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sabato 29 settembre 2012

capriccio

Personaggi:
IL PICCINO
SUO PADRE

IL PICCINO
Papà, io non ho mai ammazzato nessuno. Potrei ammazzare il signor Giuseppe?

IL PADRE
Va bene, ma il signor Giuseppe soltanto.

(sipario)

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da: Achille Campanile, "Tragedie in due battute"

giovedì 27 settembre 2012

donne cantastorie dal west bengala

Ieri sera c'è stata l'inaugurazione di "dipinti cantati" una bella mostra, piccola e coloratissima, che si è inventata la mia amica laura todeschini (e che ha realizzato assieme a giulia ceschel e urmilla chakraborty), si tratta di una mostra di scroll, ossia di dipinti di cantastorie (in questo caso di donne cantastorie) del bengala occidentale. È allo Spazio Wow, qui a milano, fino al 14 ottobre ed è gratis.


Venerdì, sabato e domenica, alle 17:00, è anche possibile assistere alla performance di due di queste donne cantastorie, che srotolano i loro rotoli e cantano le relative storie (qui i vari incontri in programma).

Io sono di parte che sto nei ringraziamenti della mostra, due curatrici su tre sono amiche mie, tra quelli che hanno dato una mano ci sono altri amici miei (le foto qui sono del mio amico enrico, al dibattito del 7 ottobre parla il mio amico paolo...) le due cantastorie bengalesi – ospiti in italia – sono alloggiate in un appartamento accanto al mio. E poi... di 'sti scroll è più di un anno che ne sento parlare in lungo e in largo. Ciò detto a me pare proprio che valga la pena farci un salto (per altro, qui in italia, una mostra del genere non è mai stata fatta).


Queste strisce di carta dipinta sono testimonianze di una tradizione secolare che però (a differenza della nostra tradizione di cantastorie) non è ancora superata. All'entrata della mostra veniamo accolti da vari scroll dedicati alla tragedia delle torri gemelle e altrove altri scroll servono da supporto alle campagne di prevenzione dell'aids commissionate ai cantastorie dal governo e però subito dopo troviamo i racconti della mitologia indiana. Insomma bella.

Io ve la consiglio (e il piccolo – ma ricco – catalogo costa solo 3 euro).



martedì 25 settembre 2012

colazione

Traccia dieci di quello che è, a oggi, l'album più recente di questa cantante coreana. Canzone che non è molto più di un divertimento, ma è molto divertente. Secondo me.

Youn Sun Nah – Pancake (Same Girl, 2010)

lunedì 24 settembre 2012

morti senza tomba

Siamo nei primi Ottocento e al marchese Busca gli viene di comperarsi un mummia, in egitto. Naturalmente si compera il set completo: mummia, parte di sotto del sarcofago, parte di sopra del sarcofago e il suo bravo papiro con sopra il libro dei morti. Il tutto (c'è scritto sul papiro) appartenuto allo scriba Pthames. Un'altra cosa che il merchese si era comprato era villa arconati a castellazzo di bollate, giusto qui fuori milano. Ci abitava con la famiglia e la mummia di Pthames se la teneva lì con loro.


Poi il marchese Busca era morto e tutto quanto (villa, mummia e sarcofago) era andato in eredità al figlio (marchese Busca pure lui, a quel punto).
Al nuovo marchese Busca, dopo un po', l'avere in casa la mummia dello scriba Pthames non parve una grande idea. Vabbe' che la casa era grande, ma dividerla con un morto imbalsamato, vecchio di secoli e secoli, al figlio del marchese Busca doveva fargli impressione. Decise quindi di regalare la mummia all'ospedale ciceri-agnesi fatebenesorelle che, in seguito, si unì all'ospedale maggiore di milano. Quelli dell'ospedale si tennero la mummia (con sarcofago e papiro) per qualche decennio. La usavano per farci cose, tipo studi anatomici o forse anche come ingrediente (perché le mummie grattugiate si usavano in farmacopea).
Poi, si sa, le mummie non sono molto di compagnia, e anche a quelli dell'ospedale la mummia dello scriba Pthames venne a noia. Anche loro volevano disfarsene.
Era un morto e, quindi, i pragmatici medici dell'ospedale maggiore pensarono di trattarlo da morto: spedendolo al cimitero (con sarcofago annesso? questo non lo so).

E adesso arriva l'eroe di questa storia: un anonimo impiegato comunale del camposanto, quello a cui arrivò in carico la mummia. Io me lo immagino con occhialini, regolamento alla mano e forte accento milanese: «la legge parla chiaro: i morti in entrata devono viaggiare con relativo certificato di morte, altrimenti nisba. Io d'irregolari, nel mio cimitero, non ne seppellisco! E morta lì!»

E per fortuna che a quelli dell'ospedale, davanti a tanta intransigenza burocratica, non venne in mente di redigerlo loro un certificato di morte per quel poveraccio di Pthames (che, morto, si vedeva benissimo che era morto e loro medici erano medici).
Pensa che ti ripensa decisero di affidare mummia e sarcofago alle civiche raccolte archeologiche e numismatiche di milano e tutto finì lì, dritto filato in un magazzino del comune (il papiro col libro dei morti, curiosamente, no... quello mi risulta essere attualmente nell'archivio del policlinico) finì lì senza che un qualche egittologo gli desse un'occhiata.


Poi, quando si pensò di tirar fuori la famosa mummia del marchese Busca (ossia dello scriba Pthames) e il suo bel sarcofago: il panico.
Sembrava che i pezzi si fossero persi per strada, agli occhi degli studiosi erano svaniti nel nulla. Nel magazzino di pezzi di sarcofagi ce n'erano probabilmente a uffa, ma delle due metà di quello di Pthames neanche l'ombra: tristezza.
Finché un egittologo capì l'arcano: il set mummia, pezzo di sotto del sarcofago e pezzo di sopra del sarcofago non si riusciva a mettere assieme semplicemente perché, per davvero, non era mai esistito. Quelli entrati in magazzino erano pezzi spaiati, perché il marchese Busca (padre, quello che si era comprato il tutto) si era fatto buggerare da qualche tombarolo egiziano che aveva preso il davanti di un sarcofaco (di cui non c'era il retro), il dietro di un sarcofago (di cui non aveva il davanti) e ci aveva schiaffato dentro una mummia anonima (senza sarcofago), tutta roba che neanche i secoli combaciavano, aggiungendo poi al patchwork il libro dei morti di un tal Pthames (alla fin fine, solo questo appartenuto per davvero allo scriba Pthames, chiunque egli fosse).

Per un po', quindi, i tre pezzi furono esposti separati al museo egizio di milano (quello di cui ho parlato nel post prima di questo). Separati perché non ci azzeccavano nulla gli uni cogli altri.
Da un po' di tempo però sono esposti vicini, con una bella spiega che dice il perché sono esposti vicini. Che poi, detta meglio (e senza gli errori che ci avrà messo la mia memoria) la spiega è proprio la storia che ho messo in questo post.

domenica 23 settembre 2012

il museo egizio di milano

A rosalia, la mia ospite, glielo avevo proposto anche un paio d'anni fa di vedere il museo egizio di milano. Me lei niente. Quella il museo egizio di milano non lo vuole vedere. Ormai me ne sono fatto una ragione. E così, approfittando degli ultimi giorni di musei aggratis, in agosto, ci sono andato per conto mio (trascinandoci un'altra amica) subito dopo che quella se n'era tornata nella sua terra.

[fonte]
Sapevo di esserci stato da ragazzo ma non ricordavo quasi nulla, con tutto che quello che c'è da ricordare non è poi così tanto. Stiamo parlando di uno stanzone, neanche troppo grosso, posto sotto il museo civico di arte antica del castello sforzesco.
"Il terzo museo egizio italiano, dopo torino e firenze" non oso immaginare il quarto quanto sia grande, forse è una scatola.

Il museo egizio di milano però è piccolo ma compiuto, la collezione abbastanza varia e i pezzi (alcuni davvero belli) sono ben spiegati.
Ci sono sculture, oggetti di uso quotidiano, vasi canopi, un po' di sarcofagi, un libro dei morti (a frammenti, ma ben illustrato) e ci sono pure due mummie. Una è la "mummia del marchese Busca".
C'è scritto così sulla targhetta: "mummia del marchese Busca" e tu ti chiedi com'è che il marchese Busca sia andato a mummificarsi in egitto, ma poi leggi la spiega e scopri che no, capisci che la mummia era di proprietà del marchese Busca e ci rimani un po' deluso. Però se continui a leggere la spiega non sei più così deluso, perché la storia della mummia del marchese Busca è comunque interessante e, visto che a me ha proprio appassionato, ve la racconto nel prossimo post, dal titolo: "morti senza tomba".

[fonte]
Il museo comunque a me è piaciuto (magari la prossima volta ci rirpovo a portarci rosalia).

sabato 22 settembre 2012

fine della vacanza (o quasi)

Rieccomi. Ho da finire di parlarvi delle mie vacanze. In vero, tutte le cose importanti, nella mia settimana agostana di turismo milanese, ve le ho già raccontate. Certo, qualche truciolo è rimasto fuori: la visita al duomo e a qualche altra chiesa, il salto per mangiare all'ultimo piano de La Rinascente e la successiva fuga spaventati dai panini a 11 euro cad. Le cartoline che ho scritto e che non ha ancora spedito (cinque settimane dopo?! Ohibò) domani le cerco, che neanche so dove bene le ho messe, e presto le spedisco. Promesso.

Non ho neanche scritto dei fuochi d'artificio a parco sempione la notte di ferragosto. Tra i più belli che abbia mai visto (ma io non sono così bravo da fare un post in cui colle parole riesco a farvi vedere i fuochi d'artificio, tocca accettarlo).

Però, dopo che la mia ospite è partita, sono andato a vedermi ancora un altro museo per conto mio (sindrome postagonistica? terapia a scalare? mah...).

Prossimamente ve ne parlo.

[fonte]
Lo so, chiamare “truciolo” la visita al duomo di milano è un po' da imbecilli, mi ero fatto prendere la mano, scusate.

giovedì 20 settembre 2012

stamattina

Sogno che mi è stata affidata la curatela di un volume inedito di andrea pazienza. È incompiuto.
Ma incompiuto strano: i disegni ci sono tutti, perfetti, dalla prima all'ultima tavola, ma i balloon sono vuoti, il testo non c'è. A parte, abbiamo una breve sinossi di quello che succede, quindi il problema è quello di mettersi lì e scrivere i dialoghi nelle nuvolette.

Inventare i dialoghi nelle nuvolette a disegni già fatti, quello che un'impressionante percentuale di persone pensa che sia, in genere, il lavoro di sceneggiatore. Ma questa cosa nel sogno non la penso.

Si è deciso chi farà questo lavoro di scrittura. Si tratta del cantautore paolo conte, il mio compito è d'impostare con lui un piano di lavoro decidendo assieme il taglio da dare all'opera.

Ci incontriamo, conte è come sempre molto affabile. Lui ci ha pensato su e ha elaborato una proposta, forse un po' audace, ma di certo promettente. Sta per spiegarmela.

Mi sveglio.


venerdì 14 settembre 2012

però...

Però, visto che vado via per qualche giorno e neanche scriverò (o leggerò) i commenti, almeno vi lascio con una segnalazione.
Un'addenda a un post fatto tempo fa sui libri illeggibili (che, noto con imbarazzo, cominciava un accenno alla mancanza di tempo per scrivere questo blog... forse è il caso che mi faccia delle domande e mi dia delle risposte, appena troverò il tempo per farmele, naturalmente).

Comunque, sul blog di valentina tanni ho trovato un altro bel libro illeggibile. Si chiama RGB Colorspace Atlas (come a dire "atlante dell'area colore RGB") ed è opera dell'artista Tauba Auerbach.


Un volume cubico in cui si può vagare all'interno di ogni variazione possibile delle tonalità della scala RGB.

gli è che...

Ho ancora indietro un post sulla serie vacanze a milano, l'ultimo.
Ho in coda un po' di cose, parecchie, su cui sarebbe bello scrivere.
Ho anche qualche libro da metrò, letto nel frattempo, di cui dire.
Faccio incontri interessanti che varrebbe la pena raccontare.

Ci sono pure dei post della mia ospite lucrezia che attendono di essere dattilografati (ché lucrezia mi manda post su carta, sottoforma di lettera).

Però...

C'è un soggetto del maledetto criminale che mi sta impegnando come mai è successo prima.
Ci sono tre sceneggiature del maledetto criminale che devo sistemare il prima possibile.

Esco spesso a cena, ogni tanto anche a pranzo, vado spesso al cinema.
Faccio incontri interessanti e resto a casa molto meno del solito.
E poi ho un gomito che mi fa contatto col piede...

No no, è che ho è non ci ho proprio voglia di scrivere qui.

Tornerà.

sabato 1 settembre 2012

con leonardo e michelangelo

Questa cosa che i musei civici milanesi ad agosto erano aggratis ci ha permesso lo spreco e lo spreco, a volte, è una bella cosa. L'entrare in un museo per vedere solo un dinosauro o l'andare in un altro solo per vedere una statua ti lascia addoso una sensazione di lusso.
Lo abbiamo fatto con la pietà rondanini al castello sforzesco, di tutto il museo di arte antica abbiamo visto solo quella, che non c'era tempo e ci aspettavano al cenacolo vinciano. E così abbiamo visto la statua incompiuta di michelangelo e, subito dopo, il cenacolo di leonardo: lusso!

(per il cenacolo però abbiamo però dovuto pagare e prenotare con ampio anticipo)


La pietà rondanini è una cosa strana, perché c'è sia questa povera donna che sorregge il corpo del figlio che gli hanno appena ammazzato (insomma roba pesa) sia quel grande artista di michelangelo al lavoro. Che a scriverne lui, l'autore, la faceva quasi facile:

Non ha l’ottimo artista alcun concetto
c’un marmo solo in sé non circonscriva
col suo superchio, e solo a quello arriva
la man che ubbidisce all’intelletto.

Ma a vedere questo pezzo di pietra con ancora addosso i dubbi e i ripensiamenti dello scultore sembra che l'operazione di togliere il marmo in eccesso non fosse poi questa gran passeggiata neanche per lui.


Sul cenacolo, sinceramente, mi sento di non avere molto da dire. A parte che per otto euro a testa di biglietto, per visite di 15 minuti, potrebbero tenere i cessi un po' più in grazia d'iddio (che però è una cosa un po' prosaica da dire su un simile capolavoro).

Forse posso dire che a me, che sono uno a cui certe cose gli vanno un po' spiegate, l'installazione di peter greenaway attorno al cenacolo, che ho visto qui a milano quattro anni fa, ha un po' cambiato la percezione di quest'opera.
Greenaway si è come messo lì a scrivere percorsi all'interno del dipinto leonardesco, usando la luce. Mi ci a ha portato a spasso, lì dentro.
Da allora ho visto il cenacolo, quello vero, un paio di volte ed è stato come tornare a visitare un posto (bello) in cui sei stato assieme a un amico che, intanto che eravate là, ti ha raccontato cosa ci trova lui in quel posto là. Insomma, ha cambiato (ampliato?) la mia percezione dell'opera. L'immaginario di greenaway si è confrontato col mio e ha vinto :)

Nel titolo di questo post sono stato tentato di mettere un qualche riferimento alle tartarughe ninja, poi però ho pensato che non potevo essere così pirla.

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