Recent Posts
giovedì 25 aprile 2013
mercoledì 24 aprile 2013
ho occhi solo per te
Pubblicato da
andrea 403
La canzone nasce nel 1934 per il film “Dames” scritta da Harry Warren e Al Dubin e, di suo, ha da subito il suo bel successo. Da allora verrà reincisa più e più volte, ma ci torniamo dopo, ora restiamo per un poco al cinema.
In “Dames” (titolo italiano “Abbasso le donne”, ma io ce l'ho solo inglese) la canzone appare due volte, sempre cantata da Dick Powell, la prima è abbastanza innocua.
Ma è la ripresa del finale che vale la pena di essere vista (specie dal quarto minuto in poi).
A voi non ricorda, almeno a tratti, la messa in scena di “Let Forever Be”? a me sì.
La regia del film è di tal Ray Enright, ma la e coreografie e la regia delle scene di ballo sono di Busby Berkeley, uno che avrebbero dovuto fargli dei test antidoping dopo ogni film.
Negli anni successivi questa zuccherina canzone d'amore è stata eseguita da molti, diversi, interpreti, ognuno a modo suo, da Louis Armstrong a Peggy Lee passando per Billie Holiday.
Poi BOOM arrivano i Flamingos e quella canzone non sarà più la stessa.
È il 1959 ed è come se, da quel momento, il loro arrangiamento diventasse un pezzo, imprescindibile, della partitura. Come se i veri autori fossero quel gruppetto di ragazzi neri e non quegli altri due: il musicista italo americano (Harry Warren per l'anagrafe era Salvatore Antonio Guaragna) e l'ebreo di origine russa che aveva scritto le parole.
I Flamingos prendono una canzone degli anni '30 e sembra che ci restituiscano un brano degli anni '50, mentre quello che ci ridanno davvero è una canzone senza tempo.
Una giovanissima Mina (1974), Art Garfunker (1975, con questo brano sarà campione di vendite), ma anche Martina Topley-Bird (2005, lei è quella che canta nei primi album di Tricky) oppure Beck (2012) nessuno di loro rifà la canzone del 1934 ma chiaramente quella del 1959.
Di mio, quella canzone l'ho scoperta tardi (non prima degli anni '80) e senza le parole.
Era il 1985 quando usciva l'album d'esordio della Brass Fantasy di Lester Bowie. Un album che prende il titolo proprio da quel brano lì e anche la stralunata, lunghissima, versione della Brass Fantasy è in qualche modo figlia dei Flamingos.
Sempre piaciuto quel disco, sempre piaciuto quel brano dal passo così rilassato. Poi, a ritroso, scopersi la versione del '59 e, in fine, quella del '34. Ma questo post mi piace chiuderlo con i sonnacchiosi ottoni di Lester. Sonnacchiosi, ma non per questo meno romantici, anzi.
Che il testo, superato il divertente gioco di parole del primo verso, che ribalta il luogo comune dell'amore cieco, è poi la ripetizione di immagini forse un filo troppo dolciastre.
(e poi le cose non stanno proprio proprio come le ho dette io che, per esempio, Sinatra e Count Basie, ancora all'inizio degli anni '60, della versione dei Flamingos se ne fottevano il giusto)
In “Dames” (titolo italiano “Abbasso le donne”, ma io ce l'ho solo inglese) la canzone appare due volte, sempre cantata da Dick Powell, la prima è abbastanza innocua.
Ma è la ripresa del finale che vale la pena di essere vista (specie dal quarto minuto in poi).
A voi non ricorda, almeno a tratti, la messa in scena di “Let Forever Be”? a me sì.
La regia del film è di tal Ray Enright, ma la e coreografie e la regia delle scene di ballo sono di Busby Berkeley, uno che avrebbero dovuto fargli dei test antidoping dopo ogni film.
Negli anni successivi questa zuccherina canzone d'amore è stata eseguita da molti, diversi, interpreti, ognuno a modo suo, da Louis Armstrong a Peggy Lee passando per Billie Holiday.
Poi BOOM arrivano i Flamingos e quella canzone non sarà più la stessa.
È il 1959 ed è come se, da quel momento, il loro arrangiamento diventasse un pezzo, imprescindibile, della partitura. Come se i veri autori fossero quel gruppetto di ragazzi neri e non quegli altri due: il musicista italo americano (Harry Warren per l'anagrafe era Salvatore Antonio Guaragna) e l'ebreo di origine russa che aveva scritto le parole.
I Flamingos prendono una canzone degli anni '30 e sembra che ci restituiscano un brano degli anni '50, mentre quello che ci ridanno davvero è una canzone senza tempo.
(qui il solo audio la qualità è migliore)
Una giovanissima Mina (1974), Art Garfunker (1975, con questo brano sarà campione di vendite), ma anche Martina Topley-Bird (2005, lei è quella che canta nei primi album di Tricky) oppure Beck (2012) nessuno di loro rifà la canzone del 1934 ma chiaramente quella del 1959.
Di mio, quella canzone l'ho scoperta tardi (non prima degli anni '80) e senza le parole.
Era il 1985 quando usciva l'album d'esordio della Brass Fantasy di Lester Bowie. Un album che prende il titolo proprio da quel brano lì e anche la stralunata, lunghissima, versione della Brass Fantasy è in qualche modo figlia dei Flamingos.
Sempre piaciuto quel disco, sempre piaciuto quel brano dal passo così rilassato. Poi, a ritroso, scopersi la versione del '59 e, in fine, quella del '34. Ma questo post mi piace chiuderlo con i sonnacchiosi ottoni di Lester. Sonnacchiosi, ma non per questo meno romantici, anzi.
Che il testo, superato il divertente gioco di parole del primo verso, che ribalta il luogo comune dell'amore cieco, è poi la ripetizione di immagini forse un filo troppo dolciastre.
Il mio amore deve essere una specie di amore cieco
Non riesco a vedere nessuno oltre a te
Ci sono le stelle stanotte?
Non so se c'è nuvolo o il sole
Ho solo occhi per te, cara
La luna può essere alta stasera
Ma io non vedo nulla nel cielo
Perché ho occhi solo per te
Non so se siamo in un giardino
O in un viale affollato
Tu sei qui e anche io
Forse passano milioni di persone
Ma tutte scompaiono dalla mia vista
E io ho occhi solo per te.
(e poi le cose non stanno proprio proprio come le ho dette io che, per esempio, Sinatra e Count Basie, ancora all'inizio degli anni '60, della versione dei Flamingos se ne fottevano il giusto)
domenica 21 aprile 2013
olio
Pubblicato da
andrea 403
Il libro da metrò di cui dicevo nel mio post precedente parla quasi solo di collezionisti di francobolli. Quanto segue è uno dei pochi brani dedicati ad altri collezionismi (la traduzione è mia, viene da pagina 111).
E se decidessimo di collezionare queste liste della spesa e di trarre piacere dal farlo? Credevo che quella sarebbe stata la cosa più assurda a cui un collezionista poteva aspirare, quasi oltre i confini della comprensione, e poi ho incontrato qualcuno che collezionava liste della spesa.
Il professor Chris Moulin, neuropsicologo specializzando in Alzheimer all'università di Leeds, all'inizio non parla volentieri di questa cosa. Abbiamo chiacchierato un po' degli esperimenti che ha condotto, progettati per riparare le capacità d'imparare di una persona. Dopo una ventina di minuti, un po' a disagio, ha ammesso di collezionare liste della spesa, in un album, e mi ha raccontato che la sua passione è cominciata dopo aver trovato sul pavimento della clinica della memoria una lista che recitava: "sacchi della spazzatura, clinica della memoria, pranzo". Il suo preferito è un pezzo di carta trovato in un supermercato con sopra una sola parola: "olio".
lunedì 8 aprile 2013
ritorni...
Pubblicato da
andrea 403
Una volta ho conosciuto una giovane psicologa che aveva appena cominciato la professione. Aveva un solo paziente. Una sola seduta alla settimana. Non è che ci campi.
E così, in attesa di un carnet d'impegni più pieno, aveva trovato un posto di lavoro part time presso un noto sito d'incontri. Mi raccontava che in parte faceva anche lì la psicologa, o vagamente qualcosa del genere, visto che dava consigli on line su come trovare l'anima gemella, in parte faceva cose meno nobili (visto che, a suo dire, ogni dipendente, maschio o femmina che fosse, era obbligato a mantenere cinque diversi profili femminili farlocchi, per dare corda ai molti uomini iscritti al servizio).
Fu lei la prima a raccontarmi di come facebook fosse una forte causa d'infedeltà coniugale (argomento poi diventato un classico da giornalismo di costume) con dinamiche peculiari, oggetto di studio anche da parte degli psicologi (quelli veri, non solo quelli dei siti d'incontri).
Io me la ricordo così (e un po' sarà come me l'ha raccontata lei, un po' sarà come me la sono poi raccontata io): grazie a facebook ritrovi i tuoi vecchi compagni di scuola o comunque quelli del tuo giro di allora. Hai così modo di riscoprire vecchie fiamme dimenticate da tempo o, meglio ancora, il tipo o la tipa di cui eri perdutamente invaghito e a cui non hai mai osato dichiararti. Ti pare di conoscerlo, o conoscerla, da sempre (anche se non è mica tanto vero, visto che nel frattempo chissà come si è cambiati, ma pace), è al contempo una novità (ché la tua vita attuale è tutt'altra) e tu, nel frattempo, magari hai acquisito più sicurezza per provarci con lui (o lei che sia). Hai insomma strumenti diversi da quando te ne stavi lì, senza parole, in ammirazione silente.
Ci si rincontra, da cosa nasce cosa, e patatrak ci si ritrova coinvolti in una relazione extraconiugale e neanche lo si voleva.
Il mio attuale libro da metrò parla soprattutto di filatelia. È un libro inglese, in inglese, di un giornalista (inglese). Sono a metà, ancora non so bene bene dove voglia andare a parare, comunque si tratta in parte di un libro autobiografico, in parte di un reportage sul collezionismo dei francobolli (con qualche, raro, scantonamento sul collezionismo più in generale). Mi piace.
L'autore è un collezionista di francobolli, con una particolare predilezione per i francobolli sbagliati (in genere stampati per errore con un colore in meno, ma non solo). Lo è stato da ragazzo e poi è tornato a esserlo da adulto, seguendo un meccanismo del tutto simile a quello sopra descritto per facebook e le corna da ritorno di fiamma: un'occasione fortuita ti rimette in contatto con una tua vecchia passione (i costosi francobolli fallati) ma oggi hai nuovi strumenti con cui affrontarla (sei un affermato giornalista, quindi guadagni bene, ed esiste internet, quindi è più facile reperire certi pezzi). Nel suo caso il parallelo è ancor più clazante perché il ritorno alla filatelia, mi pare di capire, alla lunga è poi stato una delle cause del suo divorzio (spero che spieghi meglio la cosa nella parte conclusiva del libro).
Perché vi racconto tutto ciò?
Perché a me, nel mio piccolo, sta succedendo qualcosa del genere (più del genere francobolli, che del genere amorazzi su facebook). Forse anche a causa della lettura di questo libro, sono tornato (saltuariamente) a occuparmi di un vecchio amore che avevo del tutto abbandonato: le traduzioni italiane dei lavori di lewis carroll.
Come sempre non ho idea di ché ne sarà, sul breve, di 403... Avrei davvero voglia di scrivere ma c'è sempre qualcosa di meglio da fare (in questi giorni, per esempio, andare a trovare parenti stretti in reparti di terapia intensiva). Spero però di tornarne a parlare qui e del mio attuale libro da metrò e, soprattutto, di traduzioni carrolliane.
E così, in attesa di un carnet d'impegni più pieno, aveva trovato un posto di lavoro part time presso un noto sito d'incontri. Mi raccontava che in parte faceva anche lì la psicologa, o vagamente qualcosa del genere, visto che dava consigli on line su come trovare l'anima gemella, in parte faceva cose meno nobili (visto che, a suo dire, ogni dipendente, maschio o femmina che fosse, era obbligato a mantenere cinque diversi profili femminili farlocchi, per dare corda ai molti uomini iscritti al servizio).
Fu lei la prima a raccontarmi di come facebook fosse una forte causa d'infedeltà coniugale (argomento poi diventato un classico da giornalismo di costume) con dinamiche peculiari, oggetto di studio anche da parte degli psicologi (quelli veri, non solo quelli dei siti d'incontri).
Io me la ricordo così (e un po' sarà come me l'ha raccontata lei, un po' sarà come me la sono poi raccontata io): grazie a facebook ritrovi i tuoi vecchi compagni di scuola o comunque quelli del tuo giro di allora. Hai così modo di riscoprire vecchie fiamme dimenticate da tempo o, meglio ancora, il tipo o la tipa di cui eri perdutamente invaghito e a cui non hai mai osato dichiararti. Ti pare di conoscerlo, o conoscerla, da sempre (anche se non è mica tanto vero, visto che nel frattempo chissà come si è cambiati, ma pace), è al contempo una novità (ché la tua vita attuale è tutt'altra) e tu, nel frattempo, magari hai acquisito più sicurezza per provarci con lui (o lei che sia). Hai insomma strumenti diversi da quando te ne stavi lì, senza parole, in ammirazione silente.
Ci si rincontra, da cosa nasce cosa, e patatrak ci si ritrova coinvolti in una relazione extraconiugale e neanche lo si voleva.
Il mio attuale libro da metrò parla soprattutto di filatelia. È un libro inglese, in inglese, di un giornalista (inglese). Sono a metà, ancora non so bene bene dove voglia andare a parare, comunque si tratta in parte di un libro autobiografico, in parte di un reportage sul collezionismo dei francobolli (con qualche, raro, scantonamento sul collezionismo più in generale). Mi piace.
L'autore è un collezionista di francobolli, con una particolare predilezione per i francobolli sbagliati (in genere stampati per errore con un colore in meno, ma non solo). Lo è stato da ragazzo e poi è tornato a esserlo da adulto, seguendo un meccanismo del tutto simile a quello sopra descritto per facebook e le corna da ritorno di fiamma: un'occasione fortuita ti rimette in contatto con una tua vecchia passione (i costosi francobolli fallati) ma oggi hai nuovi strumenti con cui affrontarla (sei un affermato giornalista, quindi guadagni bene, ed esiste internet, quindi è più facile reperire certi pezzi). Nel suo caso il parallelo è ancor più clazante perché il ritorno alla filatelia, mi pare di capire, alla lunga è poi stato una delle cause del suo divorzio (spero che spieghi meglio la cosa nella parte conclusiva del libro).
Perché vi racconto tutto ciò?
Perché a me, nel mio piccolo, sta succedendo qualcosa del genere (più del genere francobolli, che del genere amorazzi su facebook). Forse anche a causa della lettura di questo libro, sono tornato (saltuariamente) a occuparmi di un vecchio amore che avevo del tutto abbandonato: le traduzioni italiane dei lavori di lewis carroll.
Come sempre non ho idea di ché ne sarà, sul breve, di 403... Avrei davvero voglia di scrivere ma c'è sempre qualcosa di meglio da fare (in questi giorni, per esempio, andare a trovare parenti stretti in reparti di terapia intensiva). Spero però di tornarne a parlare qui e del mio attuale libro da metrò e, soprattutto, di traduzioni carrolliane.
venerdì 22 marzo 2013
per me che cosa c'è?
Pubblicato da
andrea 403
Un tizio muore e si ritrova a constatare che l'aldilà, per chi si è comportato bene in vita, è un posto davvero noioso, lui proprio non ci vuole restare in un posto così. È una canzone del 1981 e s'intitola “Mennea”. È tratta dal primo e unico album dei Cacao. Ce l'ho in mente da ieri.
Fa impressione pensarla adesso che Pietro Mennea è morto, per altro prematuramente.
Dario Guidotti, il cantate, lo avevo conosciuto – da ascoltatore radiofonico, ero un ragazzino – nelle notturne di Ettore e Dario. Una volta fui invitato in studio ed è stata la prima volta che misi piede a Radio Popolare, in via Pasteur, qui a Milano. I Cacao ancora non avevano pubblicato nulla.
Tornando a Mennea. In realtà, sono convinto che il titolo del pezzo qui sopra sia uno di quei casi in cui non si riesce a trovare un sostituto per il nome di lavorazione di un brano. “Mennea” era il brano più veloce del loro disco e, nel 1981, pensando a qualcosa di veloce veniva abbastanza spontaneo il pensare a Pietro Mennea.
Ora che Mennea si trova nella condizione del protagonista di “Mennea” spero proprio che se la passi un po' meglio. È stato un grande, tutta quella noia non gli si addice e non se la merita.
Fa impressione pensarla adesso che Pietro Mennea è morto, per altro prematuramente.
Dario Guidotti, il cantate, lo avevo conosciuto – da ascoltatore radiofonico, ero un ragazzino – nelle notturne di Ettore e Dario. Una volta fui invitato in studio ed è stata la prima volta che misi piede a Radio Popolare, in via Pasteur, qui a Milano. I Cacao ancora non avevano pubblicato nulla.
Tornando a Mennea. In realtà, sono convinto che il titolo del pezzo qui sopra sia uno di quei casi in cui non si riesce a trovare un sostituto per il nome di lavorazione di un brano. “Mennea” era il brano più veloce del loro disco e, nel 1981, pensando a qualcosa di veloce veniva abbastanza spontaneo il pensare a Pietro Mennea.
Ora che Mennea si trova nella condizione del protagonista di “Mennea” spero proprio che se la passi un po' meglio. È stato un grande, tutta quella noia non gli si addice e non se la merita.
lunedì 18 marzo 2013
lorem ipsum dolor sit amet...
Pubblicato da
andrea 403
Non per vantarmi, anzi sì, proprio per vantarmi. Ma io ho un amico che, l'altro giorno, l'ha contattato un'università americana per fargli tradurre una cosa dall'inglese al latino!
Lui, senza fare un plisset, lo ha fatto e loro, tutti contenti, lo hanno pagato.
(ecco, vi servissero traduzioni dall'ingese - o dall'italiano - al latino, vi giro l'indirizzo, che vive pure qui vicino a casa mia)
Lui, senza fare un plisset, lo ha fatto e loro, tutti contenti, lo hanno pagato.
(ecco, vi servissero traduzioni dall'ingese - o dall'italiano - al latino, vi giro l'indirizzo, che vive pure qui vicino a casa mia)
domenica 17 marzo 2013
meet the croods
Pubblicato da
andrea 403
Non vado spesso al cinema, non spesso quanto vorrei. È che son pigro. Per fortuna che c'è la mia amica cinza che ogni tanto m'invita a qualche anteprima e stamattina mi ha portato a vedere "I Croods".
Mi aspettavo di vedere un gran film (c'è dietro Chris Sanders) e, per una volta, non sono stato deluso. La storia è lienare e ampiamente prevedibile, ma il ritmo è serrato, le gag divertenti e la felicità visiva del film ti rimane appiccicata agli occhi. Dopo un po' che lo vedevo neanche mi sono più accorto che era in 3D (e io odio il 3D).
Insomma, se vi piacciono i cartoni "I Croods" vale la pena.
Lo so che la maggior parte dei miei 25 lettori (quindi almeno 13, ma temo di più) non sa chi sia Chris Sanders, ma magari avete presente "Lilo & Stitch" e "Dragon Trainer" ecco, li ha fatti lui (il personaggio di Stitch lo ha pure doppiato personalmente). Aveva anche cominciato a lavorare a un cartone che poi si sarebbe chiamato "Bolt" ma durante la lavorazione la Disney lo ha cacciato, perché "non sapeva stare al suo posto" (parole di John Lasseter, che comunque pare trovasse troppo strano il progetto di Sanders). Uno dei personaggi non rimasti in Bolt è un gatto con una benda su un occhio che Sanders ha fatto brevemente rivivere nel web comic Kiskaloo (molto debitore verso Calvin e Hobbes).
I due schizzi qua sopra vengono dal suo sito dove ci sono altri estratti dagli storyboard da "The Croods".
Ah, nel film la parola "scarpe" non viene mai detta.
Mi aspettavo di vedere un gran film (c'è dietro Chris Sanders) e, per una volta, non sono stato deluso. La storia è lienare e ampiamente prevedibile, ma il ritmo è serrato, le gag divertenti e la felicità visiva del film ti rimane appiccicata agli occhi. Dopo un po' che lo vedevo neanche mi sono più accorto che era in 3D (e io odio il 3D).
Insomma, se vi piacciono i cartoni "I Croods" vale la pena.
Lo so che la maggior parte dei miei 25 lettori (quindi almeno 13, ma temo di più) non sa chi sia Chris Sanders, ma magari avete presente "Lilo & Stitch" e "Dragon Trainer" ecco, li ha fatti lui (il personaggio di Stitch lo ha pure doppiato personalmente). Aveva anche cominciato a lavorare a un cartone che poi si sarebbe chiamato "Bolt" ma durante la lavorazione la Disney lo ha cacciato, perché "non sapeva stare al suo posto" (parole di John Lasseter, che comunque pare trovasse troppo strano il progetto di Sanders). Uno dei personaggi non rimasti in Bolt è un gatto con una benda su un occhio che Sanders ha fatto brevemente rivivere nel web comic Kiskaloo (molto debitore verso Calvin e Hobbes).
I due schizzi qua sopra vengono dal suo sito dove ci sono altri estratti dagli storyboard da "The Croods".
Ah, nel film la parola "scarpe" non viene mai detta.
martedì 12 marzo 2013
buongiorno!
Pubblicato da
andrea 403
Stamattina esco di casa, cammino lesto verso la fermata del tram perso nei miei pensieri e incrocio un tizio dall'aria simpatica con coppola, occhialini e barba corta brizzolata.
Mi guarda dritto negli occhi, sfodera un largo sorriso come se fosse un mio amico contento di vedermi e prorompe in un sonoro: “buongiorno!”
Io, sorpreso, sorrido di rimando e dico pure io “buongiorno!”
Nessuno dei due ha rallentato, quindi c'incrociamo e ci perdiamo di vista in un attimo.
La prima cosa che ho pensato, subito dopo, è stata: “ma tu chi sei? ma chi ti conosce?”
Poi ho pensato: “vabbe', almeno era un matto allegro...”
Ma, a quel punto, mi è venuto in mente Miracolo a Milano, quando lui esce dall'orfanotrofio e saluta tutti: “buongiorno!” finché incrocia un grigissimo milanese che non capisce e che gli chiede se si conoscono e visto che no, gli chiede che cosa volesse dire allora con quel buongiorno...
E io mi sono sentito un po' (solo un pochino, eh) quel grigissimo milanese e mi sono detto che – matto o non matto – stamattina qualcuno mi aveva augurato una buona giornata e io l'avevo augurata a lui, e che dovevo solo essere contento.
Stamattina sono salito sul tram ringraziando Cesare Zavattini.
Mi guarda dritto negli occhi, sfodera un largo sorriso come se fosse un mio amico contento di vedermi e prorompe in un sonoro: “buongiorno!”
Io, sorpreso, sorrido di rimando e dico pure io “buongiorno!”
Nessuno dei due ha rallentato, quindi c'incrociamo e ci perdiamo di vista in un attimo.
La prima cosa che ho pensato, subito dopo, è stata: “ma tu chi sei? ma chi ti conosce?”
Poi ho pensato: “vabbe', almeno era un matto allegro...”
Ma, a quel punto, mi è venuto in mente Miracolo a Milano, quando lui esce dall'orfanotrofio e saluta tutti: “buongiorno!” finché incrocia un grigissimo milanese che non capisce e che gli chiede se si conoscono e visto che no, gli chiede che cosa volesse dire allora con quel buongiorno...
E io mi sono sentito un po' (solo un pochino, eh) quel grigissimo milanese e mi sono detto che – matto o non matto – stamattina qualcuno mi aveva augurato una buona giornata e io l'avevo augurata a lui, e che dovevo solo essere contento.
Stamattina sono salito sul tram ringraziando Cesare Zavattini.
domenica 3 marzo 2013
di scimmie scrittrici e arte sacra
Pubblicato da
andrea 403
Negli ultimi anni di liceo, e per un po' di anni a seguire, ho raccolto idee intorno a una complessa storia a fumetti (il ché è strano perché io non pensavo di fare il fumettista e non l'ho mai pensato finché non mi è stato proposto dieci anni dopo o giù di lì).
Il titolo scritto a pennarello sulla cartellina che conteneva quegli appunti (ché il computer che avevo all'epoca era una Spectrum Plus e non l'ho mai usato per scrivere) era “The Progetto”. Già, non sono mai stato un drago riguardo ai titoli provvisori (questo sicuramente s'ispirava a “The Great Complotto” una realtà attiva, all'epoca, a pordenone).
“The Progetto” era una raccolta incoerente di spunti visivi e narrativi, ce l'ho presente solo sommariamente (ma ho ancora gli appunti da qualche parte). Ricordo bene però che uno dei personaggi era ossessionato dall'arte sacra e si era dato come scopo della vita un compito ambiziosissimo. La mia idea per fargli raggiungere l'impossibile obiettivo era in realtà un mash-up tra due altre idee che avevo preso da due autori con qualche esperienza più di me: Arthur C. Clarke e Jorge Luis Borges. Poi ci torno, prima vi dico delle scimmie che ho messo nel titolo del post.
Non pensavo più a “The Progetto” da molti anni, ma ieri me l'ha fatto tornare in mente un articolo di Lucius Etruscus pubblicato su Thriller Magazine che ho scoperto grazie alla pagina facebook di Andera Carlo Cappi. L'articolo è un'accurata indagine sulle fonti del tema (filosofoco e letterario) «possono sei scimmie, dato tempo sufficiente, creare le opere di Shakespeare? Allo stesso modo, tirando dei dadi con su incise delle lettere, si possono creare opere intere?» e, naturalmente, si cita Borges e la sua Biblioteca di Babele (oltre a Jonathan Swift, Raimondo Lullo, Carroll col suo Sylvie e Bruno e qualche altro signore).
Visto che si tratta di un articolo d'argomento molto "403esco" (ma con un'accuratezza che 403 si sogna) introduco appposta il tag: "l'invidia del post".
Torniamo al mio personaggio ossessionato dall'arte sacra, in "The Progetto" il protagostita viaggiava in una serie di mondi paralleli e, a un certo punto, finiva in universo del tutto analogo a quello descritto da Borges in "La biblioteca de Babel" solo che là, invece di essere conservati libri di 410 pagine, c'erano – ordinatamente organizzati in cassetti – cartoncini rigidi in formato 50x70. L'origine di quei cartoncini era un'eterna macchina da stampa, centro di quell'universo, che da secoli componeva tutte le possibili combinazioni dei quattro retini di quadricromia (giallo, cyan, magenta e nero, pensandolo oggi avrei usato immagini formate da pixel) ottenendo così tutte le immagini possibili. E tra queste immagini, ogni possibile riproduzione di ogni concepibile (e inconcepibile) fotografia, ogni quadro astratto, tutti i capolavori che michelangelo, kandinskij o picasso non hanno mai fatto e, perfino, un fedele ritratto del volto di Dio.
Questo è che che sperava di aver realizzato il mio personaggio: un universo parallelo il cui scopo ultimo era ritrarre somigliantemente Dio.
Insomma, chi la sà l'ha già capita: alla Biblioteca di Babele avevo incrociato il racconto di Clarke I nove miliardi di nomi di Dio e avevo traslato il tutto dal piano letterario a quello visivo.
Il racconto di Clarke c'è ne Le meraviglie del possibile ma io penso di averlo scoperto attraverso i racconti della mezzanotte di rai radio 3. Eterna lode ai racconti della mezzanotte del 3 che io cominciai ad ascoltare, mi pare, già alle medie, come ultima atto della giornata dopo aver spento la luce, sulla radiosveglia che poi si spengeva da sola.
Sarebbe stato molto cool fare un parallelo tra le lettere giustapposte a caso dalle scimmie dattilgrafe, tra i libri illeggibili della biblioteca di Babele e il quadro di gioco di Ruzzle, ma proprio non me la son sentita. Voi però fate finta che l'abbia fatto. 403 ambirebbe tanto a essere un blog cool, ma si deve quotidianamente scontrare colla pigrizia del suo autore.
Il titolo scritto a pennarello sulla cartellina che conteneva quegli appunti (ché il computer che avevo all'epoca era una Spectrum Plus e non l'ho mai usato per scrivere) era “The Progetto”. Già, non sono mai stato un drago riguardo ai titoli provvisori (questo sicuramente s'ispirava a “The Great Complotto” una realtà attiva, all'epoca, a pordenone).
“The Progetto” era una raccolta incoerente di spunti visivi e narrativi, ce l'ho presente solo sommariamente (ma ho ancora gli appunti da qualche parte). Ricordo bene però che uno dei personaggi era ossessionato dall'arte sacra e si era dato come scopo della vita un compito ambiziosissimo. La mia idea per fargli raggiungere l'impossibile obiettivo era in realtà un mash-up tra due altre idee che avevo preso da due autori con qualche esperienza più di me: Arthur C. Clarke e Jorge Luis Borges. Poi ci torno, prima vi dico delle scimmie che ho messo nel titolo del post.
Non pensavo più a “The Progetto” da molti anni, ma ieri me l'ha fatto tornare in mente un articolo di Lucius Etruscus pubblicato su Thriller Magazine che ho scoperto grazie alla pagina facebook di Andera Carlo Cappi. L'articolo è un'accurata indagine sulle fonti del tema (filosofoco e letterario) «possono sei scimmie, dato tempo sufficiente, creare le opere di Shakespeare? Allo stesso modo, tirando dei dadi con su incise delle lettere, si possono creare opere intere?» e, naturalmente, si cita Borges e la sua Biblioteca di Babele (oltre a Jonathan Swift, Raimondo Lullo, Carroll col suo Sylvie e Bruno e qualche altro signore).
Visto che si tratta di un articolo d'argomento molto "403esco" (ma con un'accuratezza che 403 si sogna) introduco appposta il tag: "l'invidia del post".
Torniamo al mio personaggio ossessionato dall'arte sacra, in "The Progetto" il protagostita viaggiava in una serie di mondi paralleli e, a un certo punto, finiva in universo del tutto analogo a quello descritto da Borges in "La biblioteca de Babel" solo che là, invece di essere conservati libri di 410 pagine, c'erano – ordinatamente organizzati in cassetti – cartoncini rigidi in formato 50x70. L'origine di quei cartoncini era un'eterna macchina da stampa, centro di quell'universo, che da secoli componeva tutte le possibili combinazioni dei quattro retini di quadricromia (giallo, cyan, magenta e nero, pensandolo oggi avrei usato immagini formate da pixel) ottenendo così tutte le immagini possibili. E tra queste immagini, ogni possibile riproduzione di ogni concepibile (e inconcepibile) fotografia, ogni quadro astratto, tutti i capolavori che michelangelo, kandinskij o picasso non hanno mai fatto e, perfino, un fedele ritratto del volto di Dio.
Questo è che che sperava di aver realizzato il mio personaggio: un universo parallelo il cui scopo ultimo era ritrarre somigliantemente Dio.
Insomma, chi la sà l'ha già capita: alla Biblioteca di Babele avevo incrociato il racconto di Clarke I nove miliardi di nomi di Dio e avevo traslato il tutto dal piano letterario a quello visivo.
Il racconto di Clarke c'è ne Le meraviglie del possibile ma io penso di averlo scoperto attraverso i racconti della mezzanotte di rai radio 3. Eterna lode ai racconti della mezzanotte del 3 che io cominciai ad ascoltare, mi pare, già alle medie, come ultima atto della giornata dopo aver spento la luce, sulla radiosveglia che poi si spengeva da sola.
Sarebbe stato molto cool fare un parallelo tra le lettere giustapposte a caso dalle scimmie dattilgrafe, tra i libri illeggibili della biblioteca di Babele e il quadro di gioco di Ruzzle, ma proprio non me la son sentita. Voi però fate finta che l'abbia fatto. 403 ambirebbe tanto a essere un blog cool, ma si deve quotidianamente scontrare colla pigrizia del suo autore.
I was fine before you came
Pubblicato da
andrea 403
È un po' che non vi piazzo qui un brano della buonanotte. Oggi mi va di farlo con una canzone che, in qualche modo, è una canzone contro l'amore ed è stata ispirata dalla frase del musicista Chris Leo che dà il titolo al presente post.
Ché l'amore non è mica sempre bella cosa, e non ci voleva né Leo né il gruppo di ElTofo a venircelo a dire, ma secondo me i TARM lo fanno in una maniera non priva di una certa leggerezza.
Vabbe'... buonanotte, domani qui si parla di scimmie scrittrici e arte sacra così, come se fosse normale.
Ché l'amore non è mica sempre bella cosa, e non ci voleva né Leo né il gruppo di ElTofo a venircelo a dire, ma secondo me i TARM lo fanno in una maniera non priva di una certa leggerezza.
Vabbe'... buonanotte, domani qui si parla di scimmie scrittrici e arte sacra così, come se fosse normale.
Tre Allegri Ragazzi Morti – Il Mondo Prima
(La Seconda Rivoluzione Sessuale, 2007)
(La Seconda Rivoluzione Sessuale, 2007)
Etichette:
ascolti,
buonanotte,
canzoni d'amore eterodosse,
chris leo,
tre allegri ragazzi morti
·
3
commenti
sabato 2 marzo 2013
il vero risultato del miracolo padano...
Pubblicato da
andrea 403
Niente, non mi sto riprendendo bene dal trauma delle elezioni lombarde. Sto lì nel vagone della metropolitana e guardo gli altri in cagnesco nel tentativo di capire chi può aver votato e chi, legittimamente, no (troppo giovane... immigrato probabilmente senza diritto di voto... turista...) quindi concentro il mio massino disprezzo sul 42,81% dei restanti e il mio medio disprezzo su un altro buon 20%... Certo non mi è facile discernere, lombrosianamente, chi mettere in una categoria, chi in un'altra, chi (forse) salvare ed è un'operazione che mi toglie l'appetito.
Il buon umore no, quello, in questi giorni, non me lo si può togliere,
In questi giorni non lo porto mai con me, con certa gente che gira in metrò è meglio tenerlo altrove.
Comunque da domani, almeno qui, basta. Domani vi parlo di letteratura combinatoria, anzi vi linko uno che ne parla così poi io parlo di un'altra cosa. Almeno ci si distrae.
Il buon umore no, quello, in questi giorni, non me lo si può togliere,
In questi giorni non lo porto mai con me, con certa gente che gira in metrò è meglio tenerlo altrove.
Punkreas – Polenta e Kebab (Noblesse Oblige, 2012)
Comunque da domani, almeno qui, basta. Domani vi parlo di letteratura combinatoria, anzi vi linko uno che ne parla così poi io parlo di un'altra cosa. Almeno ci si distrae.
Etichette:
ascolti,
elezioni 2013,
il solito tram tram,
lega nord,
non sono a mio agio,
o zulu,
punkreas,
tre su cinque
·
2
commenti
mercoledì 27 febbraio 2013
domenica 24 febbraio 2013
hey, hey we're the monkees
Pubblicato da
andrea 403
Ricevo oggi nella mia casella di posta:
Fa' un post sui Monkees.
Grazie, ciao,
M
I Monkees, un venticinque anni prima dei Take That, sono un clamoroso esempio di gruppo "artificiale". Un gruppo "finto" poi diventato "vero". Nascono come reazione televisiva USA alla travolgente onda della beatlesmania, fanno un paio di dischi di successo recitando la parte del gruppo musicale pop, sullo schermo e fuori, e poi però ci prendono gusto e diventano un gruppo musicale vero. Con tanto di "reunion" periodiche in ogni decennio a seguire.
Con questo post inauguro la categoria dei post a richiesta (ma NON tutte le richieste saranno esaudite, sia chiaro, anzi... diciamo che sarà arduo vedermene esaudire altre, ma non si sa mai :)
Questa gliela scrisse Neil Diamond, forse qualcuno ce l'ha nell'orecchia cantata da Caterina Caselli.
Fa' un post sui Monkees.
Grazie, ciao,
M
I Monkees, un venticinque anni prima dei Take That, sono un clamoroso esempio di gruppo "artificiale". Un gruppo "finto" poi diventato "vero". Nascono come reazione televisiva USA alla travolgente onda della beatlesmania, fanno un paio di dischi di successo recitando la parte del gruppo musicale pop, sullo schermo e fuori, e poi però ci prendono gusto e diventano un gruppo musicale vero. Con tanto di "reunion" periodiche in ogni decennio a seguire.
Con questo post inauguro la categoria dei post a richiesta (ma NON tutte le richieste saranno esaudite, sia chiaro, anzi... diciamo che sarà arduo vedermene esaudire altre, ma non si sa mai :)
Questa gliela scrisse Neil Diamond, forse qualcuno ce l'ha nell'orecchia cantata da Caterina Caselli.
venerdì 22 febbraio 2013
google, gorey e amphigorey
Pubblicato da
andrea 403
Lo so che ve ne siete già accorti da soli che il doodle di oggi è dedicato a edward gorey, ma io lo segnalo lo stesso (sarebbe il suo ottantottesimo compleanno).
Mi serve per fare un prossimamente qui (non il primo che dedico a gorey): presto su 403 vi parlo di alcuni librini con le figure, librini con le figure che seguono un ordine alfabetico. Librini con le figure che seguono un ordine alfabetico e che ho regalato per natale a un'amica mia.
La maggior parte dei librini – con le figure che seguono un ordine alfabetico e che ho regalato per natale a un'amica mia – è di gorey.
Moltissimi lavori di gorey sono raccolti in una serie di quattro volumi antologici, la grafica dell'odierno dooodle si ispira fortemente alle loro copertine, specie a quella del primo volume: “Amphigorey”.
Ah, una volta ho dedicato a gorey un interminabile post.
Etichette:
amphigorey,
doodle,
edward gorey,
libri,
libri con le figure,
prossimamente qui
·
9
commenti
lunedì 18 febbraio 2013
l'uomo fango, l'astice mascherato
e un po' di altri
Pubblicato da
andrea 403
I libri a fumetti che ordino in inglese (e pure quelli che compero in italiano, dai) ho deciso che magari provo a raccontarli qui, ma li dico solo dopo che le ho letti (così da un lato non rischiamo l'intasamento di post di 403 e dall'altro questo blog non diventa un triste elenco di inadempienze, di volumi presi e mai letti).
Questo è quindi un post da nerd, se non ti piacciono i fumetti con gli scienziati pazzi, i supereoi in costume o i fumetti di ammazzamenti, non lo consiglio. E se invece ti piacciono sappi che questo primo giro vede tutta roba in inglese, un giro spesso piacevole ma mai entusiasmante (e un paio di autori invece avrebbero anche potuto entusiasmarmi):
Wiebe/Kowalchuk
The Intrepids Vol. 1 TP
Image (2012)
isbn 9781607064978
Volume uscito poco più di un anno fa che raccoglie i primi sei numeri dell'omonima serie. L'idea di un gruppo di adoloscenti con poteri speciali messi assieme e coordinati da uno scienziato che si propone loro come una figura paterna è talmente consunta che la sua mancanza di originalità quasi non è un problema, diventa una base – ovvia – da cui partire. Ciò detto, lo svolgimento fin qui è da compitino, ben fatto ma compitino, sia per quanto riguarda trama e testi, sia per quanto riguarda i disegni.
Cyber-orsi sanguinari, scienziati pazzi inafferrabili, scimmie lottatrici ben addestrate, passa via tutto senza particolare entusiasmo. Prenderò il prossimo volume? Probabilmente sì... In certi casi mi accontento di poco.
Howard Chaykin
Marked Man
Dark Horse (2012)
isbn 9781616550042
Qui non si raccoglie una serie uscita col proprio comic book ma una storia pubblicata in puntate da otto tavole cad. su Dark Horse Presents. Io ho una passione per Howard Chaykin per come disegna, per come scrive e per ciò che scrive e anche in un prodotto minore come questo (perché, nonostante la pubblicazione rilegata rigida, questo a mio avviso è un prodotto minore, sigh) dicevo anche qui qualche sua zampata c'è.
Non è male leggere qualcosa il cui ritmo del racconto ha bisogno di una pausa drammatica ogni otto tavole, in epoca di graphic novel imperanti questo respiro corto io lo trovo rinfrescante. Per il resto è Chaykin: ammazzamenti, personaggi stronzi (a partire dal protagonista), una spruzzata di sesso. Prenderò la prossima cosa di Howard Chaykin che uscirà, qualsiasi essa sia? Certo che sì! Quell'uomo sa come si fanno i fumetti!
Ah, a metà storia c'è un colpo di scena che segna tutto l'andamento del racconto, è anticipato in tutte le anteprime del volume e le interviste a Chaykin che ho letto in rete. A quel punto ero certo che capitasse all'inizio e mentre procedevo nella lettura non mi capacitavo che ancora non fosse arrivato. Questa cosa degli spolier andrebbe regolamentata per legge, io credo.
Paul Grist
Mudman Vol. 1 TP
Image (2012)
isbn 9781607065807
Nuova serie di Paul Grist (quello di Kane e di Jack Staff, per intenderci) e nuova quasi-delusione di questo giro. No, dai, quasi-delusione no, Grist continua a essere un drago nella composizione della tavola e nella capacità di articolare il racconto e questo volume (che raccoglie i primi cinque albi di Mudman) si legge in un soffio e volentieri. Però, almeno per ora, siamo in territori un po' troppo battuti, specie in casa Image Comics.
Spiego meglio: la serie segue la vita di un quindicenne di provincia (britannica) che acquista improvvisamente (e, per ora, incomprensibilmente) dei superporteri: diventa "l'uomo fango" (un po' come l'uomo sabbia, storico avversario dell'uomo ragno, solo che lui è umido) e, per ora, la serie ci racconta del suo scoprire e fare i conti con questa nuova condizione. Verso la fine comincia a far capolino un misterioso mentore che potrebbe aiutarlo a controllare e sfruttare a pieno i suoi poteri. Ecco, il direttore creativo della Image è Robert Kirkman e quello che ho appena raccontato a me ha ricordato prima il suo Invincible e poi il suo Stupefacente Wolf-Man.
Però qui la serie è ancora giovane e in Paul Grist io ho fiducia. Prenderò i prossimi volumi di Mudman? Ma sì! Ci sono un sacco di cose di quel ragazzo fangoso che sono curioso di sapere.
Mignola/Arcudi/Zonjic
Lobster Johnson: The Burning Hand
Dark Horse (2012)
isbn 9781616550318
Rispetto all'universo di Hellboy io sono un completista prendo tutto quello che esce. E, più in generale, sono un fan di Mignola, che penso sia bravo come autore ed è pure bravo a scegliere i collabolari e ad amministrare il "franchise" Hellboy, con tutti i suoi spin-off.
E Lobster Johnson, l'eroe pulp, che vive e opera negli anni '30 è l'ultimo, in ordine di tempo, di questi spin-off ad essere stato sviluppato. Questo è il secondo volume finora uscito e raccoglie l'omonima miniserie di cinque albi. Il primo è già uscito anche in italiano (ne parlai qui) e posso dire che, per ora, non mi sembra che il personaggio sia all'altezza né di Hellboy né dell'articolato mondo che ruota attorno al B.P.R.D. (il dipartimento federale anti-minacce-paranormali di cui ha fatto parte anche Hellboy).
Ciò detto non è che io abbia schifato i due volumi dell'astice mascherato. Più forte e mignoliana la trama del primo, più godibili i disegni di questo secondo (nel primo si avvertiva troppo la voglia del disegnatore di seguire lo stile di Guy Davis, all'epoca titolare della serie B.P.R.D.) qui il croato Tonci Zonjic non fa gridare al miracolo ma mostra uno stile pulito e leggibile.
La storia si muove tra minacce paranormali e più banali gangster e mostra bene non solo il sanguinario eroe mascherato (Lobster Johnson è uno che spara per primo e ammazza volentieri i cattivi) ma tutto il gruppo dei suoi aiutanti (al punto che, forse, alla fine agli occhi del lettore escono più vividi quelli che non questo).
Prenderò i prossimi volumi di Lobster Johnson? Che domanda! Io, rispetto all'universo di Hellboy, sono un completista: prendo tutto (e non è poi che siano così male).
Questo è quindi un post da nerd, se non ti piacciono i fumetti con gli scienziati pazzi, i supereoi in costume o i fumetti di ammazzamenti, non lo consiglio. E se invece ti piacciono sappi che questo primo giro vede tutta roba in inglese, un giro spesso piacevole ma mai entusiasmante (e un paio di autori invece avrebbero anche potuto entusiasmarmi):
Wiebe/Kowalchuk
The Intrepids Vol. 1 TP
Image (2012)
isbn 9781607064978
Volume uscito poco più di un anno fa che raccoglie i primi sei numeri dell'omonima serie. L'idea di un gruppo di adoloscenti con poteri speciali messi assieme e coordinati da uno scienziato che si propone loro come una figura paterna è talmente consunta che la sua mancanza di originalità quasi non è un problema, diventa una base – ovvia – da cui partire. Ciò detto, lo svolgimento fin qui è da compitino, ben fatto ma compitino, sia per quanto riguarda trama e testi, sia per quanto riguarda i disegni.
Cyber-orsi sanguinari, scienziati pazzi inafferrabili, scimmie lottatrici ben addestrate, passa via tutto senza particolare entusiasmo. Prenderò il prossimo volume? Probabilmente sì... In certi casi mi accontento di poco.
Howard Chaykin
Marked Man
Dark Horse (2012)
isbn 9781616550042
Qui non si raccoglie una serie uscita col proprio comic book ma una storia pubblicata in puntate da otto tavole cad. su Dark Horse Presents. Io ho una passione per Howard Chaykin per come disegna, per come scrive e per ciò che scrive e anche in un prodotto minore come questo (perché, nonostante la pubblicazione rilegata rigida, questo a mio avviso è un prodotto minore, sigh) dicevo anche qui qualche sua zampata c'è.
Non è male leggere qualcosa il cui ritmo del racconto ha bisogno di una pausa drammatica ogni otto tavole, in epoca di graphic novel imperanti questo respiro corto io lo trovo rinfrescante. Per il resto è Chaykin: ammazzamenti, personaggi stronzi (a partire dal protagonista), una spruzzata di sesso. Prenderò la prossima cosa di Howard Chaykin che uscirà, qualsiasi essa sia? Certo che sì! Quell'uomo sa come si fanno i fumetti!
Ah, a metà storia c'è un colpo di scena che segna tutto l'andamento del racconto, è anticipato in tutte le anteprime del volume e le interviste a Chaykin che ho letto in rete. A quel punto ero certo che capitasse all'inizio e mentre procedevo nella lettura non mi capacitavo che ancora non fosse arrivato. Questa cosa degli spolier andrebbe regolamentata per legge, io credo.
Paul Grist
Mudman Vol. 1 TP
Image (2012)
isbn 9781607065807
Nuova serie di Paul Grist (quello di Kane e di Jack Staff, per intenderci) e nuova quasi-delusione di questo giro. No, dai, quasi-delusione no, Grist continua a essere un drago nella composizione della tavola e nella capacità di articolare il racconto e questo volume (che raccoglie i primi cinque albi di Mudman) si legge in un soffio e volentieri. Però, almeno per ora, siamo in territori un po' troppo battuti, specie in casa Image Comics.
Spiego meglio: la serie segue la vita di un quindicenne di provincia (britannica) che acquista improvvisamente (e, per ora, incomprensibilmente) dei superporteri: diventa "l'uomo fango" (un po' come l'uomo sabbia, storico avversario dell'uomo ragno, solo che lui è umido) e, per ora, la serie ci racconta del suo scoprire e fare i conti con questa nuova condizione. Verso la fine comincia a far capolino un misterioso mentore che potrebbe aiutarlo a controllare e sfruttare a pieno i suoi poteri. Ecco, il direttore creativo della Image è Robert Kirkman e quello che ho appena raccontato a me ha ricordato prima il suo Invincible e poi il suo Stupefacente Wolf-Man.
Però qui la serie è ancora giovane e in Paul Grist io ho fiducia. Prenderò i prossimi volumi di Mudman? Ma sì! Ci sono un sacco di cose di quel ragazzo fangoso che sono curioso di sapere.
Mignola/Arcudi/Zonjic
Lobster Johnson: The Burning Hand
Dark Horse (2012)
isbn 9781616550318
Rispetto all'universo di Hellboy io sono un completista prendo tutto quello che esce. E, più in generale, sono un fan di Mignola, che penso sia bravo come autore ed è pure bravo a scegliere i collabolari e ad amministrare il "franchise" Hellboy, con tutti i suoi spin-off.
E Lobster Johnson, l'eroe pulp, che vive e opera negli anni '30 è l'ultimo, in ordine di tempo, di questi spin-off ad essere stato sviluppato. Questo è il secondo volume finora uscito e raccoglie l'omonima miniserie di cinque albi. Il primo è già uscito anche in italiano (ne parlai qui) e posso dire che, per ora, non mi sembra che il personaggio sia all'altezza né di Hellboy né dell'articolato mondo che ruota attorno al B.P.R.D. (il dipartimento federale anti-minacce-paranormali di cui ha fatto parte anche Hellboy).
Ciò detto non è che io abbia schifato i due volumi dell'astice mascherato. Più forte e mignoliana la trama del primo, più godibili i disegni di questo secondo (nel primo si avvertiva troppo la voglia del disegnatore di seguire lo stile di Guy Davis, all'epoca titolare della serie B.P.R.D.) qui il croato Tonci Zonjic non fa gridare al miracolo ma mostra uno stile pulito e leggibile.
La storia si muove tra minacce paranormali e più banali gangster e mostra bene non solo il sanguinario eroe mascherato (Lobster Johnson è uno che spara per primo e ammazza volentieri i cattivi) ma tutto il gruppo dei suoi aiutanti (al punto che, forse, alla fine agli occhi del lettore escono più vividi quelli che non questo).
Prenderò i prossimi volumi di Lobster Johnson? Che domanda! Io, rispetto all'universo di Hellboy, sono un completista: prendo tutto (e non è poi che siano così male).
Etichette:
fumetti,
hellboy,
howard chaykin,
john arcudi,
kurtis j wiebe,
libri,
lobster johnson,
marked man,
mudman,
paul grist,
scott kowalchuk,
the intrepids,
tonci zonjic
·
18
commenti



















