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mercoledì 29 giugno 2011

metterla per il verso giusto

Dopo che almeno due PostSecret avevano affrontato il tema (qui e qui) e che, in illo tempore, su Giavasan se ne era dibattuto. Inkiostro oggi ripubblica un'infografica che, se non dice proprio una parola definitiva sulla questione, almeno relaziona compiutamente sullo stato del dibattito. Non posso esimermi dal seguire il suo esempio.




La cosa che trovo più impressionante è che, sulla Wiki, la discussione a riguardo sia lunga il doppio di quella sulla guerra in Iraq. Mi pare che la cosa ponga delle domande ma non sono sicuro di voler sapere le risposte.

lunedì 14 marzo 2011

tanta gente, tanta tanta gente

Sono giorni che Splinder fa schifo (per la gioia di chi insiste, da tempo, sul fatto che dovrei mollare questa piattaforma). Spero che per quando mi leggerete le cose si siano un po' aggiustate (a ogni buon conto, domenica mi sono armato di santa pazienza e mi sono salvato l'html di tutti i post di quattrozerotré, se Splinder dovesse collassare definitivamente perderei solo i commenti, e comunque sarebbe un dispiacere).

Coincidenze – Anni fa un noto editor di una nota testata a fumetti mi raccontava di un noto disegnatore che, secondo lui (e lo diceva un po’ per scherzo ma un po’ forse no), soffriva di sdoppiamento di personalità, solo che non se ne accorgeva nessuno perché entrambe le personalità erano persone normali, entrambi dei bravi disegnatori (questo però comportava che a volte portasse in redazione tavole disegnate “dall’altro” con curiose conseguenze quando gli si faceva notare che in quelle pagine qualcosa non andava: lui, invece di correggerle, semplicemente le stracciava dicendo “chissà cosa avrò avuto in mente quando l’ho disegnata?”).

Nel fine settimana avevo da rivedere una sceneggiatura, non mia, il cui soggetto è, in parte, opera mia. Nella storia, a un certo punto, c’è un personaggio che soffre di sdoppiamento di personalità. Una cosa classica, perfino banale: trauma infantile, personalità primaria normale e buona, personalità alternativa violenta e cattiva.

Proprio in una pausa di lettura della sceneggiatura leggo Catastrofe (un tumblr che io amo) che linka un post del blog Bizzarro Bazar con un’intervista a una ragazza che soffre di Disturbo Dissociativo di Identità detto anche Disturbo della Personalità Multipla (insomma la roba autentica che sta alla base della storia che stavo correggendo).

Per leggere il post bisogna scaricare un PDF (7.8 MB) e ne vale la pena. Il caso della ragazza è, ai miei occhi, molto particolare, innanzitutto perché in lei non c’è una personalità dominante o primaria, non c’è una vera lei a cui si aggiungono-sostituiscono delle personalità alternative “minori”. Leggere la sua intervista è stato come leggere un racconto di fantascienza in cui parla (con un’unica voce) un’identità collettiva.
Leggere le parole di qualcuno che, parlando di sé, deve dire “noi” (perché parla a nome di tutti e non c’è un unico sé a cui far riferimento) anche a causa del fatto che spesso alcune delle sue personalità sono compresenti, e l’intervistatore ha di fronte realmente un gruppo e non una sola personalità (per quanto temporanea) facente parte del gruppo.



Leggere di quella ragazza è stato così straniante che ho anche pensato potesse essere una bufala, un esercizio di stile. Allora ho fatto una piccola ricerca per vedere se esistevano in linea altre testimonianze italiane di prima mano. Ho trovato pochissimo: questa paginetta di Third Eye e un blog, vissuto troppo poco, tenuto da Third Eye assieme ad altre due persone dissociate (quindi per un totale, teorico, di alcune decine di autori diversi :)

I racconti coincidono, la mia impressione è che sia tutto autentico e che la ragazza intervistata da Bizzarro Bazar sia, a mio avviso credibilmente, davvero un “sistema” (o una “famiglia”) di 27 diverse personalità, fino a oggi riscontrate.

Leggendo questa intervista mi hanno colpito molte cose, qui però ne dico solo due:

La prima è la condizione atroce di almeno un paio delle sue personalità. Quelle che lei dice vivere nella propria “discarica emotiva”, ossia personalità create per scaricare in loro tutta una serie di traumi e sentimenti negativi. Mi sono parse personalità che vivono una condizione da incubo, con un carico di odio e aggressività nei confronti delle altre che – di fatto – le hanno rinchiuse in un mondo di rabbia e frustrazione, facendone “urne di dolore e di rancore” (e infatti sono pericolose, anche molto pericolose, perché spesso vogliono fare del male agli altri “alter” che abitano quel corpo, e hanno proprio quel corpo, a loro disposizione, per far loro del male).

La seconda è il fatto che quella ragazza ha un compagno da circa due anni. Il che, immagino, sia cosa assai complicata, avendo lei undici diverse personalità femminili, una asessuata, otto infantili e, soprattutto, sette personalità maschili di cui almeno una, lei dice, dichiaratamente omofoba (l'omofobia non è mai bella cosa, ma nello specifico sarei probabilmente omofobo anch’io se mi facessero fidanzare, e fare sesso, con un ragazzo – per quanto buono e comprensivo – contro la mia volontà).

Più ancora mi ha incuriosito la figura del fidanzato, mi sono chiesto come possa essere la sua vita, i suoi sentimenti, come possa reggere al fidanzamento con una comitiva di persone così diverse, “lei” del proprio compagno ne parla così:

il suo obiettivo è far sì che ognuna di noi si senta amata. Questo lo fa incorrere nella repulsione di taluni e nell’apprezzamento di altri. Tiene un comportamento molto rispettoso e confidenziale verso le differenti personalità, ottenendo di potersi relazionare con vere e proprie persone differenti. Spensieratezza, complicità, inimicizia. Nell’arco di due anni di fidanzamento ha imparato a distinguere i vari sguardi, comportamenti e toni di voce, riuscendo il più delle volte a identificarne il mandante.
Sebbene il suo amore non venga corrisposto da ogni singola identità, può vantare di avere istituito svariati rapporti di amicizia, di fiducia e persino qualche flirt.
Non si tratta di un coro unanime, ma vogliamo affermare di essere profondamente legati a lui.

E il mio primo pezzo si chiude così.

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The babies of ’46 – leggo questo post del Post che sunteggia un articolo di Nature. Più di 5.300 bambini nati in Gran Bretagna in una data settimana di marzo del 1946 sono stati (e sono tuttora) oggetto del più vasto e più lungo studio demografico, mai realizzato, sul corso della vita umana. Per 65 anni (li compiono giusto in questi giorni) è stato registrato tutto quello che gli è capitato, clinicamente rilevante o meno, e questi dati sono stati elaborati da parecchi ricercatori nel corso dei decenni. Ne sono venute fuori prove statistiche di ipotesi tristemente ovvie:

I bambini nati in circostanze socioeconomiche migliori sono stati i più portati ad avere successo a scuola o all’università, a sfuggire alle malattie cardiache, a rimanere in forma e mentalmente brillanti e, per adesso, in generale a sopravvivere.

oppure fatti un po’ misteriosi:

Le bambine che pesano di più alla nascita sono più a rischio, decenni dopo, di tumori al seno; donne con quoziente intellettivo più alto vanno in menopausa più tardi;

o ancora cose un po’ controintuitive:

un’infanzia felice porta a una maggiore percentuale di divorzi in età adulta […] L’ipotesi è che bambini più felici diventino adulti più sicuri di sé stessi e che quindi più facilmente hanno il coraggio di rompere una relazione problematica.

Ora che i bambini del 1946 sono in età pensionabile, alla ricerca si aprono le porte di nuove indagini, quella sulla vecchiaia. Si spera che nuove frontiere del sapere verranno superate grazie a loro. Per il momento però c’è altro che li attende:

cinque enormi feste di compleanno, in cui i soggetti dello studio si incontreranno fra loro per la prima volta nelle loro vite. L’idea era stata scartata precedentemente nel timore che la reciproca conoscenza dei soggetti potesse in qualche modo influenzare le loro vite, e quindi falsare gli studi: come dice Wadsworth [il capo progetto negli anni ‘70/’80/’90]: “In fondo eravamo preoccupati che qualcuno potesse abbandonare il suo partner e fuggire assieme a qualche altro soggetto”. Ma a 65 anni il rischio è ormai considerato accettabile.

Ho fatto un po’ di fantasie su “la coorte del 1946” (come la chiama Nature) mi piace molto l’idea che persone diversissime possano essere legate da qualcosa (in questo caso per tutta una vita) che va al di là degli usuali legami a cui siamo abituati. Secondo me è un bel materiale narrativo di partenza. Ma mi fermo qui. Senza neanche partire. Ché io ‘sto blog mica lo sto aggiornando davvero e, per un blog non aggiornato, mi pare che questa settimana io abbia scritto anche troppo.


  


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PostSecret – continua la sequenza di settimane in cui i segreti mi dicono poco o nulla (la mia teoria a riguardo, l’ho espressa lunedì scorso). Della serie “a volte ritornano” questa settimana c’è un nuovo PostSecret che cita il verso in cui mettere il rotolo della carta igienica (ne ricordo un altro del 2007), ma non m’interessa. L’unico che ho trovato un po’ interessante è questo:



Da quando hai dichiarato che non sei circonciso…
Ho dovuto ripensare tutte le mie fantasie.
Craig Ferguson


Io neanche so chi sia Craig Ferguson, né me ne fotte. Ma mi diverte l’idea di qualcuna, con alle spalle anni di dettagliate fantasie sessuali a riguardo, che poi deve mettersi lì a rivederle e correggerle a seguito di un’intervista letta da qualche parte, o di qualcosa del genere.
Sarà che – tra le varie cose – sono un editor e a me, in genere, tocca di rivedere e correggere altro.

Di PostSecret la prima volta ho parlato qui.


segreti della settimana (80)

mercoledì 19 settembre 2007

come farlo impazzire anche fuori dal letto

segreto della settimana n. 45



Qualche volta, metto la carta igienica "al contrario"

Solo per darti fastidio.


Di PostSecret ho parlato QUI.