A colpirmi non sono tanto i tormentoni ("guardi che qui siamo su a milletrèèe") quanto l'assoluta stravaganza di personaggi e situazioni messe in scena. La sigla d'apertura è tutta diversa ogni volta, gli ospiti o mi sono del tutto sconosciuti (come felice andreasi a cui dedico il post di oggi) oppure fanno cose inattese (come gianrico tedeschi, che per me bambino è sopratutto quelli dei caroselli dei cofanetti sperlari – che non s'incartano mai – e che lì si mette a fare il matto monologando sconnessamente e cantando "la svizzeraaa la svizzeraa" e però no... ho controllato sul libro di marco giusti su carosello e mi dà tedeschi ai caroselli sperlari solo dall'anno dopo, anche se aveva già fatto altri caroselli per altri prodotti).
Il poeta e il contadino è uno miei primi passi verso il nonsense e la comicità surreale. Il pezzo di Andreasi sul capitano che potava capotato l'ho risentito per la prima volta in questi giorni, per metterlo in questo post, per la prima volta da allora. Me lo ricordavo pressoché tutto (che impressione!)
Avevo promesso di dedicare un post ad andreasi già da un po', oggi posto tre suoi pezzi presi dal poeta e il contadino.