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venerdì 22 novembre 2013

debunking for dummies

A me facebook non piace. Punto.

Ma una cosa gliela devo riconoscere: la progressiva espansione di facebook ha significato una corrispondente diminuzione di catene di sant'antonio cazzare nella mia casella di posta elettronica.
La gente si sfoga condividendo lì ed evita di "farla girare" facendo clic su "manda a tutti i  contatti della rubrica" (magari coi destinatari in chiaro, già che c'è). Non so neanch'io da quanto tempo non me ne arrivano più, ed è un bene perché io, ogni volta, rispondevo a tutti spiegando perché l'appello era falso o, comunque, perché era sbagliato farlo girare. E, immancabilmente, facevo la figura della maestrina pedante...

Adesso però facebook, un poco, lo frequento... e quindi mi ritrovo di nuovo esposto alle bufale. E si ricomincia.

Ieri, una mia amica, una vispa, ma che evidentemente era sovrappensiero, mette un piace a un articolo che quindi finisce dritto dritto nella mia home, l'articolo recita così:
(19 Novembre 2013) Adesso il pericolo cancro viene anche dai prodotti di bellezza. Ognuno di noi, infatti, cerca di curare al meglio possibile i propri capelli e per questo motivo tende ad acquistare prodotti di marche abbastanza conosciute perché crede siano garanzia di qualità. Ma non è sempre così. Diverse aziende infatti, con sede in tutta Italia, e precisamente Bologna, Roma, Napoli e Pisa importavano shampoo dal Brasile per poi rivenderlo in tutto il territorio nazionale come proprio. Peccato che questi shampoo contenessero un elevatissimo contenuto di formaldeide, sostanza tossica in grado di causare problemi cancerogeni, in alcune di queste marche la percentuale di formaldeide superava di 35 volte il valore consentito dalla legge. Una scoperta che ha portato, qualche giorno fa, al sequestro di più di 20mila tonnellate di prodotti, ritirati dal mercato italiano.
Ecco tutti i nomi e le marche:
[...]
Segue l'elenco di una barcata di prodotti. L'articolo è sul sito vivimazzara.com ("Notizie da Trapani, Marsala, Mazara del Vallo e Castelvetrano") ma cita come fonte: "Retenews24" che fa tanto RaiNews24 ma proprio non lo è.

La prima cosa che dovrebbe far suonare un campanello di allarme è la totale genericità della notizia "diverse aziende" quali? Sequestrati i prodotti dove? E da parte di chi? NAS? Guardia di finanza? Digos?... Mah...

La seconda cosa che dovrebbe, definitivamente, far suonare (a martello) le campane d'allarme è uno dei pochi dati forniti: 20 mila tonnellate di prodotti sequestrati. Eh?! VENTI MILIONI di chili di shampo alla formaldeide?! Cercando un po' in giro la notizia si trova riportata con tonnellaggi minori (500 tonnellate) ma anche maggiori (QUI 500 mila tonnellate! Bingo!)

Quindi la lezione di oggi del nostro corso "anche tu debunker" è: guardare i dati! Se non ce ne sono, diffidare. Se ce ne sono del tutto implausibili, diffidare parecchio.

Poi basta rivolgersi con fiducia a google, per esempio cercando i nomi degli shampi presenti nell'elenco (vi piace il plurale "shampi"? a me sì) e dopo poco si trova (per esempio QUI) la notizia originale che ha generato la bufala e si scopre che è vecchia, dello scorso aprile, e che i prodotti sequestrati ammontavano a 31 mila pezzi.

Che poi, se fosse vero l'articolo a cui ha messo il like l'amica mia, un solo flacone di quello shampo sequestrato dovrebbe pesare, in media, poco più di 645 chili!

Alla faccia della confezione risparmio.

[fonte dell'immagine]

1 commenti:

MikiMoz ha detto...

Le catene di S. Antonio sono fastidiose, ma hanno lo stesso fascino delle leggende metropolitane, di cui sono una sorta di "eco".

Alcuni esperti dell'università del Massachussetts dicono che leggere certi fumetti italiani fa diventare intelligenti :)

Moz-

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