Recent Posts

venerdì 2 ottobre 2015

persi e ritrovati (1)

Sono sul ciglio di un crinale. Alle mie spalle ci sono le quaranta pagine autobiografiche (che ho appena finito di leggere) che fungono da introduzione al resto del libro, davanti a me ci sono trecento pagine (tutte ancora da leggere)  tutte di narrativa. Sono anni che non leggo più narrativa (fumetti a parte) se non in casi del tutto eccezionali e non so ancora se questo sarà uno di quelli.

Del perché non leggo più narrativa non saprei dire bene, non qui almeno. Di sicuro non è stata una scelta. È capitato. Sta capitando.

Il libro in questione è La principessa sposa di William Goldman, edizione originale del 1973 da noi è stato pubblicato nell'88 da Sonzogno (ristampato nel '90 da Bompiani) col titolo “La storia fantastica” (per via dell'omonimo film uscito l'anno prima) e poi nel 2007 l'ha ritradotto e riedito Marcos y Marcos.

William Goldman è scrittore e sceneggiatore, di suo in Italia è stato pubblicato poco e in catalogo resta solo questo libro qui, ma di film scritti da lui c'è caso ne abbiate visti. Per dire, si è vinto due Oscar uno per “Butch Cassady” e l'altro per “Tutti gli uomini del presidente”. Ha sceneggiato cose come “Misery non deve morire” e “Il maratoneta” (questo tratto da un proprio romanzo). È ancora in attività.

La storia che racconta nelle prime quaranta pagine de “La principessa sposa” (libro di William Goldman) è come, da ragazzino, “La principessa sposa” (romanzo di S. Morgenstern) gli abbia cambiato la vita. Un romanzo di avventure zeppo di tutto quello che uno di dieci anni vorrebbe leggere. Quel romanzo lì, poi per davvero, lui non lo aveva neanche mai letto, gli era stato letto ad alta voce da suo padre durante una malattia. E quando, ormai diventato grande, diventato scrittore e sceneggiatore e diventato a sua volta padre, ha voluto regalarne una copia al proprio figlio, a sua volta decenne, scopre che il padre, nel leggerglielo, si era preso qualche libertà. Soprattutto omissioni: una storia con le parti noiose tagliate.
Le trecento pagine che seguono, quelle che ancora dovrei leggere, sono la ricostruzione di quel libro, quello che gli ha letto suo padre, partendo dal testo originale di Morgenstern.


La storia di questa storia sarebbe già interessante di per sé. Quello però che me la rende ancora più interessante è che è falsa, pressoché tutta. Non esiste quel S. Morgenstern così come non esiste un'edizione integrale del romanzo di cui Goldman sostiene di aver fatto la riduzione. Non esiste neanche Jason il figlio decenne e grassottello (nel 1971) di Goldman, visto che ha invece, in realtà, due figlie femmine: Jenny Rebecca e Susanna. Non esiste neppure Florin, il Paese eruopeo da cui il padre di Goldman sarebbe emigrato negli USA e in cui il romanzo è ambientato. Di fatto anche le quaranta pagine che ho appena letto sono fiction. Fiction travestita da memoir ma sempre fiction.

La cosa ancor più curiosa (a quanto mi dice la wiki in inglese) è che per le successive edizioni celebrative del 25° anniversario, e poi del 30°, de “La principessa sposa” Goldman ha aggiunto altri pezzetti di questa biografia immaginaria e parallela: si è separato da sua moglie (questo lo ha fatto anche per davvero), Jason è cresciuto e ha fatto un figlio e Goldman si è industriato per scrivere un seguito de “La principessa sposa” ma gli eredi di Morgenstern glielo avrebbero impedito. Purtroppo, da quel che ho capito, Marcos y Marcos non ha pubblicato l'edizione più recente, ma solo il testo del '73 senza queste addenda.

Ora io non so se riuscirò a leggermi tutte le avventure della principessa sposa, giuro che ci provo. Ma intanto posso dire che, fin qui, a me questo libro ne ha fatti venire in mente altri due, diversissimi tra di loro: uno non l'ho letto e nell'altro c'è pochissimo da leggere perché, in un certo qual modo, neanche esiste. Di questi però magari vi parlo domani che oggi si è fatta una certa e sono pure un po' malaticcio.

2 commenti:

Marco Bertoli ha detto...

Del perché non leggo più narrativa non saprei dire bene, non qui almeno.

Pigrizia, in senso proprio e in senso lato. La letteratura è impegnativa…

andrea 403 ha detto...

Lo penso anch'io che, almeno in parte, sia pigrizia... io sono un lettore lento, sulla saggistica può essere un pregio (assorbo un po' meglio quello che leggo) colla narrativa capita che mi spazientisco. Film e fumetti oppongono meno resistenza.

Si sicuro c'è che cogli anni sono peggiorato.

ShareThis