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lunedì 11 aprile 2011

segreti della settimana (84)



Voglio ricominciare il ciclismo...
così ho una scusa
per depilarmi le gambe


Quando mi masturbo uso
sempre la stessa federa tie dye.

Ora, ogni volta che la vedo,
ho un'erezione.


S e a t t l e
Guardo la mia vecchia casa
su Google maps e piango.

Odio l'Arizzona.


Per questo lunedì mi sa che restiamo a posto così. Non avrò tempo e modo di fare altri post. Godetevi questi tre PostSecret (e se masticate l'inglese pure tutti gli altri). Di questa bella cosa che è PostSecret, la prima volta ho parlato qui.


segreti della settimana (84)

lunedì 24 gennaio 2011

per riconoscere un buon dizionario

È in sospeso da un po', è il post ispirato da questo post del mio linguista computazionale preferito e che fa seguito a quest'altro mio. È l'ultimo post "vero" che conto di fare prima di mandare in pausa 403 (prima ci si rilegge comunque per saluti e per prendere accordi su appuntamenti futuri).

Parte tutto dall'idea di avere a portata di click un po' di dizionari e il dover decidere quale consultare per primo in caso di dubbio su una parola. Insomma la domanda che mi è subito venuta in mente leggendo il post di Samuel con il suo bravo elenco di dizionari è stata "ma come si fa a capire così, su due piedi, se un dizionario è buono o no?"

Io, di mio, mica saprei rispondere, però non conosco soli linguisti computazionali, per fortuna conosco pure una manciata di lessicografe. Il cui mestiere è, per l'appunto, anche fare dizionari. E allora ho fatto avere il quesito a quella di più lungo corso e il presente post è quello che mi ha detto (riassumo, interpreto, magari fraintendo... insomma le parole sono mie,  i concetti spero non più di tanto).



Un dizionario può essere fatto male in vari modi diversi. Può essere fatto male dal principio, o può essere partito bene ma aggiornato male negli anni, oppure può essere stato messo assieme con poca cura (ché le definizioni dei vari lemmi le scrivono mille autori diversi e poi ci vuole una robustissima cura per uniformarle).

Una delle cose che si possono fare per vedere se un dizionario e redatto bene è scegliere un gruppo di parole, come potrebbe essere degli animali (con o senza pelliccia, per esempio: "camoscio", "vitello"  e "lucertola" o anche altri che siano più di vostro gusto) e confrontare come vengono trattate, se c'è coerenza tra le varie definizioni e quale accezione viene messa al primo posto.
Un altro gruppo utile di termini potrebbe essere "meridionale", "settentrionale", "centrale", "occidentale" e "orientale" non occorre che siano definiti tutti proprio allo stesso modo ma l'importante resta sempre la coerenza (così come per "nord", "sud", "est" e "ovest").

Poi si possono scegliere parole che esprimono concetti controversi come "omosessualità" e "omosessuale" e vedere se il modo in cui vengono trattate ci soddisfa. Queste parole, a volte, possono essere anche sintomatiche di quanto accuratamente è stato aggiornato un dizionario, perché probabile che nelle edizione di qualche decennio fa ci fossero definizioni ai giorni nostri superate. Ed è pure successo che un dizionario vedesse la via delle librerie con la definizione aggiornata di "omosessualità" – che, ricordo, anche secondo l'OMS, e da più di vent'anni, non è una malattia, ma un normale comportamento umano – e non quella di "omosessuale". Definendo quindi "omosessualità"  (senza alcun giudizio morale o "clinico") come attrazione nei confronti di persone del proprio sesso ma definendo poi "omosessuale" come una persona "affetta da omosessualità". Ouch!

Piccolo intervallo a proposito di inciampi nell'aggiornamento. Da piccolino, il mio primo dizionario è stato "Il Nuovissimo Melzi", in due volumi, uno linguistico, l'altro enciclopedico. Un'opera antica (primi anni del '900) ma costantemente ripubblicata e aggiornata. Be'... la cura che hanno messo nell'aggiornare il testo non era stata pari a quella dedicata alle illustrazioni, perché nella mia edizione (anni '70) nella tavola dedicata ai costumi regionali italiani c'era anche... la Somalia!

Invece un'ottima parola per vedere se, di base, il dizionario è stato ben scritto può essere "ordine". Si tratta di un lemma con parecchie accezioni e stare a vedere come è stata strutturata la voce, e se le definizioni ci paiono adeguate, può essere un buon modo per valutare la qualità del lavoro fatto.

Infine un mio vezzo. Di mio controllo sempre la parola "ardiglione" (che è il cazzillo della fibbia, quello che s'infila nel buco della cintura, ed è anche il controcazzillo dell'amo da pesca, quello che impedisce all'amo di uscire dalla bocca dell'animale) che è un oggetto comune, ma il cui termine è poco noto e capita che qualcuno se lo perda per strada.



"Amo senza ardiglione", Enrico Mitrovich, olio su tela.


“Sul ponte del torrente Timonchio, a Motta di Costabissara, è posto un cartello con il divieto di utilizzare nella pesca ami con l’ardiglione (la contropunta che impedisce lo sfilamento dell’amo dalla bocca del pesce). Questo tipo di pesca permette al pesce di sopravvivere nel caso venga liberato. Sul significato metaforico rimando alla canzone di Sting: If you love somebody set them free (1985 A&M Records).” – Enrico Mitrovich
(trovato qui)

sabato 1 gennaio 2011

anno nuovo, vecchi segreti

È passato San Silvestro e io non ho ancora pubblicato i PostSecret usciti il giorno di Natale, ora rimedio. E visto che a me i postsecret di Natale mi sono piaciuti proprio non sto qui a lesinarvene solo uno o un paio.

Cominciamo l'anno con generosità, ovvia!

1.



Caro Frank,
oggi leggo il tuo segreto che ti arrivano 1,50$ - 1,20$ per ogni libro di PostSecret venduto,
e mi ha fatto sentire in colpa perché ho rubato uno dei tuoi libri qualche mese mese fa.
Mi spiace che l'ho rubato.


2.



Ho sempre sognato cose più grandi e migliori.
Ora che sta accendo ho una paura fottuta.


3.



Faccio il dog sitter per Natale, così non posso uccidermi mentre tutti sono fuori città.


4.



Quando sono tra la gente, mi chiedo che segreti nascondano gli altri.

Vorrei non aver mai avuto figli.
Le superiori sono stato il più bel periodo della mia vita.
Mi piacciono i ragazzi.
Il mio ragazzo non sa dell'aborto.


5.



L'ultimo dell'anno chiesi a mio marito alle 5:30
del mattino se potevamo andarcene dalla festa.
Lui cercò di strangolarmi a morte.
Le donne urlavano. I suoi amici me lo hanno strappato di dosso.
Felice anno nuovo.



Ci ho messo altri 2 anni a divorziare da lui.


6.



Il mio proposito per l'anno nuovo:
fumare più erba



 


7.



Ho 35 anni e sono ancora arrabbiata con mia mamma per non avermi dato una sorella.
Ho bisogno di una sorella.

-----Email-----
Anche io ho bisogno di una sorella. Mia mamma non me l'ha mai data,
così me ne sono trovata una per conto mio.


8.



Ho fatto coming out col mio cane e lui mi ama ancora.
Spero di poter dire lo stesso dei miei genitori dopo il mese prossimo...



9.



Amo le nuove perquisizioni
(sono una ninfomane)


Quella che io ho pubblicato come numero 4 mi ha fatto pensare a "Il cielo sopra Berlino", film che ho molto amato.
Della 7 non mi è piaciuto tanto il segreto, quanto la risposta che gli è arrivata via mail.
Quella che mi è piaciuta di più è quella che viene dal Texas, la numero 8.

Di PostSecret la prima volta ho parlato qui, era il 2006.
Domani ne escono di nuovi.


segreti della settimana (70)

martedì 23 novembre 2010

sesso, tacchini e tradimenti

Questa settimana i postsecret (quelli di cui, per la prima volta, ho parlato qui) li trovo interessanti quasi tutti (chissà perché). Ho fatto fatica a sceglierne solo sei (!)




ho tradito mio marito
e questo mi ha dato la forza di lasciarlo
ha dato all'uomo con cui l'ho tradito
la forza di dare al suo matrimonio un'altra chance

non avrei potuto chiedere un risultato migliore



visto che sono lesbica mi sento obbligata a tenere i capelli corti e a vestirmi da uomo...
in realtà sono davvero femminile



Compro cibo dopo la data di scadenza e tolgo queste etichette
perché non voglio che mio marito, che lavora sodo, si accorga che dobbiamo risparmiare sulla qualità del cibo



da quando il mio cane è morto non riesco a ricordare un cazzo!
bizzarro – eh?!?



seppellisco "tesori" nella sabbia dei giardinetti. spero che i bambini continueranno a trovare il mio bottino negli anni a venire...
molto dopo che me ne sarò andato.



certe volte mi sento
un po' eccitata sessualmente
quando arriva il momento
di farcire il tacchino

battuta del tacchino: "e ora, il ripieno..."



segreti della settimana (65)

venerdì 29 ottobre 2010

coppie che un tempo confondevo...

Paia di cose che un tempo confondevo e che oggi, con un piccolo aiuto dei miei amici, non confondo più.

'sticazzi / me cojoni
Ne avevo parlato un annetto fa su OT (il mio blog di servizio che ho ormai abbandonato per dedicarmi anima e corpo a 403, che è il mio blog padronale) qui a milano si fa spesso un uso improrio della locuzione "'sticazzi" che viene usata con accezione positiva (come a dire "perbacco!") quando invece a roma si usa, a tal scopo, la locuzione "mecojoni" mentre "sticazzi" ha invece significato di disinteresse.

Io per fortuna, in adolescenza, ho avuto amici romani con cui ci si vedeva appena era possibile, per chi non avesse avuto la mia fortuna pubblico questo breve spezzone in cui il regista enzo g. castellari, parlando dei titoli dati ai propri film e grazie soprattutto alla sua intonazione, chiarisce bene la differenza.



bill evans / gil evans
Due capisaldi del jazz, così diversi e con due nomi così fastidiosamente simili, fortuna che conosco personalmente il gotha della critica jazz nostrana.



Quello del concerto con Sting a Perugia è Gil.
Quello noto soprattutto come pianista è Bill.
Quello canadese è Gil.
Quello nella foto a sinistra è Bill.
Quello con la vita sfigata è Bill.
Quello noto come direttore d'orchestra è Gil.
Quello che suona in "Kind of Blue" di Miles Davis è Bill.
Quello che ha arrangiato "Sketches of Spain" di Miles Davis è Gil.
Quello del primo filmato è Bill.





fare outing / fare coming out
In italia, a partire dai giornalisti, si fa un sacco di confusione tra questi due modi di dire che ci arrivano dritti dritti dagli stati uniti e, in particolare, dal movimento per i diritti di gay e lesbche. Ora, farebbe figo dire che a farmi chiarezza tra le due locuzioni fosse stato un amico gay, o un'amica lesbica, o entrambi, ma – in realtà – è stato un amico parecchio etero (e neanche troppo tempo fa).

Si tratta sempre di rivelare l'omosessualità di qualcuno, ma nel primo caso (ignorantemente stra-usato a cazzo dai nostri giornalisti) non si tratta della propria omosessualità ma di quella di un altro che NON vuole che questa venga resa nota. L'outing è un controverso strumento di lotta dei movimenti lgbt, in particolare è spesso usato come mezzo di ritorsione nei confronti di quei politici ufficialmente contrari ai diritti degli omosessuali e, in segreto, omosessuali loro stessi. Parlare di "outing" quando qualcuno confessa la propria omosessualità è sbagliato, in quel caso bisogna dire "coming out".
Naturalemente questo vale anche per l'uso in senso lato del termine, è scorretto dire "farò outing: andavo pazzo per i dischi dei Duran Duran"... per fare davvero outing devi rivelare che a qualcun altro andava pazzo per i dischi dei Duran Duran.

Non è neanche difficilissimo da ricordare se si sa l'inglese, partiamo dal fatto che un gay (o una lesbica) che non ammette pubblicamente la propria omosessualità è detto "closet gay" ossia un gay nascosto nell'armadio. Quando decide di rendere pubblica la cosa si esce fuori dall'armadio si fa quindi "coming out" ("to come out" in inglese vuol dire uscire) mentre se vuole tirare fuori qualcuno a forza da quell'armadio si fa "outing" (da un ipotetico verbo "to out" inventato per la bisogna).

Quindi, la recente notizia che tiziano ferro ha dichiarato la propria omosessualità è il coming out del cantante e non l'outing ("outing" sarebbe stato se un suo amante avesse rivelato il segreto alla stampa a sua insaputa). Ho fatto un piccolo esperimento per vedere se qualche giornalista del Corriere o di Repubblica ha fatto cenno alla cosa col termine sbagliato.

Qui i risultati per il Corriere.it
Qui quelli per Repubblica.it

allegria!

venerdì 13 agosto 2010

la principessa col pisello

La moda degli sms favolosi sta prendendo piede, ieri ne ho ricevuto uno dalla mia amica elena che rilegge una celebre fiaba in chiave trans.


C'era una volta la principessa col pisello:
un bellissimo principe che con mantello,
stivaloni, spada e armatura, si sentiva un po' fasullo.

 



storie di poche parole (2)

domenica 18 ottobre 2009

baluardi delle libertà individuali

Oggi pomeriggio ho visto un film su Italia Uno. Non era un bel film, mi pareva un film per ragazzini fatto con professionalità ma di una discreta pochezza. Un prodotto più televisivo che di sala, e non dei migliori, non brutto ma diciamo proprio un filmetto qualunque. S'intitola D.E.B.S. spie in minigonna, è del 2004.

La storia è presto detta: le ragazze di uno speciale college americano sono tutte allieve spie alle dipendenze del governo (e sono tutte fighe). Combattono la criminalità. Ma la migliore di tutte (quella bionda, alta, al centro della locandina) s'innamora dell'oggetto della loro indagine, la persona che sta al vertice di una super organizzazione criminale. Questo le causerà parecchi guai - in primo luogo con le sue amiche - anche se alla fine l'amore (e l'amicizia) trionferà. Fine.

Il fatto è, però, che anche la persona di cui s'innamora la biondona è una gran bella ragazza, e così la biondona si scopre lesbica (mentre la criminale, di esserlo, lo sapeva già). Dopo alcune (un po' scipite) traversie la criminale - per amore - smette di essere una criminale e la spia smette di essere una spia (che poi neanche ci teneva). Fine.

La cosa notevole è che il tema omosessualità viene trattato con assoluta noncuranza. Senza alcuna strizzatina d'occhio allo spettatore maschio (e sarebbe stato facile essendo tutte le interpreti giovani e fighe) e senza atteggiamenti apologetici o barricaderi (che l'autrice poi ha girato qualche episodio di The L world e quindi il rischio magari c'era). La scoperta dell'omosessualità della protagonista è messa in scena come se fosse una cosa normale e il punto fosse un altro (perché il punto della trama è un altro, non una femmina che s'innamora di una femmina, ma una rappresentante della legge che s'innamora di una criminale). E la cosa davvero notevole è che - a parte la tematica lesbica, trattata impeccabilmente - il film è un film superficiale. Un film qualunque.

E io ho pensato due cose:

1. che, nel pomeriggio del sabato, ci vuole un bel coraggio per programmare - qui in italia - un film per ragazzi che ruota attorno a una storia d'amore lesbica (trattata, per di più, in modo non problematico). E Italia Uno da questo punto di vista a me aveva già dato le sue belle soddisfazioni (ma stavolta anche di più).

2. che questo è un altro di quei casi in cui vedo bene la differenza tra il mondo com'è e come vorrei che fosse.
Che io vorrei tanto poter dire che oggi pomeriggio su Italia Uno c'era un film un po' del cazzo che ho cominciato a vedere per sbaglio ma poi ho spento subito e sono andato a fare la spesa. E invece devo dire che oggi pomeriggio su Italia Uno c'era un film che ho cominciato a vedere per sbaglio e che mi ha colpito, che quando ho capito dove andava a parare la trama sono rimasto lì fino alla fine - che poi la spesa sono andato a farla alle quattro col supermercato pieno - per vedere come veniva gestito il ginepraio in cui l'autrice  si stava andando a cacciare (con la brillante soluzione di non consideralo un ginepraio, neanche un po').

Insomma, io vorrei tanto vivere in un posto dove D.E.B.S. non fosse, almeno per me, argomento di conversazione (e di ammirazione), un posto in cui questo post (e neppure il film, un ottimo film sull'omosessualità abilmente travestito da teen-spy-movie qualunque) non avrebbe nessuna ragion d'essere.

venerdì 12 settembre 2008

prostituzione indoor

Questa cosa del ddl che renderebbe fuori legge la prostituzione all'aperto mi pare l'ennesimo segno di quanto siamo mal messi. L'ennesima espressione di una classe di governo bigotta e contraddittoria.

Mara Carfagna, contraddittoria ministra delle pari opportunità, e co-promotrice di questa legge contro la mercificazione del corpo (all'aperto), dichiara paradossalmente che la mercificazione del corpo (al chiuso) "non è legale e non è reato" (qui) il mondo dei tumblr naturalmente si è già scatenato citandola ripetutamente (e tirando in ballo aristotele).

La vera star del momento però, secondo me, è Filippo Berselli, senatore del PDL e Presidente della Commissione Giustizia del Senato, che non ha problemi ad ammettere di essere stato un puttaniere: "sono stato iniziato al sesso proprio da una bella di notte" poi però dice che non è più stagione "oggi come oggi i ragazzi non hanno più questa esigenza, in quanto le ragazzine sono certamente più intraprendenti dei maschi stessi. In passato non era certamente così, le ragazze non la davano e noi ragazzini dovevamo arrangiarci andando con le prostitute. I ragazzi oggi non hanno più questa necessità". Quindi a sentir lui parrebbe che i tempi siano migliorati: visto che le ragazzine ora la danno via liberalmente (e aggratis) la piaga della prostituzione (che da ragazzino, poveretto, ha colpito anche lui sottoforma di bella di notte che lo ha iniziato al sesso) non è più necessaria. Bene.
E invece no, perché questo fatto che le ragazzine la danno via liberalmente è in realtà un bel problema: "il recente boom dell'omosessualità e soprattutto della prostituzione maschile con travestiti e viado, a mio avviso, è dovuto all'eccessiva disponibilità delle ragazze di oggi, al fatto che la danno via troppo facilmente" (sempre l'ineffabile Berselli). Insomma, con troppa figa in giro i ragazzi poi si stufano e si rivolgono ad altro...

Come a dire, se le ragazzine non la danno si riempiono le strade di puttane, se la danno si riempiono le strade di trans. Filippo Berselli, il Presidente della Commissione Giustizia del Senato.

Ecco, io non vorrei essere nei panni di una ragazzina. Perché la responsabilità che le tocca sopportare oggigiorno è schiacciante. Perché se la dà via poco è causa del flagello della prostituzione, se la dà via troppo è causa del flagello che poi diventano tutti froci. Ma darla via il giusto come si fa? Speriamo che ce lo spieghi la Carfagna. Magari con un ddl in cui questa cosa viene normata un po'.

Le dichiarazioni di Berselli le ho prese qui e qui, se fossi un blogger a modino mi sarei visto i video originali dell'intervista da cui hanno origine (qui e qui). Ma io non sono un blogger a modino e non ho avuto cuore (stomaco?) di sorbirmi gli oltre dieci minuti di filmati.



Che poi, tornando un attimo al ddl anti-puttane-all'aperto, se c'è un problema legato al mercato della prostituzione è quello delle connessioni di questo mercato con la criminalità. La storia ci insegna che quando si applica il proibizionismo a un mercato, magari si riesce a ridurlo (magari, forse, chissà) di sicuro lo si consegna alla criminalità.

E poi, volendo parlare di classismo, con questo decreto verrebbero messe fuori legge le puttane da strada, le poveracce, assieme ai loro clienti "comuni". Restano legali le escort da 600 euro a botta e i loro abbienti clienti.
Però parlare di classismo mica è più stagione.

lunedì 3 settembre 2007

ti conosco mascherina

segreto della settimana n. 43



tempo fa la mia cartolina diceva: "il mio ragazzo non sa che sono lesbica. nessuno lo sa"
be', ora TUTTI LO SANNO e mi sento BENISSIMO!!!
(postate questa invece & tenetevi la maschera!)



Scelta perché non è male e poi perché anche a me è capitato una volta di spedire per posta una mascherina con sopra scritto delle cose.
In realtà, in una vita precedente a questa, mi è capitato di spedire e di ricevere per posta delle cose che a dirle non ci si crede. Magari un giorno ve le faccio vedere.

Di PostSecret ho parlato QUI.

sabato 18 agosto 2007

vincere la guerra con le parole crociate
e parlando dialetto

Cosa accomuna un signore inglese nato nel 1912 di nome Alan Turing ai 400 e passa indiani navajo che dal 1942 vennero impiegati dai marines come marconisti durante le operazioni di guerra nel Pacifico?
A me vengono in mente tre cose: l'appartenenza a una minoranza discriminata (Alan Turing era omosessuale mentre i navajo erano navajo), l'essere stati determinati per l'esito del secondo conflitto mondiale a favore degli alleati (in particolare per i loro meriti in campo crittografico e criptoanalitico) e infine la successiva sostanziale ingratitudine di cui furono oggetto.


code-talker: come i pellerossa sconfissero i giapponesi
Chi ha visto il film di John Whoo Windtalkers sa già di cosa parlo (o almeno così immagino, io il film non l'ho ancora visto).
È il 1942 quando l'ingegnere Philip Johnston ha un'idea per migliorare la situazione dell'esercito USA nella guerra che nel Pacifico sta combattendo contro il Giappone: usare il linguaggio dei navajo come se fosse un codice segreto già pronto per l'uso. Johnston ha ben presente quanto sia difficile capire il navajo, perché in tutta l'America (e quindi nel mondo) non ci sono neanche una trentina di bianchi che sono in grado di farlo e lui è uno di questi.
Non è che in quel momento l'esercito americano non abbia dei sistemi di cifratura efficaci, anzi. Durante la seconda guerra mondiale tutte le parti in causa possono contare su macchine per la cifratura dei messaggi estremamente sofisticate, se usate bene sono addirittura imbattibili. Però la cifratura meccanica è una questione lenta, ci vuole tempo per cifrare il messaggio, tempo per trasmetterlo, una lettera alla volta, e tempo per decifrarlo. Tutte cose che si possono fare con comodo stando dietro le linee, ma provate a farle in una trincea da evacuare di corsa mentre siete sotto il fuoco nemico.
L'idea di usare dei nativi americani da un capo all'altro della radio, per scambiarsi informazioni in sicurezza durante le azioni militari, come se fossero macchine da codifica viventi, in realtà era già stata messa in pratica altre volte, fin dalla prima guerra mondiale. Ma fu nel 1942 che l'uso dei nativi, e in particolare dei navjo, venne sistematizzato e venne elaborata una serie di convenzioni per esprimere in lingua nativa termini - ovviamente inesistenti - come "portaerei" o "bombardiere".
La scelta ricadde sui navajo perché erano una tribù abbastanza popolosa per avere un numero sufficiente di maschi, bilingui (che oltre al navajo sapessero anche l'inglese) in grado di diventare marconisti. Inoltre non solo la lingua navajo era una lingua a sé, parente di nessun'altra, ma nessun linguista tedesco, prima della guerra, l'aveva studiata (come era invece successo per le lingue di sioux, chippewa e prima-papago, le altre tribù candidate).
Nonostante i nativi fossero trattati da schifo (cittadini di seconda classe, senza neanche il diritto di voto) i volontari per difendere la "loro" patria non mancarono, anzi, alcuni arrivarono a falsificare i dati anagrafici pur di partire (anche quindicenni), altri si sottoposero a una dieta di acqua e banane pur di raggiungere i 55 chili, il peso minimo per l'arruolamento.
Dopo il primo gruppo di una trentina, ne verranno formati e inviati al fronte molti altri, in tutto i code-talker (i parlatori in codice) saranno 420.
I code-talker costituiranno un vantaggio non da poco per le forze americane, secondo alcuni determinante - per esempio - in occasione della presa di Iwo Jima.

Tornati in patria i marconisti navajo, che tanto avevano fatto per l'esercito USA, non ebbero i riconoscimenti che gli sarebbero spettati e la vita che li attendeva sarebbe stata forse un po' meglio di quella ante guerra, ma per tanto tempo restarono cittadini di seconda classe. Il fatto è che l'impenetrabilità del "codice" navajo aveva dato risultati così brillanti che la cosa rimase coperta dal segreto militare fino al 1968. Quindi fino al '68 nessun riconoscimento, nessun articolo di giornale che ne commemorasse le gesta. Poi, un po' alla volta, qualcosa si è saputo. Dal 1982 esiste pure una "giornata nazionale" dei parla-codice nvajo, cade il 14 agosto, giusto un paio di giorni fa.

QUI la storia dei parla-codice spiegata un po' più in dettaglio.

alan turing: salvare il mondo dal nazismo e poi morire come biancaneve
Facciamo un passo indietro, torniamo durante il conflitto e spostiamoci in Gran Bretagna. Siamo verso la fine del 1941 quando il Daily Telegraph organizza un concorso tra quei lettori che sono affezionati solutori del cruciverba pubblicato quotidianamente dal giornale. Se ci mettono meno di 12 minuti a risolverlo possono vincere 100 sterline. Ovviamente dovranno dimostrarlo risolvendone uno presso la sede del quotidiano. 25 lettori accettarono la sfida e cinque di loro la superarono. Ancora non lo sanno, ma hanno appena sostenuto la prima prova per entrare a far parte del servizio segreto di Sua Maestà (al secondo colloquio sarà ammesso anche Stanley Sedgewick, che allo scadere dei dodici minuti ha completato l'intero schema tranne una parola).
Il servizio segreto britannico sta infatti cercando personale per Bletchley Park (nota anche come Stazione X) il luogo dove centinaia di cervelloni sono impegnati nella crittoanalasi (ossia nella decodifica) dei messaggi cifrati dei paesi dell'asse. Soprattutto a Bletchley Park si cerca di violare il codice dei messaggi codificati da Enigma. Si cerca e spesso, sempre più spesso, ci si riesce pure.
Per riuscirci il servizio segreto ha riunito a Bletchley Park le menti più disparate, non solo abili solutori di cruciverba (come Stanley Sedgewick), non solo linguisti e matematici ma anche "un noto collezionista di porcellane, un conservatore del museo di Praga, il campione britannico di scacchi e numerosi esperti di bridge"(*). Chiunque sia in grado di tirare fuori idee - meglio se innovative - per vincere la guerra dei codici, che corre parallela all'altra guerra, quella che si fa con navi, aerei e cannoni, a Bletchley Park è il benvenuto.

Nella composita umanità che abitava Bletchley Park c'è anche Alan Turing, brillante matematico e logico, uno dei padri teorici del computer. Di Turing ne dà una un ritratto efficace Piergiorgio Odifreddi QUI, quindi io tiro via un po' rapido [anche se purtroppo il link alla bio di Odifreddi non è più consistente QUI la wiki].
Turing sarà tra quelli che più contribuiranno allo scardinamento del codice di Enigma, da un lato scoprendo uno dei tanti errori commessi dai tedeschi nell'uso della macchina cifratrice, ossia che certe parti dei messaggi cifrati erano prevedibili a priori (per esempio il termine "wetter", "tempo atomosferico" in tedesco, che aveva una posizione fissa nei quotidiani bollettini meteorologici) dall'altro progettando una macchina elettromeccanica in grado di semplificare vertiginosamente il lavoro di decodifica.
Se i tedeschi avessero usato Enigma nel modo migliore possibile probabilmente il suo codice non sarebbe stato violato, ma - in ogni caso - senza il contributo di Turing i britannici non avrebbero mai avuto a disposizione gli strumenti per farlo.

Non è che il suo Paese non fu riconoscente verso Alan Turing, anzi, finita la guerra Turing ricevette anche un paio di onorificenze. Però Turing era omosessuale e negli anni '50 in Gran Bretagna essere omosessuale era un reato. Lo era a tal punto che quando Turing - denunciando alla polizia un furto che aveva subito - ammise candidamente di avere una relazione con un altro uomo (per altro il probabile colpevole del furto) la polizia lo arrestò per atti gravemente contrari alla pubblica decenza. Poi il processo, la notizia sui giornali, il governo che da allora gli negò l'accesso a tutte le informazioni riservate, la condanna, le sedute psicoterapia obbligatorie, la terapia ormonale - altrettanto obbligatoria - che lo rese obeso e impotente, la depressione e, infine. un paio d'anni dopo il suicidio: avvelenamento da cianuro.
E probabilmente il metodo che usò per uccidersi fu quello di immergere una mela in una soluzione al cianuro e quindi morderla. Morendo proprio come morì Biancaneve. Solo che per lui il principe azzurro non venne mai a destarlo dal sonno eterno.

- - -
(*) cito da Codici & Segreti di Simon Singh (Rizzoli, 1999) che è la mia fonte principale per tutto quanto scritto in questo post su Turing e i navajo.

lunedì 29 gennaio 2007

quando la fantasia supera la fantasia

Tra le tante cose che lo sceneggiatore che è in me ha pensato e a cui non ha poi dato seguito (ve l'ho mai detto che sono pigro?) c'è stata una serie di strip comiche che parodiavano vari sottogeneri di film horror.
In una di queste strip (risalente a oltre 15 anni fa) s'immaginava il trailer di una pellicola di quelle in cui una qualche specie animale impazzisce e si comporta in maniera bizzarra e spaventosa. Il mio film s'intitolava Pecore e il pay off del finto prossimamente era qualcosa tipo "e adesso? cosa conterete per addormentarvi la notte?"
Una parodia, quattro vignette mi pareva che potesse reggerle bene.

Oggi vedo il trailer di Black Sheep, horror movie neozelandese del regista Jonathan King. Un esperimento genetico trasforma delle pecore in belve assetate di sangue.



(QUI per vederlo in miglior qualità).

Insomma, un branco di pecore che diventano tutte Cujo... per capire che pure questa è una parodia ho dovuto guardare due volte il filmato: la prima volta non avevo colto un paio di cose fondamentali e poi troppi soldi per gli effetti speciali, girato troppo bene.
Non so se lo andrò a vedere, se e quando mai uscirà da noi, però la curiosità di vedere se una mia battuta riesce a tenete per un paio d'ore un po' ce l'ho....

A proposito di cose orrorifiche trovate in rete che non si capisce subito se sono vere o false, eccone altre due:


Darwin Dating. È un sito - come tanti - per cercare partner via internet, però qui la selezione è durissima, si accettano solo quelli davvero belli. Il loro slogan: "Sick of dating websites filled with ugly, unattractive, desperate fatsos?"
A prima vista mi sembrava un fake molto divertente, poi però ho un po' cambiato idea. Forse sono solo degli stronzi con un qual certo senso dell'umorismo.


Evening Service. Questi io direi che sono proprio un falso (però in rete infuria il dibattito). Si tratterebbe di un gruppo di Christian Rock il cui leader, Donnie Davies, si professa un "omosessuale riformato", ossia un ex gay che grazie alla fede ha abbandonato la via "sbagliata". La loro unica canzone, The Bible Says, ha fin qui collezionato censure da tutti i principali siti del Web 2.0 da YouTube a MySpace facendo molto parlare di sé.
Il ritornello?
"Dio odia i froci, Dio odia i froci, Dio odia i froci, Dio odia i froci e, se sei un frocio, lui odia anche te"...

giovedì 12 ottobre 2006

in scena, per 54 anni, senza staccare un giorno

La vità di Billy Tipton non ha nulla di particolare. Buon sassofonista prima, cantante garbato e anche pianista poi, entra a lavorare nel mondo della musica alla fine degli anni '30. Avrà una lunga carriera come jazzista, in trio, in quartetto e anche da solo.
Senza arrivare mai al grande successo Billy vivrà di incisioni e soprattutto di serate fino a tutti gli anni settanta (in realtà il combo di cui è leader nel '58 ha anche l'occasione di conquistare la fama nazionale, ma Tipton sceglie diversamente, rifiutando un'importante scrittura a Reno e originando una crisi che porterà allo scioglimento del gruppo).
Negli anni '80 lavorerà, un po', come agente di altri artisti. Ma gli ultimi anni della sua vita saranno i più mesti. Senza un soldo, senza una famiglia (con alle spalle cinque matrimoni, tre figli) finirà i suoi giorni da solo, in una roulotte nella periferia di Spokane, stato di Washington. Il 21 gennaio del 1989 Tipton muore, a 74 anni, per le conseguenze di un'ulcera.
Se in vita Billy Tipton non ha mai guadagnato gli onori della stampa nazionale, con la sua morte arriva anche la fama a livello mondiale. Lo sbigottito medico legale che si occuperà di refertarne il decesso, scoprirà infatti che Billy Tipton era in realtà una donna. Dorothy Lucille Tipton ha infatti finto di essere un uomo per oltre 50 anni, e non lo ha fatto solo col pubblico, ma ha finto anche con i colleghi, le mogli e i figli...

La vità di Dorothy Lucille Tipton è una vita straordinaria. Quando nei primi anni '30 ha già scoperto da tempo il suo amore per il sassofono e il suo essere lesbica, la speranza di lavorare come musicista nelle orchestre dell'epoca è inesistente. Fa anche qualche provino, è pure brava, però la risposta è invariabilmente la stessa: questo non è un lavoro, o un ambiente, adatto a una donna, ci dispiace. Dorothy non si perde d'animo, se quello che vuol fare non è un lavoro adatto a una donna, allora lei sarà un musicista uomo, ci è pure portata (per entrambe le cose).
Grazie alla complicità delle due cugine presso la cui famiglia la giovane Dorothy vive, nasce Billy Tipton, un personaggio che presto s'imporrà alla realtà facendo scomparire del tutto Dorothy. L'aspetto più incredibile di questa vicenda riguarda sicuramente la vita privata di Dorothy/Billy, con le sue cinque mogli e tre figli (adottivi) avuti con l'ultimo matrimonio.
All'indomani della morte la stampa si scatena alla ricerca di parenti e amici da intervistare, molti preferiscono tacere, quelli che non lo fanno si dividono in due netti schieramenti: coloro che affermano di non aver mai saputo nulla di "Dorothy" e coloro che dicono di aver saputo. Tra coloro che nulla avevano capito anche qualche moglie e uno dei tre figli. Documenti falsi e la storia di un incidente d'auto che avrebbe leso genitali e torace del povero Tipton avrebbero fornito la copertura alla sua storia, anche per gli affetti più cari.
Il finale è triste, tutto il can can sollevato dopo la morte di Tipton porta a tali divisioni tra i parenti che perfino le sue ceneri vengono divise tra i due schieramenti: una parte agli inconsapevoli, una parte ai consapevoli.

Per per oltre mezzo secolo Billy Tipton è stato in scena, e non solo quando era su un palco, ma anche nella vita privata. Evitando i medici per cinquant'anni, comprimendosi il seno con una fascia, cambiando spesso città, forse rinunciando deliberatamente al grande successo per paura che la fama avrebbe portato con sé troppi rischi di uno smascheramento.
In scena ogni giorno, tutto il giorno, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Per 54 anni.
Altro che i reality show!

La vicenda di Billy Tipton ha avuto una notevole fortuna: rappresentata in tre commedie e in un musical è anche servita da spunto alla scrittrice Jakie Kay per il suo romanzo Trumpet (La Tartaruga, 2000).

Io questa storia invece l'ho scoperta solo qualche anno fa grazie a un gruppo di musiciste con base a Seattle: le Tiptons. Nate attorno alle due figure forti di Amy Denio e Jessica Lurie, sono originariamente un quartetto di sassofoni col nome di Billy Tipton Memorial Saxophone Quartet e poi allargano la formazione (a una percussionista) e accorciano il nome.
Le Tiptons sono; Amy Denio: sax alto, voce, Jessica Lurie: sax alto e tenore, voce, Tina Richerson: sax tenore, voce, Tobi Stone: sax baritono, voce, Faith Stankevich: batteira (ha recentemente sostituito la percussionista Elizabeth Pupo-Walker)
Sono bravissime. E hanno pure una predilezione per l'Italia (solo negli ultimi tre anni ho visto qui quattro loro concerti, uno più bello dell'altro). Tra fine ottobre e i primi di novembre dovrebbero essere di nuovo in Europa, se passano dalle parti di casa vostra vale sicuramente la pena che le andiate a vedere (ma non è necessario che vi fidiate di me, in rete ci sono prove inoppugnabili della cosa, continuate a leggere).

Link
QUI trovate la storia di Billy Tipton ben raccontata da Rosanna Fiocchetto. Nella parte finale dell'articolo l'autrice accenna brevemente a molti altri casi storici di donne che hanno assunto identità maschili (soprattutto in ambiti religiosi e militari, ma non solo). Molto molto interessante.

QUI una timeline fotografica della vita di Tipton. È tratta dal sito della studiosa Diane Middlebrook che a Billy Tipton ha dedicato una biografia. Nel sito anche file audio con la voce e la musica di Tipton.
La biografia di Tipton è inedita in italia, della Middlebrook l'editrice Le Lettere ha pubblicato la biografia della poetessa Anne Sexton.

QUI la storia di come la scoperta del Billy Tipton Memorial Saxophone Quartet prima, della storia della vita di Billy Tipton poi, e quindi la lettura del libro di Jackie Kay abbia aiutato una tipa, Giulia, nel suo percorso per diventare Eugenio.

QUI la pagina MySpace delle Tiptons. Dove è possibile ascoltare (e scaricare!) quattro loro brani. Ascoltate almeno "12 Days", per favore.
Ah, le Tiptons sono così ganze che hanno dedicato una canzone a una delle città invisibili di Italo Calvino, Zemrude, anche questa la trovate in linea.

QUI il sito delle Tiptons.
QUI la pagina MySpace di Amy Denio.
QUI il sito di Amy Denio.
QUI la pagina MySpace di Jessica Lurie.
QUI il sito di Jessica Lurie.
QUI la pagina MySpace di Tobi Stone.