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lunedì 1 ottobre 2012

sfigati (semplici e doppi)

Quando si parla di morte si cattura l’attenzione del pubblico.

Non c’è argomento più caro alle persone, delle disgrazie che accadono agli altri. I telefilm polizieschi, le serie CSI o i RIS nostrani, fanno dimenticare di possedere un telecomando. E non voglio neppure citare le varie pseudo inchieste su fatti di cronaca che sono sviscerati da veri professionisti del mestiere o da persone diventati, tutto di un colpo, esperti criminologi e quant’altro.

Voglio anch’io raccontare qualche bella storia di fatti realmente accaduti, ma di un genere per me è più interessane dell’omicidio: il suicidio.

Niente paura, non parlerò della sofferenza atroce che patisce il candidato e che l'ha portato a voler rinnegare la vita. No, preferisco parlarvi di "dati tecnici" perché non è sufficiente la fantasia più fervida per immaginare le disgrazie, gli intoppi, i malintesi, le reazioni, i commenti (l’elenco è quasi interminabile) che deve affrontare e sopportare chi ci riesce o fallisce nel tentativo di togliersi di torno.
È ovvio, di persona certi discorsi li potrai sentire soltanto se rimani in vita, perché ci immaginiamo che dopo morti non sentiremo più niente, giusto? Questo almeno è ciò che un suicida si augura, che lui non sogna nemmeno il passaggio nel paradiso, all’inferno o di svolazzare come fantasma in giro su questa Terra. In genere, non si ha altra pretesa se non quella di sparire, e basta. Però i commenti di certe persone (non sempre gentili e comprensivi, c'è da dirlo) su chi c’è l’ha fatta a passare a miglior vita, se così la vogliamo chiamare, io li ho sentiti!

Ora, è molto difficile conoscere o immaginare (azzeccandoli) i meccanismi contorti che si mettono in moto nella mente umana per arrivare a una tale decisione. Quindi lavorerò poco di fantasia e mi limiterò a raccontare dei tentativi miei e di amici, parenti o conoscenti, che ci hanno provato e, come me, hanno fatto cilecca o di chi invece l’ha avuta vinta (e in tal caso naturalmente non parlo di me, sche vi scrivo da lontano, ma non da così lontano come l'aldilà). Comunque saranno sempre notizie di prima mano. Garantisco l’autenticità delle storie e non sarà proibito ridere, perché il comico, l’assurdo, non è quasi mai il poveraccio che si è stufato della vita, ma quelli che gli stanno intorno: amici, familiari, infermieri e medici. E non scordiamoci degli psichiatri che, in caso di fallimento, hanno una serie di domande in petto che già basterebbero a farti schiattare senza bisogno di corda, pastiglie o ciò che non aveva funzionato, nel tuo caso, per farti giungere all'altro mondo.

Da domani vi racconterò i fatti di queste persone che vivevano o – per fortuna – godono tuttora di buona salute in Germania e in Austria. E partirò da una mia storia, capitatami da giovanissima.

A domani, Lucrezia

ammappate 1

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