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martedì 13 ottobre 2015

viuleeenza!

Lo dico sempre: non esiste il pubblico di Diabolik, nel senso che non esiste un lettore tipo, ma piuttosto un arcipelago di gruppi di lettori diversi tra loro e dai gusti, a volte, anche contrastanti.

Non a caso, nell'annuale sondaggio promosso dai fan del Diabolik Club, quasi sempre le storie che vengono votate come più piaciute si ritrovano anche tra quelle votate (ovviamente da altri) come piaciute di meno. Ci sono i lettori che amano soprattutto l'azione, quelli che apprezzano le trame intricate, quelli a cui le trame intricate danno il mal di testa, quelli a cui una storia romantica ogni tanto fa proprio piacere e quelli che invece no, di storie romantiche non ne vogliono sentire parlare. Tante isole diverse, tante popolazioni con proprie idee e preferenze.
Uno dei temi su cui c'è maggior dibattito è il sangue.

In questo post parlerò, brevemente, dell'albo in edicola il mese scorso (“Morte in alto mare” n. 9/2015) spolierando molto poco e della prima storia che ho sceneggiato per Diabolik (“Il diamante nero” n. 1/2008) *SPOILER*ando invece parecchio. Siete avvisati.

Ma prima, due pillole di storia: all'inizio della sua vita editoriale Diabolik era più feroce, uccideva con leggerezza, anche quando non era necessario. Questa prima fase però durò poco, le sorelle Giussani cominciarono a correggere il tiro già verso la metà degli anni ’60, in coincidenza con l’arrivo della “banda dei K” come la chiamavano loro (Kriminal, Sadik, Satanik, Killing... etc...). Le autrici infatti preferirono non mettersi in competizione sul piano del sangue con gli epigoni nati dal successo di Diabolik e, anzi, temendo che alla lunga i lettori si sarebbero stufati si allontanarono dal taglio da feuilleton granguignolesco dei primi numeri, cambiando lo strillo sopra la testata da “il fumetto del brivido” a “il giallo a fumetti”.
Da allora altre trasformazioni ci sono state e, progressivamente, Diabolik ha ridotto ancora il numero di omicidi perpetrati. Continua a uccidere ma solo quando è strettamente necessario (e/o quando la vittima è, agli occhi di Eva, Diabolik o dei lettori, una merdaccia d'uomo).

 

A oggi dobbiamo quindi affrontare un pubblico composto (schematizzando parecchio) o da nostalgici della prima (al massimo della seconda) ora che vorrebbero un Diabolik più sanguinario di quello attuale o da lettori arrivati dopo (un dopo relativo, si parla anche di vent'anni fa e più) che davanti a un Diabolik “troppo cattivo” storcono il naso.

Con questo ho avuto modo di farci i conti già dalla prima sceneggiatura che ho scritto per la serie.
Quella storia ruota attorno a una pietra “maledetta” (il diamante nero che dà il titolo all'albo) che pare proprio portare una jella mortale ai suoi proprietari. E, in effetti, alla coppia di ricconi che ne entra in possesso a inizio albo capita ogni tipo d'incidente (con guardie del corpo morte e ferite e, alla fine, pure con uno dei due che ci rimette le penne). Una delle sfighe avviene al porto di Ghenf: un gruista muore per un infarto e il container che stava spostando, ormai senza controllo, quasi li spiaccica (e, comunque, ammazza uno dei loro guardaspalle).

Un po' prima del finale, però, scopriamo che dietro a tutti quei guai apparentemente dovuti al caso (o alla scalogna che porta il diamante nero, a seconda che si sia superstiziosi o meno) c'era in realtà Diabolik, che perseguiva un suo machiavellico piano. Come d'abitudine, il lettore viene messo a giorno di come sono andate davvero le cose da un lungo spiegone con generoso uso di flashback. Questo un passaggio:

Disegni di Enzo Faciolo (elaborazione digitale di Paolo Tani)
Be'... a causa della tavola qui sopra abbiamo ricevuto lamentele (più d'una e parlo anche di lettere cartacee, che costa fatica scriverle e imbucarle) che trovavano sbagliato che Diabolik uccidesse un innocente lavoratore portuale (per l'onesto guardaspalle spiaccitato, invece, neanche una piega).
A questi lettori che si aspettano dal nostro protagonista che uccida solo in modo “giusto” (o quasi) si affiancano quelli (e non son pochi, specie sui social) che ci chiedono un Diabolik più violento e spietato. Insomma è un po' un casino.

Anche per questo scrivere Diabolik (e qui più che scrivere il singolo albo intendo scrivere la serie, i vari soggetti e curare la programmazione) è come decidere un menù che, nei limiti del possibile, deve tenere conto dei tanti gusti dei nostri ospiti. I vari ingredienti (sangue, romanticismo, colpi complessi, Ginko, fughe...) vanno dosati e alternati cercando un punto di equilibrio. Quindi questo vuol dire che in una serie dai margini stretti come Diabolik (le nostre storie sono necessariamente meno varie di quelle di Dylan Dog o di Zagor) dobbiamo lo stesso stare molto attenti alla varietà delle avventure che proponiamo. Il che non è facilissimo e non sempre ci riesce al 100%, per esempio lo scorso albo è stato il terzo consecutivo in cui non appariva Ginko e questo a molti nostri lettori dà fastidio (per fortuna l'ispettore c'è, e con un ruolo importante, nell'albo di ottobre attualmente in edicola, mancherà di nuovo a novembre, farà una comparsata a dicembre e sarà essenziale nella storia di gennaio che, soprattutto, vedrà il ritorno della sua compagna Altea – altro “ingrediente” che ci richiede una particolare attenzione, di Altea però magari ne parlo un'altra volta).

Ma torniamo al sangue. In redazione probabilmente io sono quello più vicino ai lettori che ce ne chiedono di più e, visto che Diabolik è sempre un lavoro corale più che un “album solista”, questo porta a interessanti dibattiti che mi vedono coinvolto assieme a Mario Gomboli (direttore, editore, capo-soggettista, insomma capo) e Licia Ferraresi (responsabile della revisione delle sceneggiature, soggettista a sua volta, mia capa nel lavoro di editing delle storie). Il fatto di essere dispari è una benedizione. Nei casi più controversi decidere a maggioranza è facile.

Tornando all'albo di ottobre, “Morte in altro mare”, questa volta non è stato molto controverso il caso su cui abbiamo dibattuto mentre era ancora in fase di soggetto. Soggetto, per l'appunto, di Ferraresi/Gomboli (poi sceneggiato da Diego Cajelli).

Diabolik (a cui girano i coglioni non poco perché un colpo filato liscio come l'olio ha poi avuto un guaio inaspettato) si trova a interrogare un poliziotto a libro paga di una banda di criminali. Il Nostro ha urgentemente bisogno di informazioni sui loro traffici e, essendo Diabolik, riesce a sapere tutto e subito. Saputo quanto vuole, deve muoversi in fretta e non può permettere che il tizio avverta i malviventi che lui è sulle loro tracce. Quindi è ovvio che l'agente corrotto non sopravviverà all'incontro col Re del Terrore.
A noi però restava da decidere se sarebbe stato ucciso a sangue freddo oppure se gli avremmo fatto tentare una reazione disperata (magari tirando fuori una pistola nascosta da qualche parte) a cui Diabolik avrebbe reagito lanciando il suo pugnale.

Da un lato c'è qualche nostro lettore (e pure qualcuno della redazione :) che non ama vedere Diabolik uccidere un uomo disarmato, d'altro canto quell'uomo disarmato era anche un poliziotto corrotto e però – a quanto ne sappiamo – né lui né i malviventi che lo pagano hanno commesso reati cruenti, del resto l'ucciderlo a sangue freddo sarebbe stato perfettamente in linea con il modus operandi di Diabolik. Perché è a noi autori (e a parte dei lettori) che interessa che la vittima uccisa a sangue freddo sia, in qualche modo, una canaglia, per quanto riguarda Diabolik è vero che nel tempo ha ridotto il numero di omicidi ma lo ha fatto solo perché si è reso conto che per lui è più conveniente uccidere solo quando necessario (perché è capitato che certi suoi omicidi “evitabili” gli si siano poi ritorti contro come boomerang sotto forma di parenti vendicativi o altri impicci). Insomma, se Diabolik deve uccidere a freddo un innocente gruista lo fa senza problemi, figuriamoci uno sbirro (venduto o meno che sia).

Be', come dicevo questa volta alla fin fine scegliere non è stato difficile e come ammazzare il poliziotto è stato deciso all'unanimità. Qui sotto potete vedere come ce la siamo cavata.

Tavola a matita di Angelo Ricci per “Morte in alto mare”
trucioli e sfridi 2

venerdì 11 settembre 2015

è lui o non è lui?...

A Diabolik lavoriamo con “soggetti” molto dettagliati, altrove li si chiamerebbe trattamenti. Anche una quindicina di pagine dattiloscritte per una storia a fumetti di 120 tavole (in realtà 119) in formato pocket. Ciò nonostante il passaggio dal soggetto alla sceneggiatura non è mai meccanico e immediato.

Comincio, con questo post, quella che nelle intenzioni vorrebbe essere una serie che parla – in modo pratico – di scrivere fumetti, raccontando di questioni concrete. Saranno quindi testi che partono da storie che ho scritto (ovvero contribuito a scrivere) per Diabolik. Saranno densi di SPOILER (quindi siete avvisati) ma il lettore del post non dovrà per forza aver letto gli albi in questione per capire di cosa parlo.

Partiamo dall'albo di agosto scorso (“Uno dei tre", soggetto di Mario Gomboli e Tito Faraci da un'idea di Alessandro Mainardi e sceneggiatura mia e di Rosalia Finocchiaro – le storie di Diabolik sono opere corali, mai album solisti) quindi se lo avete sul comodino in attesa di leggerlo non proseguite oltre (oppure proseguite e 'sticazzi).

Diabolik si accinge a prendere il posto di un altro ladro (e al lettore non diciamo chi sia) deve prendergli una collana che quell'altro ha da poco rubato. Stacco. Assistiamo a tre scene di rapimento: tre tizi, uno dopo l'altro, vengono rapiti per ordine di un tale e rinchiusi, assieme, in una cella. Quindi ci viene spiegato che cosa sta succedendo: i tre tizi sono tre ladri, tra di loro c'è il responsabile di un furto, fatto mesi prima, ai danni del tale, ossia del rapitore (un colpo a causa del quale la figlia del tale è stata ammazzata). Il tale è disposto a tutto pur di scoprire quale dei tre ladri è il responsabile di quel colpo e, se non salterà fuori in qualche modo di lì a dodici ore, per sicurezza li farà ammazzare tutti e tre.


La situazione, perciò, è questa: uno dei tre ladri è, in realtà, Diabolik ma grazie alle sue maschere perfette non possiamo sapere quale dei tre sia. Il problema di Diabolik è uscire vivo da quella cella, il nostro problema, da sceneggiatori, era invece gestire la cosa senza che il lettore sgamasse quale dei tre fosse Diabolik prima del tempo (ossia del finale).

Il che è più facile a dirsi che a farsi. Perché se Diabolik con maschera avesse pensato “Maledizione! sono prigioniero e non posso avvisare Eva!” avremmo scoperto subito tutte le nostre carte. Del resto non far pensare mai a Diabolik cose “diabolike” era impensabile e, infatti, da soggetto era previsto che Diabolik rimuginasse un po' sulla sua situazione (in primis per confermare al lettore che sì, uno dei tre era proprio lui).


Qui sopra (e giù sotto) vedete come ce la siamo cavata. In primo luogo con inquadrature che tagliassero via la testa di Diabolik. Perché fosse possibile, però, abbiamo dovuto vestire i tre prigionieri nello stesso modo. E, per giustificarlo, abbiamo pensato a questo: visto che il rapitore vuole far sentire i rapiti come dei veri e propri prigionieri, non solo gli fa portar via orologio ed altri oggetti personali (cosa narrativamente indispensabile per evitare che a Diabolik rimanesse addosso il radio orologio) ma li costringe pure a indossare una tuta uguale per tutti. Come fossero uniformi da carcerato.

Nella seconda vignetta della tavola qui sopra si usa un altro espediente che, in genere, però adoperiamo per un diverso scopo.
Come ogni fumettista sa bene, gestire una lunga scena di dialogo è sempre problematico. Il rischio “du` maroni” è costantemente dietro l'angolo. Molto spesso ci si trova a dover ravvivare visivamente una sequenza in cui due personaggi, magari chiusi in una stanza, se la contano su interminabilmente. Tanto può fare l'abilità registica del disegnatore, alternando primi piani a inquadrature più ampie dell'ambiente, ovviamente campi e controcampi aiutano e di sicuro aiuta anche il far fare qualche gesto ai personaggi (versarsi da bere e poi bere, accendersi la pipa e poi fumarla). Ma, se le chiacchiere persistono, una bella inquadratura di alleggerimento dell'esterno dello stabile (o dell'auto, o della nave) in cui avviene il dialogo (con un balloon proveniente dall'interno) darà al lettore (e al disegnatore) una vignetta di tregua.

Visto che, di solito, in un fumetto non sentiamo la voce dei personaggi una simile inquadratura va minimamente gestita in modo da non creare confusione su chi dice cosa (per esempio facendoci chiaramente continuare la battuta di un personaggio iniziata nella vignetta precedente) però, in qualche raro caso, è possibile sfruttare ai fini del racconto proprio il fatto che il lettore non sappia a chi appartenga il fumetto in questione (ed è ciò che abbiamo fatto questa volta).


Nel primo soggetto che scrissi per Diabolik (era il ‘99) usai questo escamotage per perpetrare un inganno al lettore. Leggendo, doveva sembrarci scontato che una certa battuta andava attribuita a un certo personaggio e invece, nel finale, avremmo capito che era stata detta da un altro (e ciò cambiava, e di parecchio, tutta la dinamica del finale). Ne ero tronfiamente fiero. Poi, in fase di sceneggiatura, il soggetto venne pesantemente modificato e tutta quella parte fu espunta. È da allora che sto aspettando l'occasione buona per riusare quel trucco.

Le matite delle vignette qui sopra sono di Matteo Buffagni con chine di Giorgio Montorio (personaggi) e Luigi Merati (sfondi) – come dicevo prima le storie di Diabolik sono opere corali, mai album solisti.
trucioli e sfridi 1

mercoledì 9 settembre 2015

rieccomi... per ora

Ci sono molte ragioni per cui questo blog è abbandonato a se stesso, alcune sono endemiche (la mia pigrizia, il fatto che il concepire qualcosa mi appaga quasi quanto l'averla fatta davvero, le mille robe da fare, la pigrizia), altre dovrebbero essere oggetto di analisi terapeutica (e, a volte, lo sono). Ma uno dei motivi principali del languire di quattrocentotré è che io scrivo per lavoro.

Ora, questo non è per dire che io scrivo solo se mi pagano (però, lo ammetto, questa cosa che mi pagano per scrivere è un buon aiuto contro la pigrizia) ma è per dire che quando non scrivo qui io non è che non scrivo niente. Scrivo (leggo, correggo e riscrivo) sempre, a volte anche più di quanto vorrei. Ed è quasi sempre a causa di Diabolik.

Andrea Pasini “Diabolik torna indietro” inchiostro su carta (particolare)
Da tanto tempo il maledetto criminale si ruba tanto del tempo che dedico alla scrittura e, alla fine, non me ne avanza poi molto per fare dell'altro. Certo, fossi meno pigro sarebbe un'altra storia, ma se fossi meno pigro voi stareste leggendo i rovelli di qualcun altro e ciao.

Ma visto che, periodicamente, capita che questo posto mi manchi e che la voglia di scriverci ancora si è riproposta anche in questo inizio d'anno, ho pensato una cosa. Ho pensato che, forse, se qui, quando capita, mi metto a parlare di quello che scrivo di là, per Diabolik, magari poi mi vengono da scrivere anche altre cose. E, pure se così non fosse, a me parlare del mio lavoro per Diabolik piace sempre e quindi già fare solo quello, qui su 403 potrebbe andar bene. Niente discorsi su i massimi sistemi, solo chiacchiere di bottega su aspetti piccini e concreti del mio scrivere fumetti.

Dai, ci provo.
Tra un paio di giorni il primo post, qui.

sabato 12 luglio 2014

la dura vita dei personaggi

Sto lavorando a un soggetto per il "Maledetto Criminale", sappiamo bene come inizierà, abbiamo un'idea abbastanza precisa di come andrà a finire, ma siamo ancora in una fase in cui tutto il corpo centrale della vicenda è ancora da articolare in dettaglio e, quindi, ho appena scritto questa nota di lavorazione:
Forse però la presenza nella storia di questo Giorgio non è più necessaria (vedi mie considerazioni al punto 14) nel caso si decidesse di farlo sparire penso che Rita (o, in alternativa, Anna) dovrebbe cambiare sesso.
Come l'ho scritta mi è subito venuta in mente questa striscia di Tom Gauld che avevo pubblicato anni fa:


I personaggi di un romanziere indeciso conversano...

K – Ciao Brian!
B – Non sono più Brian, in questa bozza sono Ben. Sono stato Susan per attimo, ma non parliamone.
– Io sono ancora Keith ma lui contina a cambiarmi la moglie. Mi confonde parecchio.
– Già.
– E ci va anche bene: hai sentito di Muriel?
– No.
– Cancellata completamente! E tutte le sue battute buone date al barista nel capitolo due!
– È orribile!

venerdì 8 novembre 2013

tre universi

Tra le tante cose successe mentre questo blog era a nanna c'è stata l'uscita del numero ottocento di Diabolik. Sceneggiato da me. Per quella storia ho scritto un "dietro le quinte" pubblicato sulla pagina facebook (qui e qui) e sul sito di Diabolik (qui, in pdf). Copincollo da lì:
Durante il furto ai danni di Van Groot, parlando alla radio con Eva, davanti al guardiano legato e imbavagliato, Diabolik deve far credere che in quel momento sono due i ladri che stanno mettendo a segno il colpo. Dovendo dare un nome a queste due persone che, in realtà, erano una sola mi è venuta in mente una bella copertine della collana fantascientifica “Urania” e precisamente quella del romanzo “Universo” (“Urania 378” del 1965) di Robert A. Heinlein. Lì c'è un mutante a due teste che gioca a scacchi da solo e le due teste sono quelle di Joe e Jim Gregoy, nomi di battesimo che ho dato anche ai due ladri immaginari interpretati da Diabolik.

Joe-Jim Gregory è una mia vecchia ossessione, e non tanto per via del romanzo (che pure ricordo con affetto) quanto piuttosto per via dello splendido ritratto che ne ha fatto Karel Thole su quella copertina.

Sempre mentre 403 sonnecchiava mi sono comperato il volume Lizard, uscito ad aprile scorso, che raccoglie le tre storie di "Roy Mann" di Sclavi/Micheluzzi. La prefazione (del mio amico Spari) si apre con questa citazione:
Se ci sono infiniti universi allora devono esistere tutte le possibili combinazioni, quindi, in un certo senso, in un posto o nell'altro tutto deve essere vero. Voglio dire che scrivere un racconto di finzione deve essere impossibile, perché, per strane che possano sembrare le cose raccontate, possono in realtà verificarsi altrove.
(Fredric Brown, Assurdo universo)
Da ragazzo la lettura di "Assurdo universo" fu per me (e immagino per molti) una rivelazione, qualcosa che avrebbe lasciato un segno duraturo. Uno degli ultimi soggetti per Martin Mystère che pensai prima di passare a occuparmi d'altro – e che quindi non ebbe seguito – traeva (vaga) ispirazione dal romanzo di Brown e (più puntuale) dalla "bibbia" di Martin Mystère, ossia da quell'insieme di regole da rispettare proponendo un soggetto per la serie e il mio proposito era di infrangerne il maggior numero possibile (ché se ne infrangi una è un errore, ma se le infrangi tutte è virtuosismo).

Pensando a questi due "universi" che hanno contato nella mia giovinezza me n'è venuto subito in mente un terzo, che ha lasciato un segno ancor più nitido e duraturo di Brown. Quell'universo lo incontrai non in un romanzo ma in un racconto. Comincia così:
L'universo (che altri chiamano la Biblioteca) si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in numero di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella di una biblioteca normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un'altra galleria, identica alla prima e a tutte.
Così come tutti gli universi di Fredric Brown anche tutti i libri della Biblioteca di Babele di Borges hanno la caratteristica di esaurire ogni possibilità del reale. A questa somiglianza non avevo mai pensato.

mercoledì 6 febbraio 2013

il re del torrone

Il maledetto criminale vive in un mondo tutto suo ma, occasionalmente, fa delle capatine anche nel nostro, di mondo. La sua geografia e la nostra si sovrappongono soprattutto in occasione di albetti “fuori collana” celebrativi di un qualche evento.

L'estate scorsa ne ho sceneggiato uno, la prima storia breve di Diabolik scritta da me (ma non solo da me visto che col soggetto io non ci ho avuto a che fare ed è stato firmato – un po' come certe canzoni di sanremo – da Marco Cottarelli, Michele Ginevra, Valentina Mauri e Mario Gomboli).

Adessso, per chi ha gli occhi buoni, le sedici paginette “Uno stradivari per Eva” sono leggibili on-line sul sito ufficiale di Diabolik. I disegni (realizzati all'epoca a velocità supersonica, ché si era in un ritardo pazzesco) sono di Giorgio Montorio.

Della scrittura di quell'albetto ricordo con divertimento parecchie cose: i reportage telefonici di Michele Ginevra che andava su e giù per le scale del Torrazzo per spiegarmi bene come erano fatti certi passaggi, il fatto che la storia l'ho scritta in pochissimo tempo (abituato a trame complesse di 119 tavole, scriverne una di sole 16 è stata una sorta di vacanza) e pure il fatto di aver potuto usare come documentazione una mia tumblerata di qualche mese prima.


In realtà la vera ragione di questo post è che, parlando di Diabolik e Cremona, ho potuto usare come titolo un nomignolo che, da sempre, diamo al Re del Terrore in redazione (specie sotto Natale). E quando mai mi ricapitava un'occasione così?

giovedì 7 giugno 2012

ma è morto 'sto blog?

Me lo si chiede nei commenti. La risposta è: chissà...

Sicuramente è morto ray bradbury e spiace. Come ha detto una volta un amico mio "nessuno è così vecchio da non poter vivere ancora un pochino". Per il vecchio ray oggi avrei ripostato un video che già postai un paio d'anni fa, ma poi l'ha fatto Spari per me, grazie Spari.

Quanto al blog, che dire? Scrivere per 403 non mi viene facile in 'sto periodo. Il fatto è che – lavoro a parte – la mei attività intellettuali sono pressoché azzerate. Ormai mi sono trasferito a clerville e non torno qui neanche per i finesettimana.

Non che abbia molto da lamentarmi, sabato pomeriggio in realtà sarò a cremona per l'innaugurazione di questa cosa qui. Il centro fumetto andrea pazienza pubblica per l'occasione un albetto inedito di diabolik e l'ho sceneggiato io (e poi giorgio montorio l'ha disegnato) non avevo mai scritto una storia corta del maledetto criminale e mi sono divertito (dovevo fargli rubare uno stradivari).

È uscito il nuovo numero della rivista on-line quaderni d'altri tempi (non conoscevate "quaderni"? ora per vostra fortuna la conoscete). Quelli di quaderni son gente avanti coi tempi, quest'anno sono i cinquant'anni di diabolik e loro dedicano un numero a eva kant (che fa i cinquant'anni l'anno prossimo). Quelli di quaderni son gente strana, hanno fatto un'intervista doppia a me e a cajelli, però io mica lo sapevo che era così, io avevo capito che era un'intervista a me e un'altra a diego, che se l'avessi saputo mi sarei messo d'accordo con lui, almeno sulla lunghezza delle risposte (che così pare che lui è uno taciturno e asciutto e io uno che non la finisce mai di parlare, che poi io, in realtà, sono uno che non la finisce mai di parlare, è vero, ma lui, in realtà, non è poi così taciturno, dannazione!). Comunque il tutto non mi pare venuto fuori male.

Oggi poi, tra l'altro, ho scritto due dietro le quinte per altrettanti albi di diabolik firmati (o co-firmati) da me (uno è quello attualmente in edicola). Che come impegno e divertimento (almeno per me) è come se avessi scritto due bei post per 403. Insomma, scrivere per 403 proprio non mi viene facile in 'sto periodo.

swiisss!

giovedì 15 marzo 2012

diabolik vince sempre

Io spero di arrivare vivo ai 50 anni di Diabolik... che noi stiamo cominciando a festeggiare ora ma che, per davvero, cadono a novembre. E spero che, prima, non si cada noi, sul campo (ché il lavoro straordinario si accumula con l'ordinaria ammistrazione che, quando hai a che fare col "maledetto criminale", tanto ordinaria non è mai e qui non si sta tirando il fiato da un po', e poi dicono che trascuro 403).

20 teche realizzate fatikosamente
Un primo punto fermo di questo cinquantesimo anno lo porremo domani, con l'inaugurazione a Cartoomics della mostra "50 anni vissuti diabolikamente". Una mostra che è costata al mio capo lacrime, sudore e sangue e di cui io, per ora, ho visto solo le prime tre teche (su venti che sono). Veramente belle, non vedo l'ora di vedere tutte le altre.

Domani spero di fare almeno una scappata, ché la curiosità è parecchia ma ho una sceneggiatura da chiudere e finché non è chiusa non posso uscire dalla redazione. Poi sabato in fiera c'è il "Diabolik Day" con varie iniziative e, almeno, il pomeriggio di sicuro sarò lì.

Quest'anno avrei tanto voluto non saltare la fiera del libro per ragazzi a bologna, ma Diabolik – si sa – vince sempre...

mercoledì 29 febbraio 2012

complicati compleanni

Ne capita uno ogni millequattrocentosessantuno individui, il rapporto è, grossomodo, questo.

Parlo di gente come Goacchino Rossini, Khaled o il pittore Balthus, tutta gente che compie gli anni (o l'avrebbe compiuti) proprio oggi (e a Rossini google dedica il suo doodle odierno). Gente rara, con un compleanno "vero" ogni quattro anni.

E poi c'è qualcuno che, paradossalmente, il prossimo novembre compirà 50 anni ma che, ciò non di meno, oggi festeggia comunque il proprio compleanno.
Basandosi su quanto raccontato dalle sorelle Giussani, Diabolik aveva circa 22 anni quando fuggì dall’isola di King e si recò in Oriente. Pertanto ai tempi del primo episodio, IL RE DEL TERRORE, ne aveva più o meno 25.
Convenzionalmente si calcola che Ginko ne abbia un paio di più e Eva Kant qualcuno in meno. Sta di fatto che se per loro il tempo scorresse allo stesso ritmo del nostro, i tre sarebbero oggi ultra settantenni. Ma fortunatamente così non è per i nostri protagonisti: per una scelta preveggente delle storiche autrici si è stabilito che Diabolik sia nato il 29 febbraio e quindi festeggi il compleanno solo negli anni bisestili. Così lui, come tutti suoi compagni di avventura, invecchia di un solo anno per ogni quattro “ufficiali”, e da quando è arrivato a Clerville è passato poco più di un decennio.
La fonte sono le "faq" della casa editrice Astorina.


Di mio sono sempre stato incuriosito da questo giorno così incerto. Non vi pare un tema così tanto alla 403?... A me parecchio. E non fosse il periodo che è, credo che oggi vi avrei proposto e propinato più e più post a tal proposito.

Ma è il periodo che è e mi limiterò a ricordare che, nel 2000 e nel 2001, dedicai al 29 febbraio due storie di Martin Mystère di cui, incidentalmente, ho parlato in un mio vecchissimo post (se andate a leggerlo vi avviso sin d'ora che il telefilm incorporato non è più in linea e che di Karl Schaefer, in tutti questi anni di 403, non ho mai più parlato).

venerdì 24 febbraio 2012

il covo di diabolik su facebook

Dopo aver fieramente ignorato (o quasi) l'esistenza di facebook fino a oggi, mi ritrovo all'improvviso a farci i conti.

È che l'astorina ha, in fine, varato la pagina ufficiale di diabolik e io sono uno dei due referenti in redazione di chi la sta curando e quindi sto scoprendo un po' di cose di questo importante social network di cui si fa un gran parlare.


La prima è che, tecnicamente, facebook è un po' un colabrodo. La dico grossa, ma in certi momenti mi ricorda splinder. Messaggi privati temporaneamente inaccessibili, gente che ha cliccato "mi piace" sulla pagina che dopo un po' viene cancellata dal sistema senza che abbia cliccato "non mi piace più", post che - se privi di immagini - mi dice che li ha pubblicati e invece li vedo solo io mentre se poi gli metto un'immagine allora li vedono tutti e altri problemi variamente bizzarri.

Gli strumenti di analisi forniti a chi pubblica una pagina "prodotto/servizio" sono invece interessanti, facebook sa parecchie cose dei suoi utenti e quindi può darti in tempo reale la composizione anagrafica e geografica di chi visita la tua pagina, di chi condivide elementi della tua pagina, di chi clicca mi piace e un po' di altre robette interessanti.

Altre cose le sapevo di già, anche senza aver frequentato molto. Per esempio che facebook è il regno della mancanza di memoria. Gli strumenti che ti fornisce il sito, per analizzare l'impatto di un tuo post, smettono di considerarlo dopo 28 giorni dalla pubblicazione, e son già tantissimi.
E, visto che per facebook, stiamo producendo contenuti di un certo interesse (nel senso che interessano e piacciono a me :) stiamo approntando una nuova sezione del sito diabolik.it per archiviare questi contenuti a futura memoria (per il sito è in programma una radicale ristrutturazione, ma avverrà più avanti, l'area "backstage" invece l'inaugureremo già settimana prossima).

Altre ancora le sto scoprendo strada facendo, per esempio che i "mi piace" salgono più lentamente di quanto mi sarei immaginato (ho pure perso una quasi-scommessa a riguardo). Certo non è una regola generale, nel caso di Diabolik di fan page già attive, e da tempo, ce n'è più d'una e quindi è una nicchia ecologica già presidiata, in cui farsi spazio è cosa che, evidentemente, richiede il suo bravo tempo, anche se chi si sta occupando della nostra pagina sta facendo, a mio avviso, un ottimo lavoro e – va da sé – i contenuti che possiamo mettere in campo noi, che diabolik lo facciamo, non hanno rivali ;)

Dei materiali che sto producendo e che mi diverte produrre ve ne riparlo presto, molto presto.

domenica 18 dicembre 2011

intanto, a milano...

Che poi uno pensa che io non scrivo qui solo perché sto litigando con questo schizzinoso di blogspot che un'xml su tre lo sputa e io quindi non riesco a trasferire lo storico del blog.

In realtà oggi (che è domenica) devo riscrivere il finale di una storia (del maledetto criminale) in cui eva rischia di passare il resto dei suoi giorni in prigione (ho più di trenta tavole di sceneggiatura per tirarla fuori dai guai). Poi (sempre oggi, che è domenica) devo scrivere ad almeno un "lettore" che ha mandato l'idea per un soggetto, da tempo immemorabile, e gli devo dire che si capisce si è impegnato, ma si capisce anche che non è un lettore di diabolik, perché la storia che propone infrange le regole (non scritte) della serie, sia nella forma sia nei contenuti.

Domani, invece, c'è da sistemare una storia in cui una donna scaltra riesce a menare per il naso il re del terrore, e lo fa quasi per un albo intero (la mattinata se ne andrà in una riunione, sull'argomento, con chi quella storia dovrà sceneggiare).

Quindi, appena si può e comunque entro le feste, devo finire di scrivere una storia in cui una serie di coincidenze e fraintendimenti porta l'ispettore ginko a un passo dal catturare eva kant (sempre lei, è un periodo che la gira un po' di sfiga) e quindi impostare un altro soggetto in cui diabolik avrà a che fare con un sanguinario giustiziere.

Appena passate le feste ho da chiudere il soggetto di una storia in cui diabolik e un'esponente dei servizi segreti di clerville stringono una temporanea alleanza (però non tutti giocheranno pulito, anzi).

Nel frattempo ci sarà da sistemare una storia (non mia) in cui sembra proprio che diabolik abbia preso male le misure alla vittima del colpo che ha appena messo a segno... e, al contempo, ci saranno da fare parecchie altre cose che diventa lungo e noioso elencare.

E poi avrei persino da scrivere una cosina o due che non hanno a che fare col maledetto criminale (blog a parte, intendo).

venerdì 4 novembre 2011

ancora motivi per cui il mondo di diabolik non è il nostro mondo

Visto che questa settimana l'ho come un po' dedicata a Diabolik, riprendo e (per il momento) concludo l'elenco di ragioni per cui Clerville non è logico pensare che si trovi nel nostro stesso mondo, men che meno in italia.



11. mai uno che dica "cazzo!"
È incredibile come anche tossici, spacciatori, strupatori o mafiosi il massimo di turpiloquio che si lascino sfuggire sia "malezione!", "bastardo!" o "dannazione!"
Da noi la gente, pure la brava gente, dice "cazzo" e poi "culo", "merda", "porco cazzo", "vaffanculo", "stronzo" e parecchie altre brutte parole. Per tacere delle bestemmie.

12. ci sono più gioiellerie che negozi di alimentari
E non solo, sul suolo cittadino di Clerville si contano almeno quattordici strutture carcerarie (e in giro per quel piccolo staterello ce ne sono almeno altrettante), l'attività di avvocati e agenzie investigative, porta valori e guardie giurate prospera come non mai e la presenza nel territorio di posti di polizia è ingente. Non stupisce se in un posto del genere i cittadini vivano un po' in ansia. E, in effetti, un quarto degli ospedali sono strutture psichiatriche.
Noi abbiamo indici diversi sia per quanto riguarda la criminalità sia rispetto al consumo dei beni di lusso e può essere che le due cose siano collegate.

13. se qualcuno è mancino, in fondo, un motivo ci sarà
L'economicità narrativa (caratteristica molto marcata nelle storie di Diabolik) non prevede troppe note "di colore" se qualcuno ha una qualche caratteristica che lo allontana dalla norma, prima o poi questa caratteristica dovrà servire alla storia raccontata. Per questo motivo di mancini, di obesi o ciechi ce ne sono in giro pochissimi.
Da noi circa una persona su dieci è mancina.

14. i nostri mondi cambiano a velocità diverse
A Clerville non c'è gente di colore, o quasi. Piuttosto s'incontra qualcuno dai tratti orientali (e mica spesso) ma neri ben pochi. Probabilmente nel mondo in cui esiste Clerville i flussi migratori tra continenti sono un fenomeno presente, ma meno significativo di quanto non lo sia per noi oggi. Nel 1962 Clerville assomigliava all'Italia più di quanto non ci assomigli oggi.
Anche la teconologia là ha fatto passi avanti in maniera strana. Per dire: hanno internet, ci sono gli hacker o la realtà virtuale ma in compenso non è strano vedere, persino in uffici importanti, apparecchi fax che funzionano ancora col rotolo di carta chimica e la stessa polizia scientifica è tecnologicamente al pari con la nosra solo occasionalmente.
Qui da noi il progresso è stato più omogeneo.

15. Clerville è uno Stato laico
Così laico che è quasi impossibile trovare simboli religiosi in giro. Per dire, neanche nei cimiteri è facile vedere una croce, men che meno la statua di una madonna. In quarantonove anni di avventure di Diabolik sarà capitato giusto un paio di volte di incappare in una chiesa.
Da noi no, la Chiesa è un po' più presente che da loro. A volte anche troppo.



E per concludere vi dico una cosa che prima era diversa e adesso non lo è più: da nove anni a questa parte gli abitanti di Clerville non hanno più pudore a nominare la loro moneta. Da quando è entrato in vigore l'euro, nel 2002, a Clerville nessuno ha problemi a dire la parola "euro", proprio come capita da noi. "Quanto costa questa maglietta?" "costa trenta euro", sembra una cosa facile da dire. Prima però mica era così. Prima nessuno aveva piacere a nominare la valuta locale, si parlava di 20 milioni, di 100 milioni, anche di miliardi... ma si ometteva sempre di dire miliardi di cosa, mentre da noi, prima del 2002, nessuno aveva problemi a dare un nome a quei miliardi, da noi erano lire.

(le immagini di questo post le ho prese dal catalogo Mycrom)

mercoledì 2 novembre 2011

il covo diaboliko

Oggi ricorrono i morti, mi pare giusto celebrare la cosa mostrandovi uno dei "covi" dove nascono (e sopratutto vengono rifinite) le storie di Diabolik che, trai personaggi del fumetto mondiale, è uno di quelli che ha lasciato più morti dietro di sé.



Questa è la mia scrivania presso la redazione Astorina (le spillette però di solito non ci sono). Facendo click sull'immagine potete guardarla un po' più grande. Dopo il continua, invece, una breve leggenda di quanto mostrato.




1. piani per un trucco di diabolik disegnati dal direttore mario gomboli in persona. Si tratta di un sistema per bloccare un furgone blindato, narcotizzandone gli occupanti. Non posso dire di più perché la storia è lungi dall'essere pubblicata.
Sotto a questo foglio la relativa sceneggiatura, che deve essere in parte riscriitta. Titolo di lavorazione: segreto.
2. sceneggiatura che ho appena finito di scrivere e che, quanto prima, sarà inviata al disegnatore giuseppe di bernardo. Titolo di lavorazione: "La catena di ghiaccio" è il seguito dell'albo "Fermate la ghigliottina", albo che ho appoggiato lì sopra per essere sicuro che non si leggessero certi appunti di lavorazione sul primo foglio della sceneggiatura (data la qualità della foto è stata una precauzione inutile, ma visto che svelavano parte del finale, meglio andarci cauti).
3. riassuntini per le quarte di copertina delle ristampe che stanno uscendo in edicola per Mondadori.
4. lingotto d'oro da 500 grammi. In realtà è una stampata in misura, poi ritagliata, di un lingotto. Nella storia che sto scrivendo adesso, Diabolik ne ruba una ragguardevole quantitià. Il modellino mi è servito per provare alcune scene.
5. scenggiatura di diego cajelli, titolo provvisorio "Gli adepti".
Sotto alla sceneggiatura una pila di soggetti inviati dai lettori, in attesa di essere esaminati.
6. flyer pubblicitario dei lingotti di diabolik.
Sotto la Guida turistica di Clerville, strumento indispensabile per scrivere e rivedere le sceneggiature del "maledetto criminale".
Sotto ancora un'altra sceneggiatura - questa di patricia martinelli - anch'essa dal titolo provvisorio segreto.
7. product placement: acqua lauretana.
8. altri soggetti mandati dai lettori, da leggere e valutare.

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Perché tanti titoli provvisori segreti? Visto che ci troviamo a lavorare su tante storie simultaneamente, è importante che il titolo di lavorazione ci faccia ricordare SUBITO di quale storia stiamo parlando. Quindi, molto spesso, il titolo di lavorazione si riferisce all'idea cardine della storia e, spesse volte, l'idea cardine è un colpo di scena. Qualche volta è IL colpo di scena, quello che salta fuori in fondo in fondo. Ciò fa sì che i titoli di lavorazione siano spesso segretissimi e non possano essere svelati a nessuno al di fuori della redazione.

A proposito di morti, in linguaggio interno alla redazione, col termine "cadevere" indichiamo la stampata della sceneggiatura piena di correzioni che è stata sostituita da una nuova versione corretta. Di ogni sceneggiatura abbiamo quindi la stampata e almeno un cadavere (che ci serve per riscotrare le correzioni fatte). Il termine credo l'abbia coniato licia ferraresi, la mia capa.

martedì 1 novembre 2011

la paura fa 50



Oggi è uscito, ufficialmente, il numero di novembre 2011 di Diabolik, quindi oggi Diabolik comincia il suo cinquantesimo anno di pubblicazioni.
Per festeggiare questi cinquant'anni ci inventeremo parecchie cose, di sicuro ci sarà una mostra dedicata ai primi dieci lustri del Re del Terrore, tra un anno uscirà una pubblicazione speciale (molto speciale) e in mezzo altre cose capiteranno.

Il primo, piccolo, segno di festeggiamento sono queste spilline qui (che si sono viste in anteprima a Lucca nei giorni scorsi) il secondo è il quadratino col medesimo logo che fa capolina in copertina dal numero uscito oggi. 




Quella che si vede qui sopra è la tastiera della mia postazione in redazione, magari domani vi pubblico una foto (con legenda) di tutta la scrivania, che è facile non freghi a nessuno, ma io quando posso mostrare il disordine in cui opero sono sempre infantilmente contento.

domenica 12 giugno 2011

Diabolik: colpo al Bitte

Stasera a milano parlo di Diabolik al circolo Arci Bitte nell'ambito di Streep, un'iniziativa messa in piedi da paolo interdonato. In realtà, e per fortuna, non parlo solo io.

Verso le 20:30 sarò sul  palco con davide barzi, uno che la sa lunga su come è nato diabolik al punto che ci ha scritto un libro documentatissimo: Le regine del terrore.

Poi, diciamo verso le 21:15 / 21:30, terrà banco mario gomboli (direttore della casa editrice astorina e, tra le tante cose, capo soggettista di diabolik) a fargli da sparring partner oltre al sottoscritto sottoscritto anche tito faraci (principale soggettista di diabolik - dopo il capo - e sceneggiature espertissimo e versatile, spaziando da tex a topolino, passando per dylan dog, l'uomo ragno, capitan america, brendon... e diabolik, per l'appunto).

L'idea è di inventarsi dal vivo, all'impronta, un colpo di Diabolik ambientato a milano, se il pubblico ci sta magari ci avvarremo anche del suo contributo.




Il Bitte è a Milano in via Watt, al numero 37. Arrivati davanti al 37, vi ritrovate davanti un cancello, lo varcate ed entrate in un cortile a “S” senza nessunissima indicazione: lo dovete percorrere tutto, girando prima a sinistra e poi in fondo a destra, dove sembra che non ci sia nulla di nulla. Poi procedendo per qualche decina di metri dovreste finalmente vederlo. Per entrare ci vuole la tessera ARCI (che, nel caso, si può fare al momento là).

domenica 5 giugno 2011

una settimana dopo...


Streep
Milano è fumetto


Un progetto di Paolo Interdonato, con Giancarlo “Elfo” Ascari, Tito Faraci e Matteo “Flipper” Marchetti.

Dal 10 al 12 giugno 2011 all'Arci BITTE via Watt 37, Milano. Ingresso gratuito con tessera ARCI obbligatoria.

Domenica sera sul palco ci sono anch'io... Ma date un occhio al programma che le altre serate sono parecchio interessanti.




Questa è la spiega del tutto:



Torna Streep. Lo avevamo lasciato, ormai due anni fa, tutto preso dal suo raccontarci il comics journalism, cioè quello strano rapporto tra la realtà e il fumetto, che a volte assume l’aspetto del reportage e altre quello del diario intimo e privato. Tutto questo tempo non è passato invano. Streep ha ripensato se stesso e ha capito che la città, in cui vive e che tanto ama, non merita la vergogna che a volte scatena nei suoi abitanti. Streep vuole essere fiero di abitare Milano e, in un impeto di orgoglio localissimo, vuole ricordare storie di piccolo eroismo culturale che meritano di non essere taciute.
Milano è oggi la capitale economica e industriale del fumetto in Italia. Tanto le edicole quanto le librerie sono dominate dai prodotti di case editrici milanesi. In edicola emergono Walt Disney Company Italia e Sergio Bonelli Editore, seguite, a breve distanza, dalla Astorina di “Diabolik” e dalle Edizioni Paoline del “Giornalino”. In libreria gli editori con le vendite migliori sono le milanesi Rizzoli Lizard e Mondadori, seguite da realtà più piccole ma non per questo meno importanti, come Edizioni BD e Bao Publishing.
Poco ci importerebbe del dominio commerciale del fumetto milanese se non fosse che sappiamo quanto esso sia figlio di una gloriosa storia di progetti editoriali capaci di anticipare, intercettare e orientare lo sguardo dei lettori.
Streep quest’anno si articola in tre serate dedicate al rapporto affettuoso, strano, a volte commovente e altre violento, tra Milano e il fumetto.

martedì 10 maggio 2011

altri motivi per cui il mondo di diabolik non è il nostro mondo

6. La gente si chiama strana
Nomi di alcuni dei personaggi rilevanti nei prossimi numeri di Diabolik: Chiara Aubert, Enrico Thum, Martino Parker, Mara Osborne, Milena Mormand, Pietro Mann, Giorgio e Greta Soreson.
Lo schema è: nome italiano, cognome straniero (francese, tedesco, variamente mitteleuropeo...) e ricorda i nomi dei vecchi romanzi d'appendice, in cui era costume tradurre il nome proprio e lasciare inalterato il cognome. 
Dai noi la gente si chiama spesso con nomi tipo: Marco Bertoli, Licia Ferraresi o Paolo Interdonato, insomma nomi italiani seguiti da cognomi italiani.



7. Tutte le voci sono imitabilissime
Almeno lo sono da parte di Eva e Diabolik. Che, saranno anche particolarmente bravi, però riescono sempre a imitare perfettamente le persone di cui prendono il posto (ingannando anche mogli, figli, genitori) persino dopo averli sentiti parlare per pochissimo tempo. Personalmente ritengo che sia perché, oltre alle corporature standard, a Celrville la gente abbia anche delle voci abbastanza simili (e questo anche grazie al fatto che a Clerville la gente parla con i baloon e non con le voci vere, se Diabolik fosse una serie TV invece di una serie a fumetti penso che avrebbero qualche problema in più).
Da noi le persone hanno tutte voci abbastanza diverse.

8. Darsi del lei non è cosa
In Diabolik (come del resto in Topolino o in Dylan Dog) la gente o si dà del tu o si dà del voi. Il lei non esiste.
Da noi il voi è usato poco e sempre più raramente.

9. Ovunque si parla italiano
A Clerville parlano tutti in italiano. E anche in tutti gli Stati confinanti parlano tutti italiano. E pure in Stati lontanissimi da Clerville (tipo qualche isola tropicale o qualche freddo Paese dell'Est) sembra proprio che parlino tutti italiano.
Qui si parla ufficialmente italiano solo in Italia, San Marino, Città del Vaticano e nel Canton Ticino. Stop.

10. La Jaguar E-Type è ancora in produzione
A marzo scorso la Jaguar E-Type ha compiuto mezzo secolo. Considerato il numero di auto che consuma Diabolik su base mensile è da pensare che nelle concessionarie di Clerville quello sia un modello ancora corrente. Non altrettanta fortuna ha avuto la storica Citroën DS dell'ispettore Ginko che, pur avendo resistito a lungo, è invece stata rottamata già da un po'.
Riguardo alla Jaguar è curioso notare come gli stessi poliziotti dello Stato non pensino sempre immediatamente a Diabolik vedendo una Jaguar E-Type sfrecciare per le vie cittadine, capita solo in caso di colpo diaboliko (un po' come se regolarmente se ne dimenticassero avendo poi bisogno che il maledetto criminale metta a segno un colpo per ricordarsene e mettersi lì a inseguirlo).
Per quanto sia stato un modello longevo, da noi la Jaguar E-Type è uscita di produzione nel 1975. 




(continua)

venerdì 6 maggio 2011

motivi per cui il mondo di diabolik non è il nostro mondo

1. La geografia non corrisponde
Il Re del Terrore opera principalmente in uno Stato simil-europeo dal nome "Clerville" di cui non c'è traccia sulle nostre carte geografiche. Né ci troviamo il Rennert, il Ferland o il Beglait, tutti Stati confinanti.
Clerville è una specie di simil-Francia in miniatura ma che come forma e dimensioni ricorda più la Toscana.
Non c'è traccia di nulla di simile nel nostro planisfero.


    


2. La corporatura delle persone è standard
Di fatto, lì, quasi tutte le persone hanno la stessa altezza e la stessa massa muscolare. I tratti del volto, poi, sono abbastanza regolari. È come se ne fossero stati prodotti solo due modelli: "femmina" e "maschio" (modello un po' più alto e muscoloso di "femmina").
A questa regola trasgrediscono alcune rare eccezioni: ogni tanto si incontra qualcuno che è più basso della norma (raro) o più alto (rarissimo). Anche le persone grasse o molto magre sono mosche bianche.
Da noi c'è maggiore biodiìversità.

3. L'oro pesa meno
Nella realtà l'oro è pesantissimo. Lì invece capita di veder muovere lingotti a decine, a volte, in modo un po' sportivo. Per quanto si possa aver rinforzato il semiasse di una Jaguar e potenziato il motore, dopo averne riempito il bagagliaio di lingottoni l'idea si sfuggire rocambolescamente a un inseguimento della polizia da noi sarebbe da scartare, Diabolik invece lo può fare.
Da noi l'oro pesa di più (ma solo nella vita reale, ché nei nostri film, l'oro pesa anche assai meno che a Clerville).

4. I bonifici sono una pratica esotica
Parecchie persone, anche onesti commercianti o industriali, per le loro transazioni d'affari preferiscono farsi pagare il dovuto in contanti o, perfino, con sacchettini pieni di diamanti.
Da noi i pagamenti a mezzo assegno o bonifico sono abbastanza comuni.

5. Gli elicotteri alcuni giorni esistono altri no
Se la polizia disponesse abitualmente di elicotteri la maggior parte dei trucchi pensati da Diabolik per seminare le auto dei propri inseguitori semplicemente non servirebbe a nulla. Quindi gli elicotteri a Clerville non esistono.
A meno che non siano indispensabili per un certo passaggio narrativo (magari è l'unico modo che ha il bersaglio scelto da Diabolik per portar via delle casse d'oro o platino, oppure li usano i militari per compiere una certa azione di commando, o ancora può servirne uno a una tv per trasmettere in diretta una certa scena) in quel caso, e solo in quel caso, allora gli elicotteri esistono.
Da noi gli elicotteri esistono tutti i giorni.




(continua)

giovedì 3 marzo 2011

truppe scelte, ma di una certa età

Son lì che che lavoro di cazzuola e di lima (e, soprattutto, di forbici) alla sceneggiatura che contavo di aver già consegnato da tempo e mi accorgo che invece di "commando" ho scritto "cummenda"Splendido lapsus!

E subito mi è venuto in mente qualcosa di simile a The Crimson Permanent Assurance (il corto Terry Gilliam che fa da prologo a Il senso della vita dei Monty Python): là degli impiegati assicurativi si davano alla pirateria, nella mia fantasia invece un gruppo di commendatori milanesi (tutti con pelata e pancetta) si dà ad azioni di guerriglia.

Un piccolo sogno a occhi aperti, durato un minuto. Poi, finita la ricreazione, mi sono rimesso a lavorare di cazzuola (e, soprattutto, di forbici) alla sceneggiatura.

lunedì 21 febbraio 2011

domenica notte

Mezzanotte e passa, sto per decidere di andare a letto e, finalmente, chiudere questo fine settimana e sono preoccupato perché casa mia non è abbastanza sporca.

Che già sono stati due giorni lavorativamente difficili, ho scoperto di essere lungo di una trentina di tavole nella sceneggiatura che sto scrivendo (è una roba un po' tecnica, in linguaggio non tecnico la si può riassumere così: "cazzi!").

I PostSecret di oggi neanche non mi sono piaciuti tanto (ma ne riparliamo domani, se ce la fo) e l'unico raggio di sole del week end è stato Carlo, che ha trovato una canzone che stavamo cercando dal 1981, quando eravamo compagni di banco al liceo (ma anche di questo ne riparliamo domani, se ce la fo).

Per ora mi limito a tirar giù madonne per quelle trenta tavole da tagliare (ma dove?!) e per il fatto che domani casa mia non sarà abbastanza sporca. 

Il fatto è che domattina, mentre sono in redazione, viene a sistemare casa la maldestra (e fantasiosa) fatina brasiliana. E quella, se non ha abbastanza da fare, non è che se ne va a casa prima che tanto io non ci sono e chissene accorgerebbe. No, piuttosto quella s'inventa le cose da fare.
Lunedì scorso, che pure casa non era abbastanza sporca, lei ha deciso di riordinare camera mia, ossia ha preso tutti i libri che erano in giro (i libri "correnti", quelli che sto leggendo, sfogliando, leggiucchiando, consultando, o anche solo che ho appena comprato e neanche ho aperto, insomma quelli) in tutto una quindicina e li ha messi "a posto". Ossia li ha messi nelle mie librerie dove c'erano dei buchi...
Dopo una settimana ancora non li ho ritrovati tutti.

Anche questa domenica vado a letto che casa non è abbastanza sporca.
E io tremo.