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sabato 3 agosto 2013

il niente e il nulla

Egregio Signor Sjöstrand,
in risposta alla Sua gentile lettera del 5 marzo, Le dico qual è la mia opinione su "niente" e "nulla" (sperando che non sia smentita dai miei stessi testi).
"Niente" è soprattutto voce della lingua parlata, (almeno nell'Italia settentrionale). "Nulla" è voce più letteraria e colta, e come tale risponde alla nozione metafisica di «nulla», per esempio nella filosofia esistenzialistica («l'essere e il nulla») e anche in espressioni comunemente usate come «sprofondare nel nulla».
Quasi potrei dire che il significato delle etimologie si è andato scambiando: "niente" oggi significa "nullam rem", è la negazione di qualcosa, ha cioè una connotazione concreta; mentre "nulla" oggi significa "nihil ente", è la negazione di ciò che è, ha una connotazione astratta, filosofica.

Italo Calvino, lettera dell'1/4/1965
Da qualche tempo, prima di dormire, leggo un paio di pagine del Meridiano dedicato alle lettere di Italo Calvino. Quelle parole di quell'uomo così garbato, così acuto, ma soprattutto così garbato, mi distendono. Ed essendo un tomo di oltre 1500 pagine, mi rassicura e conforta l'idea che mi terrà compagnia ancora a lungo.

La citazione qui sopra viene da pagina 860 ed è l'incipit di una lettera a un traduttore svedese. Calvino pativa parecchio a vedersi tradotto (non tanto in svedese, lingua che non conosceva, quanto nelle lingue che un po' padroneggiava) ed era quindi sempre molto disponibile nel confronti dei suoi traduttori. Era lui a incoraggiarli a fargli domande, le più numerose e dettagliate possibili.

Come ho letto questo passo, mi è parso l'ideale da pubblicare in un blog che di niente e di nulla sta facendo una scorpacciata.

In attesa che 403 torni più bello e più superbo che pria, vi auguro un buon agosto.

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