È successo che una mia breve serie di post su Diabolik e il mondo che lo circonda, scritti in origine per 403 (e poi serializzati nella pagina facebook del medesimo) ha visto la via della carta a stampa all'interno di questo ricco e bel volume edito dal Comicon di Napoli.
È la prima volta che qualcosa scritto qui è poi andato da
qualche altra parte.
Il prossimo tragurado sarà farmi pagare per qualcosa scritto per 403, aggratis.
A proposito di questo blog, ho aggiunto una voce nella colonnina qui a destra, si tratta dei link a due mei tumblr: l'off topic di cui già dissi e favorisca documenta. Un tumblr che non conto di aggiornare spesso e che nasce da una mia ossessione per i documenti cartacei.
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martedì 29 maggio 2012
lunedì 28 maggio 2012
nel paese di rovereto
Pubblicato da
andrea 403
Non ero mai stato a Rovereto. La cittadina è proprio bella e ospitale. Ma è disabitata!
Io e la mia amica giravamo per il centro venerdì sera chiedendoci dove fosse la popolazione locale. Di sicuro non era a spasso per il paese, né nell'ottimo ristorante che avevamo selezionato dopo una attenta disamina di tripadvisor, un dibattito e uno spareggio tra i due candidati più promettenti attraverso breve sopralluogo.
Magari quelli di Rovereto erano tutti a Milano per il weekend.
Al MaRT non c'ero mai stato, è proprio un bel museo. Forse hanno esagerato un po' con gli scalini, ma a parte questo direi che è a posto.
Abbiamo visto tre mostre. Una dedicata a Gina Pane, un'artista francese che quando si faceva fotografare da lontano, vestita di nero, sdraiata in una cava mi piaceva anche. Ma poi ha fatto parecchie cose tipo tagliarsi con le lamette o i cocci di vetro, filmando e fotografando tutto, e quello m'è parso disturbante. Che poi, da ragazzino è capitato anche a me di tagliarmi con le lamette (intendo intenzionalmente, non facendomi la barba le prime volte, ossia anche radendomi, ma pure intenzionalmente) però è stato per un breve periodo e non ho mai pensato di chiamarla "body art", piuttosto "un momento difficile dell'adolescenza" ma non "body art". E Gina Pane ce la siamo passata via un po' in fretta, coprendoci gli occhi come i bambini coi film di paura.
Un'altra mostra era dedicata al "postmodernismo". Fatta bene. Penso che dia bene l'idea di cos'è stato questo movimento architettonico e di design. Mostrava anche un po' di cose di contorno (quadri, video musicali, costumi di scena). Magari nelle cose di contorno hanno largheggiato un po' con la definizione di postmoderno (Laurie Anderson che canta "Oh superman" è postmoderna? a me pare di no, ma vedere la sua bella faccia, in primissimo piano, proiettata 3 metri per 5 mi ha fatto comunque piacere).
Io negli anni '80 ero al liceo e il postmoderno me lo ricordo da vivo. A rivedere oggi quei mobili del Gruppo Memphis o dello Studio Alchimia fa una certa impressione. Quanto è più datata la roba anni '80 rispetto a quella dei '70 o dei '50. Chissà se l'essere programmaticamente effimeri era nelle intenzioni dei postmoderni...
Alla fin fine mi è piaciuta più la mostra sul postmoderno che quella che ero andato a vedere "Alice in Wonderland": «la prima mostra che affronta e analizza in modo completo l’influenza che i celeberrimi racconti di Lewis Carroll hanno avuto sul mondo delle arti visive». Concepita dalla Tate di Liverpool delle due l'una: o non è vero che questa eredità l'ha affrontata in modo completo oppure c'è da dire che l'influenza di Carroll sull'arte moderna e contemporanea è stata, in fondo, poca cosa.
Però di cose interessanti e piacevoli ne ho trovate, specie nella parte iniziale, quella ottocentesca, con stoffe, carte da parati e giocattoli ispirati alle illustrazioni del libro, qualche foto scattata da Carroll e – soprattutto – parecchie matite originali di Sir John Tenniel per le illustrazioni dei due libri di Alice. Che quelle io non le avevo mai viste, né a Londra né a Oxford, perché quelle – ho scoperto – se ne stanno al Rosenbach di Filadelfia.
Be' quando ho visto quei disegni a matita leggera, messi lì, così piccini (ché loro sono grandi tanto quanto le dimensioni dei disegni a stampa, ovviamente) mi sono un po' commosso.
Insomma, una due giorni in cui ci sono stati turismo, cultura, buona tavola, buona compagnia e pure un po' di commozione. Una gita completa nel suo genere.
Ah, c'è stato pure l'aneddoto curioso.
Poco prima di lasciare l'albergo vado in bagno e passo di sfuggita davanti alla sala del ristorante interno. Ci sono un sacco di persone a tavola, ma non stanno mangianfo (d'altronde son le tre, ormai avranno finito). Sono assorte, zitte, non parlano, non si guardano in faccia, sguardo a terra, serie serie. Qualcuno (da dove sono io non vedo chi) sta parlando a un microfono, non afferro le parole ma il tono è grave, quasi solenne. Torno nella hall e dico alla mia amica "in sala da pranzo c'è gente strana, forse è qualcosa di religioso... oppure una ricorrenza funebre".
Poi va in bagno lei e quando torna mi dice "ma hai visto quanti bicchieri hanno sul tavolo?" e io "no", e lei "ne hanno una decina a testa! guarda che quella è una degustazione di vini".
Ecco il perché di quelle facce comprese e assorte!
Be', io sono un cretino, si sa, che non si accorge che la gente invece che con un paio gli hanno apparecchiato con dieci bicchieri, ma i sommellier si prendono spesso troppo sul serio.
Almeno io la penso così.
Io e la mia amica giravamo per il centro venerdì sera chiedendoci dove fosse la popolazione locale. Di sicuro non era a spasso per il paese, né nell'ottimo ristorante che avevamo selezionato dopo una attenta disamina di tripadvisor, un dibattito e uno spareggio tra i due candidati più promettenti attraverso breve sopralluogo.
Magari quelli di Rovereto erano tutti a Milano per il weekend.
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Abbiamo visto tre mostre. Una dedicata a Gina Pane, un'artista francese che quando si faceva fotografare da lontano, vestita di nero, sdraiata in una cava mi piaceva anche. Ma poi ha fatto parecchie cose tipo tagliarsi con le lamette o i cocci di vetro, filmando e fotografando tutto, e quello m'è parso disturbante. Che poi, da ragazzino è capitato anche a me di tagliarmi con le lamette (intendo intenzionalmente, non facendomi la barba le prime volte, ossia anche radendomi, ma pure intenzionalmente) però è stato per un breve periodo e non ho mai pensato di chiamarla "body art", piuttosto "un momento difficile dell'adolescenza" ma non "body art". E Gina Pane ce la siamo passata via un po' in fretta, coprendoci gli occhi come i bambini coi film di paura.
Un'altra mostra era dedicata al "postmodernismo". Fatta bene. Penso che dia bene l'idea di cos'è stato questo movimento architettonico e di design. Mostrava anche un po' di cose di contorno (quadri, video musicali, costumi di scena). Magari nelle cose di contorno hanno largheggiato un po' con la definizione di postmoderno (Laurie Anderson che canta "Oh superman" è postmoderna? a me pare di no, ma vedere la sua bella faccia, in primissimo piano, proiettata 3 metri per 5 mi ha fatto comunque piacere).
Io negli anni '80 ero al liceo e il postmoderno me lo ricordo da vivo. A rivedere oggi quei mobili del Gruppo Memphis o dello Studio Alchimia fa una certa impressione. Quanto è più datata la roba anni '80 rispetto a quella dei '70 o dei '50. Chissà se l'essere programmaticamente effimeri era nelle intenzioni dei postmoderni...
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Però di cose interessanti e piacevoli ne ho trovate, specie nella parte iniziale, quella ottocentesca, con stoffe, carte da parati e giocattoli ispirati alle illustrazioni del libro, qualche foto scattata da Carroll e – soprattutto – parecchie matite originali di Sir John Tenniel per le illustrazioni dei due libri di Alice. Che quelle io non le avevo mai viste, né a Londra né a Oxford, perché quelle – ho scoperto – se ne stanno al Rosenbach di Filadelfia.
Be' quando ho visto quei disegni a matita leggera, messi lì, così piccini (ché loro sono grandi tanto quanto le dimensioni dei disegni a stampa, ovviamente) mi sono un po' commosso.
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Ah, c'è stato pure l'aneddoto curioso.
Poco prima di lasciare l'albergo vado in bagno e passo di sfuggita davanti alla sala del ristorante interno. Ci sono un sacco di persone a tavola, ma non stanno mangianfo (d'altronde son le tre, ormai avranno finito). Sono assorte, zitte, non parlano, non si guardano in faccia, sguardo a terra, serie serie. Qualcuno (da dove sono io non vedo chi) sta parlando a un microfono, non afferro le parole ma il tono è grave, quasi solenne. Torno nella hall e dico alla mia amica "in sala da pranzo c'è gente strana, forse è qualcosa di religioso... oppure una ricorrenza funebre".
Poi va in bagno lei e quando torna mi dice "ma hai visto quanti bicchieri hanno sul tavolo?" e io "no", e lei "ne hanno una decina a testa! guarda che quella è una degustazione di vini".
Ecco il perché di quelle facce comprese e assorte!
Be', io sono un cretino, si sa, che non si accorge che la gente invece che con un paio gli hanno apparecchiato con dieci bicchieri, ma i sommellier si prendono spesso troppo sul serio.
Almeno io la penso così.
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commenti
venerdì 25 maggio 2012
oggi vado e domani vedo
Pubblicato da
andrea 403
Ossia, oggi vado a Rovereto e domani vedrò la mostra (al MaRT) "Alice in Wonderland", magari poi torno e vi dico.
martedì 22 maggio 2012
tutto bene...
Pubblicato da
andrea 403
... anzi benissimo.
Il concerto di cui al post precedente ci è venuto proprio bene. Ce lo diciamo da soli, me ce l'ha detto anche il pubblico che è venuto a Corsico a sentirci (io, parlo tutto tronfio dicendo "noi" "noi", ma sul palco c'erano Lee e Rocco, io me ne stavo in fondo a proiettare immagini, per altro pure poche).
Il programma prevedeva di tutto: dalle sigle di Supergulp e Gli eroi di cartone alla Stripsody di Cathy Berberian, da brani tratti da telefilm, film, cartoni e musical, a canzoni di gruppi rock canadesi e reperti archelogici pescati nel repertorio delle nostre canzonette anni '60. C'era perfino una canzone originale di Rocco dedicata a Héctor Oesterheld, per dire.
Ma io resto infantilmente felice, anche per essere stato coinvolto in uno spettaolo che presentava una cover (cantata da Lee!) della canzone dei titoli del film dedicato nel 1976 alle Sturmtruppen.
Adesso sarebbe il caso di farlo girare un po' questo spettacolo. Vedremo di fare il possibile, anche se, si sa, noi artisti siamo così poco capaci di venderci!...
Il concerto di cui al post precedente ci è venuto proprio bene. Ce lo diciamo da soli, me ce l'ha detto anche il pubblico che è venuto a Corsico a sentirci (io, parlo tutto tronfio dicendo "noi" "noi", ma sul palco c'erano Lee e Rocco, io me ne stavo in fondo a proiettare immagini, per altro pure poche).
Il programma prevedeva di tutto: dalle sigle di Supergulp e Gli eroi di cartone alla Stripsody di Cathy Berberian, da brani tratti da telefilm, film, cartoni e musical, a canzoni di gruppi rock canadesi e reperti archelogici pescati nel repertorio delle nostre canzonette anni '60. C'era perfino una canzone originale di Rocco dedicata a Héctor Oesterheld, per dire.
Ma io resto infantilmente felice, anche per essere stato coinvolto in uno spettaolo che presentava una cover (cantata da Lee!) della canzone dei titoli del film dedicato nel 1976 alle Sturmtruppen.
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| Rocco e Lee durante una prova a casa mia [fonte] |
martedì 15 maggio 2012
stripsody!
Pubblicato da
andrea 403
Allora, a Corsico (MI) domenica alle 18:00 c'è un concerto e io ho scritto i testi.
Non nel senso che ho scritto i testi di tutte le canzoni che saranno cantate (per carità!) nel senso che, tra una canzone e l'altra, la cantante dirà delle cose che ho scritto io. Cose sui fumetti.
Procediamo con ordine: io ho questi due amici, Lee Colbert e Rocco Rosignoli, che cantano, suonano, arrangiano e a volte compongono pure. Abbiamo cominciato a far cose assieme grazie a Rosa Luxemburg e non ci si è più fermati. I due musici hanno fatto per conto loro un concerto in Scighera e, quando si è trattato di metter giù uno spettacolo che mescolasse fumetti e canzoni, sono rientrato in campo anch'io.
Per fortuna io ho dovuto fare poco, ché nello spettacolo più che altro si suona e si canta, con l'intento di presentare una raccolta di casi in cui il mondo dei fumetti ha felicemente incontrato quello musicale: canzoni d’autore, canzonette, colonne sonore, sigle televisive, MUSICAL! (Lee adora il musical) e poi, a un certo punto, Rocco smette di suonare la chitarra e Lee esegue “Stripsody”, composizione per sola voce di Cathy Berberian, che noi non ci facciamo mancare nulla.
Per darvi un'idea di cosa stiamo parlando vi metto qui un pezzetto della partitura di “Stripsody”.
Ganzo no?
QUI la pagina della rassegna di cui lo spettacolo fa parte (c'è anche il programma scaricabile in PDF con le nostre biografie – parlare di sé in terza persona è sempre un po' strano).
QUI la pagina facebook dell'evento (mi hanno detto che ogni evento che si rispetti deve essere anche su facebook e io, diligentemente, ho fatto la pagina facebook dell'evento).
La pagina facebook può dare l'erronea impressione che io abbia un profilo facebook, ma in realtà non è vero, quell'andrea pasini sono sì io, ma il profilo è come se non esistesse, io su facebook non ci voglio stare.
Ma starò volentieri a Corsico domenica prossima!
Inizio spettacolo ore 18:00.
(non è così fuori mano come potreste pensare e, dimenticavo, è gratis!)
Non nel senso che ho scritto i testi di tutte le canzoni che saranno cantate (per carità!) nel senso che, tra una canzone e l'altra, la cantante dirà delle cose che ho scritto io. Cose sui fumetti.
Procediamo con ordine: io ho questi due amici, Lee Colbert e Rocco Rosignoli, che cantano, suonano, arrangiano e a volte compongono pure. Abbiamo cominciato a far cose assieme grazie a Rosa Luxemburg e non ci si è più fermati. I due musici hanno fatto per conto loro un concerto in Scighera e, quando si è trattato di metter giù uno spettacolo che mescolasse fumetti e canzoni, sono rientrato in campo anch'io.
Per fortuna io ho dovuto fare poco, ché nello spettacolo più che altro si suona e si canta, con l'intento di presentare una raccolta di casi in cui il mondo dei fumetti ha felicemente incontrato quello musicale: canzoni d’autore, canzonette, colonne sonore, sigle televisive, MUSICAL! (Lee adora il musical) e poi, a un certo punto, Rocco smette di suonare la chitarra e Lee esegue “Stripsody”, composizione per sola voce di Cathy Berberian, che noi non ci facciamo mancare nulla.
Per darvi un'idea di cosa stiamo parlando vi metto qui un pezzetto della partitura di “Stripsody”.
Ganzo no?
QUI la pagina della rassegna di cui lo spettacolo fa parte (c'è anche il programma scaricabile in PDF con le nostre biografie – parlare di sé in terza persona è sempre un po' strano).
QUI la pagina facebook dell'evento (mi hanno detto che ogni evento che si rispetti deve essere anche su facebook e io, diligentemente, ho fatto la pagina facebook dell'evento).
La pagina facebook può dare l'erronea impressione che io abbia un profilo facebook, ma in realtà non è vero, quell'andrea pasini sono sì io, ma il profilo è come se non esistesse, io su facebook non ci voglio stare.
Ma starò volentieri a Corsico domenica prossima!
STRIPSODY! IL FUMETTO DIVENTA MUSICA
Corsico (MI) – Sala la Pianta, via Leopardi 7.Inizio spettacolo ore 18:00.
(non è così fuori mano come potreste pensare e, dimenticavo, è gratis!)
venerdì 11 maggio 2012
ciao, mi chiamo andrea...
... ho un problema di libri
Pubblicato da
andrea 403
citofono
io – sì?
citofono – sono portinaio...
io – sì?
citofono – qui c'è un po' di pacchi.
io – arrivo!
Ecco, diciamo che per qualche mese la terapia a scalare è andata bene poi stop.
È da un po' che ci sono ricascato.
Quelli sopra sono i pacchi arrivati oggi, sotto il loro contenuto (più qualcosina d'altro arrivato nei giorni scorsi). Non si tratta solo di novità, ché i libri da comprare là fuori possono essere usciti oggi o mesi o anni or sono, fa uguale. Il senso di gratificazione per me è uguale.
Niente, era solo un piccolo post per farmi bello col mio acquisto cronico e compulsivo di libri con le figure da cui proprio non mi riesce di guarire.
io – sì?
citofono – sono portinaio...
io – sì?
citofono – qui c'è un po' di pacchi.
io – arrivo!
Ecco, diciamo che per qualche mese la terapia a scalare è andata bene poi stop.
È da un po' che ci sono ricascato.
Quelli sopra sono i pacchi arrivati oggi, sotto il loro contenuto (più qualcosina d'altro arrivato nei giorni scorsi). Non si tratta solo di novità, ché i libri da comprare là fuori possono essere usciti oggi o mesi o anni or sono, fa uguale. Il senso di gratificazione per me è uguale.
Niente, era solo un piccolo post per farmi bello col mio acquisto cronico e compulsivo di libri con le figure da cui proprio non mi riesce di guarire.
mercoledì 9 maggio 2012
dice...
Pubblicato da
andrea 403
Dice: "com'è che non scrivi più?"
Dice: "ma è morto 'sto blog?"
Dice: "ti ricordavo con più capelli"...
(ehm, questo però è un altro problema)
Il fatto non è che non scrivo più. Il fatto è che ho troppo da scrivere.
Ho appena chiuso una storia breve di Diabolik in cui il maledetto criminale s'arrampica su per il Torrazzo di Cremona a caccia di uno Stradivari.
Ho appena spedito a cantante e chitarrista i testi per uno spettacolo musicale che mischia musica, fumetti, musica colta e canzonette (si terrà a Corsico il prossimo 20 maggio) domani c'è la prima prova da me, ma i musici si son già portati avanti col lavoro.
Sono in ritardo con un soggetto in cui Eva Kant si dà all'ippica e con una sceneggiatura in cui Diabolik fronteggia un giustiziere che quasi lo secca.
Sono in ritardo pure su un po' di altre cose che neanche mi va di nominare, da quanto sono in ritardo.
Questo per spiegare perché da queste parti è difficile che mi si veda (e non è che non mi dispiaccia, anzi, più non posso scrivere qui, più mi vengono idee a riguardo).
ah... quella cosa dei capelli me l'ha detta un'amica che non mi vedeva neanche da un mese e per la calvizie incipiente c'è chi mi consiglia lozioni di miglio e serenoa, mah...
Dice: "ma è morto 'sto blog?"
Dice: "ti ricordavo con più capelli"...
(ehm, questo però è un altro problema)
Il fatto non è che non scrivo più. Il fatto è che ho troppo da scrivere.
Ho appena chiuso una storia breve di Diabolik in cui il maledetto criminale s'arrampica su per il Torrazzo di Cremona a caccia di uno Stradivari.
Ho appena spedito a cantante e chitarrista i testi per uno spettacolo musicale che mischia musica, fumetti, musica colta e canzonette (si terrà a Corsico il prossimo 20 maggio) domani c'è la prima prova da me, ma i musici si son già portati avanti col lavoro.
Sono in ritardo con un soggetto in cui Eva Kant si dà all'ippica e con una sceneggiatura in cui Diabolik fronteggia un giustiziere che quasi lo secca.
Sono in ritardo pure su un po' di altre cose che neanche mi va di nominare, da quanto sono in ritardo.
Questo per spiegare perché da queste parti è difficile che mi si veda (e non è che non mi dispiaccia, anzi, più non posso scrivere qui, più mi vengono idee a riguardo).
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lunedì 23 aprile 2012
prima o poi
(ma più poi che prima)
Pubblicato da
andrea 403
Mettiamola così: sarei molto stupito se questo blog venisse aggiornato a breve. Davvero.
Non che mi faccia piacere l'idea... ma tocca rassegnarcisi.
Io penso che verranno tempi migliori.
Prima o poi.
Happy trails to you
Until we meet again
Happy trails to you
Keep smilin' until then
Who cares about the clouds when we're together
Just sing a song and think 'bout sunny weather
Happy trails to you
'Til we meet again
(Dale Evans)
Non che mi faccia piacere l'idea... ma tocca rassegnarcisi.
Io penso che verranno tempi migliori.
Prima o poi.
Happy trails to you
Until we meet again
Happy trails to you
Keep smilin' until then
Who cares about the clouds when we're together
Just sing a song and think 'bout sunny weather
Happy trails to you
'Til we meet again
(Dale Evans)
mercoledì 18 aprile 2012
dica tremilatrecentotrentatré
Pubblicato da
andrea 403
C'è un'idea che ho in testa sin da quando ero ragazzo, l'idea che possa esistere la figura di un terapeuta che operi, al contempo, su un'intera popolazione. Ossia una sorta di psicologo che invece di occuparsi dei singoli individui è in grado di analizzare (e intervenire su) le condizioni generali del popolo di un'intera nazione (uno psico-sociologo?).
Ossia uno capace, chessò, di stabilizzare l'umore di tutti gli spagnoli (ma non tutti tutti, intendo della maggior parte della popolazione) o un altro che riesca a escogitare pratiche antidepressive che funzionino per noi italiani, tutti quanti assieme.
Sarebbe una disciplina tutta da inventare, a cavallo tra l'arte, la manipolazione dei mezzi di comunicazione, la psicoterapia, la sociologia e chissà cos'altro. Una disciplina a cui non pensavo più da qualche anno, a dire il vero.
Poi oggi leggo un post su metafilter che parla di una ricerca dell'università di Bristol, una ricerca che ha monitorato l'umore del Regno Unito attraverso l'analisi dei post sui social network dei residenti in UK. Vi traduco l'abstract che prendo dall'articolo scientifico (articolo scaricabile qui):
Anche se, l'idea che i riot della scorsa estate fossero prevedibili grazie a questa analisi, mi pare ottimistica e che, in realtà, sia una di quelle "predizioni" realizzabili solo a posteriori di cui Nassim Nicholas Taleb parla (ripetutamente) nel suo libro "Il cigno nero".
Ossia uno capace, chessò, di stabilizzare l'umore di tutti gli spagnoli (ma non tutti tutti, intendo della maggior parte della popolazione) o un altro che riesca a escogitare pratiche antidepressive che funzionino per noi italiani, tutti quanti assieme.
Sarebbe una disciplina tutta da inventare, a cavallo tra l'arte, la manipolazione dei mezzi di comunicazione, la psicoterapia, la sociologia e chissà cos'altro. Una disciplina a cui non pensavo più da qualche anno, a dire il vero.
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| L'andamento dell'umore degli abitanti della Gran Bretagna negli ultimi 31 giorni. |
L'analisi su larga scala di contenuti dei social network permette la scoperta in tempo reale degli andamenti su larga scala delle opinioni e dei sentimenti della popolazione. In questo articolo analizziamo una raccolta di 484 milioni di tweet generati da più di 9,8 milioni di utenti provenienti dal Regno Unito negli ultimi 31 mesi, un periodo segnato dalla crisi economica e delle tensioni sociali. I nostri risultati, oltre a avvalorare la nostra scelta di metodo per l'individuazione dello stato d'animo del pubblico, presenterà anche interessanti andamenti che possono essere spiegati in realzione a eventi e cambiamenti sociali. Da un lato, le serie storiche che abbiamo mostrano che eventi periodici come il Natale e Halloween evocano andamenti d'umore simili ogni anno. D'altra parte, vediamo che un aumento significativo degli indicatori di umore negativo coincide con l'annuncio dei tagli alla spesa pubblica da parte del governo, e che questo effetto è ancora duraturo. Abbiamo anche indagato eventi come i disordini dell'estate 2011, così come un possibile effetto calmante in coincidenza dell'arrivo delle nozze reali [del principe William].Siamo ancora lontani dall'avere una terapia applicabile, ma mi sembra che si possano, forse, intravedere i primi strumenti diagnostici della disciplina che m'immaginavo da ragazzo.
Anche se, l'idea che i riot della scorsa estate fossero prevedibili grazie a questa analisi, mi pare ottimistica e che, in realtà, sia una di quelle "predizioni" realizzabili solo a posteriori di cui Nassim Nicholas Taleb parla (ripetutamente) nel suo libro "Il cigno nero".
lunedì 16 aprile 2012
403 tumbrl edition...
Pubblicato da
andrea 403
... o il ritorno di "off topic".
Adesso posso dirvelo: ho aperto un tumblr.
Sentivo la mancanza di un blog di servizio e quindi ho resuscitato il mio vecchio OT su una nuova piattaforma. I vecchi post di OT sono invece ancora un file xml sul mio disco fisso, in attesa che mi dedichi con un po' di testa alla loro migrazione (che sarà su blogspot, però).
Non sono interessato all'aspetto sociale della tumblrsfera (wow! tumblrsfera ha sei consonanti di seguito) quindi non conto di diventare follower di nessuno (seguo già dei tumbrl via feed e mi trovo bene così), mi serve solo un posto dove pubblicare, con lestezza, roba che trovo in giro.
Se però vorrete commentare potete, ci ho messo i commenti attraverso disqus e funzionano.
Finora ho postato 17 cose, cinque sono re-post, della dozzina di miei post "originali" (ossia sono sempre re-post, solo che per una dozzina la fonte non è interna a tumbrl) quello che ha avuto più successo è stato questo:
Sono stato ribloggato quattro volte! e ho preso pure un "like", evviva!
Ehm... ma non ero quello indifferente aspetto sociale della tumblrsfera?
Mah...
Adesso posso dirvelo: ho aperto un tumblr.
Sentivo la mancanza di un blog di servizio e quindi ho resuscitato il mio vecchio OT su una nuova piattaforma. I vecchi post di OT sono invece ancora un file xml sul mio disco fisso, in attesa che mi dedichi con un po' di testa alla loro migrazione (che sarà su blogspot, però).
Non sono interessato all'aspetto sociale della tumblrsfera (wow! tumblrsfera ha sei consonanti di seguito) quindi non conto di diventare follower di nessuno (seguo già dei tumbrl via feed e mi trovo bene così), mi serve solo un posto dove pubblicare, con lestezza, roba che trovo in giro.
Se però vorrete commentare potete, ci ho messo i commenti attraverso disqus e funzionano.
Finora ho postato 17 cose, cinque sono re-post, della dozzina di miei post "originali" (ossia sono sempre re-post, solo che per una dozzina la fonte non è interna a tumbrl) quello che ha avuto più successo è stato questo:
| Dain Fagerholm è un illustratore di Seattle che fa cose che mi lasciano freddino. Poi però si mette a renderle stereoscopiche e cambia tutto. Chissà com’è?… |
Ehm... ma non ero quello indifferente aspetto sociale della tumblrsfera?
Mah...
domenica 15 aprile 2012
postsecret live!
Pubblicato da
andrea 403
Qualche giorno fa avevo trovato questo filmato (in versione yuotube) su Brain Pickings, oggi Postsecret lo pubblica assieme ai suoi segreti settimanali nella versione ufficiale, quella con sottotitoli opzionali, anche in italiano.
Si tratta di Frank Warren, padre del progetto Postsecret, che tiene una delle conferenze del TED.
È da un po' che non pubblico la mia scelta tra i segreti domenicali di Postsecret, magari prima o poi ripiglio, è che – da un po' – non m'ispirano questo gran che. Ma l'affetto per il progetto resta e vedere Frank dal vivo (anche se nei suoi incontri è un po' troppo il testimonial del volemosebene) mi ha fatto lo stesso tenerezza.
Si tratta di Frank Warren, padre del progetto Postsecret, che tiene una delle conferenze del TED.
È da un po' che non pubblico la mia scelta tra i segreti domenicali di Postsecret, magari prima o poi ripiglio, è che – da un po' – non m'ispirano questo gran che. Ma l'affetto per il progetto resta e vedere Frank dal vivo (anche se nei suoi incontri è un po' troppo il testimonial del volemosebene) mi ha fatto lo stesso tenerezza.
giovedì 12 aprile 2012
la sala giochi di Caine
Pubblicato da
andrea 403
Il cortometraggio, di per sé, è carino. Racconta la storia (vera) di Caine, un ragazzino di 9 anni che costruisce, tutto da solo, un'intera sala giochi in cartone (progettandoli pure, i giochi) e se ne sta lì, nella parte anteriore del posto dove suo padre vende ricambi d'auto, in attesa di clienti per la sua sala giochi ma quelli, i clienti, non arrivano. È una strada di un'area industriale di East L.A. dove, di fatto, di passaggio non ce n'è.
Ciò non di meno Caine aspetta fiducioso e continua a creare nuove attrazioni per il suo locale e, dopo lunghi pomeriggi in attesa, un cliente lo trova.
È Nirvan, un uomo passato di lì per rimpiazzare la maniglia di uno sportello della propria auto. Nirvan è asffascinato dall'opera di Caine e Caine gli fa questa proposta commerciale: con un biglietto di un dollaro potrà fare due partite, ma per soli due dollari potrà ottenere un "fun pass" da cinquecento giocate!
Un affarone che Nirvan non si lascia sfuggire.
E l'uomo s'innamora di quella sala giochi in cartone di cui è il primo e forse l'unico cliente e (d'accordo col padre del ragazzo) decide di fare una sorpresa a Caine. Apre una pagina facebook dedicata a quella sala giochi fai da te, con lo scopo di organizzare per Caine una giornata speciale.
Il giorno stabilito il padre si porta via Caine con una scusa, per un po', e quando rientrano la Caine's Arcade è piena di gente – di clienti! – che sono lì per giocare e per festeggiarlo.
[fonte swiss-miss]
Nirvan è anche un filmaker e ha deciso di fare un piccolo film dedicato a Caine e a questo evento a sorpresa, si tratta del filmato qui sopra.
Il cortometraggio, di per sé, è carino ma io lo posto qui anche per un altro motivo. Perché quella della Caine's Arcade mi sembra una storia esemplare di come internet sia una sorta di lotteria per le storie, e quella del ragazzino di nove anni che progetta e costruisce la sua sala giochi di cartone e, contro ogni logica, si mette ad aspettare che arrivino i clienti, è una storia che ha vinto.
Non solo grazie a internet Caine ha avuto "il più bel giorno nella sua vita" (della sua vita fin qua, ovvio, che lui ha solo nove anni) non solo nel giro di pochi giorni è diventato famoso (mentre scrivevo questo post la pagina facebook della sua sala giochi ha superato i 52.000 fan, e il filmato sta facendo il giro della rete), ma Nirvan ha anche aperto un minisito in cui è possibile donare dei soldi per l'istruzione di Caine, con l'efficace slogan "immaginate cosa potrebbe diventare questo ragazzino con una laurea in ingenieria".
Obiettivo: 100.000 dollari, quando ho visto per la prima volta il sito, ieri sera, ne erano stati raccolti già 92.000. Oggi, mentre scrivo, si sono superati i 117.000. E sapete quando è cominciata la raccolta? Neanche quattro giorni fa.
Internet è una lotteria di storie e quella della sala giochi di Caine, decisamente, ha vinto.
Non a tutte capita.
Ciò non di meno Caine aspetta fiducioso e continua a creare nuove attrazioni per il suo locale e, dopo lunghi pomeriggi in attesa, un cliente lo trova.
È Nirvan, un uomo passato di lì per rimpiazzare la maniglia di uno sportello della propria auto. Nirvan è asffascinato dall'opera di Caine e Caine gli fa questa proposta commerciale: con un biglietto di un dollaro potrà fare due partite, ma per soli due dollari potrà ottenere un "fun pass" da cinquecento giocate!
Un affarone che Nirvan non si lascia sfuggire.
E l'uomo s'innamora di quella sala giochi in cartone di cui è il primo e forse l'unico cliente e (d'accordo col padre del ragazzo) decide di fare una sorpresa a Caine. Apre una pagina facebook dedicata a quella sala giochi fai da te, con lo scopo di organizzare per Caine una giornata speciale.
Il giorno stabilito il padre si porta via Caine con una scusa, per un po', e quando rientrano la Caine's Arcade è piena di gente – di clienti! – che sono lì per giocare e per festeggiarlo.
[fonte swiss-miss]
Nirvan è anche un filmaker e ha deciso di fare un piccolo film dedicato a Caine e a questo evento a sorpresa, si tratta del filmato qui sopra.
Il cortometraggio, di per sé, è carino ma io lo posto qui anche per un altro motivo. Perché quella della Caine's Arcade mi sembra una storia esemplare di come internet sia una sorta di lotteria per le storie, e quella del ragazzino di nove anni che progetta e costruisce la sua sala giochi di cartone e, contro ogni logica, si mette ad aspettare che arrivino i clienti, è una storia che ha vinto.
Non solo grazie a internet Caine ha avuto "il più bel giorno nella sua vita" (della sua vita fin qua, ovvio, che lui ha solo nove anni) non solo nel giro di pochi giorni è diventato famoso (mentre scrivevo questo post la pagina facebook della sua sala giochi ha superato i 52.000 fan, e il filmato sta facendo il giro della rete), ma Nirvan ha anche aperto un minisito in cui è possibile donare dei soldi per l'istruzione di Caine, con l'efficace slogan "immaginate cosa potrebbe diventare questo ragazzino con una laurea in ingenieria".
Obiettivo: 100.000 dollari, quando ho visto per la prima volta il sito, ieri sera, ne erano stati raccolti già 92.000. Oggi, mentre scrivo, si sono superati i 117.000. E sapete quando è cominciata la raccolta? Neanche quattro giorni fa.
Internet è una lotteria di storie e quella della sala giochi di Caine, decisamente, ha vinto.
Non a tutte capita.
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martedì 10 aprile 2012
ai margini
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andrea 403
Qualche giorno fa, Brian Pickings riparla del numero primaverile di "Lapham's Quarterly" per riportare un'elenco di marginalia, ossia di annotazioni che i copisti medioevali riportavano a margine dei manoscritti su cui cavavano gli occhi.
Non aspettatevi dotte chiose al testo copiato, la maggior parte sono lamentazioni (del freddo, della stanchezza, dell'inchiostro che fa schifo, si ringrazia Iddio che presto verrà buio).
Non è la prima volta che leggo marginalia ma – probabilmente poiché è la prima volta che ne leggo in inglese – come li leggo, questa volta mi vengono in mente altre scritte a margine, che ho vsito tanti anni fa in un libro che ho preso a Londra negli anni '80:
Il freddo, la stanchezza, la vernice che cola, la bomboletta del blu che è finita, il troppo buio in quel tunnel... A me sembrano quasi uguali :)
"Subway Art" è uscito nel 1984 ed è un libro fotografico che documenta il fenomeno di graffiti sui convogli della metropolitana di New York (nel 2009 è uscita una versione del 25ennale, in formato grande e con una settantina di foto in più) Martha Cooper e Henry Chalfant sono gli autori.
Non aspettatevi dotte chiose al testo copiato, la maggior parte sono lamentazioni (del freddo, della stanchezza, dell'inchiostro che fa schifo, si ringrazia Iddio che presto verrà buio).
[...] in uno scriptòrium possiamo trovare monaci [...] con gli occhi opachi, con certe facce stanche e annoiate. Certi monaci si stancano e si annoiano a star li nello scriptòrium a copiare i libri a mano, dalla mattina alla sera, per tutta la vita.Questo lo scriveva Giampaolo Dossena nel primo volume della sua "Storia confidenziale della letteratura italiana", per spiegare ai suoi lettori che gli scriptòria medioevali non erano tutti luoghi così romanzeschi come quello descritto nel fortunato romanzo di Umberto Eco di pochi anni prima. Ma torniamo a Brian Pickings, a "Lapham's Quarterly" e alla loro raccolta di marginalia:
Certi ragazzi si stancano e si annoiano, a scuola. Fanno dei disegnini, scrivono delle stupidaggini, sui quaderni, sui banchi. Anche certi monaci fanno così.
Per esempio in un libro copiato probabilmente nell’anno 783, probabilmeme in un monastero di Orléans (Francia), il monaco che lo copia, annoiato e stanco, mortalmente stanco, fa questa aggiunta, su un pezzo di pergamena che era restato bianco (traduciamo dal latino):
«Quanto a voi, lettori, che leggerete questo libro, curate bene la pulizia delle vostre mani, e tenete le vostre dita lontane clalla scrittura; perché chi non sa scrivere non pensa che sia una fatica, perché cinque servi aravano, tre lavoravano a fare i solchi. Oh, la scrittura, che grave fatica che e! Curva la schiena, rovina gli occhi, spezza il petto e le costole. E tu, fratello, che leggi questo libro, prega per il chierico Radulfus (Rodolfo) che lo scrisse nello scriptòrium di Sant'Aniano. Così Dio vi aiuti e vi protegga in tutte le vostre opere.»
Non è la prima volta che leggo marginalia ma – probabilmente poiché è la prima volta che ne leggo in inglese – come li leggo, questa volta mi vengono in mente altre scritte a margine, che ho vsito tanti anni fa in un libro che ho preso a Londra negli anni '80:
Il freddo, la stanchezza, la vernice che cola, la bomboletta del blu che è finita, il troppo buio in quel tunnel... A me sembrano quasi uguali :)
"Subway Art" è uscito nel 1984 ed è un libro fotografico che documenta il fenomeno di graffiti sui convogli della metropolitana di New York (nel 2009 è uscita una versione del 25ennale, in formato grande e con una settantina di foto in più) Martha Cooper e Henry Chalfant sono gli autori.
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lunedì 9 aprile 2012
con in testa questa...
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andrea 403
Stamattina mi sono svegliato con in testa questa. Ci tenevo lo sapeste.
lunedì dell'angelo
Pubblicato da
andrea 403
Una volta, tanto tempo fa, facevo il grafico per una casa editrice che adesso neanche c'è più. C'è stato un anno in cui in pausa pranzo si andava spesso a prendere il dammangiare da delle signore che avevano improvvisato una salumiera/rosticceria. Le chiamavamo "le funambole" per via dello spettacolo di arte varia che, ogni volta, mettevano su con le ordinazioni.
Chiedevi, chessò, un panino colla mortadella e una – con aria nervosa e confusa – affettava la bologna, la pesava impostando il prezzo, poi imbottiva il francesino e faceva il tutto su nella carta, intanto l'altra pesava una porzione di lasagne e cancellava il prezzo della mortadella e allora quella disfaceva l'imballo, disfaceva il panino, ripesava il salume e intanto questionava con la seconda che questionava di rimando.
E anche quando non questionavano le loro chiacchiere erano concitate e chiassose. Ricordo una volta, di questo periodo, che ciaccolavano tra loro su quando sarebbe caduta quell'anno la pasqua imminente e una, controllando sul calendario, comunicò all'altra che quell'anno, la festa, sarebbe caduta di domenica... l'altra ci rimugina un po' e poi commenta con aria pensosa: – "pasqua cade spesso di domenica".
E io, lì ad ascoltare incredulo, avrei tanto voluto inserirmi dicendo: – "però speriamo che l'anno prossimo cada di giovedì... così il lunedì dell'angelo cade di venerdì e possiamo fare il ponte lungo!"
Non ebbi cuore di farlo.
Buona pasquetta a coloro i quali, oggi, passano di qui.

















