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sabato 1 gennaio 2011

auld lang syne

Tanti tanti anni fa, facevamo una trasmissione in radio che si chiamava "Glicerina", una sorta di rotocalco un po' sconclusionato in cui rompevamo i coglioni alle persone famose, eravamo giovani e scapestrati.
Ricordo che una volta intervistammo Alberto Moravia sul tema "il miglior amico dell'uomo, due punti, la donna o il cane?" e lui, che non aveva capito lo scherzo, cercò pure di elencare le differenze tra quello che può offrire una donna e quello che può offrire un cane (spiegandoci che son due cose diverse).

La sigla finale era stata una scoperta casuale e molto azzeccata, una versione del valzer delle candele fatta da un duo di avvinazzati inglesi. Ottima per chiudere una puntata e dare appuntamento alla successiva e ottima per chiudere quest'anno e darvi appuntamento a domani, nel 2011.


Chas And Dave –  Auld Lang Syne
("Party Party", colonna sonora, 1982)


(che poi, lo sanno tutti che gli anni "veri" sono quelli scolastici, che cominciano a settembre e finiscono ad agosto)

venerdì 31 dicembre 2010

trentasei ore di buon anno

Come già avvenne in occasione del 15 di agosto, il presente blog sta per cambiare pelle. Resterà in livrea beneaugurale fino alla mezzanotte del primo gennaio!



Yeeeeeeep!

giovedì 30 dicembre 2010

quattrozerotré

Funziona così: da parecchio tempo le cose migliori di questo blog stanno nella mia testa.

Un po'  sono pigro e un po' ho da scrivere per lavoro (in questi giorni poi ne ho assai, che ho fatto un pasticcio e mo' devo rimediare). Quindi, sempre più spesso, le idee che mi vengono in mente, restano lì. E sono pure idee buone (certo, è il mio parere).



 


C'è poi che io non sono abituato a scrivere senza che qualcuno mi paghi per farlo. Non l'ho mai fatto, non con continuità almeno, quattrozerotré è la prima volta.

Lo so, detto così poi sembra che me le la tiro (sì, un po' forse me la tiro, ma poco poco, giuro) o che io sono attaccato ai soldi (e invece questo, purtroppo, neanche è vero) ma io volevo dire un'altra cosa (oltre che tirarmela, intendo). È che se ti pagano poi vogliono che tu le cose le scrivi davvero. E quindi una buona idea che mi pagano io la scrivo, perché dopo che gliel'ho detta e mi hanno detto: "bella! scrivila!", io poi la devo scrivere, non c'è verso.
Una buona idea per quattrozerotré che mi viene io mi dico: "bella!"... poi mi dico: "dovrei proprio scriverla!"... poi mi dico: "ok, con calma, che prima magari ci sarebbe da scrivere di quell'altra bella idea che aspetta già da un po'..." e poi, in genere, non scrivo né l'una né l'altra, faccio invece un'altra cosa ancora. Faccio da mangiare, è un esempio, o scrivo qualcosa che mi pagano (che poi in questi giorni devo pure rimediare a un pasticcio che ho fatto), o fo un pisolino di pomeriggio (ma corto), o vo a far la spesa. Spesso leggo un libro (che quelli son pericolosi, ché alle volte dai libri vengono fuori altre idee, sia di quelle che ti pagano ma più facile di quelle che non ti pagano, che andrebbero proprio bene per quattrozerotré), altre volte sto al telefono con un amico o vado a mangiare il sushi. Chiacchiero con una vicina di casa, oppure vado a trovare un'amica all'ospedale o vado in galera per qualche ora (queste le ho dette vicine perché si somigliano, sono due cose che a dirle sembrano brutte, ma sono due cose che mi piace molto fare, ossia è chiaro che in un mondo ideale non ci sarebbe nessuno da andare a trovare né in ospedale, né in galera, quantomeno non così spesso, ma in un mondo ideale neanche starei a fare un post che spiega perché non faccio i post, farei direttamente i post e morta lì. Insomma questo non è un mondo ideale, immagino che lo sapevate già).

Spessisimo mi metto al computer ma, invece di scrivere un post, finisce che faccio il flâneur in giro per l'internet (e prima o poi capita che scopro cose interessantissime che magari neanche voi ne avete idea e, di sicuro, non ce l'avevo io, e che giocoforza andrebbero proprio raccontate qui, su quattrozerotré, ma io ci avevo già tutte quelle altre idee di prima da raccontare, che sono più di due, ne ho nominate due per brevità, e così è un guaio). Per dire, i postsecret usciti a natale ancora non li ho postati, e quelli son pure facili da fare.

Insomma, quello che volevo dirvi con questo post è che non so se le cose cambieranno, che un po' si va a periodi, ma un po' sono proprio fatto così io. Comunque se cambierà non sarà prima di fine gennaio. Ora lo sapete.

(Che non so se l'ho già detto, ma ho fatto un pasticcio sul lavoro e mo' devo rimediare, e ne avrò ancora per un mese almeno)

martedì 28 dicembre 2010

there is a lot that we survived


Lali Puna –  Faking the books ("Faking the books", 2004)

lunedì 27 dicembre 2010

e zac...

Neanche il tempo di accorgermene e risono già a milano, da stamani. Questioni di lavoro.



(era da dieci anni che non lavoravo così tanto, anche se non ci ho mica più il fisico so che ce la posso fare)

(vediamo però come arrivo a fine gennaio)

(l'immagine l'ho presa qui)

venerdì 24 dicembre 2010

oplà

Non sono più a milano, sono bastate sei ore e passa di pullman (due in più del previsto, l'appennino e firenze un incubo, ma tanto io stavo largo e avevo da lavorare) ed eccomi qui a siena dalla famiglia per festeggiare il santo natale.

Nei prossimi giorni non posterò nulla (ma i commenti, ogni tanto, li leggo) quindi vi faccio già adesso gli auguri per il 25.



L'albero qui sopra l'ha disegnato – esaudendo una mia richiesta – la mia amica giulia, mi spiace che la scansione proprio non renda merito ai bellissimi glitter che ha usato.

Voi però potete provare a socchiudere un po' gli occhi e immaginarveli.

Auguri!

mercoledì 22 dicembre 2010

augurii

Dei segreti di domenica scorsa io ho scelto questo:



Ho trovato questa foto a scuola in uno dei miei libri di religione.
Spero che siate tutti e due ancora così felici!
:)


e questo:



Mando auguri di natale a tutti i miei ex per rompere il cazzo alle loro fidanzate :)


Ma di più il primo che ho messo.
Di postsecret già dissi qui, anni fa.


segreti della settimana (69)

non compleanni

Nel miglior mondo possibile (che non è questo, e lo so) nel giorno che si è appena chiuso frank zappa avrebbe compiuto settant'anni tondi.



Di frank prima o poi se ne riparla.

martedì 21 dicembre 2010

avviso ai parenti (e a non solo quelli)



Sono in redazione e o lasciato il cellulare a casa.
Non ho idea quando rientrerò.
Se non rispondo ai vostri sms o alle vostre chiamate quindi non preoccupatevi.

(ah, dimenticavo che oggi "potranno verificarsi alcuni malfunzionamenti e rallentamenti" – solo oggi?! – perché Splinder è in manutenzione, quindi, al momento, neanche mi sta pubblicando questo avviso ai parenti)

(visto che lo state leggendo ora, ovviamente, lo ha pubblicato)

lunedì 20 dicembre 2010

di pistacchi e lampostil

Prima mangiavo uno yogurt yomo al pistacchio, guardavo quel verde omogeneo, cremoso, color pistacchio, e pensavo che, quando ero piccolo io, il gelato al pistacchio mica era color pistacchio. No.
Era piuttosto un color pennarello, tipo i lampostil. E anche il sapore non era mica sapore di pistacchio (che io da piccolo i pistacchi neanche li conoscevo) no, era, non so come dirlo, era un  sapore a parte, sapore di gelato-al-pistacchio. A me neanche piaceva.

Poi, diventando grande, passata la moda del gelato al gusto di gelato-al-pistacchio e color pennarello, ho scoperto che non solo mi piacciono i pistacchi ma mi piace tantissimo pure il gelato al pistacchio (se lo fanno che sa di pistacchio). Anche se il colore del gelato vero al pistacchio (così come dello yomo "100% naturale goloso yogurt e pistacchi" che il nome giusto è questo) lo trovo un po' poco alimentare. È più edilizio che alimentare, secondo me. Anche se mi piace come colore (e poi non che i lampostil fossero più alimentari, sia chiaro).



È stato un po' come per i western.
Quando ero piccolo piccolo i western avevano gli indiani cattivi e i cavalleggeri buoni. Un po' come fossero tutti fatti coi pennarelli, campiture precise, niente sfumature. Adesso è diverso, e anche i western che fanno oggi hanno un altro colore, meno squillante, più polveroso. Probabilmente più vero, come per i pistacchi.

Anche se, in ogni caso, a me piacciono più i pistacchi che i western.

Il bello di avere un blog è che – se ti viene in mente una cosa così – tu la scrivi e, magari, c'è pure qualcuno che ti legge fino in fondo, visto che è corta. Chissà dopo la faccia che fa però.

domenica 19 dicembre 2010

swiisss!

Di riffa o di raffa, negli ultimi tre anni ho firmato molte storie per Diabolik. Come co-soggettista, come sceneggiatore o co-sceneggiatore.
Data la mia naturale modestia e ritrosia, non è che ogni volta che ne esce una sto qui a dirvelo. Non l'ho mai fatto (anche se di là, celebrai la pubblicazione della mia prima sceneggiatura) e difficilmente lo farò in futuro. Ma oggi ci tengo a segnalare una doppietta di cui siamo (e sono) particolarmente orgogliosi.

Ancora per qualche giorno trovate in edicola "Fermate la ghigliottina" sceneggiatura mia, soggetto di Gomboli/Ferraresi da un'idea (e che idea!) di Elena Fuccelli. Disegni di Di Bernardo/Brandi.



In gennaio invece (ma esce un filo prima) troverete "Terra bruciata" sempre mia la sceneggiatura, mio pure il soggetto, scritto insieme a Gomboli. Disegni dei Ricci (Angelo Maria e il figlio Marco).



Noi ci siamo divertiti a farli, e del primo il fandom vocifera che potrebbe essere il miglior albo del 2010...
Insomma, se proprio non ti piace Diabolik lascia pure perdere, non saranno queste nostre storie a farti cambiare idea, ma se sei di quelli che un numero ogni tanto lo legge, su questi due puoi farci un pensierino.

Ah, quello già uscito mi ha anche valso la mia prima segnalazione su Nuvole Anomale (anche se il merito – purtroppo – è di Giuseppe e non mio).

venerdì 17 dicembre 2010

portate via quel gato

L'altro giorno ero in macchina in zona ticinese e mi ha attraversato la strada un gatto nero. Be' sembrava nero, poi a passargli vicino forse aveva qualche macchia marrone scuro scuro. Però non ho visto bene, posso continuare a pensare che fosse nero. Già è raro che un gatto ti attraversi la strada, a milano, un gatto nero poi è rarissimo.

Una volta da piccolo ero in macchina con mia zia, eravamo a forlì oppure a rimini, non ricordo preciso, a un tratto quella inchioda di brutto. Il tipo dietro manca poco che ci tampona. Ché un gatto nero ci ha tagliato la strada. Mentre veniamo sommersi dal rumore del claxon dell'auto che – dopo esserci quasi venuta dentro – ci supera (perché noi abbiamo frenato e non ci siamo più mossi di un millimetro) mia zia tutta convinta dice tra sé e sé "sì, sì, suona suona, intanto superandomi sei tu quello a cui ha tagliato la strada il gatto nero".
Molti anni dopo la zia è morta in un incidente, in autostrata, di cui non si è mai capita bene la dinamica, non ci risulta però che ci fosse di mezzo un gatto.

Per la paura dei gatti in generale ci sono diverse parole (ailurofobia, elurofobia, galeofobia, gatofobia) per la paura dei gatti neri in particolare non ne ho trovata nessuna (ma alla ricerca ho potuto dedicare poco tempo, in verità).



Nel 1968 Brian Auger con i suoi Trinity pubblica il quarantacinque giri "Black Cat" (qui un notevole filmato del pezzo), l'anno dopo (o almeno mi pare di aver capito che è l'anno dopo, io lo prendo da una raccolta di molto successiva) lo pubblica in italiano, il tiro del pezzo resta il medesimo, ma il testo delirante (e il modo in cui pronuncia "gato") me lo rende molto più gustoso.
Sempre nel 1969 esce un'altra canzone dedicata a un gatto nero, ma questa la conoscete di sicuro (quella di Auger magari no) la conoscono pure in giappone, dove col titolo de "Il tango del gatto nero" ("Kuroneko No Tango") ha spopolato.


Brian Auger And The Trinity – Gatto nero (1969)



Vincenza Pastorelli – Volevo un gatto nero ("11° Zecchino D'Oro", 1969)


Questo post lo pubblico oggi, ovviamente, perché oggi è venerdì 17 e a me stanno simpatici i gatti neri e stanno simpatici i venerdì 17.

Questo post, per un po', sarà l'ultimo vero post che faccio. Improvvise questioni lavorative reclamano tutte le mie (già modeste) energie.

Comunque resto in zona.

giovedì 16 dicembre 2010

lontano lontano nel tempo

Ieri pranzo natalizio in redazione. Sono seduto accanto a un collaboratore di lunga data. Uno che nella vita ha fatto il grafico, il pianista, il manager... Un tizio simpatico e interessante di cui sapevo abbastanza poco.

Chiacchieriamo un po' e mi racconta parecchie cose del suo passato, la più divertente è forse questa: lui è giovinotto a genova, più o meno coetaneo di gino paoli e luigi tenco, suoi amici dai tempi del liceo con cui suona nei locali della zona, fanno jazz. Lui è il pianista, paoli è alla batteria e tenco suona il sax "e cantava con una voce splendida, degna di nat king cole" mi dice.
Una sera, dopo una loro esibizione lo avvicina un impresario del posto, uno abbastanza noto, lo prende da parte e si complimenta con lui, suona proprio bene, "però" gli dice "se vuoi sfondare nel mondo della musica, devi mollare i tuoi due amici, che proprio non son capaci".

Neanche troppo tempo dopo paoli e tenco erano noti in tutta italia.


Luigi Tenco – Un giorno dopo l'altro (1966) 



Questa (che i più vecchi di voi magari ricordano come sigla finale dei Maigret con Gino Cervi) prima o poi ve la faccio sentire anche cantata da Steven Brown, quello dei Tuxedomoon...

mercoledì 15 dicembre 2010

più tardi...

Quest'anno sono cambiate certe consuetudini familiari e devo occuparmi di molti meno regali degli altri anni. Questa è la buona notizia.

La cattiva notizia è che me ne devo occupare oggi pomeriggio.


martedì 14 dicembre 2010

sì, meglio così...



L'ultima volta che abbiamo parlato, mi hai chiesto di lasciarti in pace.
Sto cercando di rispettare i tuoi desideri. Gli auguri di Natale per te invece li mando a Postsecret.


Be'... come "Christmas  card" a me non pare 'sto gran che. Guardo l'immagine, leggo il tono aggressivo-passivo e penso che abbia fatto proprio bene a mandarla, invece, a Postsecret.

(cos'è Postsecret lo sai, sì?)


segreti della settimana (68)