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venerdì 3 febbraio 2012

un'altra parola

Un paio di giorni fa sono alla fermata del tram, quella sopra la stazione del metrò, è l'una e venti, sto rientrando a casa.
Accanto a me ci sono tre ragazzini, prima liceo o ultima delle medie, non so, tornano da scuola. Parla solo lei, una tipetta minuta, occhi e capelli nerissimi, faccia un po' da volpe un po' topino. Non la sto ad ascoltare, ma parla accalorata, dalle poche parole che colgo sta raccontando aneddoti scolastici, ma ci deve essere di mezzo anche un ragazzo che le piace.
Ad ascoltarla, come bloccati da tutte quelle parole, due suoi coetanei, uno è alto, capelli corti scuri un po' crespi, anche l'altro ha i capelli scuri, ma lisci, ed è più basso e rotondotto, è un ragazzo con la sindrome di Down.

Arriva il tram, montiamo tutti su, il ragazzino Down, salendo, saluta la metropolitana alla nostre spalle: "ciao, metrò!", la tipetta continua a raccontare con foga, senza fermarsi un attimo.
Li osservo, i due ragazzini seguono il racconto della tipa con partecipazione, ma nessuno dei due vuole o riesce a dire qualcosa a riguardo. E la conversazione è comunque destinata a durare poco: dopo due fermate arriva quella in cui i due maschi devono scendere, la femmina resta su. Si salutano.

Mentre sono giù i due, in qualche modo ci ripensano e lei in qualche modo lo capisce, scendono dalla penultima porta del tram e, un attimo dopo, risalgono da quella di coda. Faranno un'altra fermata con lei e poi si faranno un pezzeto in più a piedi per andare a casa, pace.
Lei corre lungo il corridoio del tram per andar loro incontro. Ridacchiando per la pantomima fatta dagli amici, li accoglie con un sonoro e divertito: "ma che mongoli!".

Per me, per un attimo, il tempo si ferma. Dare del "mongolo" a un ragazzo Down è una di quelle cose che, quando ero io un ragazzino, non si doveva e non si poteva proprio fare. Neanche scherzando. Sbircio le reazioni alla gaffe della tipetta. Nessuna reazione, nessuna gaffe. Son sempre tutti e tre allegri, lei racconta ancora qualcosa e poi, per i due, è già tempo di scendere alla fermata dopo.

E allora ho pensato. Ho pensato che, forse, sono ormai talmente tanto in uso i termini "Down", "sindrome di Down" e talmente scomparso il termine "mongoloide" che, per i ragazzini di oggi, "mongolo" vuol dire semplicemente "stupido, cretino" senza alcun riferimento alla sindrome di Down.
E poi ho pensato che quei tre sembravano proprio amici amici e mi è parso bello che un ragazzino Down possa ridancianamente prendersi del "mongolo" da un'amica, nel momento in cui faccia qualcosa di un po' scemo, così, senza alcuna malizia. Un piccolo segno di parità.

E poi ho pensato che ai miei tempi tutto questo difficilmente sarebbe successo.

5 commenti:

Marco Bertoli ha detto...

Sì, però immaginati come si sarebbe sentito un nativo di Ulan Bator, se fosse stato presente.

Non si è mai abbastanza corretti…

andrea 403 ha detto...

E ci hai ragione pure tu!

(e pure il tizio ulambatorese che s'è risentito)

Marco Bertoli ha detto...

L'episodio comunque è molto bello

alsoit ha detto...

ma sì che sarebbe successo.. non ti ricordi com'erano feroci i compagni alle medie e nel biennio delle superiori!! Diciamo che "è passato tanto tempo" e non ti ricordi :-)

andrea 403 ha detto...

ehm... intendevo che, se fosse successso, non sarebbe sarebbe stato un piccolo segno di parità ma l'esatto contrario :)

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