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sabato 8 marzo 2014

all'indietro e coi tacchi

In questo periodo di magra per quattrozerotré arriva l'otto marzo e io mando un po' di repliche.
Meglio di niente, dai.

QUI parlo dello slogan "vogliamo il pane e le rose". Uno dei primi post del presente blog, più di sette anni fa, come passa il tempo quando ci si diverte.

QUI ne riparlo e parlo dell'8 marzo e del fatto che non è nato per ricordare l'incendio di una fabbrica (un post abbastanza menoso, diciamolo).

Infine QUI parlo brillantemente di Williamina Paton Fleming, una scienziata che adopero (assieme a Ginger Rogers) come emblema della condizione femminile.

Fred Astaire: certo era un grande, ma non dimentichiamo che Ginger Rogers faceva tutto quello che faceva lui, ... andando all'indietro e coi tacchi alti.

domenica 2 marzo 2014

in fondo al mar...

Anche se trascuro il blog (e non solo il blog) alcune cose continuano come sempre, per esempio le mie quotidiane letture in metropolitana andando e tornando dal lavoro.

Da un po' sto leggendo un libro che trovo entusiasmante: "Breve storia di (quasi) tutto" di Bill Bryson, non è certo una novità, è uno dei libri di divulgazione scientifica che più hanno venduto al mondo verso la metà degli anni duemila. L'autore è un affermato scrittore di libri di viaggi che, resosi conto della sua vasta ignoranza in un sacco di cose scientifiche, ha passato tre anni a studiarsi i fondamenti di chimica, paleontologia, astronomia, biologia, antropologia, fisica e sicuramente un bel po' di altre cose che dimentico. I frutti di quello studio li ha riversati in un tomo di oltre 500 pagine che non è solo un bigino di tutto questo sapere, ma è anche un buon libro di storia della scienza che ci racconta come e quando certe cose sono state scoperte.
Nel raccontare le storie personali degli scienziati (specie di quelli del sette-ottocento) l'ho trovato, a tratti, esilarante e anche quando non fa ridere e sempre molto interessante. Spero proprio di riparlarne da queste parti.

Un piccolo limite del libro (davvero minimo) è che essendo del 2003 e parlando di ricerca scientifica alcuni fatti sono stati superati dagli eventi. Per esempio nel testo il bosone di Higgs era ancora solo un'ipotesi teorica e sul fondo fossa delle Marianne (10.918 metri sotto il livello del mare, il punto più basso del pianeta) c'erano stati solo due uomini: Jacques Piccard e Don Walsh a bordo del batiscafo Trieste e sembrava che una simile operazione difficilmente sarebbe stata replicata (mentre invece nel 2012 c'è andato, per conto suo, anche il regista James Cameron).

Leggendolo sono appena incappato in una di quelle frasi che, da sole, valgono lo spunto di un film. E, anche se c'entrano batiscafi di profondità e la marina militare americana, non sarebbe di un film d'avventure. L'argomento è la nascita del primo batiscafo Alvin.
[fonte]
Allora, i presupposti: Jacques Piccard e suo figlio Auguste sono due svizzeri che nel 1953 varano il batiscafo Trieste (battezzato in onore della città in cui fu costruito) grazie al quale compiono, da subito, imprese eccezionali (spostando il record di profondità raggiunto dall'uomo da 1.370 a oltre 4.000 metri sotto il livello del mare) e per colpa del quale arrivano a un passo dalla bancarotta (le missioni costano care).

Nel 1958 stringono quindi un accordo con la marina militare USA che diventa proprietaria del batiscafo (l'impresa sul fondo della fossa delle Marianne è del 1960 e il compagno di Piccard fu, giustappunto, un luogotenente della Marina). Ma le missioni del Trieste continuavano a essere costose e non è che alla Marina militare portassero chissà quali risultati e quindi il progetto di esplorazione oceanografica da loro venne sostanzialmente abbandonato ma non prima di aver messo in cantiere un nuovo batiscafo – più avanzato e maneggevole – il primo sommergibile della classe Alvin (detto anche DSV-2).

Cito da pagina 305 del libro di Bryson:
C'era solo un problema: i progettisti non riuscivano a trovare nessuno disposto a costruirlo. Secondo quanto scrive William J. Broad nel suo "Universe Below", «nessuna grande compagnia come la General Dynamics, costruttrice di sottomarini per la Marina militare, voleva imbarcarsi in un progetto screditato sia dal Bureau of Ships sia dall'ammiraglio Rickover, principali arbitri degli investimenti della Marina». Alla fine, in modo del tutto inverosimile, l'Alvin fu costruito dalla General Mills, un'azienda alimentare, in uno stabilimento dove si fabbricavano le macchine produttrici dei cereali per la colazione.
Ecco, io penso che forse qui sta nascosta la trama di un buon film brillante ("ispirato da una storia vera") ossia il raccontare com'è che "in modo del tutto inverosimile" un sottomarino che nel 1966, due anni dopo il suo varo, sarebbe servito per localizzare una bomba nucleare da 1,45 megatoni (finita in mare a largo delle coste spagnole dopo lo schianto accidentale del B52 che la trasportava) sia stato costruito da un'azienda produttrice di cereali per colazione. Secondo me ha buone potenzialità.


(sarebbe come se da noi avessero fatto fare un cacciatorpediniere a quelli del Mulino Bianco – "General Mills" ossia "Mulini Generali")

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