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giovedì 28 agosto 2014

pronto casa pasini?

Luglio 1970, io ho sei anni e mezzo e sono con mia mamma in campeggio a Cecina (Livorno), il babbo ci ha portato lì e poi è tornato a Milano, a lavorare... ci siamo trasferiti su da Firenze nel dicembre dell'anno prima.

Come ogni sabato pomeriggio la mamma va al posto pubblico per telefonargli. Fa il numero, il telefono suona un po' e alla fine le risponde una donna (UNA DONNA?!) per un attimo la mamma è disorientata ma, di certo, avrà sbagliato numero...

Mamma – Mi scusi... è il 5694***4?

Voce di donna – Sì...

Mamma – Casa Pasini?...

Voce di donna – Sì...

Mamma (già molto alterata) – Mi passi mio marito!

Voce di donna – Non so di chi sta parlando...

mamma esterrefatta, per altro, dietro la voce di donna si capisce che c'è una voce maschile (!) che le sta chiedendo che succede

Mamma (tra l'arrabbiato e l'incredulo) – Ma è casa Pasini?!

Voce di donna (ormai alterata anche lei) – Sì, certo!

Mamma (ora solo arrabbiata) – Allora mi passi mio marito!

Voce di donna – Guardi che, qui, l'unico marito che c'è: è il mio!

Mamma (determinatissima) – Me lo passi!

parlottio all'altro capo e, alla fine, il telefono passa di mano

Voce di uomo (NON di mio padre) – Signora, io son lusingato ma una moglie io l'ho di già e gli'è qui accanto me...

Cos'era successo?
Era successo che mamma si era dimenticata di fare il prefisso di Milano. All'epoca lo 02 (o qualsiasi altro prefisso) andava fatto solo se si chiamava da fuori del distretto teleselettivo, quindi non si era molto abituati a farlo componendo il proprio numero. Saltò così fuori che, in provincia di Livorno, con lo stesso nostro identico numero c'era un'altra famiglia Pasini e il matrimonio dei miei fu salvo.

Primi anni '80 ci siamo trasferiti in zona Fiera, sempre a Milano, e ora il nostro numero di telefono è 02-4811***8.

I miei zii romagnoli, invece, hanno preso in gestione un albergo in montagna, l'Hotel Moderno di Macugnaga, che di telefono fa 0324-811***8.

Di quando in quando, quando qualcuno che vuole chiamare l'albergo si dimentica di fare il "3" del prefisso, riceviamo noi la chiamata.
Lui è convinto di telefonare a una struttura turistica della Valle Anzasca e invece gli risponde una famiglia di Milano. E la cosa assurda è che ad alcune domande quella famiglia sa pure rispondere.

"Guardi, no, ha sbagliato numero... ha fatto male il prefisso, questo è un numero privato di Milano. Comunque sì, l'albergo è aperto e dovrebbero ancora avere camere libere, li chiami pure".


Poi basta, altre cose così strane coi numeri di telefono non ce ne sono più capitate.

(Però me n'è successa una a me di persona, più recente, e magari presto ve la racconto)

domenica 24 agosto 2014

sogno una testata di sicuro successo

Sono a Roma e, con una mia vecchia compagna di corso (quale corso? mah...) che si chiama Sofia Gnosa (sarà una che la sa lunga? forse sì), stiamo risalendo un vicolo scosceso la cui parte centrale è, in pratica, un ruscello. Scende così tanta acqua e da così tanto tempo che ci vivono parecchi molluschi.

Ci raccontiamo delle rispettive vite sentimentali: lei mi dice che, da un po', è fidanzata con un collega di lavoro. Lavorano entrambi nella redazione di una rivista che sta lì a due passi. Io, per fare lo spiritoso (mah...), chiedo di cosa si occupa il loro giornale e, indicando uno dei molluschi vicino ai nostri piedi, dico: "di fauna acquatica urbana?".
Lei, serafica, risponde no, che la testata si chiama "La tua pigione" e che si occupa di affitti.

È un giornale double face, di quelli che leggi metà per un verso e per metà per l'altro, di fatto due giornali in uno: due copertine, due indici... Da un lato la rivista è dedicata agli inquilini e ai loro diritti, dall'altro è rivolta ai proprietari di case. “In buona sostanza – lei mi racconta – spesso le due parti ospitano gli stessi articoli ma affrontati con taglio opposto: di qua spieghiamo come fregare i padroni di casa, di là spieghiamo come fregare gli affittuari".


Mi sveglio pensando che, quella Sofia, fisicamente assomiglia molto a un mio compagno di liceo: Antonio Legnani (ma lei è più carina).

venerdì 15 agosto 2014

cosa regalare a uno che non ha più nulla?

Qualche giorno fa ho sognato che qui da noi era costume, in occasione di un funerale, fare qualcosa del genere “lista nozze” solo che era per il funerale.

La lista poteva essere stata stilata in precedenza dal morto ed allegata al testestamento oppure veniva decisa dai parenti che si occupavano delle esequie. Poteva assomigliare a una lista nozze vera e propria (“foto ovale in ceramica... porta fiori in ferro battuto...”) ma poteva anche essere un elenco di opere di bene (“donazione da 50 euro ad Amnesty Inernational... panino alla tipa che chiede i soldi al semaforo tra via Filippetti e corso di Porta Vercellina...”).

Chi intendeva partecipare a un funerale e aveva piacere a contribuire, s'informava su dove era depositata la lista per quel morto lì e poi andava a dare il suo obolo per la voce in elenco che gradiva di più (e che più era vicina alle proprie possibilità economiche).

In genere, a fine funerale c'era una cena.

E, nel mio sogno, era così per tutti i funerali o quasi.

[fonte more than horror]

Ah, buon ferragosto!

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