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mercoledì 13 luglio 2011

cani senza padrone

Sto leggendo questo libro qui, tradotto da questo mio amico qui. Lui spesso mi regala i libri che traduce e spesso sono interessanti.

Di questo c'è da dire che io mi sono confuso tra due diversi Monty Python e ne ho letto mezzo immaginandomi il narratore con la faccia di John Cleese quando invece si tratta di Michael Palin (e c'è pure una sua fotina in copertina! non ho speranze), comunque il libro mi pare interessante il giusto. Nella parte dedicata al soggiorno dell'autore in Romania ho trovato questo passo (si parla di Bucarest sotto Ceausescu).

Risorse immense finirono non solo nella costruzione del palazzo del Popolo, ma anche per radere al suolo un'ampia area circostante per crearvi il suo sogno: un Centru Civic, "una capitale socialista per l'uomo socialista". Per fare posto a questa sua versione della Corea del Nord di Kim Il Sung, Ceausescu abbatté quasi dieci chilometri quadrati di vecchie abitazioni, e con loro sedici chiese e tre sinagoghe.
[...] Uno dei risultati imprevisti di questo spianamento della vecchia Bucarest è stato il riversarsi per le strade della città di mezzo milione di cani randagi, un tempo animali domestici dei quarantamila cittadini che erano stati buttati fuori di casa. I cani lottarono fra loro fino alla sopravvivenza dei più forti, che scorazzarono a lungo per le strade in branchi.

Michael Plain

A parte che non mi tornano bene i conti di Palin (gli abitanti sfrattati avevano più di dodici cani a testa?!) questa storia mi è sembrata in qualche modo emblematica e mi ha fatto venire in mente un documentario che Adriano Sofri ha girato a Sarajevo, durante l'assedio: "I cani di Sarajevo" (1994). Il documentario non parla solo dei cani, parla di tutta la città assediata. Ma a un certo punto racconta anche dei cani, per raccontare come siano andate storte le cose in quella città.

Siccome l'assedio si prolungava, gli umani lasciarono liberi i loro cani perché non avevano come sfamarli. I soldati delle Nazioni Unite ne uccisero un gran numero, preoccupati che diffondessero malattie. I cani di Sarajevo superstiti hanno capito che qualche cosa di misterioso e irreparabile è avvenuto tra loro e gli umani. Si muovono spaventati, senza sollevare la testa, riconoscendosi solo fra loro. Ogni tanto, per nostalgia, i cani di Sarajevo fingono di avere ancora dei padroni e camminano per un tratto di strada accanto a passanti sconosciuti. Poi se ne tornano presto soli...

Adriano Sofri




(fonte foto)

6 commenti:

ehvvivi ha detto...

oh, non potresti mettere un avviso prima di un post triste?
sigh

Shapa ha detto...

Giusto!
Non è triste è tristissimo!

403 ha detto...

Dite che devo mettere anch'io i bollini come la TV?

Verde: post allegro.

Rosso: post triste.

GIallo: post da leggere solo in compagnia di una persona sempre di buon umore.

[IMMAGINE]

Naaaa... è un'idea stupida.

ehvvivi ha detto...

viola. ai post tristi abbinerei un bollino viola...

nonsonozelinda ha detto...

...far finta che le cose tristi non esistono o evitare di venirne a contatto non ci rende migliori...

403 ha detto...

Ma sì, c'è del bello e c'è del brutto... qui si parla un po' di quel che viene (le poche volte che si parla, ormai).

Ciao non-zelinda, benventua!

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