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sabato 4 settembre 2010

quelli eran giorni

Ho deciso! Con oggi apro l'album fotografico dei miei ricordi più cari, solo per voi (clic sulle foto per ingrandire).

(che poi non è porpio un album, sono due di scatole di cartone di diversa foggia e dimensioni, tre vecchie cartelline con elastico e una busta gialla di plastica del supermercato)

Il titolo del post è preso da qui.




Marina di Carrara, dicembre 1979: in gita col babbo e nonno galileo (io sono quello più alto) – foto: mio babbo.




Verona, 1987: in gita con un caro amico (io sono quello a sinistra) – foto: M. Calderara.




Torino, 1995: un grande avvenire davanti (io sono quello a colori) – foto: G. Mangoni.


sorrida, prego (1)




sabato 21 agosto 2010

partì da qui...

... partì da questa cartolina fatta da me. Erano gli anni '80, anni di furore postale per me e l'amico Giuseppe.


Poi per un paio d'anni a cavallo tra la fine degli ottanta e l'inizio dei novanta Giuseppe e io prendemmo a fare un'altra cosa. Sotto Natale si andava in copisteria e si fabbricava un libretto da regalare agli amici. Nell'89 fu "Ippopotami", poi nel '91 facemmo "Capitan Loop" e - per ultimo - nel '92 ci fu "Gioconde". Decidemmo di farlo quasi all'ultimo e ripescammo quella vecchia idea di Monna Pisa che doveva essere la prima di una serie che poi, ovviamente, non avevo avuto la pazienza di realizzare. Così la facemmo assieme.

Qui sotto metto qualche pagina da quel libretto (tirato in 60 esemplari) per vederle basta un clic.

 


lunedì 2 agosto 2010

curriculum vitae

In vita mia col lavoro sono sempre stato fortunato, basti dire che non ho mai dovuto mandare un curriculum a chicchessia e che in più di vent'anni di lavoro ho fatto solo un colloquio (e andò bene).

Però quando sei anni fa demmo vita ai CANI (un collettivo di fumettari pensato per autoprodurre cose incommestibili per il nostro mercarto) dovvetti scrivere una specie di nota autobiografica di quanto, fino ad allora, da me fatto. Visto che è passato del tempo e che, nel bene e nel male, son cambiate parecchie cose (e altre ne cambieranno) quel testo lo ripubblico qui con in grigio qualche piccolo aggiornamento.



Nasco a Firenze un paio d'anni prima della grande alluvione. Nei primi cinque anni di vita mi trasferisco da Prato a Firenze e da Firenze a Milano. Riesco a malapena a diventare amico di qualcuno che già cambio città.
A Milano la nebbia mi impedisce, per anni, di conoscere nuovi amici. Sono un bambino solo ed estroverso (ma per via che sono solo, il fatto che sono estroverso rimane un segreto).

Con le scuole medie prima e il liceo poi la solitudine si dirada, di contrappasso fa però capolino una strana sindrome: riesco a combinare qualcosa solo se la faccio assieme a qualcun altro.
Finisco la scuola di grafica nel 1985 e tiro a campare nel mondo dell'editoria facendo un po' di tutto (operaio fotocompositore, redattore, grafico). Nel frattempo comincio a muovere i primi passi di quella che sarà la mia lunga carriera di coautore.

L'elenco delle persone con cui ho fatto cose ha molto più senso della cronologia di ciò che ho fatto.

Marco Berrini Conosciuto a Radio Popolare di Milano. “Il Condominio”, la mia prima trasmissione radiofonica in veste di coautore e co-conduttore, la faccio (tra gli altri) anche con lui. Scriviamo assieme sceneggiature per il fumetto Martin Mystère, le mie prime tre sceneggiature per i nascenti i CANI e alcuni programmi televisivi per canali tematici satellitari (tra cui spicca “La Scienza dei Supereroi” programma che combina il rap del rapper “Mondo Marcio”, la divulgazione scientifica e i fumetti della Marvel).
Attualmente Marco è un autore cine-televisivo, ha collaborato ai testi del film "Fame chimica" e un suo documentario, “Animol” (realizzato con Martina Parenti), ha vinto un premio al festival di Bellaria e il primo premio a quello di Bologna.
In realtà attualmente Marco Berrini è deceduto.

Marco Bertoli Compagno alle medie. Appena lo conosco realizzo con lui, a quattro mani, il mio primo fumetto in assoluto. Purtroppo nessuna delle quattro mani sa disegnare, “It Don't Mean Athing...” si ferma alla quarta tavola. Realizziamo assieme soggetti e sceneggiature per Martin Mystère di cui concepiamo e realizziamo anche il primo sito internet ufficiale.
Attualmente Marco è redattore della rivista Macwolrd Italia (di cui io sono redattore part-time) e collabora come giornalista a Musica Jazz e a All About Jazz.
Un paio d'anni dopo la scrittura di questo testo avvenne il Grande Esodo da Macworld: né Marco, né io, né Enrico (vedi sotto) facciamo più parte di quella redazione. Attualmente Marco è un valente e apprezzato traduttore.

Carlo Bolchini Compagno al liceo Vittorio Veneto. Con lui muovo i primi passi a Radio Popolare (e, dopo più di una dozzina d'anni, anche gli ultimi, almeno per ora). Siamo tra i fondatori del gruppo rock Pelox.
Attualmente Carlo ha un avviata attività di consulenze informatiche a cui sottrae tempo, denaro ed energie per dedicarsi ai Pelox, che dopo più di vent'anni sono ancora sulla breccia (e di cui io sono ancora uno dei cantanti).
Mentre si scioglievano i CANI io, già che c'ero, abbandonavo anche i Pelox. Una scelta di cui sono tuttora entusiasta. Mi diverto molto, molto di più adesso che i loro concerti posso vedermeli giù dal palco.

Andrea Carlo Cappi Compagno al liceo Einstein. Con lui realizzo alcune sceneggiature per Martin Mystère. È lui il curatore dell'antologia del Giallo Mondadori “Inverno Giallo 1996” su cui appare l'unico racconto letterario che abbia mai firmato.
Attualmente Andrea è scrittore di gialli e romanzi di spionaggio, traduttore, consulente editoriale per la Sonzogno, condirettore della rivista "M Rivista del mistero" e co-editore di Alacràn Edizioni e, sicuramente, molte altre cose.
Andrea nel frattempo ha divorziato da Alacràn, per il resto scrive, traduce e fa presentazioni in mezza Italia. Ha firmato quattro romanzi con protagonisti Dabolik e Eva Kant e chissà cos'altro....

Elena Colombo – Mia compagna di banco prima e mia compagna nella vita poi. Assieme firmiamo sceneggiature per l'Intrepido, programmi per Radio Popolare e il racconto giallo “Autogrill” pubblicato nell'antologia “Inverno Giallo 1996”. Non siamo più fidanzati da un po’ (è sposata e ha due bambine: Matilde e Isabella) e attualmente è la coordinatrice manoscritti, reprints e pubblicità della rivista “Urologia”.
Elena sta bene, è l'unica (a parte Giuseppe, vedi sotto) per cui il testo di sei anni fa vale ancora tutto.

Enzo Di Mauro Mio collega mentre sono redattore per l'editore Strategia. Con lui faccio tanti anni di programmi a Radio Popolare, tra gli altri “Grazie dei Fior” e “Ciro's Cafè” entrambi sulla musica italiana. Collaboriamo, brevemente, anche al TG della defunta emittente Videomusic.
Attualmente Enzo si occupa di letteratura (cosa che fa da sempre) e scrive per le pagine culturali del Corriere della Sera, del Manifesto e del mensile Carnet.
Di Enzo ammetto di aver perso un po' le tracce, di sicuro il mensile Carnet ha chiuso, per il resto mi capita di ascoltare, il sabato mattina, qualche suo intervento nella trasmissione dei libri di Radio Popolare (è successo anche sabato scorso, mi è parso in forma).

Enrico Lotti Mio collega mentre sono grafico a PC World Italia. È quello che mi apre le porte del fumetto professionale, proponendomi di scrivere con lui Martin Mystère a cui già sta collaborando. Dei venti e passa albi di cui sono coautore per Mystère i primi li firmo con lui.
Scriviamo fumetti anche per l'Interpido e per Zona X e sceneggiature per fiction cinematografiche e televisive per RAI e Mediaset. Da loro commissionate, tutte regolarmente pagate, ma mai nessuna prodotta.
Attualmente Enrico è direttore di Macworld Italia (di cui attualmente io sono redattore part-time) e ha appena scritto, con me, “Milano Sotto” un documentario per la TV Svizzera sulla Milano sotterranea.
Anche Enrico ha abbandonato Macworld, adesso vede gente, fa cose, e si deidica alla vita del gentiluomo di campagna (ma a Milano).

Giuseppe Mangoni Mio professore di religione prima e amico fraterno poi. È il disegnatore del mio terzo fumetto in assoluto: lo sperimentale “Capitan Loop” (è il 1991, è troppo avanti, vede la luce solo in edizione privata, limitata a trenta esemplari). Con lui sceneggio alcune storie di Martin Mystère.
Attualmente Giuseppe è deceduto.
Come anticipato, a Giuseppe non sono incorsi cambiamenti salienti in questi ultimi anni.

E da solo? Ho proposto tre soggetti a Dylan Dog, rifiutati. Un paio di soggetti all'Intrepido, rifiutati. Contattato all'epoca da parte dell'editrice Xenia ho proposto loro una serie a fumetti di fantascienza a cui è stata preferita la fallimentare “Bad Moon”. Ho proposto un ciclo di storie (che avrebbe disegnato uno dei CANI) a Linus, rifiutato. Una rubrica a fumetti sulla storia dell'informatica (che avrebbe disegnato sempre lo stesso dei CANI) a PC World Italia, rifiutata. Ho scritto un soggetto per Diabolik (questo pubblicato, ma in forma irriconoscibile, del tutto rimaneggiata dalla redazione).
Poi però con Diabolik ci siamo riappacificati (che non è mai un buona idea essere in rotta con un tipo come lui) negli ultimi anni ho scritto per il Re del Terrore più di un soggetto e di una sceneggiatura e mi sono trovato benissimo, al punto che adesso faccio parte della sua redazione.
Nel 1994 il mio vertice come solista: vinco un concorso letterario (organizzato dall'editore Stampa Alternativa) con un saggio bibliografico sulle traduzioni di una poesia di Lewis Carroll. Unico premio: la pubblicazione di un Millelire, che all'epoca van forte. Senza dare spiegazioni a riguardo, l'editore non ottempererà mai ai suoi impegni e “La Caccia al Jabberwocky” è tuttora inedito.

L'entrata nei CANI pone fine alla mia vita di randagismo autoriale.
Però mo' con i CANI ci siamo sciolti, e quindi tocca tornar randagio...

martedì 27 luglio 2010

altre destinazioni

Sabato ho ripreso a postare nominando Marilyn.
Il mese scorso a Las Vegas sono andate all'asta tre radiografie (del torace e del bacino) di Marilyn Monroe eseguite il 10 novembre del 1954. Le loro quotazioni hanno superato ogni previsione e sono state battute a 45.000 dollari. Quella qui sotto è una delle tre.



Quando ho letto la notizia la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la canzone Un Amore, il brano che apre il disco Alla Mia Mam... di Ricky Gianco (per l'etichetta Ultima Spiaggia, del 1976) non tutta la canzone, solo la parte iniziale (anche se proprio proprio di radiografie non si parla mai).



La seconda cosa che mi è venuta in mente è stata la prima radiografia storia.
La prima radiografia mai fatta è del 22 dicembre 1895 ed è opera di Wilhelm Konrad Röntgen (Nobel per la fisica poi nel 1901) e rappresenta la mano sinistra di Anna Berthe Röntgen, sua moglie, all'anulare è intuibile pure l'anello.



Io questa cosa che Röntgen ha consegnato, per sempre, alla storia della medicina, della scienza (e pure della fotografia, a voler vedere) quello che è, in un certo qual modo, un ritratto di sua moglie l'ho sempre trovata bellissima.

Infine mi sono ricondato una cosa che ho fatto tanto tempo fa.

Negli anni '80 io e il mio amico giuseppe e io ci siamo spediti per posta qualsiasi cosa ci venisse in mente, robe che a dirle non ci si crede. Una volta ho anche usato una mia radiografia dell'arco dentale come cartolina, intitolandola "autoritratto" oppure qualcosa che aveva a che fare col sorriso, non ricordo. All'epoca avevo due orecchini (ebbene sì, ero giovane) e nella panoramica erano visibilissimi.

Con l'idea di farne una scansione e di postarla qui, ho cercato il sacchetto dove tenevo quella "cartolina" insieme a molti altri strani oggetti postali (per questioni che non sto a dire ora tutte le cose che ho spedito in quel periodo poi sono tornate in mio possesso) e non l'ho trovato. Ho passato gli ultimi due giorni a smontar casa, pezzo a pezzo, e quel sacchetto non l'ho trovato. Ormai mi sono convinto che quel sacchetto, che contenava molti tra i ricordi più cari della mia vita, deve essere stato buttato via dalla colf, per sbaglio, qualche mese fa.
AGGIORNAMENTO: non era vero nulla, leggi qui.

Il fatto che i ricordi più cari della mia vita, a un'occhiata superficiale, potessero sembrare un sacchetto di monezza forse dovrebbe dirmi qualcosa, mah...

Vabbe', andiamo a chiudere 'sto post.
Il filo rosso che mi pare di vedere in questi casi è il modo improprio in cui si adoperano le radiografie, un uso che abbandona la diagnostica per diventare invece una sorta di ritrattistica estrema.

Io ho una certa affezione nei confronti delle fototessere (ne riparlerò, credo) e mi pare che queste radiografie siano un po' come sono per me le fototessere, ma come delle fototessere al cubo. Nel senso di immagini concepite per uno scopo (burocratico le une, medico le altre) e usate poi in un altro modo, come foto ricordo.