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venerdì 22 marzo 2013

per me che cosa c'è?

Un tizio muore e si ritrova a constatare che l'aldilà, per chi si è comportato bene in vita, è un posto davvero noioso, lui proprio non ci vuole restare in un posto così. È una canzone del 1981 e s'intitola “Mennea”. È tratta dal primo e unico album dei Cacao. Ce l'ho in mente da ieri.

Fa impressione pensarla adesso che Pietro Mennea è morto, per altro prematuramente.


Dario Guidotti, il cantate, lo avevo conosciuto – da ascoltatore radiofonico, ero un ragazzino – nelle notturne di Ettore e Dario. Una volta fui invitato in studio ed è stata la prima volta che misi piede a Radio Popolare, in via Pasteur, qui a Milano. I Cacao ancora non avevano pubblicato nulla.

Tornando a Mennea. In realtà, sono convinto che il titolo del pezzo qui sopra sia uno di quei casi in cui non si riesce a trovare un sostituto per il nome di lavorazione di un brano. “Mennea” era il brano più veloce del loro disco e, nel 1981, pensando a qualcosa di veloce veniva abbastanza spontaneo il pensare a Pietro Mennea.

Ora che Mennea si trova nella condizione del protagonista di “Mennea” spero proprio che se la passi un po' meglio. È stato un grande, tutta quella noia non gli si addice e non se la merita.

lunedì 18 marzo 2013

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Non per vantarmi, anzi sì, proprio per vantarmi. Ma io ho un amico che, l'altro giorno, l'ha contattato un'università americana per fargli tradurre una cosa dall'inglese al latino!

Lui, senza fare un plisset, lo ha fatto e loro, tutti contenti, lo hanno pagato.


(ecco, vi servissero traduzioni dall'ingese - o dall'italiano - al latino, vi giro l'indirizzo, che vive pure qui vicino a casa mia)

domenica 17 marzo 2013

meet the croods

Non vado spesso al cinema, non spesso quanto vorrei. È che son pigro. Per fortuna che c'è la mia amica cinza che ogni tanto m'invita a qualche anteprima e stamattina mi ha portato a vedere "I Croods".


Mi aspettavo di vedere un gran film (c'è dietro Chris Sanders) e, per una volta, non sono stato deluso. La storia è lienare e ampiamente prevedibile, ma il ritmo è serrato, le gag divertenti e la felicità visiva del film ti rimane appiccicata agli occhi. Dopo un po' che lo vedevo neanche mi sono più accorto che era in 3D (e io odio il 3D).

Insomma, se vi piacciono i cartoni "I Croods" vale la pena.

Lo so che la maggior parte dei miei 25 lettori (quindi almeno 13, ma temo di più) non sa chi sia Chris Sanders, ma magari avete presente "Lilo & Stitch" e "Dragon Trainer" ecco, li ha fatti lui (il personaggio di Stitch lo ha pure doppiato personalmente). Aveva anche cominciato a lavorare a un cartone che poi si sarebbe chiamato "Bolt" ma durante la lavorazione la Disney lo ha cacciato, perché "non sapeva stare al suo posto" (parole di John Lasseter, che comunque pare trovasse troppo strano il progetto di Sanders). Uno dei personaggi non rimasti in Bolt è un gatto con una benda su un occhio che Sanders ha fatto brevemente rivivere nel web comic Kiskaloo (molto debitore verso Calvin e Hobbes).
I due schizzi qua sopra vengono dal suo sito dove ci sono altri estratti dagli storyboard da "The Croods".


Ah, nel film la parola "scarpe" non viene mai detta.

martedì 12 marzo 2013

buongiorno!

Stamattina esco di casa, cammino lesto verso la fermata del tram perso nei miei pensieri e incrocio un tizio dall'aria simpatica con coppola, occhialini e barba corta brizzolata.
Mi guarda dritto negli occhi, sfodera un largo sorriso come se fosse un mio amico contento di vedermi e prorompe in un sonoro: “buongiorno!”
Io, sorpreso, sorrido di rimando e dico pure io “buongiorno!”
Nessuno dei due ha rallentato, quindi c'incrociamo e ci perdiamo di vista in un attimo.

La prima cosa che ho pensato, subito dopo, è stata: “ma tu chi sei? ma chi ti conosce?”
Poi ho pensato: “vabbe', almeno era un matto allegro...”
Ma, a quel punto, mi è venuto in mente Miracolo a Milano, quando lui esce dall'orfanotrofio e saluta tutti: “buongiorno!” finché incrocia un grigissimo milanese che non capisce e che gli chiede se si conoscono e visto che no, gli chiede che cosa volesse dire allora con quel buongiorno...

E io mi sono sentito un po' (solo un pochino, eh) quel grigissimo milanese e mi sono detto che – matto o non matto – stamattina qualcuno mi aveva augurato una buona giornata e io l'avevo augurata a lui, e che dovevo solo essere contento.

Stamattina sono salito sul tram ringraziando Cesare Zavattini.

domenica 3 marzo 2013

di scimmie scrittrici e arte sacra

Negli ultimi anni di liceo, e per un po' di anni a seguire, ho raccolto idee intorno a una complessa storia a fumetti (il ché è strano perché io non pensavo di fare il fumettista e non l'ho mai pensato finché non mi è stato proposto dieci anni dopo o giù di lì).

Il titolo scritto a pennarello sulla cartellina che conteneva quegli appunti (ché il computer che avevo all'epoca era una Spectrum Plus e non l'ho mai usato per scrivere) era “The Progetto”. Già, non sono mai stato un drago riguardo ai titoli provvisori (questo sicuramente s'ispirava a “The Great Complotto” una realtà attiva, all'epoca, a pordenone).

“The Progetto” era una raccolta incoerente di spunti visivi e narrativi, ce l'ho presente solo sommariamente (ma ho ancora gli appunti da qualche parte). Ricordo bene però che uno dei personaggi era ossessionato dall'arte sacra e si era dato come scopo della vita un compito ambiziosissimo. La mia idea per fargli raggiungere l'impossibile obiettivo era in realtà un mash-up tra due altre idee che avevo preso da due autori con qualche esperienza più di me: Arthur C. Clarke e Jorge Luis Borges. Poi ci torno, prima vi dico delle scimmie che ho messo nel titolo del post.


Non pensavo più a “The Progetto” da molti anni, ma ieri me l'ha fatto tornare in mente un articolo di Lucius Etruscus pubblicato su Thriller Magazine che ho scoperto grazie alla pagina facebook di Andera Carlo Cappi. L'articolo è un'accurata indagine sulle fonti del tema (filosofoco e letterario) «possono sei scimmie, dato tempo sufficiente, creare le opere di Shakespeare? Allo stesso modo, tirando dei dadi con su incise delle lettere, si possono creare opere intere?» e, naturalmente, si cita Borges e la sua Biblioteca di Babele (oltre a Jonathan Swift, Raimondo Lullo, Carroll col suo Sylvie e Bruno e qualche altro signore).
Visto che si tratta di un articolo d'argomento molto "403esco" (ma con un'accuratezza che 403 si sogna) introduco appposta il tag: "l'invidia del post".

Torniamo al mio personaggio ossessionato dall'arte sacra, in "The Progetto" il protagostita viaggiava in una serie di mondi paralleli e, a un certo punto, finiva in universo del tutto analogo a quello descritto da Borges in "La biblioteca de Babel" solo che là, invece di essere conservati libri di 410 pagine, c'erano – ordinatamente organizzati in cassetti – cartoncini rigidi in formato 50x70. L'origine di quei cartoncini era un'eterna macchina da stampa, centro di quell'universo, che da secoli componeva tutte le possibili combinazioni dei quattro retini di quadricromia (giallo, cyan, magenta e nero, pensandolo oggi avrei usato immagini formate da pixel) ottenendo così tutte le immagini possibili. E tra queste immagini, ogni possibile riproduzione di ogni concepibile (e inconcepibile) fotografia, ogni quadro astratto, tutti i capolavori che michelangelo, kandinskij o picasso non hanno mai fatto e, perfino, un fedele ritratto del volto di Dio.
Questo è che che sperava di aver realizzato il mio personaggio: un universo parallelo il cui scopo ultimo era ritrarre somigliantemente Dio.

Insomma, chi la sà l'ha già capita: alla Biblioteca di Babele avevo incrociato il racconto di Clarke I nove miliardi di nomi di Dio e avevo traslato il tutto dal piano letterario a quello visivo.
Il racconto di Clarke c'è ne Le meraviglie del possibile ma io penso di averlo scoperto attraverso i racconti della mezzanotte di rai radio 3. Eterna lode ai racconti della mezzanotte del 3 che io cominciai ad ascoltare, mi pare, già alle medie, come ultima atto della giornata dopo aver spento la luce, sulla radiosveglia che poi si spengeva da sola.


Sarebbe stato molto cool fare un parallelo tra le lettere giustapposte a caso dalle scimmie dattilgrafe, tra i libri illeggibili della biblioteca di Babele e il quadro di gioco di Ruzzle, ma proprio non me la son sentita. Voi però fate finta che l'abbia fatto. 403 ambirebbe tanto a essere un blog cool, ma si deve quotidianamente scontrare colla pigrizia del suo autore.

I was fine before you came

È un po' che non vi piazzo qui un brano della buonanotte. Oggi mi va di farlo con una canzone che, in qualche modo, è una canzone contro l'amore ed è stata ispirata dalla frase del musicista Chris Leo che dà il titolo al presente post.

Ché l'amore non è mica sempre bella cosa, e non ci voleva né Leo né il gruppo di ElTofo a venircelo a dire, ma secondo me i TARM lo fanno in una maniera non priva di una certa leggerezza.

Vabbe'... buonanotte, domani qui si parla di scimmie scrittrici e arte sacra così, come se fosse normale.


Tre Allegri Ragazzi Morti – Il Mondo Prima 
(La Seconda Rivoluzione Sessuale, 2007)

sabato 2 marzo 2013

il vero risultato del miracolo padano...

Niente, non mi sto riprendendo bene dal trauma delle elezioni lombarde. Sto lì nel vagone della metropolitana e guardo gli altri in cagnesco nel tentativo di capire chi può aver votato e chi, legittimamente, no (troppo giovane... immigrato probabilmente senza diritto di voto... turista...) quindi concentro il mio massino disprezzo sul 42,81% dei restanti e il mio medio disprezzo su un altro buon 20%... Certo non mi è facile discernere, lombrosianamente, chi mettere in una categoria, chi in un'altra, chi (forse) salvare ed è un'operazione che mi toglie l'appetito.

Il buon umore no, quello, in questi giorni, non me lo si può togliere,
In questi giorni non lo porto mai con me, con certa gente che gira in metrò è meglio tenerlo altrove.

Punkreas – Polenta e Kebab (Noblesse Oblige, 2012)

Comunque da domani, almeno qui, basta. Domani vi parlo di letteratura combinatoria, anzi vi linko uno che ne parla così poi io parlo di un'altra cosa. Almeno ci si distrae.

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