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martedì 23 agosto 2011

un escamotage

Sogno un’intricata vicenda spionistica di cui, al risveglio, ricordo molto poco. Ricordo che era tutta ambientata in medioriente. Il Mossad è impegnato in una missione di contro spionaggio e contro informazione. Sapendosi scoperti dagli avversari, alcuni agenti israeliani continuano a farsi spiare come se niente fosse. Sia durante il lavoro, sia nei momenti di vita privata.
A un certo punto uno di essi, molto osservante, si reca in preghiera al muro del pianto, qui – come tradizione – lascia un foglietto, in una fessura, con una supplica a Dio.
Il biglietto viene recuperato e ispezionato dagli agenti nemici, che lo trovano estremamente criptico. Costa loro grande impegno e grande fatica ricostruirne il significato. Un significato che, alla fine, si dimostra strettamente legato all’operazione in corso da parte del Mossad. Gli agenti opposti si comportano di conseguenza e falliscono.

Ovviamente quel foglietto era un’azione di disinformazione, creata ad arte per ingannarli.

Notte tra il 12 e il 13 dicembre 1998



[fonte immagine]

2 commenti:

anonimo ha detto...

Quello che mi stupisce dei tuoi sogni è la loro coerenza narrativa: sono già sceneggiature, senza buchi né cose da risistemare.
I miei sono pieni di salti logici, spaziali, temporali, di persone che a metà sogno diventano altre persone (oppure io, da spettatore di una sorta di film, ne divento protagonista, o anche persone cui attribuisco nome e identità di altre), città che, girato l'angolo o scesi dall'autobus, sono altre città, adulti che diventano bambini e viceversa. Insomma, niente è fissato una volta per tutte, tutto è in costante cambiamento e soprattutto non c'è mai un finale: la storia a un certo punto s'interrompe, in un momento qualsiasi della vicenda, mentre i tuoi sogni sviluppano una trama fino a un vero e proprio finale.
Ripeto: i tuoi sono sceneggiature bell'e pronte. I miei potrebbero andar bene tutt'al più per qualche delirio lynchano, o avrebbero potuto fornire spunti a Robbe-Grillet o a Buñuel, sempre che non li rifiutassero perché troppo banali.
Io davo per scontato che i sogni di tutti fossero come i miei ma a questo punto mi domando: sono i miei a essere anomali o i tuoi a essere troppo "compiuti", "narrativamente corretti"?
Alessandro

403 ha detto...

Ma no! I tuoi sogni sono normalissimi, d'altronde anche i miei - in genere - sono proprio come i tuoi, quelli che pubblico qui sono rare eccezioni raccolte un oltre un decennio di appunti :)