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mercoledì 30 maggio 2007

sgomento

ecco, ieri ho finito i biscotti al cioccolato dell'ikea...

e adesso?...

(mica potrò tornare apposta a corsico per comperarne altri... o sì?)

e tu sei la persona preferita di qualcuno?

L'altra sera ho finalmente visto Me and You and Everyone We Know (2005) lungometraggio d'esordio di Miranda July.
Miranda July è una performer, una scrittrice, una cineasta (Me and You and Everyone We Know lo ha scritto, diretto e interpretato) è strana, intelligente e sensibile. E il suo film è strano, intelligente, sorprendente e sensible.

Parla sopratutto d'amore, ma non solo e comunque quasi mai come ci s'immaginerebbe. Lo consiglio proprio.

copertina

Un paio di settimane fa è uscito in Italia un suo libro di racconti, Tu più di chiunque altro a me lo regaleranno uno dei prossimi giorni e, probabilmente, sarà l'occasione per interrompere il digiuno di narrativa che ho intrapreso da qualche anno.
Avevo annunciato QUI l'uscita dell'edizione americana, No One Belongs Here More Than You, perché la July ha realizzato apposta un simpatico sito tutto scritto a mano sul suo frigorifero e sui fornelli della sua cucina (ve l'ho già detto che il web manoscritto è il futuro, vero?).


La July è anche coautrice di qualche progetto web, ma quelli - pur animati da buone idee di fondo, come l'imparare ad amarsi di più o il ricordare persone da cui siamo separati - li trovo meno affascinanti (Learning to love you more e How Will I Know Her?).

Nel 2005 ha scritto i dialoghi che sono poi stati messi in scena da Miguel Arteta realizzando il corto che trovate qui sotto: Are You the Favorite Person of Anybody? neanche quattro minuti di film costati 150 dollari, quando si dice basso budget.
Miranda interpreta la prima intervistata. Il cortometraggio è anche contenuto nel primo numero di Wholphin "DVD magazine of unseen films".

Strana domanda "sei la persona preferita di qualcuno?"... quel "preferita" poi non mi piace molto, quindi nella mia testa lo cambio con qualcosa di più impegnativo ma che per me è più chiaro: "tu sei la persona più importante per qualcun'altra?"...
Me lo sono chiesto, e la risposta è sorprendente simile a quella che dà il pensonaggio della July nel film. Anche io penso che l'unica persona per cui io sono la persona più importante è una mia ex fidanzata... Poi ho anche pensato che ormai ho un'età che potrebbe capitare che la mia prossima fidanzata sia una donna con un figlio e a quel punto potrei assomigliare anche al secondo intervistato del film, che non è la persona più importante per la propria fidanzata. Dieci anni fa questo era un pensiero che mi avrebbe disturbato, oggi non è più così. Più passa il tempo meno le cose della mia vita si fanno nette e schematiche...

Miranda July incontrerà il pubblico a Milano l'11 giugno, alle 21 allo Spazio Krizia, però non so se ci vado.

QUI il sito ufficiale di Miranda July.
QUI il sito ufficiale di Me and You and Everyone We Know.
QUI la sua scheda nel sito Feltrinelli.

martedì 29 maggio 2007

Buon martedì

Appena ricevuta una mail così "lo stile dell'articolo mi pare meno fluido del tuo solito, magari prima di mandarglielo domattina prova a rileggertelo bello fresco" e il fatto è che di sicuro lorenzo ha ragione. Domattina rileggerò. Proverò a fluidificare. 'Sto periodo col lavoro gira così. Molto poco fluido. Tutto. Per il resto che dire? Se dico che mi sto nutrendo coi biscotti al cioccolato dell'ikea, basta?
:)

Però so ancora come mettermi di buonumore almeno per un 3 minuti e 39 secondi.
Buona giornata.

(The Bobs - Disco Inferno)

domenica 27 maggio 2007

il segreto della settimana (30)

Settimana non male in quel di Postsecret...



sono stato in questa stanza all'Hilton
di Amsterdam una volta per lavoro e ci ho portato
una prostituta che assomigliava a Yoko Ono


Menzione d'onore:



Ero così giovane quando morirono i miei genitori che non capii per davvero cosa era successo.
Alla gente non piaceva parlare di loro con me e così m'inventai da sola delle storie.
Mio papà mi aiutò a vincere la gara di scienze in terza elementare, mia mamma mi aiutò a scegliere il vestito per il ballo di fine anno, e quest'anno verranno entrambi al mio matrimonio.

LA MIA PIÙ GRANDE PAURA NON È CHE QUALCUNO SCOPRA
DELLA MIA FAMIGLIA "INVISIBILE" MA CHE QUEL GIORNO IO
MI SVEGLIERÒ E LORO NON CI SARANNO PIÙ.


Di PostSecret ho parlato QUI.

come i vampiri e greta garbo

Disfo uno degli scatoloni in presenza di un'amica.
Salta fuori una mia fotografia.

io - guarda, questa foto è di dieci anni fa esatti...
...
io - eh, a guardarmi adesso ne sembrano passati venti, di anni
lei - già...

(mi è sempre più chiaro perché in questa casa non ci sono specchi o foto appese)

martedì 22 maggio 2007

uacciu-uari-uari

Grazie ai prodigi della social internet, sto per ricevere una visita. E visto che per qualche giorno un pezzo di blogosfera me lo ritrovo qui in casa, in mezzo agli scatoloni, mi sa che "qui" mi si vedrà proprio poco.

Vi lascio con un paio di cose che mi mettono allegria.
Ci si ripiglia.

(Le voci atroci - Mandria)

(Le voci atroci - Sta calando il soul)

the post-it post

QUI la storia raccontata da Zadig.
QUI da Wikipedia.
QUI il sito ufficiale dei post-it.
QUI la storia (in inglese) dal sito del MIT.

QUI, QUI e QUI il buon vecchio scherzo dei post-it.

domenica 20 maggio 2007

il segreto della settimana (29)



tu sei il mio lietofine.


Di PostSecret ho parlato QUI.

sabato 19 maggio 2007

il welfare dei dentini

Da piccolo quando mi cadeva un dente lo si metteva sotto un bicchiere sul comodino e la mattina dopo, svegliandomi, al suo posto ci trovavo un soldino.
Nottetempo era passata la fatina dei dentini, io non l'ho mai vista ma ho sempre pensato che fosse una tipa niente male.
All'epoca non mi venne mai di chiedermi da dove, la fatina, prendesse tutti quei soldi, intendiamoci non che me ne arrivassero tanti, solo una o due monetine, ma a pensarci bene moltiplicando quelle monetine per tutti i denti da latte di tutti i bambini deve venirne fuori un capitale. Ora, a distanza di anni, credo di averlo capito.

L'altro giorno sono a cena da un'amica e, mentre mastico, CRUNCH, mi ritrovo a spasso per la bocca mezzo dente abbondante. Spezzato. Era già devitalizzato, si sa, diventano meno resistenti.
Preventivo per il dente perduto poco più di mille euro. Insomma quando ero piccolo ci ricavavo sulle cinquanta o cento lire mentre adesso tocca a me lasciar giù l'equivalente di un paio di milioni. Ma com'è?

Allora ho pensato questo. Che forse i miei 1.000 euro diventeranno altrettante monete da un euro per altrettanti dentini da latte di altrettanti bambini. Forse i soldini la fatina li piglia ai grandi per darli ai piccini, qualcosa a metà tra Robin Hood e un ente pensionistico al contrario (perché come girano ora le pensioni sono i vecchietti che campano coi soldi versati dai giovani).

Ecco, tutto qui. Sì, lo so, dovrei scrivere delle cose di lavoro invece che queste genialate qui. Sono pure in ritardo con le consegne... Mo' vado, eh...

giovedì 17 maggio 2007

memo

mercoledì 16 maggio 2007

la pagina che non c'era

Prima o poi dovrò parlare dell'errore 403. Della gente che arriva qui attraverso i motori di ricerca otto su dieci cercano informazioni su directory listing denied e roba simile. Visto però che in fondo sono un po' dispettoso oggi parlo dell'errore 404 (d'altronde dall'errore 403 all'errore 404 il passo è breve).

Un 404 è, mettendola un po' sul tecnico, un codice di stato del protocollo http. Quando, girando per l'internet col nostro browser, richiediamo una pagina che non è disponibile (un "broken link", perché il documento è stato cancellato, oppure un semplice errore di battitura dell'indirizzo) il server ci manda indietro un 404.
Può essere un messaggio d'errore standard oppure una pagina personalizzata secondo il gusto del webmaster.
L'oscuro mondo dei 404 è molto poco conosciuto, per fortuna ci sono i tipi del 404 Research Lab che lo studiano e lo catalogano per noi. Il risultato è un bel sito tutto dedicato a queste pagine che ci sono e non ci sono, la cui tenue esistenza dipende solo dai nostri errori.

(il più rumoroso 404 QUI)

lunedì 14 maggio 2007

buona settimana

(Ottavo padiglione - Ho picchiato la testa)

domenica 13 maggio 2007

il segreto della settimana (28)

PostSecret tutto dedicato alla festa della mamma... tante storie, anche dure, non mi va di sceglierne una in particolare...

Di PostSecret ho parlato QUI.

solo per te la mia canzone vola...

La festa della mamma, son mica tutte rose e fiori: QUI.



(tutta roba in inglese, sorry)

venerdì 11 maggio 2007

da domani qui si parla svedese, punto

Non è che a un certo punto qualcuno si è messo lì, nel 800 dopo cristo, e ha inventato il francese, completo vocaboli, regole grammaticali e accentino stronzetto, quello che è successo è che - molto tempo prima - la gente di quelle parti si è messa a parlare male il latino, e un po' per volta, è nato quello che dopo è stato chiamato francese.
Il francese, come le altre lingue naturali che ci capita di usare (italiano incluso) è una "lingua a posteriori", nata nel tempo in modo spontaneo. In questo blog, in futuro si parlerà un po' di lingue "a priori" ossia quelle lingue artificiali che sono state originate da un preciso atto creativo, siano esse nate con l'intento di essere lingue ausiliarie internazionali (come l'esperanto, per intenderci) oppure lingue concepite per tutt'altri scopi (come il klingon della serie di fantascienza Star Trek).

Per introdurre l'argomento però vi racconto dell'uso "a priori" di una lingua "a posteriori".
Cosa intendo per uso a priori di una lingua a posteriori?
Faccio un esempio: avete presente il film di woody allen "il dittatore dello stato libero di bananas"? Be', che ce l'abbiate presente o meno, lì succedeva questo: alla fine del film la rivoluzione trionfa e lo staterello di san marcos ha un nuovo presidente. Il leader carismatico però con la salita al potere si è bevuto il cervello e quindi promulga, da subito, una serie di ordinanze balzane e impopolari, per esempio che la biancheria andrà cambiata ogni trenta minuti e portata sopra i vestiti (per facilitare i controlli) e che la lingua ufficiale del paese sarà lo svedese.

Ecco il decidere che qui da domani tutti si dovrà parlare svedese è quello che io considero un uso "a priori" di una lingua "a posteriori"... (immagino che linguisticamente sia un po' improprio, ma facciamo a capirci, dai)

Certe cose non succedono solo nei film. A quanto mi racconta un amico mio, una cosa simile è accaduta nel 1990 in Namibia. Però questa volta non ci sono dei matti di mezzo, anzi. Almeno così mi ha detto questo amico mio che in Namibia c'è stato qualche anno fa.
La Namibia è un paese sud africano con un passato di colonia tedesca. Un paio di milioni di abitanti divisi tra diverse etnie locali e con ancora una buona percentuale di bianchi (che, a differenza di altre realtà ex coloniali, convivono pacificamente).
Al momento dell'indipendenza la situazione linguistica era un casino, la lingua ufficiale era ovviamente il tedesco dei colonizzatori, molto parlato anche l'afrikaans a causa del fatto che il Sudafrica aveva occupato militarmente per un po' la Namibia e, ovviamente, c'erano gli idiomi dei vari gruppi etnici locali (Oshivambo, Herero, Nama...). Il paese aveva già i suoi cazzi (veniva da 25 anni di guerra civile) e non era molto semplice decidere quale lingua dovesse prevalere.

E qui arriva il colpo di genio (non so di chi, il mio amico non me lo ha raccontato): dal 1990 la lingua ufficiale della Namibia è l'inglese.
Così tutti se la sono dovuta imparare come seconda lingua :)

sogno, che io sogno, che io... (5)

da "Serie di sogni istituzionali" (testi + fotografie, inedito) Laurie Anderson
(Institutional Dream Series, a personal study of narcolepsy and dreams, 1972-’73)


Toilette femminile Schermerhorn Library, Columbia University
3 aprile 1972, h. 13-16
Mi sdraio sul divano dal quale vedo le donne che vanno in bagno e ne escono. Mi copro la testa con un quadreno e metto le lenti a contatto sotto la lingua. Sogno che la biblioteca è un mercato all'aperto e che gli scaffali dei libri sono bancarelle cariche di frutta e verdura.

Porto di South Street Cuccetta di dritta della "Lettie G. Howard"
10 dicembre 1972, h. 11-14
Mi sdraio in cuccetta e sogno un bianco deserto luminoso.

Tribunale di notte 100 Center Street
29 dicembre 1972, h. 22:30-1:00
Il primo caso è una rapina con aggressione. L'aula giudiziaria è affollata e rumorosa. Appoggio la testa contro una parete. Vado lentamente alla deriva.
Ho l'impressione che nell'aula, appena sotto il soffitto, veleggino ombre o nuvole. Quando mi sveglio, mi accorgo che questa sensazione era dovuta alla visisera del mio berretto che, con il ciondolare della mia testa, copria e scopriva il fascio di luce della lampade.
Mi sveglio proprio mentre il giudice ci confisca la macchina fotografica. Sta dicendo: "Capite no? Scattare foto qui dentro è illegale; è un reato pari all'estorsione." Accenna ad estrarre il rullino dalla macchina ma non lo fa e ce la restituisce.


Coney Island
14 genniaio 1973, h. 16-18
Mi sdraio vicino all'acqua, con la bassa marea. Il freddo è pungente e la sabbia è bagnata. Mi copro la faccia con il collo del dolcevita. Dopo alcuni minuti, comincio a rilassarmi e a perdere conoscenza.
Sto cercando di dormire in diversi luoghi pubblici per vedere se i posti sono in grado di colorare o di controllare i miei sogni. Per il momento sembra un'assurdità. Sento la marea che sale. L'acqua sta cominciando a lambirmi i piedi ghiacciati. Non so se sono sveglia o addormentata, così serro forte le palpebre.
Dopo un paio d'ore sento un fragore impetuoso. Sembra il rumore di un'onda gigantesca che stia per riversarsi sulla spiaggia. Balzo in piedi e corro via. Un elicottero enorme si libra sopra di me.


“Per serie di sogni istituzionali ho provato ad andare a dormire in vari luoghi pubblici una panchina nel parco, la biblioteca comunale, I bagni pubblici, per vedere se i miei sogni ne erano influenzati. Cercavo di stancarmi il più possible per poi potermi addormentare. All’inizio l’idea mi è venuta perché ero interessata ai tabù. Anche se non è illegale, il fatto di dormire in un luogo pubblico non è visto di buon occhio, come se violasse un tacito contratto sociale che impone di non perdere il controllo e di non mettersi in una situazione di vulnerabilità"

Opere di Laurie Anderson
Wiki in italiano (meno approfondita di quella in inglese)

Il testo da Institutional Dream Series l'ho preso da Panta musica (Panta n. 14, 1996 RCS) la citazione finale l'ho invece presa qui.

L'unica foto che, presumibilmente, fa parte della serie di sogni istitzionali è quella della spiaggia.

mercoledì 9 maggio 2007

ah... - 1

e già che ci siamo: nuovo avatar (splinder non accetta gif animati, forse è un bene :)

10.000


(e intanto che io architetto il suicidio sociale di questo blog il counter raggiunge quota 10.000. Un terzo saranno anche accessi miei, un terzo probabilmente sono di ipofrigio, ma almeno un tremila dovrebbero essere roba vostra, grazie mille)

martedì 8 maggio 2007

l'uomo fotocamera
e il bambino che suona il jazz

Non m'interessa molto il dibattito su quanto debba contare ciò che sta dietro un'opera d'arte. Certe cose (libri, quadri, dischi) mi piacciono o non mi piacciono in sé, e non m'importa sapere altro, certe altre mi piacciono molto di più perché ne apprezzo il rapporto con il contesto in cui nascono, di altre ancora apprezzo il gesto "atletico" dell'artista che le ha generate oppure la cervelloticità che ci sta dietro...
Insomma per me è un po' come capita.

Qualche mese fa girovagando per il web finisco qui e ancora non so bene come pormi.
Si tratta di una sezione del sito della Wisconsin Medical Society dedicata all'autismo, con una particolare attenzione a quei malati che tra i sintomi della malattia presentano anche delle capacità fuori dal comune. Trovate un po' di profili nella colonna di destra della pagina (ognuno con relativo filmato wmv preso da un documentario che tratta la questione). C'è di tutto: musica, matematica, arti visive.

Gilles Trehin, francese, da più di vent'anni passa dieci ore al giorno disegnando Urville, una sua città immaginaria, di undici milioni di persone. Di Urville ha anche ricostruito la storia, dalla sua fondazione, nel 1200 avanti cristo, a oggi. È suo il disegno qui a destra. Urville ha anche un sito in varie lingue, qui la versione in italiano, da cui prendo la sua autopresentazione: "il mio nome è Gilles Trehin, sono nato nel 1972, vivo a Cagnes sur Mer, in prossimità di Nizza, nel Sud-Est della Francia. Sembra che io sia autistico, a volte dicono che ho la sindrome di Asperger (chè è quasi la stessa cosa!). Forse è per questo che disegno da quando avevo 5 anni e che ho la passione delle grandi città e degli aerei. A partire dal 1984, ho cominciato a interessarmi della concezione di una città immaginaria che ho chiamato Urville. Questo nome deriva da “Dumont d’Urville”, il nome di una base scientifica nel territorio francese dell’Antartide. Da allora ho disegnato numerose panoramiche di Urville (200) e ne ho descritto la storia, la geografia, la cultura e l’economia. Ho scritto un libro su Urville che è stato pubblicato in Francese e in Inglese. Ho avuto il grande piacere di essere stato invitato a tenere dei convegni per far esistere Urville".
Il sito è sciatto, molti dei disegni sono invece proprio belli.

Matt Savage è un quattrodicenne, musicista professionista sin da quando è bambino. A tre anni gli è stato diagnosticato un disordine dello sviluppo pervasivo (PDD), ci avrà ben ben i suoi cazzi, però riesce a essere il leader di un trio jazz "vero", incide dischi e, ovviamente, la stampa e la tv parlano volentieri di lui.

Infected with Hemiola

Blues in 33/8


Qui c'è un interminabile articolo su Matt (in italiano) tradotto da un vecchio numero di Wired.
Qui invece c'è il suo sito come musicista, si possono ascoltare alcuni estratti dai suoi dischi e si può comperarli.

Stephen Wiltshire, soprannominato "the human camera", ha una memoria fotografica a dir poco impressionante, riesce a ridisegnare a memoria intere aree cittadine. Un numero che ha fatto più volte (vedi filmati sottostanti) è quello di fare un giretto (magari in elicottero) in una metropoli e poi chiudersi in una stanza e ridisegnarla pari pari nei tre giorni successivi.
Stephen Wiltshire ha una propria galleria d'arte a londra e un proprio sito web, qui.

Stephen Wiltshire disegna hong kong a memoria (1' 04"):

Stephen Wiltshire disegna roma a memoria (5' 17"):

Stephen Wiltshire disegna tokio a memoria (7' 20"):

Ancora tokio (6' 20") potete saltare direttamente alla seconda metà:


Davanti a questi casi io non so cosa pensare, da un lato sono davvero ammirato, mi piacciono le immagini avveniristiche della città utopica di Trehin e sono molto impressionato dai panorami ricostruiti da Wiltshire. Mi piacciono le opere in sé e poi trovo torbidamente affascinate l'idea di cosa riesca a fare la mente umana quando la "malattia" permette di canalizzare verso un particolare dono tutte quelle energie che normalmente vengono disperse in un comune vivere.
D'altro canto certe dimostrazioni, come quelle di Wiltshire, mi paiono a cavallo tra l'esibizione circense (e io non amo il circo) e i freak-show ottocenteschi. Mah...

C'è poi da dire che il 90% di chi è affetto da autismo è autistico e basta, senza mostrare alcuna abilità fuori dal comune, altro che rain man che sbanca i casinò! Per chi fosse interessato anche a questi casi meno glamour, quello che sta qui sotto è un filmato realizzato da una madre che prova a immaginare come veda il mondo la propria figlia, affetta da una grave forma di autismo (a me il filmato non ha colpito, ma Giulietta Capacchione di Psicocafé assicura che è bellissimo, e io di quella lì mi fido).

... and thanks for all the fish

Io penso che i blog siano bestie composite, come certi animali mitologici.
Nello specifico, metà uomo e metà giornale.
Per me sono innanzitutto un prodotto editoriale, poi però, quando li guardo meglio, sono una persona (e, qualche volta, sono pure un luogo).

In genere la prima cosa che mi attrae di un blog sono i contenuti editoriali, navigare per la blogosfera è come fare un salto in una sconfinata edicola, se l'aspetto editoriale non mi colpisce, difficilmente torno. Ma a parte qualche raro caso (Neatorama è uno) dopo un po' i contenuti non mi bastano. Bisogna che dal blog venga fuori l'autore e che l'autore mi piaccia o m'incuriosisca.
Quando il blog ha successo, i suoi commenti diventano anche un luogo dove incontrare altra gente, ma questo aspetto non mi ha mai interessato.
Il problema è che comincia a non interessarmi più neanche tutto il resto.

Da qualche tempo il mio esserci nella blogosfera è entrato in crisi... son problemi miei, non certo della blogosfera. Il fatto è che a me la social internet è sempre stata estranea, questi mesi da lettore e commentatore di altri blog sono stati anche piacevoli, ma alla lunga posso solo constatare quanto io sia inadatto ad avere a che fare con le persone restando dentro il circoscritto recinto dei commenti ai post. C'è chi ci riesce benissimo e non ci trovo nulla di male (e c'è chi non fa altro nella vita, e questi invece non li sopporto proprio) io ci ho provato, per un po' mi è pure piaciuto, ma alla fine non mi ci ritrovo...
Navigare in queste acque è stato bello, adesso altri mari mi attendono.


Detto ciò non è che sparisco per davvero e, almeno per ora, non è neanche che smetto di postare, è solo che mi si vedrà molto poco in giro... sorry...

Comunque qui mi si può sempre venire a trovare, restate i benvenuti.

il segreto della settimana (27)

Due mie passioni che s'incontrano: PostSecret e "Weird Al" Yancovic.


il sogno erotico più piccante
che abbia mai avuto
era su 'Weird Al' Yancovic

Questa è una buona settimana per postsecret, roba succosa on line, la cartolina che ho scelto è brutta da vedere, ma il segreto è divertente e Werid Al è uno dei genî americani del '900 (e oltre)... se ipofrigio ne ha avrà voglia, prossimamente qui un nostro post congiunto che cercherà di rendergli il merito che merita.

Di PostSecret ho parlato QUI.

lunedì 7 maggio 2007

autografo olografo


(il post di biancac è questo qui)

domenica 6 maggio 2007

più tardi, a milano...

Ci ho messo un po' più di 35 minuti ma sono di nuovo a milano. Ho appena scaricato la macchina: cartoni e cartoni di roba, in prevalenza libri (ma anche un delizioso servizio da tè)...
... per fortuna che ho un amico che fa volontariato in una biblioteca (e che, alle brutte, ho sempre un camino).

venerdì 4 maggio 2007

milano-siena in 35 minuti (e senza prendere l'autostrada)

Posto da Sovicille, paesino della campagna senese, l'internet veloce è arrivata anche qui, ma solo quando non piove, e visto che in questo momento non piove, posto in trasferta.

Ogni volta che vengo a siena in auto mi succede questa cosa: poco prima di imboccare l'autostrada a milano passo da San Donato e poco dopo essere uscito dall'autostrada, mentre percorro la firenze-siena, passo da San Donato. Una semplice omonimia. Ma ogni volta che leggo per la seconda volta quel nome, dopo tre ore e mezza di viaggio, penso a quanto sarebbe più comodo se i luoghi che condividono lo stesso toponimo potessero condividere anche lo stesso spazio. Non dovrebbe essere difficile, si tratterebbe di curvare lo spazio lungo la quarta dimensione in modo da far combaciare i paesi che hanno lo stesso nome.
Così io potrei prendere la macchina, andare in piazzale corvetto, dirigermi verso l'A1 ma appena arrivato a San Donato uscirei, entrerei nella cittadina lombarda, da questa passerei a quella toscana e a quel punto sarei solo a una trentina di chilometri dalla mia meta.

Non parlo di banale teletrasporto, parlo di "accordare" due spazi diversi in modo che siano in contatto. In un bel romanzo di Bob Shaw, Il terzo occhio della mente (Urania 832) c'è una casa che si trova contemporaneamente in più di una città (non ricordo quali, vado a memoria, i miei urania sono a qualche centinaio di chilometri da qui e non dispongo neanche di un banale teletrasporto per consultarli) e gli abitanti della casa possono decidere, uscendo, in quale città uscire. Qualcosa del genere si vede anche nel cartone Il castello errante di Howl (Hayao Miyazaki) ma lì è un po' più confuso.


La mia versione toponomastica di questi viaggi fantastici mi aprirebbe grandi possibilità, per esempio di Milano solo negli Stati Uniti ce ne sono una decina, in una decina di stati diversi. Quella che sta nel New Hampshire, per esempio, è un paesino, poco più di quattro case messe attorno a un incrocio, però è una vera figata, perché è vicinissima a una città che si chiama Berlin. Quindi io potrei uscire da casa mia, prendere la macchina, dopo poco le strade di di Milano (I) si confonderebbero con quelle di Milan (NH), quindi uscirei dal paese e percorrendo la White Mountain Road per poche miglia verso sud entrerei a Berlin (NH) per ritrovarmi subito dopo a Berlino (D). Mi girerei con calma la capitale tedesca e potrei essere facilmente di ritorno per cena, se avessi già preso degli impegni a riguardo.
Così come potrei percorrere il tragitto siena-milano in poco più i mezz'ora senza neanche dover prendere l'autostrada.

Ma purtroppo non è così. So già che domenica riprenderò l'auto e passerò da siena, passerò da san donato, tirerò dritto per firenze, barberino, ronco bilaccio, passerò da bologna, modena, reggio emilia, parma, piacenza, ancora da san donato e poi sarò nuovamente a milano. Già...

giovedì 3 maggio 2007

il segreto della settimana (26)

Non è che parto senza prima riprendere la tradizione dei Postsecret...

Questa settimana ho scelto questa, che non ha bisogno di traduzione e che mi pare un addio intenso e forse anche cattivo (magari mi piace solo perché mi sento io in un periodo di addii).

E questa settimana, oltre alle cartoline, PostSecret pubblica anche un paio di banconote con sopra delle scritte e l'effetto che hanno avuto su quelli a cui sono capitate in mano quei messaggi affidati ai soldi. Le scritte sulle banconote sarebbero anche un bel tema, ma non lo affronterò.

Di PostSecret ho parlato QUI.

(Goodbye, a settimana prossima)

mercoledì 2 maggio 2007

intanto, a napoli...

Sono stato rinchiuso per tre giorni in un castello freddo, buio, umido e bellissimo (che già conobbi e amai in passato). Ho avuto una mezza giornata "libera" l'unica mezza giornata in cui ha piovuto a dirotto. Ho mangiato benissimo (ma che ve lo dico a fare?). Non ho incontrato nessuno dei blogger campani che, più o meno, avevano detto che ci saremmo incontrati. Mi sono sorpreso di ricordare così nitidamente una città che vidi tanto tempo fa per così poco tempo. Sono stato bene.

Insomma, ho fatto pace con napoli.

(adesso lavoro come un facchino per un paio di giorni e quindi scappo a siena, prima o poi ci si ribecca)

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