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martedì 26 novembre 2013

recto e verso

Quando, nel novembre del 1420, arrivò a Costantinopoli, nessuno in città, né umile né potente, né l'imperatore Manuele né suo figlio Giovanni, a cui la aveva destinata in sposa, l'aveva mai vista. Niente fotografie. Solo ritratti, troppo belli per essere veri. Fra i primi a vederla fu lo svelto Michele Ducas, di professione cronista mondano. Vide mani di bianca finezza, belle braccia e spalle anche più belle, una nuca morbida e elegante, fulvi capelli ricci che parevano una capricciosa ma appropriata aureola dorata e che, sciolti, le arrivavano fino ai piedi. Era alta, molto alta. Una gigantessa ben proporzionata pensò, pensando a quella bambina russa di undici anni, figlia del granduca di Moscovia, che il principe aveva sposato in prime nozze e che una fortunata epidemia di peste si era portata via due anni prima. Vide la principessa voltarsi, e inorridì: tutto era di un'inguardabile bruttezza – irregolare la fronte, grossolano il naso, la bocca insignificante, le sopracciglia sgarbate. «Di dietro è una Pasqua, e davanti una Quaresima», pensò. Pensò che era la migliore conferma di quell'antico detto popolare.
Il brano qua sopra è tratto dal capitoletto intitolato "Sofia di Monferrato, Pasqua di dietro e Quaresima davanti" ed è preso dal libro "Falene" di Eugenio Baroncelli.

Un libro da metrò mancato, "Falene", mancato non certo per il formato (un tascabilissimo Sellerio), né per il contenuto (237 brevissime biografie di persone spesso memorabili). Ma per lo stile del Baroncelli, da certi molto amato e che io trovo inutilmente e pomposamente ellittico. Come a strizzare l'occhio a chi la sa lunga come lui (sarà che non la so quasi mai lunga come lui). Il modello mi pare "Storia universale dell'infamia" di Borges ma qui è tutto più condensato (il che è bene, perché «ciò ch'è breve, se breve è due volte breve» per dirla con Julio Cejador y Frauca) e più snob (il che è male). In più, saltabeccando qua e là, io ho tratto l'impressione che Eugenio Baroncelli si piaccia moltissimo e questo, alla lunga, annoia (almeno a me, perché l'autore, come dicevo, ha i suoi bravi estimatori).

Del detto popolare "Di dietro è una Pasqua, e davanti una Quaresima" io non ho trovato traccia altrove, né nel mio dizionario dei modi di dire che fa bella mostra di sé in quel paio di miei palchetti dedicati ai vocabolari, né – e questo mi stupisce già di più – nella vasta internet (avrò cercato male?).

Però, quel detto, mi ha fatto subito venire in mente un altro passo di un altro libro: "Il senso del tingo" di Adam Jacot de Boinod (tradotto da Marina Sirka Mosur):
I giapponesi hanno una parola specifica per una situazione in cui l'attrazione dura poco: bakkushan è una donna che ti sembra bella finché la vedi da dietro, ma quando si volta....
Insomma è esattamente la stessa cosa.


Avrei voluto illustrare il post con un ritratto di Sofia Paleologa ma niente
ho trovato solo foto di questa indie-band che si chiama "Bakkushan".


Poi c'è da dire che a me il titolo "Sofia di Monferrato, Pasqua di dietro e Quaresima davanti" non mi ha fatto venire in mente solo tomi di linguistica (ancorché frivola). Mi ha fatto subito venire in mente pure un leggendario titolo da film porno "Mio marito davanti, di dietro tutti quanti". E dico leggendario perché in giro, nella vasta internet, il titolo si trova citato spesso, ma del film (dai dati puntuali: anno di produzione, attori, regista fino al film vero e proprio che, in rete, signora mia!, si trova di tutto, dove andremo a finire?...) non ho mai trovato traccia (avrò cercato male?).

4 commenti:

Marco Bertoli ha detto...

Eugenio Baroncelli

Vedo che reca l'indicazione «scrittore romagnolo», per me meno temibile soltanto di quella «scrittore emiliano»…

Anonimo ha detto...

io conosco il detto "dietro liceo, davanti museo", ma si riferisce soprattutto alle donne che viste da dietro sembrano giovani e invece...

ciao!
puma

MikiMoz ha detto...

Wao, me lo rivendo, questo modo di dire!! XD

Moz-

andrea 403 ha detto...

Liceo/museo la sapevo e in effetti ci va solo vicino, più pertinente quella che mi ha proposto l'amico Spari: «da de drio la te tenta, da davanti la te spaenta»

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