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giovedì 25 aprile 2013

buon 25 aprile


mercoledì 24 aprile 2013

ho occhi solo per te

La canzone nasce nel 1934 per il film “Dames” scritta da Harry Warren e Al Dubin e, di suo, ha da subito il suo bel successo. Da allora verrà reincisa più e più volte, ma ci torniamo dopo, ora restiamo per un poco al cinema.
In “Dames” (titolo italiano “Abbasso le donne”, ma io ce l'ho solo inglese) la canzone appare due volte, sempre cantata da Dick Powell, la prima è abbastanza innocua.


Ma è la ripresa del finale che vale la pena di essere vista (specie dal quarto minuto in poi).


A voi non ricorda, almeno a tratti, la messa in scena di “Let Forever Be”? a me sì.

La regia del film è di tal Ray Enright, ma la e coreografie e la regia delle scene di ballo sono di Busby Berkeley, uno che avrebbero dovuto fargli dei test antidoping dopo ogni film.

Negli anni successivi questa zuccherina canzone d'amore è stata eseguita da molti, diversi, interpreti, ognuno a modo suo, da Louis Armstrong a Peggy Lee passando per Billie Holiday.

Poi BOOM arrivano i Flamingos e quella canzone non sarà più la stessa.

È il 1959 ed è come se, da quel momento, il loro arrangiamento diventasse un pezzo, imprescindibile, della partitura. Come se i veri autori fossero quel gruppetto di ragazzi neri e non quegli altri due: il musicista italo americano (Harry Warren per l'anagrafe era Salvatore Antonio Guaragna) e l'ebreo di origine russa che aveva scritto le parole.

I Flamingos prendono una canzone degli anni '30 e sembra che ci restituiscano un brano degli anni '50, mentre quello che ci ridanno davvero è una canzone senza tempo.

(qui il solo audio la qualità è migliore)

Una giovanissima Mina (1974), Art Garfunker (1975, con questo brano sarà campione di vendite), ma anche Martina Topley-Bird (2005, lei è quella che canta nei primi album di Tricky) oppure Beck (2012) nessuno di loro rifà la canzone del 1934 ma chiaramente quella del 1959.

Di mio, quella canzone l'ho scoperta tardi (non prima degli anni '80) e senza le parole.

Era il 1985 quando usciva l'album d'esordio della Brass Fantasy di Lester Bowie. Un album che prende il titolo proprio da quel brano lì e anche la stralunata, lunghissima, versione della Brass Fantasy è in qualche modo figlia dei Flamingos.

Sempre piaciuto quel disco, sempre piaciuto quel brano dal passo così rilassato. Poi, a ritroso, scopersi la versione del '59 e, in fine, quella del '34. Ma questo post mi piace chiuderlo con i sonnacchiosi ottoni di Lester. Sonnacchiosi, ma non per questo meno romantici, anzi.

Lester Bowie's Brass Fantasy - I Only Have Eyes For You


Che il testo, superato il divertente gioco di parole del primo verso, che ribalta il luogo comune dell'amore cieco, è poi la ripetizione di immagini forse un filo troppo dolciastre.
Il mio amore deve essere una specie di amore cieco
Non riesco a vedere nessuno oltre a te
Ci sono le stelle stanotte?
Non so se c'è nuvolo o il sole
Ho solo occhi per te, cara
La luna può essere alta stasera
Ma io non vedo nulla nel cielo
Perché ho occhi solo per te
Non so se siamo in un giardino
O in un viale affollato
Tu sei qui e anche io
Forse passano milioni di persone
Ma tutte scompaiono dalla mia vista
E io ho occhi solo per te.

(e poi le cose non stanno proprio proprio come le ho dette io che, per esempio, Sinatra e Count Basie, ancora all'inizio degli anni '60, della versione dei Flamingos se ne fottevano il giusto)

domenica 21 aprile 2013

olio

Il libro da metrò di cui dicevo nel mio post precedente parla quasi solo di collezionisti di francobolli. Quanto segue è uno dei pochi brani dedicati ad altri collezionismi (la traduzione è mia, viene da pagina 111).
E se decidessimo di collezionare queste liste della spesa e di trarre piacere dal farlo? Credevo che quella sarebbe stata la cosa più assurda a cui un collezionista poteva aspirare, quasi oltre i confini della comprensione, e poi ho incontrato qualcuno che collezionava liste della spesa.
Il professor Chris Moulin, neuropsicologo specializzando in Alzheimer all'università di Leeds, all'inizio non parla volentieri di questa cosa. Abbiamo chiacchierato un po' degli esperimenti che ha condotto, progettati per riparare le capacità d'imparare di una persona. Dopo una ventina di minuti, un po' a disagio, ha ammesso di collezionare liste della spesa, in un album, e mi ha raccontato che la sua passione è cominciata dopo aver trovato sul pavimento della clinica della memoria una lista che recitava: "sacchi della spazzatura, clinica della memoria, pranzo". Il suo preferito è un pezzo di carta trovato in un supermercato con sopra una sola parola: "olio".

lunedì 8 aprile 2013

ritorni...

Una volta ho conosciuto una giovane psicologa che aveva appena cominciato la professione. Aveva un solo paziente. Una sola seduta alla settimana. Non è che ci campi.

E così, in attesa di un carnet d'impegni più pieno, aveva trovato un posto di lavoro part time presso un noto sito d'incontri. Mi raccontava che in parte faceva anche lì la psicologa, o vagamente qualcosa del genere, visto che dava consigli on line su come trovare l'anima gemella, in parte faceva cose meno nobili (visto che, a suo dire, ogni dipendente, maschio o femmina che fosse, era obbligato a mantenere cinque diversi profili femminili farlocchi, per dare corda ai molti uomini iscritti al servizio).

 
Fu lei la prima a raccontarmi di come facebook fosse una forte causa d'infedeltà coniugale (argomento poi diventato un classico da giornalismo di costume) con dinamiche peculiari, oggetto di studio anche da parte degli psicologi (quelli veri, non solo quelli dei siti d'incontri).
Io me la ricordo così (e un po' sarà come me l'ha raccontata lei, un po' sarà come me la sono poi raccontata io): grazie a facebook ritrovi i tuoi vecchi compagni di scuola o comunque quelli del tuo giro di allora. Hai così modo di riscoprire vecchie fiamme dimenticate da tempo o, meglio ancora, il tipo o la tipa di cui eri perdutamente invaghito e a cui non hai mai osato dichiararti. Ti pare di conoscerlo, o conoscerla, da sempre (anche se non è mica tanto vero, visto che nel frattempo chissà come si è cambiati, ma pace), è al contempo una novità (ché la tua vita attuale è tutt'altra) e tu, nel frattempo,  magari hai acquisito più sicurezza per provarci con lui (o lei che sia). Hai insomma strumenti diversi da quando te ne stavi lì, senza parole, in ammirazione silente.

Ci si rincontra, da cosa nasce cosa, e patatrak ci si ritrova coinvolti in una relazione extraconiugale e neanche lo si voleva.


Il mio attuale libro da metrò parla soprattutto di filatelia. È un libro inglese, in inglese, di un giornalista (inglese). Sono a metà, ancora non so bene bene dove voglia andare a parare, comunque si tratta in parte di un libro autobiografico, in parte di un reportage sul collezionismo dei francobolli (con qualche, raro, scantonamento sul collezionismo più in generale). Mi piace.
L'autore è un collezionista di francobolli, con una particolare predilezione per i francobolli sbagliati (in genere stampati per errore con un colore in meno, ma non solo). Lo è stato da ragazzo e poi è tornato a esserlo da adulto, seguendo un meccanismo del tutto simile a quello sopra descritto per facebook e le corna da ritorno di fiamma: un'occasione fortuita ti rimette in contatto con una tua vecchia passione (i costosi francobolli fallati) ma oggi hai nuovi strumenti con cui affrontarla (sei un affermato giornalista, quindi guadagni bene, ed esiste internet, quindi è più facile reperire certi pezzi). Nel suo caso il parallelo è ancor più clazante perché il ritorno alla filatelia, mi pare di capire, alla lunga è poi stato una delle cause del suo divorzio (spero che spieghi meglio la cosa nella parte conclusiva del libro).


Perché vi racconto tutto ciò?
Perché a me, nel mio piccolo, sta succedendo qualcosa del genere (più del genere francobolli, che del genere amorazzi su facebook). Forse anche a causa della lettura di questo libro, sono tornato (saltuariamente) a occuparmi di un vecchio amore che avevo del tutto abbandonato: le traduzioni italiane dei lavori di lewis carroll.

Come sempre non ho idea di ché ne sarà, sul breve, di 403... Avrei davvero voglia di scrivere ma c'è sempre qualcosa di meglio da fare (in questi giorni, per esempio, andare a trovare parenti stretti in reparti di terapia intensiva). Spero però di tornarne a parlare qui e del mio attuale libro da metrò e, soprattutto, di traduzioni carrolliane.

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