 100 anni.

domenica 24 settembre 2006

lamette

È una questione generazionale credo: quando ho cominciato a radermi io, i rasoi erano elettrici già da un po'. Per me le lamette da barba sono, da sempre, un'icona punk (che poi quello del punk era più o meno quel periodo lì, quello in cui ho cominciato a radermi, di tanto in tanto).
Ieri dovevo cercare il sito di una webzine italiana dedicata al punk che si chiama, per l'appunto, lamette. Una ricerca elementare ma io, come niente, mi sono perso via nel mondo dei rasoi di sicurezza e relativi materiali di consumo.

Prima scoperta esiste un fiorente collezionismo di lamette da barba antiche. O meglio esiste un fiorente collezionismo di involucri (vuoti) di lamette da barba antiche. A Roma c'è pure una sorta di museo dedicato a queste cartine. On line si possono ammirare i pezzi di un paio di collezionisti italiani (qui e qui). Sempre in rete c'è un sito/museo, in inglese, dedicato ai rasoi di sicurezza.

Seconda scoperta è ampiamente diffusa l'idea che il rasoio di sicurezza sia stato inventato dal signor King C. Gillette all'inizio del 1900, be' dire diffusa forse è un po' troppo (io, per esempio, fino a ieri neanche sapevo che esistesse un King C. Gillette) però ne è convinta - tanto per dire - l'Enciclopedia Britannica.
Il rasoio di sicurezza è invece stato inventato dai fratelli Kampfe, qualche decennio prima. Il museo on line di cui sopra dedica una pagina (con foto) al rasoio ottocentesco dei Kampfe.
Però le lamette da barba, quelle usa e getta, le ha proprio inventate Gillette, il rasoio dei fratelli Kapfe aveva infatti una lama vera e propria che andava affilata, come quella dei rasoi precedenti.

Buona parte di queste notizie le scopro sulla wikipedia alle voci dedicate a King C. Gillette e al rasoio però quello che scopro è troppo poco. Come so bene da tempo, non è vero che sull'internet c'è tutto. La storia dei fratelli Kampfe non c'è.
Dopo varie ricerche ho scoperto che erano tre (Frederick, Richard e Otto F.) e che avevano la loro fabbrichetta a New York. Il brevetto per il primo rasoio di sicurezza data 1880, ma la produzione era partita almeno cinque anni prima. Ebbero successo? Non lo ebbero? (forse no, se tutti quanti sono convinti che la loro invenzione l'abbia inventata qualcun altro)... Quale fu la vita di questi tre signori? Ecco, sarei curioso di saperlo.
Ho trovato il pdf di una tesi in storia dal titolo Consuming men: shaving, masculinities, and the competition of identity at the fin de siècle in cui sono nominati i Kampfe, appena ho un po' di tempo ci butto un occhio.

Sul signor Gillette ci sono da dire cose interessanti (per esempio cosa c'entra lui col fatto che le stampanti non costano nulla e poi ti salassano quando vai a comprare le cartucce d'inchiostro) ma non ora. Sul web i testi devono essere brevi e questo primo post già non lo è.