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venerdì 18 novembre 2011

procrastinare? pensiamoci domani...

Lo so, dovrei già aver aperto altrove, scritto nuovi post, fatto chissàcché, ché qui la nave affonda. Ma invece traccheggio e tergiverso. Al punto che un'amica mi ha appena spedito questa qui.




Ero lillì per risponderle salacemente ma poi mi son distratto e m'è passata la voglia.

mercoledì 16 novembre 2011

piattaforma (2)

Visto che siamo in tema (di piattaforme e surrealtà)...


Elio e le storie tese – Piattaforma
(1989, "Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu")

martedì 15 novembre 2011

piattaforma


«piattaforma è quella cosa
che dovrebbe stare ferma
ed invece salta e ondeggia
che ti viene il mal di mar»


© gabriella marchi

Quando ancora il mio blog aveva un futuro e un indirizzo certo, avevo in animo di riprendere una mia piccola serie di post pubblicandone uno antologico di anacreontiche, affiancando un po' dei versi maltusiani presi dall'Almanacco Purgativo 1914 della rivista Lacerba (almanacco di cui ho da qualche parte un fac simile), versi di Ettore Petrolini e versi, molto più recenti, presi dal blog di anacreontica.

In futuro vedremo, per ora mi limito a questa brillante definizione a mio avviso molto adatta alla condizione di Splinder (di questi giorni e non solo di questi).


pillole di saggezza (8)

lunedì 14 novembre 2011

traslocando...

Visto che mi si chiedono lumi in tal senso, scrivo qui qualche informazione che spero possa risultare utile.

Una prima avvertenza. In questo momento di esodo i server di Splinder sono oberati di lavoro (stanno reggendo il peso del trasloco sia verso iobloggo, sia verso wordpress, sia verso i pc di chi si sta facendo una copia su disco del blog).

Ho letto di parecchi problemi durante il processo di migrazione verso entrambe le piattaforme. Il plug-in verso worpress s'impianta e dà errore di time-out, mentre l'importazione verso iobloggo anche quando non dà errore (e spesso lo dà) capita che si sia persa per strada parecchi post. Di questo riparlo dopo.

Comunque:

da splinder a wordpress
al momento su come traslocare verso wordpress non so nulla, solo che mi pare un po' un casino. Posso però mettere un paio di link a riguardo.

Qui ci sono informazioni riguardo al plug-in che permette di fare il trasbordo:

http://www.aioros.net/2011/11/10/splinder-importer-call-to-arms/
http://www.aioros.net/splinder-importer-2010/

Per passare a wordpress esiste anche un modo più semplice (ma che, forse, si perde per strada i commenti):

http://idiotaignorante.wordpress.com/2010/04/19/passa-a-wordpress-e-molla-splinder/

Questo secondo metodo prevede di passare, prima, da iobloggo.com.

da splinder a iobloggo

I passaggi sono questi:

per prima cosa devi aprire un account su iobloggo.com bisogna avere pazienza perché per la mail di registrazione c'è il rischio di aspettare un po' (il carico di alvoro causa esodo da splinder deve essere ingente per loro, e iobloggo non mi pare una piattaforma solidissima e attrezzatissima).

a registrazione ultimata, apri un blog su quella piattaforma e ti scegli un template per quel blog (oppure importi il tuo template da splinder, c'è una voce apposta nel menu che amministra i template, poi il template andrà sistemato un pochino, a me non pare una cosa proibitiva, ma ancora non ci ho messo la testa).

se però non sei molto vispo con codici e simili è meglio sceglierti uno dei template di iobloggo (del template di splinder puoi sempre copiarti il codice, salvartelo e farci esperimenti poi con calma passata la buriana).

creato il tuo blog su iobloggo devi andare nel menu "amministra" e scegliere la voce "importa archivi"

scegli "splinder"

e a quel punto hai una pagina che ti guida, passo passo, dicendoti cosa devi fare al tuo blog di splinder affinché iobloggo riesca a succhiarselo

in particolare bisogna:

1. segnalare, in quella pagina di iobloggo, il nome del blog di splinder da cui deve prendere i post.

2. sempre in quella pagina segnalare, con gli appositi menu a tendina, da che mese e anno a che mese e anno è stato attivo il tuo blog su splinder.

3. andare su splinder (blog -> template) e cambiare il template del tuo blog copiando il codice che trovi sulla pagina di iobloggo.

IMPORTANTE: è buona cosa che tu ti copi e ti salvi il codice del tuo template su splinder (in un file di testo) perché, finita l'operazione, dovrai rimetterlo al suo posto. Se su splinder hai un teplate di quelli standard attualmente disponibili su splinder puoi anche fregartene e poi risceglierlo tra quelli. Ma un bel copia e incolla del codice, a me, sembra più semplice anche in quel caso.

4 e 5. impostare ora e paginazione del blog di splinder come ti dicono loro (li trovi nel menu "configura" di splinder, andando poi alla voce "impaginazione" ossia blog -> configura -> impaginazione).

6. se su splinder hai un blog privato, a questo punto lo devi rendere pubblico, altrimenti non lo importa.

(se il tuo blog è privatissimo e non vuoi che gli ultimi post siano visibili durante l'operazione di importazione puoi fare un paio di post con testo a caso, tipo che ti copi un paio di voci da wikipedia, e così mentre importi non si dovrebbe leggere nulla di riservato).

IMPORTANTE: controlla bene quello che fai, e fai esattamente quello che ti dice la pagina di iobloggo, a me è capitato di non riuscire a importare un blog perché invece dell'orario avevo settato il fuso orario. Un'amica aveva dimenticato di segnare nella pagina di iobloggo il nome del suo blog su splinder. Trattandosi di operazioni poco usuali, anche se sono poche e semplici, è facile fare piccoli errori che invalidano l'operazione.

A questo punto puoi dare il via all'importazione, che prende un po' di tempo... durante l'operazione il tuo blog su splinder sarà inguardabile e non navigabile, per via del template che gli hai incollato.

alla fine dell'operazione dovresti avere un blog su iobloggo con i medesimi contenuti di quello di splinder. Però...

Però, come dicevo, attualmente è tutto un casino, sia splinder che iobloggo sono sovraccarichi, iobloggo può dare "server error" oppure dire che è andato tutto bene e invece ha importato solo parte dei post.

Per il "server error" conviene fare l'operazione a rate. Magari un anno alla volta, dal più recente ai più vecchi e, negli anni che danno errore, un mese alla volta, sempre dal più recente al più vecchio (quest'ordine pare funzioni meglio che dal più vecchio al più recente l'ho scoperto qui: http://ninoland.splinder.com/post/25749040 dove, per altro, trovate queste stesse istruzioni in modo meno discorsivo e, probabilmente, più chiaro :)

Per i post persi l'unica maniera che ho trovato è ripetere più volte l'operazione, sperando che - un po' alla volta - arrivi a casa tutto.

Come si fa a sapere se i post ci sono tutti? Splinder in organizza -> post ti dice quanti post hai nel blog e lo stesso fa iobloggo in ammistra -> statistiche -> generale, se i due numeri sono uguali, sei a posto.

A questo punto, finita tutta l'operazione rimetti su splinder il template che avevi, e ripristina la paginazione se prima l'avevi attiva.

in questo modo il blog di splinder torna leggibile....

(finché durerà splinder, ovviamente :)


venerdì 11 novembre 2011

splinder e non più splinder

Il punto della situazione per quanto ne so io: non è certo che splinder chiuda, ma è proprio la mancanza di certezze che mi inquieta di più.

La data del 24 viene fuori dal commento 63 a questa discussione qui. E chi lo ha lasciato dice di aver parlato al telefono con qualcuno di splinder ma naturalmente potrebbe anche essere un troll, probabilmente lo sarà. Lo stesso utente che ha cominciato la discussione, in una nota successiva, invita alla calma.

In ogni caso mi pare un po' più che sospetto il fatto che:

1) splinder abbia smesso di accettare (e senza spiegazione) nuovi utenti e nuovi blog (anche gratuiti, non solo pro) ormai da mesi e solo ora lo annunci ufficialmente.

2) la voce di chiusura è ormai - da giorni - diffusissima, e la redazione di Splinder finora NON ha dato nessuna risposta in merito, quando se fosse una notizia falsa smentire sarebbe di vitale importanza, visto il numero di utenti che alla fine, se fosse una bufala, saranno comunque andati a finire altrove.

Il post che linko sopra è da "Soluzioni" il blog di assistenza di splinder, è di QUATTRO giorni fa e la redazione (che in teoria modera quel blog) NON ha lasciato neanche due righe per dire che non c'è motivo di preoccuparsi. Sarà solo colpa del passaggio di proprietà della piattaforma? Mah... Speriamolo.

Quindi è probabile che la data del 24 sia sbagliata causa troll (potrebbe essere dopo o molto dopo ma anche essere molto PRIMA! per quanto ne sappiamo) ma che splinder stia colando a picco mi pare una possibilità estremamente concreta.

Poi è vero che non c'è nulla di ufficiale a riguardo, ma dopo quattro giorni questa mi pare una cosa molto più preoccupante che confortante.

Il mio consiglio è quindi comportarsi come se Splinder dovesse chiudere, anche prima del 24, se poi non lo facesse, meglio così, sarà stata l'occasione di fare un backup del blog.

giovedì 10 novembre 2011

ok, panico

Quando Dada chiuderà Splinder io non credo che continuerò a bloggare.
Non a breve quantomeno.

Quando Dada chiuderà Splinder, per esempio il 24 novembre, non è che ci sarà da aspettarsi chissà quali annunci tempestivi. Ci sono dei precedenti a riguardo.

Quando Dada chiuderà Splinder, anche se non continuerò a bloggare (non a breve quantomeno) non vorrei che lo storico di quanto da me postato su questa piattaforma fosse perso o non più leggibile e quindi quando Dada chiuderà Splinder lo storico dei miei post su 403, su OT e su AND proverò a sportarlo altrove.
Facile che sia su 403.iobloggo.com molto meno probabile che sia su errore403.wordpress.com.

Se volete che vi avverta, se e quando riapro da qualche parte, scrivetemi qui:


403and@gmail.com


così se e quando riapro vi mando una mail e voi lo sapete (che a me, per fare un esempio, non avere più Nebbia tra i lettori, se mai ricominciassi a bloggare, a me dispiacerebbe).

Se invece dovessimo perderci di vista, è stato bello, finché è durato.

E questo è tutto, gente!

lunedì 7 novembre 2011




L’appello, rivolto a tutti i mezzi di comunicazione italiani, è di dedicare quotidianamente uno spazio, anche piccolo, a quanto resta da fare e anche a quanto è stato fatto e si farà a L’Aquila.
Mafalda, con la sua semplicità, lo chiede a voce alta: “L’Aquila: a che punto siamo?”. Una piccola testimonial d’eccezione, la cui immagine può essere utilizzata da tutti coloro che, sposando lo spirito di informazione alla base di tutto questo, potranno utilizzare come logo per spiegare, appunto, a che punto siamo.

È un'iniziativa voluta da Ivan Giovannucci dell'agenzia letteraria Caminito (che rappresenta, tra gli altri, anche Quino, l'autore di Mafalda), il comunicato stampa lo si trova QUI, la relativa pagina facebook QUI.

Indipendentemente dagli esiti di questa campagna, perdere di vista L'Aquila e la sua mancata ricorstruzione, non è un bene.
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coazione a ripetere




Secondo quelli di Oh No They Didn't! i poster da film hollywoodiani possono essere ricondotti a tredici tipi fondamentali. QUI la catalogazione con ricca casistica di esempi [via neatorama].




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shut up little man


Traduco da boingboing, post di martedì scorso:

Nel 1987, Eddie e Mitch si trasferirono in un appartamento economico a San Francisco dove, attraverso le sottilissime pareti, fecero la conoscenza dei loro vicini, due alcolisti di mezza età: Raymond (un furioso omofobo) e Peter (un appariscente gay). Per 18 mesi, Eddie e Mitch usarono un microfono fuori dalla finestra della loro cucina per documentare la bizzarra relazione tra i due vicini mezzi matti, dando così il via, senza volerlo, a uno dei primi fenomeni "virali" controculturali, nel mercato della audiocassette underground.

Su tutta questa vicenda Matthew Bate ha girato, usando interviste e ricostruzioni, un documentario che è stato presentato all'ultimo Sundance. Questo è il trailer:



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libri (in realtà uno solo, ma altri due li avevo di già)



Questa settimana, ad aspettarmi in portineria c'era solo un libro: Thomas Eccardt, Secrets of the Seven Smallest States of Europe: Andorra, Liechtenstein, Luxembourg, Malta, Monaco, San Marino and Vatican City (Hippocrene Books) che, come si può intuire dal titolo, si occupa dei sette più piccoli Stati europei. Ne sunteggia i tratti comuni nella prima parte e poi si dedica alle peculiarità del singolo stato nella seconda. In realtà di gran segreti non mi pare ne riveli, però.
Lo sto leggiucchiando, l'introduzione mi ha fatto temere il peggio da quanto è buttata lì, in realtà il libro – pur senza guizzi e con un atteggiamento un po' scolastico – è interessanete il giusto.

Il libro di questa settimana va a fare il paio con altri due, che mi sono procurato tempo addietro ("fare il paio", se si tratta di tre pezzi non si dice, diciamo allora che va a fare tripletta).



  



Erwin S. Strauss, How to Start Your Own Country (Paladin Press) e John Ryan, George Dunford, Simon Sellars, Micronations: The Lonely Planet Guide to Home-Made Nations (Lonely Planet). Due libri deidicati a nazioni ancor più piccole di quelle del libro di Eccart, quasi tutte più piccole ancora di Città del Vaticano!

Stiamo parlando di posti veri e propri come il Principato di Sealand ma anche di luoghi come il regno e la repubblica di Talossa, di fatto entrambi esistenti solo su internet. Io su queste cose ci perderei le ore!

(ehm... non è che ce le perderei, ce le predo davvero!)
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delle città nel tempo come fossero uova



Restando in ambito geografico vi riposto qui una bella cosa che ho trovato su Strange Maps: un'alalogia tra le uova e l'evoluzione delle città nei secoli:





uovo sodo – antica
uovo al tegamino – sec. 17/19
uova strapazzate – moderna

QUI il post di Strange Maps, che ha preso l'immagine da QUI.
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e per finire... murmuration!



Ricordate il mio post di stamattina? "Murmuration" in inglese è il termine che indica uno stormo di storni (di storni su 403 vorrei proprio riparlarne, prima o poi). "Murmuration" è anche il titolo di questo filmato sul fiume Shannon, in irlanda, realizzato da Liberty Smith e di Sophie Windsor Clive [via ticklebooth]:



tutti insieme appassionatamente


Sciame, branco, stormo, banco, mandria, gregge, colonia, muta e, a volte, pure tribù. A me non ne son venuti in mente altri, ma di certo qualcuno mi è sfuggito, però quanti me ne saranno sfuggiti? Decine? Non penso...
 




 



Sto parlando di nome collettivi di animali, dai, si era capito. A molti animali fa piacere fare cose assieme. Ecco, qualche giorno fa ho scoperto che in lingua inglese esistono nomi collettivi specifici per un sacco di animali... Laddove noi abbiamo "branco", loro ne hanno a bizzeffe.
 






Noi abbiamo un branco di lupi, loro hanno un "pack of wolves" , noi abbiamo un branco di elefanti loro hanno un "herd of elephants", perfino per un branco di alligatori in inglese c'è una parola appropriata: "congregation", "congregazione" come per le chiese, curioso accostamento.
 



Le voci atroci – Mandria

 



Quando poi si parla di uccelli c'è da perderci il capo. Da noi si dice "stormo", magari qualche volta si usa "volo" (un "volo di quaglie") ma a me non ne vengono in mente molti altri.  Per gli inglesi è diverso, molto diverso.
 A causa della loro tradizione venatoria l'inglese medioevale ha adottato nomi collettivi diversi per specie di uccelli diverse, la relativa pagina della wiki ne riporta una cinquantina.
 




 


Un generico stormo di uccelli è un "flock" ma se sono piccioni è un "kit", se sono passeri è un "host", se sono allodole è un "exaltation", se sono storni il termine giusto è "murmuration".

Pur avendo noi pochissimi nomi tra cui scegliere, rispetto all'inglese, può capitare che ci possano essere dei dubbi su come rendere in italiano uno dei loro nomi collettivi. Per esempio qui c'era chi si chiedeva se i pipistrelli fossero un "branco" in quanto mammiferi o uno "stormo" in quanto volatili. E può benissimo essere che siano uno stormo quando sono in volo e un branco quando stanno fermi.



Questo è un post propedeutico a quello che farò, spero, nel pomeriggio. Quello in cui metto in fila un po' di cose che mi sono appuntato nel corso della settimana. Lì, alla fine, tornerà questa cosa dei nomi degli stormi d'uccelli, uno in particolare.

can't seem to find a shore


New Musik – This World Of Water ("From A To B", 1980)


Terzo singolo presente sul primo dei tre album (uno all'anno fino all'82) del gruppo di Tony Mansfield, prima che si mettesse a fare il produttore a tempo pieno per altri (Naked Eyes, a-ah e Captain Sensible le cose più famose).

Quasi tutta la musica che ho comperato negli anni '80 mi piace ancora oggi, e i New Musik proprio non fanno eccezione.

Oggi vi buonanotto con loro.

Buona settimana!

domenica 6 novembre 2011

zombie apocalypse



Se arrivasse l'apocalisse degli zombie
io tornerei dal mio ex
lui ha un piano per sopravvivere



PostSecret sta facendo i conti col successo della sua App per iPhone: in due mesi lì ha ricevuto più messaggi di quanti la sua casella di posta cartacea non abbia fatto in sette anni! Siamo sopra i 600 mila, forse anche sopra i 700.

PostSecret dentro la App è abbastanza diverso da quello fuori, per esempio lì finiscono in evidenza "segreti" più omogenei (quasi tutte storie edificanti e/o strappalacrime) che spesso non sono segreti veri, ma fatti capitati nella vita di chi li manda (tipo "mi è appena morta la moglie", per dire).

I PostSecret cartacei da pubblicare sul sito (e sui libri) li sceglie Frank, quelli in evidenza nell'App li sceglie il pubblico dell'App. Purtoppo, ai miei occhi, sono la dimostrazione di come la democrazia compia scelte sempre meno buone rispetto a una dittatura illuminata.

Poi, visto che nessuno può garantirci che una dittatura sia davvero illuminata (anzi, chi fa domanda per diventare dittatore raramente è una brava persona, lo ammetto) la democrazia resta ancora l'unica opzione percorribile (ma non per i PostSecret cartacei, fortunatamente).

Poi Frank fa appunto di testa sua, e ho scoperto che quello che settimana scorsa mi ha spacciato come un segreto cartaceo (e che io ho pure pubblicato qui) era in realtà un segreto preso da quelli dell'App. Magari voleva un segreto per Halloween e tra i cartacei non ce n'erano e allora lo ha preso da lì. Il dittatore illuminato non è obbligato a seguire le proprie regole.

"PostSecret è un progetto artistico comunitario in divenire in cui le persone spediscono i propri segreti su un lato di una cartolina fatta a mano".

La prima volta ne ho parlato qui.



segreti della settimana (97)

sabato 5 novembre 2011

speriamo presto, eh...


venerdì 4 novembre 2011

ancora motivi per cui il mondo di diabolik non è il nostro mondo

Visto che questa settimana l'ho come un po' dedicata a Diabolik, riprendo e (per il momento) concludo l'elenco di ragioni per cui Clerville non è logico pensare che si trovi nel nostro stesso mondo, men che meno in italia.



11. mai uno che dica "cazzo!"
È incredibile come anche tossici, spacciatori, strupatori o mafiosi il massimo di turpiloquio che si lascino sfuggire sia "malezione!", "bastardo!" o "dannazione!"
Da noi la gente, pure la brava gente, dice "cazzo" e poi "culo", "merda", "porco cazzo", "vaffanculo", "stronzo" e parecchie altre brutte parole. Per tacere delle bestemmie.

12. ci sono più gioiellerie che negozi di alimentari
E non solo, sul suolo cittadino di Clerville si contano almeno quattordici strutture carcerarie (e in giro per quel piccolo staterello ce ne sono almeno altrettante), l'attività di avvocati e agenzie investigative, porta valori e guardie giurate prospera come non mai e la presenza nel territorio di posti di polizia è ingente. Non stupisce se in un posto del genere i cittadini vivano un po' in ansia. E, in effetti, un quarto degli ospedali sono strutture psichiatriche.
Noi abbiamo indici diversi sia per quanto riguarda la criminalità sia rispetto al consumo dei beni di lusso e può essere che le due cose siano collegate.

13. se qualcuno è mancino, in fondo, un motivo ci sarà
L'economicità narrativa (caratteristica molto marcata nelle storie di Diabolik) non prevede troppe note "di colore" se qualcuno ha una qualche caratteristica che lo allontana dalla norma, prima o poi questa caratteristica dovrà servire alla storia raccontata. Per questo motivo di mancini, di obesi o ciechi ce ne sono in giro pochissimi.
Da noi circa una persona su dieci è mancina.

14. i nostri mondi cambiano a velocità diverse
A Clerville non c'è gente di colore, o quasi. Piuttosto s'incontra qualcuno dai tratti orientali (e mica spesso) ma neri ben pochi. Probabilmente nel mondo in cui esiste Clerville i flussi migratori tra continenti sono un fenomeno presente, ma meno significativo di quanto non lo sia per noi oggi. Nel 1962 Clerville assomigliava all'Italia più di quanto non ci assomigli oggi.
Anche la teconologia là ha fatto passi avanti in maniera strana. Per dire: hanno internet, ci sono gli hacker o la realtà virtuale ma in compenso non è strano vedere, persino in uffici importanti, apparecchi fax che funzionano ancora col rotolo di carta chimica e la stessa polizia scientifica è tecnologicamente al pari con la nosra solo occasionalmente.
Qui da noi il progresso è stato più omogeneo.

15. Clerville è uno Stato laico
Così laico che è quasi impossibile trovare simboli religiosi in giro. Per dire, neanche nei cimiteri è facile vedere una croce, men che meno la statua di una madonna. In quarantonove anni di avventure di Diabolik sarà capitato giusto un paio di volte di incappare in una chiesa.
Da noi no, la Chiesa è un po' più presente che da loro. A volte anche troppo.



E per concludere vi dico una cosa che prima era diversa e adesso non lo è più: da nove anni a questa parte gli abitanti di Clerville non hanno più pudore a nominare la loro moneta. Da quando è entrato in vigore l'euro, nel 2002, a Clerville nessuno ha problemi a dire la parola "euro", proprio come capita da noi. "Quanto costa questa maglietta?" "costa trenta euro", sembra una cosa facile da dire. Prima però mica era così. Prima nessuno aveva piacere a nominare la valuta locale, si parlava di 20 milioni, di 100 milioni, anche di miliardi... ma si ometteva sempre di dire miliardi di cosa, mentre da noi, prima del 2002, nessuno aveva problemi a dare un nome a quei miliardi, da noi erano lire.

(le immagini di questo post le ho prese dal catalogo Mycrom)

giovedì 3 novembre 2011

l'incostanza delle parole

Quando ero ragazzo io, il linguaggio informatico cominciava a uscire dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori, a scuola avevo uno Spectrum Plus, il mio amico carlo - ben prima di me - aveva uno ZX81, Vic20 e Commodore64 spopolavano. E poi l'incontro col primo personal IBM appena entrato nel mondo del lavoro, per passare poco dopo al mio primo Mac (sempre al lavoro, che per averne uno in casa che sostituisse il mio Olivetti M24 ce ne sarebbe voluto di tempo).

Il quel periodo la parola "default" la si usava solo nella locuzione "di default" che voleva dire "automaticamente", "in automatico" e dall'ambito strettamente informatico a volte tracimava nel linguaggio di tutti i giorni "appena torno a casa, di default, mi tolgo le scarpe". Non era necessariamente una posa, era che molti di noi (e io anche meno di altri) erano proprio immersi in quel linguaggio lì, tanto che sentirsi dire
 da un amico, al cinema, "shifta di un posto" era una cosa normale e comprensibilissima.

Oggidì quando sentiamo nominare la parola "default" in automatico ci viene da pensare subito a qualcosa d'altro, anche a me. E io ho un po' nostalgia di quando "il default" non aveva ancora sostituito "di default". 

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Quando ero ragazzo, e anche bambino, un "intrigante" era, né più né meno, una "persona che cerca di ottenere vantaggi o favori con intrighi o raggiri", la Milady dei Tre Moschettieri era un'intrigante, per dire.

Oggidì non faccio pari a sentir parlare di cose e situazioni (e pure persone) che sono imtriganti, ma nel senso di "interessanti, affascinanti e attraenti". E io, tutte le volte che lo sento dire, penso a Milady e ai suoi loschi piani.

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Quando ero ragazzo io si diceva "squillo di lusso" e a nessuno sarebbe mai venuto in mente di tirare fuori ricche carte da cento mila lire per scoparsi qualcosa del genere:


mercoledì 2 novembre 2011

il covo diaboliko

Oggi ricorrono i morti, mi pare giusto celebrare la cosa mostrandovi uno dei "covi" dove nascono (e sopratutto vengono rifinite) le storie di Diabolik che, trai personaggi del fumetto mondiale, è uno di quelli che ha lasciato più morti dietro di sé.



Questa è la mia scrivania presso la redazione Astorina (le spillette però di solito non ci sono). Facendo click sull'immagine potete guardarla un po' più grande. Dopo il continua, invece, una breve leggenda di quanto mostrato.




1. piani per un trucco di diabolik disegnati dal direttore mario gomboli in persona. Si tratta di un sistema per bloccare un furgone blindato, narcotizzandone gli occupanti. Non posso dire di più perché la storia è lungi dall'essere pubblicata.
Sotto a questo foglio la relativa sceneggiatura, che deve essere in parte riscriitta. Titolo di lavorazione: segreto.
2. sceneggiatura che ho appena finito di scrivere e che, quanto prima, sarà inviata al disegnatore giuseppe di bernardo. Titolo di lavorazione: "La catena di ghiaccio" è il seguito dell'albo "Fermate la ghigliottina", albo che ho appoggiato lì sopra per essere sicuro che non si leggessero certi appunti di lavorazione sul primo foglio della sceneggiatura (data la qualità della foto è stata una precauzione inutile, ma visto che svelavano parte del finale, meglio andarci cauti).
3. riassuntini per le quarte di copertina delle ristampe che stanno uscendo in edicola per Mondadori.
4. lingotto d'oro da 500 grammi. In realtà è una stampata in misura, poi ritagliata, di un lingotto. Nella storia che sto scrivendo adesso, Diabolik ne ruba una ragguardevole quantitià. Il modellino mi è servito per provare alcune scene.
5. scenggiatura di diego cajelli, titolo provvisorio "Gli adepti".
Sotto alla sceneggiatura una pila di soggetti inviati dai lettori, in attesa di essere esaminati.
6. flyer pubblicitario dei lingotti di diabolik.
Sotto la Guida turistica di Clerville, strumento indispensabile per scrivere e rivedere le sceneggiature del "maledetto criminale".
Sotto ancora un'altra sceneggiatura - questa di patricia martinelli - anch'essa dal titolo provvisorio segreto.
7. product placement: acqua lauretana.
8. altri soggetti mandati dai lettori, da leggere e valutare.

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Perché tanti titoli provvisori segreti? Visto che ci troviamo a lavorare su tante storie simultaneamente, è importante che il titolo di lavorazione ci faccia ricordare SUBITO di quale storia stiamo parlando. Quindi, molto spesso, il titolo di lavorazione si riferisce all'idea cardine della storia e, spesse volte, l'idea cardine è un colpo di scena. Qualche volta è IL colpo di scena, quello che salta fuori in fondo in fondo. Ciò fa sì che i titoli di lavorazione siano spesso segretissimi e non possano essere svelati a nessuno al di fuori della redazione.

A proposito di morti, in linguaggio interno alla redazione, col termine "cadevere" indichiamo la stampata della sceneggiatura piena di correzioni che è stata sostituita da una nuova versione corretta. Di ogni sceneggiatura abbiamo quindi la stampata e almeno un cadavere (che ci serve per riscotrare le correzioni fatte). Il termine credo l'abbia coniato licia ferraresi, la mia capa.

martedì 1 novembre 2011

la paura fa 50



Oggi è uscito, ufficialmente, il numero di novembre 2011 di Diabolik, quindi oggi Diabolik comincia il suo cinquantesimo anno di pubblicazioni.
Per festeggiare questi cinquant'anni ci inventeremo parecchie cose, di sicuro ci sarà una mostra dedicata ai primi dieci lustri del Re del Terrore, tra un anno uscirà una pubblicazione speciale (molto speciale) e in mezzo altre cose capiteranno.

Il primo, piccolo, segno di festeggiamento sono queste spilline qui (che si sono viste in anteprima a Lucca nei giorni scorsi) il secondo è il quadratino col medesimo logo che fa capolina in copertina dal numero uscito oggi. 




Quella che si vede qui sopra è la tastiera della mia postazione in redazione, magari domani vi pubblico una foto (con legenda) di tutta la scrivania, che è facile non freghi a nessuno, ma io quando posso mostrare il disordine in cui opero sono sempre infantilmente contento.