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martedì 8 settembre 2009

meglio tardi che mai...







Con una ventina d'anni di ritardo esce anche qui... tra dieci giorni è nelle sale, voi andatelo a vedere e basta, grazie...

[e grazie a Shapa che me lo ha appena ricordato]

venerdì 4 settembre 2009

io mi chiamo andrea

Un amico dei tempi del liceo (stessa classe, stesso anno di nascita) che ora vive a barcellona mi scrive che il marito di sua sorella (tizio che io non conosco) ha un guaio e mi chiede se posso dar loro una mano. Dico che va bene, lui mi manda il numero e io l'indomani (che poi era ieri) chiamo per dire che possono contare su di me. Mi risponde lui e l'attacco della chiamata è stato più o meno questo:
"ciao andrea, tu non mi conosci, sono andrea, un amico di tuo cognato andrea..."

Qualche anno fa, mi si propone di curare un libro. Si tratta della Guida turistica di Clerville. Capitava che tre pazzi scatenati grandi appassionati di diabolik avevano compulsato quarant'anni e passa di pubblicazioni (oltre 700 numeri regolari più tutte le uscite speciali) segnandosi ogni indizio riguardo alla geografia fantastica che gli autori delle avventure del Re del terrore si erano di volta in volta inventati. Poi partendo da questi indizi avevano ricostruito, a posteriori, una mappa dello Stato e della capitale dello Stato in cui diabolik vive le sue avventure. Ci voleva qualcuno che desse una forma al tantissimo materiale da loro raccolto e prodotto. Fui io.
Gli autori erano tutti più giovani di me e si chiamavano andrea, cristian e andrea. Essendo andrea pure io (nel colophon gli andrea vinsero per 3 a 1 contro i cristian) e tenendoci in contatto solo via mail (che eravamo spalmati su mezza italia) si arrivò presto al tacito accordo di chiamarci con nick o per cognome, come fossimo a scuola (per inciso, a scuola, ovviamente, non sono mai stato l'unico andrea della classe, all'inizio del liceo eravamo pure in tre a chiamarci così, poi ho cambiato scuola).

Di andrea più vecchi di me non ne conosco molti. I miei sostengono di avermi chiamato così perché era un bel nome, molto poco usato quando sono nato io...
Evidentemente lo stesso ragionamento deve averlo fatto qualche altro milione di coppie, in quegli anni lì.

Niente, è che ieri mi è successa quella cosa della telofonata e mi è venuto da sciverlo qui, che a me il mio nome piace, però mi avessero chiamato niccolò (altro candiato assieme a guido) forse oggi, quando telefono, non avrei l'abitudine di presentarmi con nome e cognome, anche quando chiamo i parenti stretti.

mercoledì 2 settembre 2009

senza passare dal via (3)

Chiacchiero col detenuto del lavoro che, ormai da qualche anno, svolge all'interno della prigione. Nell'area del carcere infatti c'è un capannone e in questo capannone c'è un call center, lui lavora lì.
Mi parla delle cose buffe che gli succedono ("servizio 1254 elenco abbonati..." "pronto vorrei sapere se Tal Dei Tali c'è ancora?" "In che senso signora? vuole sapere se esiste un'utenza telefonica a nome di Tal Dei Tali?" "no voglio sapere se Tal Dei Tali è ancora vivo oppure se è morto, per favore me lo dice?"), mi parla del caldo insopportabile che si patisce nel capannone e poi mi dice quante ore fa alla settimana e quanto guadagna al mese. È una miseria. Un'autentica miseria.

E allora io parto a rimuginare che non è giusto che, per il solo fatto che uno è carcerato, ci sia qualcun altro che possa approfittarsene così. Che se uno lavora in un carcere dovrebbe avere il diritto di essere pagato come quelli che lavorano fuori dal carcere. Che altrimenti siamo ai lavori forzati, mica solo in un carcere...

Mi scappa detto solo che mi sembra proprio poco e allora lui si mette lì a spiegarmi quanti centesimi piglia a chiamata e cose così. E allora io capisco che lui non è pagato così poco perché è carcerato, lui è pagato così poco perché lavora in un call center, punto. Insomma l'eguaglianza è salva (altri valori un po' meno, forse).

Comunque la seconda puntata mi pare che possa funzionare, e nei confronti del libro e del lavoro della direttrice direi che, tra le righe, viene fuori un senso di affettuosa approvazione. Fin qui tutto bene, quindi.

lunedì 31 agosto 2009

senza passare dal via (2)

Finalmente riprende tutto. Riprende il lavoro (e a me l'idea di tornare tutti i giorni in ufficio mi mette di buon umore, che vi devo dire?) ma soprattutto questa settimana tornerò in galera dopo un mese di stacco. E non vedo l'ora. Tutto ciò secondo me dice tre cose:

1. che, in fondo, sono una brava persona
2. che in fondo e in superficie, sono una strana persona
3. che se l'ufficio e la galera mi paiono un traguardo agognato, questo agosto mica deve essermi girato poi tanto bene.

Comunque in galera dovremo metterci subito a lavorare sodo per fare la seconda puntata di quella specie di fotoromanzo che stiamo facendo. La prima è andata via liscia, ma è con la seconda che si capirà se la cosa funziona o meno. In più questa volta si parlerà di un libro sulle carceri che ha scritto la direttrice del carcere medesimo, e non ho idea i due autori come vogliano affrontare la cosa (un po' confido e un po' temo l'umorismo cattivo della detenuta). Per di più non ho capito se e quanto i due autori sono riusciti a parlarsi (perché uno è un autore ma l'altra è, in effetti, un'autrice e questo vuol dire che sono in due edifici separati e se non ci sono io a fare da chaperon, accompagnando lei da lui, questi neanche posso comunicare e riescono a vedersi solo alle riunioni di redazione congiunte del giornale del carcere, e ignoro se in agosto ce ne siano state, di riunioni).

Quando ho capito che il nostro compito era di produrre una pagina ogni due mesi mi è sembrata una cosa da nulla, probabilmente quando tutto sarà oliato, forse, la sarà pure. Al momento qualche preoccupazione per la seconda puntata io ce l'ho.

Ciò non di meno non vedo l'ora di passare quei cancelli.

giovedì 20 agosto 2009

spalancando sportelli sulla vita della gente

Scopro il progetto fotografico di Mark Menjivar: You are what you eat ("si è quel che si mangia"). Tre anni passati a girare gli Stati Uniti approfondendo il tema della fame, raccogliendo storie e chiedendo alla gente di poter fotografare l'interno del loro frigorifero, così com'era in quel momento.

E a me viene da pensare ai frigoriferi che conosco io. A mio cugino che con una famiglia di quattro persone ha un grande frigo completamente vuoto, con al centro una bottiglia da un litro e mezzo di cocacola, che tanto loro mangiano tutti, ogni giorno, dai suoceri che vivono lì accanto e lui mica vorrebbe. A me, che ho un frigo apposta solo per le cose da bere, che me l'hanno regalato e  in caso di feste o inviti estemporanei io sono già a posto (mica scherzavo a ferragosto, qui la birra c'è sempre per davvero). Alla mia amica che nel frigo ha sempre le stesse, poche, cose da bere e da mangiare, sempre quelle, sempre in quelle quantità.

Nell'ultima foto qui sotto si vede chiaramente un serpente nel freezer, la foto prima è da un signore del Texas che guadagna meno di 450 dollari al mese.

Ogni frigorifero è una storia.




[via dissapore > good magazine]

mercoledì 19 agosto 2009

un uomo da sposare...



Premessa: la maldestra fatina brasiliana che, normalmente, si occupa di tenere questa casa in realtiva grazia d'iddio è in Brasile. Torna tra un po'. Fine della premessa.

Tra i tanti possibili vantaggi dell'avere un cospicuo numero di piatti e bicchieri a me ne vengono in mente due. Uno è il poter avere a cena parecchia gente, tutta insieme, e a volte mi capita pure. L'altra è di poter mangiare per settimane senza dover lavare una stoviglia che sia una. Ecco, diciamo che a milano, nel mezzo di agosto, non è che ci siano poi così tanti amici pronti a rispondere a miei eventuali inviti, quindi sto sfruttando a fondo la seconda possibilità.

Però visto che mi sono stufato di sporcare nuovi piatti e visto che di lavare i miei vecchi proprio non se parla, ho trovato un modo per tirare avanti un po' senza aumentera la già notevole entropia di 'sta casa (no, non si tratta dei piatti di plastica che quelli li sopporto poco).
Con una scusa mi faccio prestare piatti e scodelle da qualche mio vicino, così poi - dovendogliele restituire - allora, almeno quelle, le lavo.

(questo post è solo parzialmente frutto di fantasia)

(quella cosina verde in primo piano nella foto non è uno scarrafo morto, è il picciuolo di un pomodoro)

sabato 15 agosto 2009

buon ferragosto!



Un abbraccio, giusto un filo sudaticcio, a quei pochi che passeranno di qui nel bel mezzo di agosto... e, se la si gradisce, una birra. Che a casa mia di birra ce n'è sempre.

giovedì 6 agosto 2009

senza passare dal via (1)

Sono nel cortile del carcere, accompagno la detenuta dalla sezione maschile (dove c'è la redazione in cui assieme stiamo lavorando a una specie di fotoromanzo) alla sezione femminile dove devo riportarla quando abbiamo finito di lavorare.

io - quindi oggi da voi al femminile c'è una festa...
lei - sì ma io non ci vado.
io - perché?
lei - troppa gente tutta assieme, ho dei problemi, mi mette a disagio.
io - ma sei agorafoba?
lei - proprio così...
io - be'... se sei agorafoba stare in prigione dovrebbe essere l'ideale!

(l'ho detta così, senza stare a pensarci, che se ti fermi a ragionare prima di dire una battuta perdi i tempi comici e metà dell'effetto se ne va)

lei ridacchiando - già, cosa posso volere di più?!...

(sembra avere apprezzato, forse è andata bene)

Se questo blog non torna in catalessi magari di questa cosa che tutte le settimane passo un pomeriggio in galera se ne riparla.

se al posto di lee e kirby ci fosse stato edward gorey

Alex Mitchell, giovine utente di DeviantART, dà una sua versione dei Fantastici 4 con toni goticheggianti, molto alla Edward Gorey. Bello!

... e non ho neanche uno straccetto da mettermi

In un post di Comic Alliance di qualche tempo fa, in cui si parla del restyling dei costumi dei super eroi, trovo una vertiginosa immagine dedicata ai cambi di look di Wasp (qui sotto ne vedete solo un terzo, per vedervela tutta fateci un salto e andate in fondo alla pagina).


sabato 1 agosto 2009

nuvole anomale fai da te

Da quando ho scoperto nuvole anomale (vedi post precedente) non solo seguo quel blog con costanza e divertimento, ma leggo anche i fumetti con un occhio un po' diverso, da lettore della settimana enigmistica a caccia dei dieci piccoli errori.

Eccone tre trovati di recente.

1) Il mio cuore batte a destra
Gipi pare un po' confuso, è vero che questa storia è un ideale outake da "La Mia Vita Disegnata Male" ma così male da mettere il cuore dall'altra parte è forse troppo.


(Gipi - "io, te il demonio e la magia nera" su Animals numero 3 - Coniglio Editore)



2) Se vai a Roma fa' come i romani
Questo non è proprio un errore, ma è quantomeno strano. Il sindaco di New York va in visita privata dal Papa e all'aeroporto viene a prenderlo un'auto con la guida a destra. Non che sia impossibile ma è quantomeno poco giustificato.

Io penso che per uno statunitense una cosa strana come Città del Vaticano (un minuscolo Stato europeo che sta tutto dentro la capitale di un altro Stato, difeso da buffe guardie svizzere, abitato da preti e governato da un monarca assoluto che è anche il capo religioso supremo) è così bizarra (altro che la Latveria!) che - come minimo - un'auto che ti porta lì deve avere la guida a destra, ma come minimo.


(Brian K. Vaughan testi, Tony Harris disegni, Jim Clark colori -
"Ex Cathedra"
volume 7 di Ex Machina - Wildstorm/DC Comics/MagicPress)


3) The smoking gun
Il protagonista in didascalia dice "non ho sparato un colpo" ma nella tavola dopo, in una bella splash, lo vediamo steso accanto alla propria pistola... fumante! Vatti a fidare dei poliziotti.


(Howard Chaykin e David Tischman testi - David Hahn disegni -
"Bite Club"
- Vertigo/DC Comics/Planeta Deagostini)

venerdì 31 luglio 2009

due film...

Per il primo devo aspettare il 30 ottobre:




Il secondo invece uscirà il 5 marzo 2010:




Trepido più per il primo che per il secondo. Staremo a vedere.

Sul mio sogno di vedere un film sviluppato a partire da The Doubtful Guest, invece, credo che debba farmi semplicemente una ragione e mettermi quieto...

(ispiratomi da paul the wine guy)

mercoledì 22 luglio 2009

sentirsi sessista

Avevo scritto un lungo e menoso post sull'uso nella lingua italiana dei nomi professionali al femminile. Poi Firefox, con uno squallido escamotaggio, è riuscito a cancellarmelo prima della pubblicazione.

Anche alla mia pedanteria c'è un limite. Non lo riscrivo.

Però, visto che la molla del tutto era la voglia di sfogarsi, mi sfogo uguale. Sto scrivendo la sceneggiatura di una storia che presumibilmente leggerano (parecchie) decine di migliaia di persone (quindi, visto che le parole sono importanti e che sono specchio - ma anche pungolo - del modo di pensare della gente, io un po' di responsabilità nella loro scelta la sento).

In questa storia c'è un personaggio importante che si chiama Elena. Secondo me Elena è un'avvocata (no, la mamma di Nostro Signore non c'entra, questa qui lavora in tribunale), secondo altri è un avvocato (ma non è possibile che io arrivi a chiamare così una femmina in una mia storia). Visto che "avvocata" non me la fanno chiamare, alla fine il compromesso sarà che Elena farà l'avvocatessa.

E io, ogni volta che scriverò "avvocatessa", mi sentirò costretto a essere un filo sessista, bleah!

Lo so, ci sono problemi più grandi di questo...

(e non solo al mondo, anche nella mia vita :)

(però mi volevo sfogare, lo stesso)

baci

martedì 14 luglio 2009

ma come si fa...

Come si fa a far scioperare un blog scioperato come questo?...

Mica è facile... magari, mettendo un disegnino...

venerdì 10 luglio 2009

un anno fa come ora...

Ho trovato una mail di un anno fa che scrissi a un'amica. Fotografa bene la situazione in cui ero. A volte guardare indietro fa bene. Guardare dov'eri ti fa capire meglio dove sei arrivato.

Pubblico qui la mail, così, a mia futura memoria (e anche perché io, rileggendola, l'ho trovata buffa, lo ammetto).

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tu sei lì che mugini e rimugini... poi ti decidi e mandi alla tua quasi ex fidanzata una mail in cui poni delle questioni... avanzi delle richieste... dichiari una tua disponibilità a provare a tornare assieme... quindi resti davanti al computer cercando di lavorare ma, per davvero, attendo una risposta e basta...

ad un tratto PING

apri con un po' di apprensione, il cuore accelerato, e ti trovi una breve mail di paolo che risponde a una mail di alberto in cui si segnalava l'esistenza di un frate che suona musica metal...

(come sai le mail sono SEMPRE in copia a tutti gli altri amici del gruppo)

cancelli la mail deluso e torni in attesa finché PING

una breve mail di stefano che dice che del frate metallaro ne ha parlato anche raitré domenica

cancelli la mail deluso e troni in attesa finché PING

una breve mail di paolo che saluta stefano, lo saluta e basta

cancelli la mail deluso e troni in attesa finché PING

una mail di paolo sulle prossime prove dei pelox

cancelli la mail deluso e troni in attesa finché PING

una breve mail di alberto che spiega che lui del frate metallaro ne ha sentito parlare su italia uno

cancelli la mail deluso e troni in attesa finché PING

una breve mail di gianni che, in risposta alla mail di paolo sulle prove, ridice tutto quello che già aveva detto paolo...

cancelli la mail deluso e troni in attesa finché PING PING PING PING PING PING

una mail di stefano, due di alberto e tre di gianni...

le cancelli tutte, senza leggerle e togli l'audio al computer che ti sei rotto i coglioni di 'sti ping... e per quella là che non scrive pazienza, tanto quella risponderà, forse, magari, (e non è detto) per telefono quando uscirà dal lavoro stasera, sul tardi, (ma non è detto) che già lo si sapeva che a quella lo scrivere mail fa venire l'orticaria...

buon giornata
a.


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Questa storia non ha un lieto fine, perché poi tornammo assieme per davvero

(ma solo per il tempo strettamente necessario a rovinarci le vacanze e bòn)

però, poi, ci dicemmo addio per sempre, a settembre, all'Ikea di Corsico, dandoci appuntamento lì apposta (l'Ikea era stata uno dei pochi posti in cui eravamo stati devvero felici).

a suo modo un'esperienza strana e struggente, "dirsi addio per sempre nel parcheggio dell'Ikea", a me come titolo non dispiace neppure...

ecco basta, era solo una cosa mia, piccola piccola..